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2.6. Il congresso del 1970: l'autentica “invenzione” della CFDT.

2.6.3. La CFDT e l'autogestione.

La recensione offerta da Francis Fontaine sulla rivista «Autogestion et

socialisme: études, débats, documents» è estremamente significativa rispetto

all'analisi prodotta dagli intellettuali della sinistra francese degli anni Sessanta e Settanta rispetto ai passaggi di cui è protagonista la CFDT:

«Depuis 1919, et sourtout 1945, l'Eglise a évolué, mais plus encore [..] un courant socialisant, composé de militants ayant combattu aux cotés des Cégétistes dans la Résistence, se cristallisa autour des Groupes d'Etudes Reconstruction»114.

Sono riconosciuti il ruolo della Chiesa, dunque, e della minorité. Fontaine ricostruisce il dibattito interno alla CFDT nel corso del congresso del 1970, accentuando la dimensione condivisa del termine “autogestione” fra le tre tendenze in campo: le divergenze nell'organizzazione sindacale «traduisent certaines contradictions internes qu'une évolution rapide a développées dans une

112 Hiérarchie, Arguments pour l'action, in «La vie des industries chimiques. CFDT», n. 133, maggio 1969, p. 1. 113 Nel febbraio 1972 la CFDT promuove una “conferenza nazionale sui problemi delle lavoratrici”; il 19 dicembre

1974 CFDT e CGT sottoscrivono un accordo per chiedere congedi di maternità, strutture per l'infanzia nei siti produttivi, aumento del numero di anni di lavoro in funzione di due anni per figlio, pari salario con pari dipendente uomo, diritto alla formazione professionale. Sulla questione dei lavoratori immigrati, è da segnalare: la presa di posizione comune di CFDT e UGTA del luglio 1971, finalizzata a denunciare le discriminazioni degli addetti algerini sui luoghi di lavoro della métropole; la settimana d'azione CGT-CFDT del 7-12 febbraio 1972; la dichiarazione comune CFDT-CGT contro il razzismo del 26 giugno 1974.

organisation au recrutement assez hétérogène»115.

Un dato originale dell'elaborazione del sindacato è la centralità, secondo Fontaine, affidata al tema dell'alienazione, «phénomène qui accompagne, sans se confondre avec lui, l'exploitation et qui peut survivre dans une société où la propriété privé des moyens de production et d'échange n'existe plus, c'est-à-dire dans une société socialiste [..]. Les cédétistes rejettent avec une égale vigueur le capitalisme et ce qu'ils appellent le socialisme bureaucratique»116. Per dimostrare

la propria riflessione, la centrale sindacale si affida alla critica dell'ineguaglianza dei salari così come individuata da uno studio del 1969 delle Nationi Unite, titolato «Les revenus dans l'Europe d'après guerre», analisi comparata dell'evoluzione dei salari in 8 nazioni europee (Francia, Germania, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, Danimarca, Norvegia): secondo l'ONU, nel 1962 il 10% delle famiglie più povere ricevono lo 0,5% del complesso dei salari, a fronte del 36,8% del 10% di famiglie più ricche. Un rapporto di 1 a 75 che, se confrontato con le percentuali degli stessi decili nel 1956 (0,7% contro 34,1%) appare in tutta la sua gravità. Fontaine raffronta i dati ONU con quelli prodotti dall'INSEE per il 1967117: assunte le medie salariali per categorie socio-

professionali, «on constate que les salariés prçoivent, à niveau égal, des revenus nettement inférieurs à ceux des non-salariés. C'est le cas des salariés agricoles, des ouvriers spécialisés et des manoeuvres vis-à-vis des exploitants agricoles. Il en va de même pour les ouvriers qualifiés vis-à-vis des artisans et des petits commerçants et pour les cadres moyens par rapport aux industriels et gros commerçants»118.

La disparità si concentra anche nel raffronto fra i generi:

«En 1964 le salaire moyen des femmes était inférieur de 35% à celui des hommes en France. Pour les ouvrières l'écart était de 33%, pour le employées de 23%, pour les cadres moyens de 32% et pur les cadre supérieurs de 36%»119.

