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Casse a 6: lato B

Nel documento L autore. Visita il suo blog Seguilo su Twi (pagine 188-199)

Ancora due lati. Non mollate proprio adesso.

Scusatemi. Immagino suoni un po’ strano. Non è forse quello che sto facendo io? Mollare?

Sì. In effe i, è così. Perché alla fine è di questo che si tra a, più ancora di tu o il resto. Io… che rinuncio… a me stessa.

Al di là di quello che posso aver de o finora, al di là delle persone che posso aver chiamato in causa, alla fine dei conti, questo riguarda me e me sola.

La sua voce sembra tranquilla. Soddisfa a di quello che dice.

Prima della festa, avevo pensato già tante volte di ge are la spugna. Non so, forse certe persone sono più predisposte di altre a pensarci. Fa o sta che, ogni volta che mi succedeva qualcosa di bru o, io ci pensavo.

“Ci”? Okay, ora lo dico. Pensavo al suicidio.

La rabbia, la vergogna, tu o finito. Ormai ha deciso. La parola non è più un tabù per lei.

Dopo ogni episodio di cui vi ho raccontato, ogni volta che succedeva qualcosa di nuovo, pensavo subito al suicidio. Di solito, era un pensiero momentaneo.

Vorrei morire.

Ci ho pensato tante volte anch’io. Ma è una cosa difficile da pronunciare ad alta voce.

Ed è ancora più terribile renderti conto che forse lo vorresti davvero.

Ma a volte mi spingevo oltre, e cominciavo a rifle ere su come avrei potuto fare. M’infilavo nel le o e mi chiedevo se in casa avevo qualcosa da

poter usare.

Una pistola? No. Non ne abbiamo mai possedute. E non saprei nemmeno dove trovarne.

Impiccarmi? Ma con cosa? E dove potrei farlo? Ma anche se sapessi come e dove, non mi va che qualcuno mi trovi penzoloni, a pochi centimetri dal pavimento.

Non potrei mai fare una cosa simile a mamma e papà.

E quindi com’è che ti hanno trovata? Ho sentito così tante versioni.

È diventato una specie di gioco malato, lì a immaginare i diversi modi per uccidermi. E ce ne sono alcuni davvero curiosi e originali.

Hai preso delle pasticche. Questo lo sanno tu i. C’è chi dice che sei svenuta e sei affogata nella vasca da bagno.

Due erano i ragionamenti di fondo. Se volevo che la gente pensasse a una morte accidentale, sarei uscita di strada con la macchina. In un punto dove non avrei avuto possibilità di sopravvivere. E ce ne sono tanti di posti del genere appena fuori ci à. Nelle ultime due se imane, sarò passata accanto a ognuno di essi almeno una dozzina di volte.

Altri dicono che hai riempito la vasca, ma poi ti sei addormentata sul le o mentre si stava riempiendo. Tua madre e tuo padre sono tornati a casa, hanno trovato il bagno allagato, e ti hanno chiamata.

Ma senza risposta.

Poi ci sono queste casse e.

Posso fidarmi del fa o che tu i e voi dodici manterrete il segreto? Che non andrete dai miei a dirgli quello che è successo realmente? E li lascerete credere che si è tra ato di un incidente, se questa è la versione che circola?

Fa una pausa.

Non lo so. Non mi fido.

Pensa che ci me eremmo a raccontarlo in giro. Pensa che andremmo dai nostri amici a dire: “Lo vuoi sapere un terribile segreto?”.

Così ho scelto la strada meno dolorosa in assoluto.

Pasticche.

Ho un altro spasmo allo stomaco, un tentativo di liberare il mio corpo da tu o. Cibo. Pensieri. Emozioni.

Ma che genere di pasticche? E quante? Non lo so di preciso. E non ho nemmeno molto tempo per scoprirlo visto che domani… è il grande giorno.

Wow.Mi siedo sul marciapiede, all’altezza di un incrocio buio e tranquillo.

Domani… non ci sarò più.

Sono poche le abitazioni ai qua ro angoli dell’incrocio che mostrano ancora segnali di vita. Alcune finestre tremolano con la debole luce bluastra dei programmi tv di tarda no e. Circa un terzo delle case ha la luce della veranda accesa. Ma, se non fosse per l’erba tagliata o per una macchina parcheggiata di fronte, sarebbe difficile stabilire se le altre siano abitate o meno.

