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Il resoconto del Congresso Nazionale Femminile ha evidenziato la particolare predisposizione di Amalia a cogliere la bellezza, la grazia e l’eleganza e il profondo malessere che le provoca l’assenza di tali qualità. Guido riconosce e più volte illumina questo tratto della personalità di Amalia: ‹‹Rabbrividisco al pensiero che Voi potreste vedermi così, Voi che soffrite tanto delle cose volgari!››284 le scrive il 9 dicembre 1907; ‹‹Voi, pur così buona, ma così sensibile alle disarmonie!››285 la definisce un mese più tardi.

283

Sibilla Aleramo e il suo tempo…, cit., pp. 168-9

284

Lettere d’amore…, cit., p. 70 (lettera del 9 dicembre 1907, data ricostruita)

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La sensibilità al bello, caratteristica di Amalia, si traduce nella sua passione per ogni forma d’arte: l’epistolario documenta, in particolare, l’interesse della poetessa nei confronti della pittura e della fotografia. Più volte, infatti, Amalia si fa ritrarre da artisti professionisti, dimostrando una notevole capacità di analisi dell’opera artistica e una non comune consapevolezza dell’immaginechedi sé si desidera trasmettere attraverso un dipinto o una fotografia.

Si prenda, ad esempio, la volta in cui la scrittrice si fa ritrarre in un abito e con un’espressione che già anticipa il modello della femme fatale da lei successivamente incarnato:

Vi dirò dell’incisione in rame, la quale è quasi finita, ma per amore di tragicità mi fa un volto scarnito che accentua la sua aria fatale nell’ombra del cappello piumato dove s’allargano gli occhi dolentemente. Devo bene avere quell’espressione in qualche momento, ma non la linea smunta del viso. Ora il pittore s’è impossessato (artisticamente s’intende) o si crede in possesso dell’anima del modello e vuol tentare un capolavoro col mio ritratto ad olio, grande al vero. Sebbene – ve lo dico piano – io dubito molto del suo sogno, ho già posato ieri la prima volta in un abito a lungo strascico grigio perla, viola pallido e oro, scollato a rettangolo lungo e stretto che mi dà un’aria fra ieratica e maestosa d’imperatrice bizantina. Lo esporrà, credo, in aprile alla quadriennale. Le sedute per fortuna non saranno molte perché s’aiuterà col «maniquin» (?) e con fotografie. Quello dev’essere un mâle avido, non un cuore.

Non mi piace.[29 dicembre 1907, data ricostruita]286

Qualche mese dopo, meditando un nuovo ritratto, Amalia comunica a Guido la sua predilezione per la mano di Ambrogio Alciati, ritrattista milanese in voga fra i

vip dell’epoca, che la poetessa ha avuto modo di conoscere personalmente:

Vi mando I’Illustrazione perché reca in una pagina centrale tre ritratti dell’Alciati di Milano, un pittore che conobbi poco tempo fa e che mi promise uno studio o schizzo o pastello, derivandolo da varie fotografie che mi fece nel suo studio. Mi piacerebbe assai perché interpreta la linea femminile moderna – quella serpentina nervosa che piace a voi – in modo meraviglioso.

286

Lettere d’amore…, p. 80. Si tratta, come vedremo, dell’incisione in rame realizzata per lei dall’amico Pier Antonio Gariazzo.

130 Quel ritratto del centro ha qualcosa di diabolico davvero. Però temo che le fotografie non siano riuscite di suo gusto e non ne faccia niente. [25 luglio 1908]287

Lo stile che piace ad Amalia, dunque, si sta orientando sempre più precisamente: la poetessa vuole interpretare la donna vamp, flessuosa e sensuale.

In altre occasioni, Amalia confessa a Guido la sua indecisione sul fotografo da cui lasciarsi ritrarre:

Io ho parlato di Voi ieri a Genova con il «signore del raggio e del veleno». In una breve sosta in quella città mi sono indugiata un’ora nello studio di Sciutto e vi ho posato per una testa che mi è stata richiesta con insistenza da Caimi per la sua rivista. Anche mi tentava la fama e più l’arte del fotografo genovese che ha ritratto la vostra «piccola attrice famosa»288 deliziosamente.

Conoscete quelle fotografie? Le mie sono di eguale tipo. [19 marzo 1909]289

Sono fotografi prestigiosi quelli che Amalia prende in considerazione, dimostrando una certa sensibilità per l’arte visiva. Anche Guido, dal canto suo, si intende di fotografia; si era, infatti, già lasciato ritrarre da uno di questi grandi nomi: ‹‹Ho posato dal fotografo Sciutto (autore dei famosi ritratti della Duse: conoscete certo) già da due settimane. A giorni ne avrò finalmente copia››290. Non stupisce, di conseguenza, che Amalia, oltre a posare per questi famosi ritrattisti, coltivi relazioni d’amicizia con alcuni artisti torinesi dell’epoca e che, spesso, condivida le sue conoscenze con Guido.