Ad aggravare l'ineguaglianza è anche la durata della vita media, fortemente influenzata dall'accesso al sistema sanitario, dalle condizioni di lavoro e dagli ammortizzatori sociali: sempre secondo l'INSEE, si passa dai 59/62 anni dei manovali ai 63/65 anni anni degli operai, fino ai 72/74 anni degli addetti alle professioni liberali. Dalla qualità del lavoro dipende, dunque, la qualità della vita e la stessa possibilità di sviluppare la dignità della persona. La CFDT recepisce, dunque, alcuni dei temi della Scuola di Francoforte, di Herbert Marcus, di André Gorz:

115 Ibidem, p. 83. 116 Ibidem, p. 84.

117 Conditions de vie et consommation alimentaire des Français – année 1967, INSEE, 1969. 118 Francis Fontaine, La CFDT et l'autogestion, art. cit., p. 86.

«L'aliénation du travail, aussi fondamentale soit-elle, n'est pas la seule que stigmatisent les syndicalistes partisans de l'autogestion. Ceux-ci font remarquer que l'individu aliéné en tant que producteur l'est tout autant en tant que consommateur. Certes dans la société capitaliste le consommateur est théoriquement roi. [..] En fait le consommateur est isolé et impuissant, quels que soient les efforts méritoires des associations de consommateurs, devant la force de persuasion, plus ou moins clandestine, des producteurs qui lui imposent ses choix en fonction de leurs intérets. La production, orientée par le profit, commande la consommation»120.

Aveva infatti scritto Andrè Gorz:

«Sur cette aliénation de l'individu de masse en tant que consommateur passif, des choses parfois fort intelligentes ont été dites, dans l'extreme gauche catholique sourtout, bien qu'elles n'aillent pas toujours à la racine du problème. [..] L'existence de besoins vitaux largement insatisfaits fournissait jusqu'ici au mode de production capitaliste une base naturelle et une finalité hamaine, du moins en apparence et objectivement. [..] Cette base naturelle qu'une demande préexistante fournissait au système, pouvait faire croire, dans une certaine mesure, que l'économie était au service de la consommation et avait sa rationalité humanine en tant que science de l'utilisation de ressources rares en vue de leur accroissement»121.

Quale, tuttavia, la differenza sostanziale posta dalla CFDT tra “exploitation” e “alienation”? A contribuire con alcuni elementi di chiarezza è Pierre Rosanvallon:

«L'exploitation: les travailleurs vendent leur force de travail [..] être exploité, c'est ainsi d'abord ne pas recevoir le fruit de son travail. Alor que c'est le travail, manuel et intellectuel, qui est la seule source de richesse, le capitalisme fonctionne comme si cela était le capital. Seule compte la logique du profit. Mais l'exploitation ne se traduit pas seulment au niveau des salaires: elle se manifeste partout où la dynamique du capital commande contre celle du travail: urbanisme, logement, transports en commun. L'homme est exploité partout où il n'est considéré que comme marchandise, un objet. [..] L'aliénation: être aliéné, c'est être divisé, étranger à soi-même. Dans l'entreprise, les travailleurs son aliénés, car le produit de leur travail ne leur appartien pas: il leur échappe. [..] Dans la société, le système capitaliste, par toute le publicité, définit et impose un certain 120 Ibidem, p. 93.

121 André Gorz, Stratégie ouvrière et néocapitalisme, op. cit., p. 67; come «extreme gauche catholique» Gorz fa riferimento a Claudio Napoleoni e Franco Rodano di Rivista Trimestrale e Lucio Magri.

type de consommation. Le produit est un object à vendre sur lequel on fait de profit avant d'être un instrument de satisfaction des besoins. Il y a une coupure entre les besoins réels et les besoins imposés par le capitalisme»122.