Domani mi alzo, mi vesto, e vado all’ufficio postale. Lì, spedirò una scatola piena di casse e a Justin Foley. E dopo, niente più spazio per i ripensamenti. Andrò a scuola, dopo aver perso la prima ora, e trascorreremo un ultimo giorno tu i insieme. L’unica differenza è che io saprò che è l’ultimo giorno.

E voi no.

Me la ricordo? Ho un’immagine di lei nei corridoi il suo ultimo giorno? Voglio ricordarmi l’ultimissima volta che l’ho vista.

E mi tra erete come mi avete sempre tra ata. Vi ricordate l’ultima cosa che mi avete de o?

Io no.

L’ultima cosa che mi avete fa o?

Ho sorriso, ne sono sicuro. Dopo la festa ho continuato a sorriderti ogni volta che t’incontravo, ma tu non alzavi mai gli occhi.

Perché ormai avevi deciso.

Se ce ne fosse stata l’occasione, sapevi che mi avresti sorriso anche tu. Ma non potevi perme ertelo. Non se volevi andare fino in fondo.

E qual è stata l’ultima cosa che io vi ho de o? Perché giuro che, quando l’ho de a, sapevo che sarebbe stata l’ultima.

Niente. Mi hai de o di andarmene via e basta. Dopo, hai escogitato di tu o pur di evitarmi.

Il che ci porta a uno dei miei ultimissimi weekend. Il weekend successivo all’incidente. Il weekend di un’altra festa. Una festa a cui non ho partecipato.

p p

Certo, ero ancora in castigo. Ma non è questo il motivo per cui non ci sono andata. In realtà, se avessi voluto andarci, sarebbe stato molto più semplice rispe o alla festa precedente, in quanto, stavolta, ero ospite in casa di altri. Un amico di mio padre era andato fuori ci à e io dovevo accudire casa sua, dare da mangiare al cane, e tenere d’occhio la situazione, visto che, a quanto pare, ci sarebbe stata una grande festa in una delle case lì accanto.

E così è stato. Forse non grande quanto la precedente, ma di sicuro non una festa da principianti.

Anche se mi avessero de o che ci saresti stata anche tu, sarei rimasto a casa lo stesso.

Visto il modo in cui mi evitavi a scuola, ero convinto che mi avresti ignorato anche lì. Ed era un’ipotesi troppo dolorosa da verificare.

Ho sentito di gente che, avendo avuto un’esperienza particolarmente negativa con la tequila, vomita al solo sentirne l’odore. E anche se la festa in questione non mi ha suscitato una reazione fisica tanto violenta, il solo fa o di essere nei paraggi – di sentirla da lontano – mi ha provocato un nodo allo stomaco.

Una se imana non bastava assolutamente per riprendersi dall’ultima.

Il cane sembrava impazzito. Non appena qualcuno passava davanti alla finestra, lui si me eva subito ad abbaiare. Io mi acqua avo e lo sgridavo, urlandogli di allontanarsi dalla finestra, ma avevo troppa paura di andare fin lì a prenderlo in braccio, paura che qualcuno potesse vedermi e chiamarmi.

Così ho chiuso il cane in garage, dove poteva abbaiare finché voleva.

Fermi tu i, ora sì che mi ricordo. L’ultima volta che ti ho vista.

La musica rimbombava in tu o l’isolato ed era impossibile lasciarla fuori. Ma io ci ho provato lo stesso. Sono corsa in giro per la casa, a tirare le tende e a chiudere tu e le persiane che sono riuscita a trovare.

Ricordo le ultime parole che ci siamo de i.

Poi mi sono nascosta nella camera da le o con la tv a tu o volume. E anche se non sentivo più la musica, percepivo comunque i bassi che rimbombavano dentro di me.

Ho strizzato gli occhi, forte. Mentalmente, non stavo più guardando lo schermo. Non ero più in quella stanza. Rivedevo l’armadio, e me nascosta al suo interno, circondata da una montagna di giubbo i. E di nuovo, ho

g g

cominciato a dondolarmi avanti e indietro, avanti e indietro. E di nuovo, non c’era nessuno che potesse sentirmi piangere.