Oltre a un isolato accenno a Leonardo Bistolfi – ‹‹Ho pensato a questo. Se

Domenica si va da Bistolfi troviamoci alla Cultura verso le 15 (devo trovarmi);

saremo a mezza via e con una vettura pellegrineremo alla nostra meta››291 –, il famoso scultore liberty e futuro autore delle copertine de I colloqui e de

287

Lettere d’amore…, cit., pp. 116-7

288

Amalia si riferisce ad Emma Gramatica, utilizzando la perifrasi coniata da Gozzano per indicare la sua attrice prediletta.

289

Lettere d’amore…, cit., p. 133

290

Ivi, pp. 84-5 (lettera del 26 gennaio 1908, data ricostruita)

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L’amante ignoto292, l’epistolario documenta l’amicizia di Amalia con l’incisore torinese Pier Antonio Gariazzo e con il caricaturista Golia.

L’amicizia con Gariazzo risale, con tutta probabilità, al dicembre 1907 quando l’artista realizzò un’incisione in rame del ritratto di Amalia. È probabile che, da quel momento, i due abbiano iniziato a frequentarsi: il carteggio con Gozzano registra, a partire dal gennaio 1908, una serie di visite dell’incisore ad Amalia, in occasione di una delle quali la poetessa invitò anche Guido: ‹‹sabato mattina avrò a colazione uno scrittore che conoscete da lungo: Giorgini, e un pittore che conoscete da poco: Gariazzo. Volete essere terzo «fra cotanto senno»?››293 Con ogni probabilità, Guido aveva conosciuto Gariazzo tramite Amalia; sicuramente la poetessa rimase a lungo intermediaria tra i due, come attesta la seguente richiesta di Guido: ‹‹Domani io non verrò: o meglio, verrò a prendere la risposta di Gariazzo, dopo cena, verso le 9: non vi prego di ricevermi››294.

La scrittrice, d’altronde, non solo favorì le occasioni d’incontro tra Gozzano e Gariazzo, invitandoli entrambi a casa propria, ma spesso accompagnò il poeta durante le visite all’incisore, come si desume dalle parole di Guido:

E di Gariazzo, che ne è? È strano quanto mi sia riuscito simpatico quel giovine, nelle poche volte che l’ho veduto. L’ultima volta fu in un crepuscolo, quando ci lasciò soli, nel suo studio. Voi foste cattiva con lui: e si assentò per dispetto, ne sono certo. Ricordate il pretesto? Una Zia che doveva giungere a Porta Nuova! La scusa è troppo classica ... L’avete ancora visto? [20 giugno 1908, data ricostruita]295

O, al contrario, andò ella stessa in visita a Gozzano in compagnia dell’artista, con grande gioia del poeta:

292

Nel 1911, Leonardo Bistolfi ritrarrà due figure in grigio nell’atto di baciarsi per la copertina de I

colloqui; traccerà invece un profilo femminile in rosso per quella del poema di Amalia. I tre

saranno nel frattempo diventati amici.

293

Lettere d’amore…, cit., p. 90 (lettera del 12 marzo 1908, data ricostruita)

294

Ivi, p. 100 (lettera del 22 aprile 1908, data ricostruita)

132 Dedicatemi dunque due giorni. Avete al fianco un compagno leale come Gariazzo e la vostra emancipazione è giustificata qui dalla presenza di mia Madre.

E vi ringrazio tanto di condurre su Gariazzo: lo vedrò con grande piacere; e badate di mantenerlo nel buon proposito.[…] Gariazzo vi consolerà analizzandovi da sottile esegeta qual è, la bellezza del paesaggio. [7 luglio 1908]296

Durante quella gita, tra l’altro, l’artista fotografò se stesso e i suoi amici e, successivamente, inviò a Guido i negativi, il quale stampò diverse copie, inviandone alcune ad Amalia:

Gariazzo è stato così cortese da inviarmi le negative: eccovi le prime positive; pronto ad una ristampa indefinita qualora desideriate altre copie. Ma suppongo che queste, come semplice documento commemorativo, vi bastino. Voi siete, è vero, la meno vituperata e la vostra espressione mansueta e un po’ ironica v’è ritratta abbastanza fedelmente. [20 luglio 1908]297

Mentre, però, a causa dei lunghi soggiorni in Liguria, Gozzano non poté coltivare granché il rapporto con Gariazzo, Amalia, come già altre volte accadde, seppe stringere con l’incisore una relazione d’amicizia oltreché, se vogliamo, una sorta di sodalizio artistico, che si concretizza in una serie di ritratti: ‹‹Lo vedo sovente o a studio o da me. Ora mi fa un pastello in rosso di profilo››298.