L'ambizione del progetto della CFDT, stante la lettura fornita da Fontaine dei documenti congressuali del 1970, non è soltanto quella di rovesciare la gerarchia salariale o di esportare questa battaglia in un progetto più ampio di società, ma anche quella di identificare le forze che consentono il mantenimento del sistema capitalistico, rovesciandone il “role répressif”. Il riferimento è alle istituzioni statali, alle istituzioni monetarie internazionali, ai gruppi di pressione economica, alle ideologie, che garantiscono al capitalismo di tradursi da organizzazione dell'economia a sistema sociale e culturale. Da qui l'interesse a porre la proprietà sociale dei mezzi di produzione come alternativa anche al socialismo “burocrate” delle democrazie popolari dell'Europa Orientale, colpevoli, per la CFDT, di realizzare il capitalismo sotto mentite spoglie attraverso la permanenza di strutture di potere centralizzato e gerarchie opprimenti le libertà individuali. La proprietà “sociale” viene opposta anche alla proprietà “pubblica” intesa come “statale”; su questo passaggio, Fontaine individua una fortissima carenza nell'elaborazione del sindacato, che invece diviene più chiaro quando dichiara che le imprese che non hanno un peso determinante nell'economia possono essere affidate a Regioni, Comuni, comunità di utenti o cooperative di dipendenti. L'autogestione delle imprese è nominata in relazione a due soli passaggi: la necessità di eleggere i gestori dell'impresa all'interno della stessa; il bisogno di inquadrare la produzione nell'ambito delle politiche generali stabilite dalla pianificazione democratica. Al sindacato resterebbe la funzione di “coscienza collettiva degli operai” e di struttura capace di compiere un controllo sociale sull'impresa. La determinazione degli obiettivi produttivi attraverso l'espressione democratica dei lavoratori è vista come un antidoto rispetto all'alienazione, garantendo la responsabilizzazione della classe operaia senza un'organizzazione necessariamente autoritaria. Più accurata è, invece, l'analisi riservata alla pianificazione democratica, frutto di una più lunga elaborazione da parte dell'ex sindacato cattolico:

«La responsabilité de la réalisation du plan attiendrait à l'Etat qui pourrait utiliser à cette fin la contrainte juridique, l'incitation fiscale et le contrôle du crédit. Mais la prise en charge directe de la gestion de l'économie est exclue, au nom de la démocratie et de l'éfficacité. [..] Substituant aux choix de la classe dominante actuelle des objectifs démocratiquement déterminés, la planification

122 Pierre Rosanvallon, L'autogestion: une prise en charge de l'ensemble des aspirations des travailleurs, qui sont à la fois exploités, aliénés, dominés dans la société capitaliste, in «Autogestion et socialisme», n. 22-23, gennaio-marzo 1973, pp. 9-10.

démocratique compléte et parachève pour les Cédétistes la désaliénation des travailleur amorçée par la démocratisation de l'entreprise»123.

Pierre Rosanvallon, nell'ambito della sua analisi, ha le idee molto più chiare circa la natura complementare di autogestione e pianificazione:

«L'autogestion qui instaure une maitrise collective de la vie économique et sociale, implique, au niveau global, un plan qui est la résultante, la coordination des diverses unités économiques et sociales décentralisées. L'autogestion qualifie un processus collectif de décision, alors que le plan concerne un mode d'organisation de la vie économique et sociale. En ce sens, ce qui s'oppose c'est le plan et le marché, d'une part, la technocratie ou la bureaucratie et l'autogestion, d'autre part, et non pas l'autogestion et la planification»124.

La riflessione finale di Fontaine, al netto delle critiche aperte rispetto alla vacuità di alcuni passaggi della “prospettiva autogestionaria”, è dedicata alla strategia di raccordo con la politica proposta dal congresso della CFDT:

«Cette conception du combat syndical [..] a le mérite de compléter laperspective d'une société sutogérée par une stratégie profondemént en accord avec la finalité de l'autogestion et, par là-même, authentiquement révolutionnaire»125.

La democratizzazione delle scelte economiche e sociali di cui si fa garante la complementarietà fra autogestione e pianificazione consente a Rosanvallon di dare un nome concreto alla “prospettiva autogestionaria”:

«Le socialisme autogéré permet [..] de multiplier les centres réel du pouvoir qui se corrigent, s'affrontent, se contrôlent mutuellement, garantissant ainsi la réalité et la vitalité du processus de démocratisation de la vie économique et sociale»126.