Nell’ora del prof Porter, ho notato che il tuo banco era vuoto. Ma quando è suonata la campanella e sono uscito in corridoio, ti ho vista lì fuori.

Alla fine il casino si è calmato. E quando tu i hanno finito di passare davanti alla finestra e il cane ha smesso di abbaiare, ho rifa o il giro della casa a riaprire le tende.

Ci siamo quasi scontrati. Ma tenevi gli occhi bassi e quindi non ti sei accorta che ero io. E abbiamo de o tu i e due: «Mi dispiace».

Dopo essere rimasta chiusa in casa tu a la sera, ho deciso di uscire a prendere una boccata d’aria. E magari, diventare a mia volta un’eroina.

Poi hai alzato lo sguardo. Hai visto che ero io. E, nei tuoi occhi, ho colto che cosa? Tristezza? Pena? Mi sei passata accanto, tentando di liberarti la faccia dai capelli. Avevi le unghie dipinte di blu scuro. Ti ho osservata percorrere l’intera lunghezza del corridoio, con la gente che mi sba eva contro. Ma non me ne importava niente.

Sono rimasto lì a guardarti finché non sei sparita. Per sempre.

Cari amici, eccoci di nuovo al D-4. Casa di Courtney Crimsen. Ovvero la casa di questa seconda festa.

No, questo nastro non è su Courtney… anche se lei ha avuto un ruolo nella vicenda. Courtney non ha idea di quello che sto per dire, perché lei se n’è andata proprio quando le cose stavano cominciando a scaldarsi.

Mi volto e cammino in direzione opposta rispe o alla casa di Courtney.

Il mio piano era di passare lì accanto. Magari avrei trovato qualcuno che riusciva a stento a infilare la chiave nella portiera della macchina e gli avrei offerto un passaggio fino a casa.

Non vado da Courtney. Vado al parco Eisenhower, il luogo del primo bacio di Hannah.

Ma la strada era deserta. Erano già tu i andati via.

O almeno così pareva.

E poi, qualcuno mi ha chiamata.

Lungo l’alto steccato di legno che circondava la casa, è spuntata una testa. E indovinate di chi era?

Bryce Walker.

No. Qui non può che finire male. Se c’è qualcuno in grado diy ge are altra merda sulla vita di Hannah è Bryce.

«Dove vai di bello?»

Quante volte lo avevo già visto, con una qualunque delle sue ragazze, mentre afferrava loro il polso e glielo torceva, tra andole come animali?

E per di più in pubblico.

Il mio corpo, le mie spalle, tu o quanto era deciso a continuare a camminare come se niente fosse. E forse avrei dovuto. Ma la mia faccia si è voltata verso di lui. C’era del vapore che saliva dal suo lato dello steccato.

«E dai, unisciti a noi» ha de o. «Non siamo più tanto sbronzi.»

E indovinate quale testa è spuntata accanto alla sua? Quella di Miss Courtney Crimsen.

Questa sì che era una coincidenza. Lei era quella che mi aveva usata come autista per andare a una festa. E ora mi ritrovavo a imbucarmi nel suo dopo-festa.

Lei era quella che mi aveva mollata in mezzo alla festa senza nessuno con cui parlare. E ora mi ritrovavo a casa sua, senza che lei potesse nascondersi da nessuna parte.

Non è per questo che l’hai fa o, Hannah. Non è questo il motivo per cui ti sei unita a loro. Sapevi che era la peggior scelta che potessi fare. Lo sapevi.

Ma, in fondo, chi sono io per serbare rancore?

È per questo che l’hai fa o. Volevi che il mondo finisse di crollarti addosso. Volevi che diventasse tu o il più buio possibile. E Bryce, già lo sapevi, non poteva che esserti d’aiuto in questo.

Lui ha de o che vi stavate solo rilassando un po’. E tu, Courtney, ti sei offerta di riportarmi a casa una volta finito il bagno, senza sapere che casa mia, quella sera, era solo due numeri civici più in là. Ma sembravi così sincera che mi sono stupita.

Mi hai fa o sentire un po’ in colpa.