Nell’epistolario tra la Guglielminetti e Gozzano si trova, inoltre, nominato il caricaturista Golia, pseudonimo ideato proprio da Guido in virtù dell’altissima statura di Eugenio Colmo, suo compagno di scuola. Dal 1904, Golia fu direttore del ‹‹Pasquino››, rivista umoristica torinese sulla quale Amalia lasciò uscire una propria caricatura a firma dell’amico:

Domenica uscirà il Pasquino con una caricatura di Golia ed una critica di Bertinetti la quale ha il vantaggio d’essere nuovissima. Secondo lui «Le Seduzioni» sono un libro di mascolinità. La donna non c’entra; pare scritto da un uomo che si foggi un suo tipo di donna perversa e avida: quella che l’uomo perverso e avido sogna. [22 luglio 1909, data ricostruita]299

296 Lettere d’amore…, cit., pp. 112-3 297

Ivi, p. 115

298

Ivi, p. 112 (lettera del 22 giugno 1908)

133

Ecco un ulteriore passo avanti della trasformazione di Amalia in femme fatale. La poetessa accoglie con giubilo il riconoscimento da parte del direttore della rivista, Giovanni Bertinetti, di una somiglianza della sua scrittura a quella di un uomo: la Guglielminetti, infatti, ambisce a misurarsi da pari a pari con i colleghi maschi, tradizionalmente egemoni nell’ambiente letterario e rifugge, al contrario, dall’essere indicata quale interprete delle ragioni di una letteratura femminile. Il rapporto della poetessa con Golia rimase sempre un po’ ambiguo. Nell’estate del 1909, Amalia giudica il caricaturista un amico superficiale ma divertente: ‹‹Invece Golia dice continuamente delle sciocchezze, tanto che tratto tratto lo faccio alzare in piedi per convincermi della sua statura che ha già raggiunto l’età della ragione. È anche un portavoce divertente di pettegolezzi che si fanno sul conto mio››300, scrive infatti a Guido. Successivamente, Amalia viene ingaggiata da Golia come redattrice per la rivista politico-umoristica da lui fondata a Torino nel 1914, ‹‹Numero››. Il nome della poetessa, però, compare anche fra quelli dei personaggi da prendere in giro.

I contatti di Amalia col mondo dell’arte non si limitano soltanto ai suoi rapporti con gli artisti del visivo. Celebre è infatti l’amicizia tra Amalia e Lyda Borelli, una delle più apprezzate e famose attrici del teatro italiano di inizio Novecento: considerata l'erede di Eleonora Duse, la Borelli interpreterà più volte i testi di Amalia. Famosissima è la fotografia che ritrae l’attrice al centro fra la poetessa e il comune amico Gozzano, scattata proprio in occasione di una lettura dei loro versi nel salotto della rivista ‹‹La Donna›› il 5 maggio 1911.

L’evento, che ebbe grande risonanza, è ricordato da Carola Prosperi:

Vi fu gran festa il giorno in cui Lyda Borelli venne a leggere L’amica di Nonna Speranza di Gozzano. L’attrice era splendida, così giovane, così bionda, così luminosa… A festa finita vedemmo uscire il poeta tra la bionda attrice e la bruna poetessa, un terzetto meraviglioso, che sembrava l’immagine stessa del successo e della felicità…Si allontanarono lentamente e dileguarono per Piazza Solferino.301

300

Lettere d’amore…, cit., p. 149 (lettera del 22 luglio 1909, data ricostruita)

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Il mondo del teatro affascina moltissimo Amalia che, proprio quell’anno, si cimenta personalmente con la scrittura drammaturgica, dando alla luce il suo primo poema tragico, L’amante ignoto, alcuni versi del quale vennero recitati dalla Borelli proprio nell’occasione ricordata. Come spettatrice, inoltre, la Guglielminetti frequenta con costanza le sale del Teatro Carignano e, in alcune circostanze, conosce di persona gli autori delle opere recitate, come nel caso del drammaturgo Gerolamo Rovetta, di passaggio a Torino:‹‹sono invitata a pranzo da Rovetta che vuol conoscermi e che verrà a dare il Molière a Torino››302. Il nome di Amalia Guglielminetti, del resto, all’epoca significava pur qualcosa: parafrasando D’Annunzio, era il nome della Poetessa d’Italia.