Ero disposta a perdonarti, Courtney. E in effe i ti perdono. Anzi, vi perdono quasi tu i. Ma dovete lo stesso ascoltarmi fino in fondo. Conoscere i de agli.

Ho camminato sull’erba bagnata e ho sollevato il chiavistello dello steccato, aprendo il cancelle o solo pochi centimetri. Ed ecco lì la fonte di

p p f vapore… una vasca idromassaggio a cielo aperto.

I bocche oni non erano in funzione, così si sentiva solo lo sciabordio dell’acqua contro i bordi. Contro i vostri due corpi.

Avevate la testa poggiata all’indietro. Gli occhi chiusi. E il sorrise o sulle vostre facce faceva sembrare l’acqua e il vapore davvero invitanti.

Courtney si è girata verso di me, pur continuando a tenere gli occhi chiusi. «Ci siamo infilati dentro con la biancheria intima» ha de o.

Ho esitato un istante. Farò bene?

No… ma lo faccio lo stesso.

Sapevi a cosa andavi incontro, Hannah.

Mi sono tolta la maglie a, le scarpe, mi sono levata i pantaloni, e sono salita lungo gli scalini di legno. E poi? Sono scesa nella vasca.

Era così rilassante. Così confortante.

Ho raccolto un po’ d’acqua nelle mani e me la sono fa a sgocciolare in faccia. Passandomela tra i capelli. Mi sono sforzata di chiudere gli occhi, lasciando che il mio corpo scivolasse all’interno della vasca e la testa si appoggiasse contro il bordo.

Ma con l’acqua che tornava a calmarsi è arrivato anche un senso di terrore. Non era posto per me quello. Non mi fidavo di Courtney. Non mi fidavo di Bryce. Malgrado le loro buone intenzioni, conoscevo entrambi abbastanza bene da sapere che non potevo sentirmi tranquilla a lungo con nessuno dei due.

E avevo ragione… ma ormai avevo chiuso. Basta lo are. Ho aperto gli occhi e ho guardato in alto il cielo stellato. Avvolto dal vapore, tu o il mondo sembrava un sogno.

Cammino con gli occhi socchiusi, anche se in realtà vorrei chiuderli del tu o.

In poco tempo, l’acqua è diventata meno piacevole. Troppo calda.

Quando li riaprirò, voglio ritrovarmi di fronte al parco. Non voglio rivedere più nessuna delle strade che ho a raversato, e che anche Hannah ha a raversato, la sera della festa.

Ma quando, facendo leva contro il bordo della vasca, mi sono messa a sedere per raffreddare la parte superiore del corpo, mi sono resa conto che, da bagnato, il mio reggiseno era trasparente.

Così sono riscesa in acqua.

E Bryce mi è scivolato accanto… lentamente… lungo il sedile interno. E la sua spalla si è appoggiata contro la mia.

Courtney ha aperto gli occhi, ci ha guardati, e li ha richiusi.

Tiro un pugno di lato e colpisco una rete da pollaio mezza arrugginita. Faccio scivolare le dita contro il metallo.

Le parole di Bryce erano come un sussurro, un chiaro tentativo di seduzione. «Hannah Baker» ha de o.

Lo sanno tu i chi sei, Bryce. E cosa fai. Ma io, a onor del vero, non ho fa o niente per fermarti.

Mi hai chiesto se mi ero divertita alla festa. Courtney ha mormorato che io nemmeno c’ero, ma tu non le hai dato re a. Invece, le tue dita hanno sfiorato la parte esterna della mia coscia.

Colpisco di nuovo la recinzione.

Ho serrato le mascelle e tu hai allontanato le dita.

«È finita abbastanza presto» hai de o. E altre anto rapidamente, le tue dita sono tornate all’a acco.

Mi aggrappo con forza alla recinzione, continuando a camminare.

Quando sfilo via le dita dai buchi nel metallo, la pelle mi si spacca.

Stavolta, con l’intera mano. E quando hai visto che io ti lasciavo fare, hai allungato la mano sulla mia pancia. Il pollice mi sfiorava la parte so o del reggiseno e il mignolo la parte sopra degli slip.

Ho girato la testa di lato, lontano da te, e so che non ho sorriso.

Hai chiuso le dita della mano, e hai cominciato a massaggiarmi in tondo la pancia. «Mi piace un sacco» hai de o.

Ho avvertito uno spostamento d’acqua e ho aperto per un istante gli occhi.

Courtney si stava allontanando.

Hai per caso bisogno di altri motivi per farti odiare da tu i, Courtney?

«Ricordi quando eri in prima?» mi hai chiesto.

Le tue dita si sono fa e strada so o il reggiseno. Ma non mi hai palpeggiata. Era più un giro di ricognizione, direi. E hai iniziato a sfiorarmi con il pollice la parte inferiore del seno.

«Se non sbaglio eri su quella lista? Miglior fondoschiena della prima liceo.»

Avrai pur visto la tensione sul mio volto, Bryce. Avrai pur visto che stavo piangendo. Questo genere di cose ti eccita?

Bryce? Certo.

«Più che meritato.»

E poi, tu o a un tra o, ci ho rinunciato. Le spalle si sono infossate. Le gambe si sono allargate da sole. Sapevo esa amente quello che stavo facendo.

Non ho mai contribuito alla reputazione che voi tu i mi avevate cucito addosso. Mai. Anche se a volte è stato difficile. Anche se a volte mi sono sentita a ra a da ragazzi che volevano uscire con me solo per via di quello che avevano sentito sul mio conto. Ma ho sempre de o di no a questa gente.

Sempre!

Ecce o con Bryce.

Perciò congratulazioni, Bryce. Hai vinto tu. Ho lasciato che la mia fama diventasse realtà – che io e lei diventassimo una cosa sola – con te. Come ci si sente?

Aspe a, non rispondere subito. Lascia prima che ti dica una cosa: non mi sono mai sentita a ra a da te, Bryce. In realtà, mi hai sempre fa o schifo.

E la prossima volta che ti becco ti darò una bella lezione. Te lo giuro.

Tu eri lì che mi palpavi… ma io ti stavo usando. Avevo bisogno di te, per riuscire a rinunciare a me stessa, completamente.

Voialtri in ascolto, statemi bene a sentire, non gli ho de o no né ho spinto via la sua mano. Le uniche cose che ho fa o sono state voltare la testa, stringere i denti, e tra enere le lacrime. E lui se n’è accorto. Mi ha persino de o di rilassarmi.

«Rilassati» mi ha de o. «Vedrai che andrà tu o bene.» Come se farmi masturbare da lui potesse risolvere tu i i miei problemi.

Ma alla fine, non ti ho de o niente… e tu hai proseguito.

Hai smesso di massaggiarmi in cerchio la pancia. E hai cominciato invece a massaggiarmi lungo i fianchi, su e giù, con delicatezza. Il mignolo si è fa o strada so o l’elastico degli slip, scorrendo avanti e indietro, da un fianco all’altro. Poi si è infilato so o un altro dito, spingendo il mignolo più in basso, fino ad accarezzarmi i peli del pube.

E tu non aspe avi altro, Bryce. Hai cominciato a baciarmi la spalla, il collo, facendo scivolare le dita dentro e fuori. E poi hai continuato così. Fino

f f p in fondo.

Chiedo scusa. È un po’ troppo forte come immagine? Peggio per voi.

Quando era tu o finito, sono uscita dalla vasca e me ne sono tornata a casa, due numeri civici più in là. Fine della serata.

Fa o tu o.

Chiudo la mano a pugno e la sollevo davanti alla faccia. Tra le lacrime, osservo il sangue sprizzare tra le dita. Ho diversi tagli profondi, la pelle straziata dalla recinzione arrugginita.

Ovunque Hannah voglia spedirmi adesso, ho comunque deciso dove trascorrerò il resto della no e. Prima, però, devo disinfe armi la mano. I tagli bruciano, ma sopra u o sento le gambe cedere alla vista del sangue.

Mi dirigo verso la stazione di servizio più vicina. È a un paio d’isolati di distanza e neanche troppo fuori mano per me. Scuoto la mano un paio di volte, lasciando cadere sul marciapiede gocce di sangue scuro.

Quando arrivo alla stazione, mi infilo la mano ferita in tasca e

Quando arrivo alla stazione, mi infilo la mano ferita in tasca e

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