La lettura “autogestionaria” della lotta sociale implica, per la CFDT, far riferimento ad un avvenire in cui le parole d'ordine del socialismo democratico diventano istituzioni e nuove pratiche di potere attraverso il rovesciamento delle gerarchie autoritarie. Diversa l'analisi della CGT e dei comunisti, che vedono nelle lotte sociali uno strumento per la conquista del potere e l'instaurazione di una società socialista con proprie gerarchie e propri apparati di potere:

123 Francis Fontaine, La CFDT et l'autogestion, art. cit., p. 108.

124 Pierre Rosanvallon, L'autogestion: une prise en charge de l'ensemble des aspirations des travailleurs, qui sont à la fois exploités, aliénés, dominés dans la société capitaliste, art. cit., p. 14-15.

125 Francis Fontaine, La CFDT et l'autogestion, art. cit., p. 114.

126 Pierre Rosanvallon, L'autogestion: une prise en charge de l'ensemble des aspirations des travailleurs, qui sont à la fois exploités, aliénés, dominés dans la société capitaliste, art. cit., p. 20.

comportamenti “religiosi” contro comportamenti “iconoclasti” e “libertari”.

«Les différences entre la CFDT et la CGT vont beaucoup plus loi – scrivono Edmond Maire e Alfred Krumnow nel pamphlet «La CFDT et l'Autogestion» - que des simples différences de mots entre “autogestion” et “gestion démocratique”. Derrière ces termes, ce sont en effet deux conceptions opposées du pouvoir et de l'autorité qui s'affrontent. [..] Pour la CGT, démocratiser, c'est changer le tenant de l'autorité: mettre un Conseil d'administration démocratique (répresentant les traivalleurs, les consommateurs et l'Etat, par example), à la place du Conseil d'administration des capitalistes. La structure du pouvoir n'est pas modifiée, la situation dépendence de la majorité subsiste. Pour la CFDT [..] c'est la conception même du chef, du dirigeant qui doit être révisée»127.

Lo sviluppo dell'idea di autogestione porta al superamento della mera prospettiva produttiva. Alle forme di autogestione intese come avanzamento della democrazia economica, il sindacato esprime una visione di nuovi rapporti sociali nell'ambito del “cadre de vie”, il “quadro di vita”, le condizioni complessive in cui si sviluppa la vita del lavoratore nello spazio dell'azienda e della città. Esaminando, a titolo di esempio, il concentramento delle fabbriche di materiali sintetici possedute dalla società BASF a Ludwigshafen, nella regione tedesca della Rheinland-Pfalz, gli autori si domandano come sia possibile che circa 40 mila lavoratori del settore chimico possano sopportare l'elevato tasso d'inquinamento dell'area. Una diversa idea di città implica non solo l'abbattimento del principio del profitto, ragione dell'incentivo alla produzione di massa, ma anche l'inversione del principio gerarchico, favorito dall'atomizzazione degli individui.

«L'autogestion appelle ainsi une redéfinition de l'espace, tant sur les lieux dela production que dans l'urbanisme, qui permette à des rapports sociaux égalitaires et désaliénés de se développer. Redéfinir l'autorité, mettre en place un autre mode d'exercise du pouvoir ne se fera pas sans bouleversement de la conception actuelle de l'industrialisation»128.

Tale prospettiva si traduce nel rifiuto della concentrazione di più unità produttive nello stesso spazio e nel favorire la costituzione di spazi d'incontro e informazione.

Punto di caduta divergente fra CGT e CFDT è la pratica d'interlocuzione con le imprese. È il caso dell'impegno della CFDT sul versante della Direction

Participative par Objectif (DPO). Si tratta di una forma di negoziazione e 127 Edmond Maire, Alfred Krumnow, Le socialisme autogestionnaire a l'ordre du jour, in Albert Detraz, Alfred

Krumnow, Edmond Maire, La CFDT et l'autogestion, Les éditions du CERF, Parigi 1973, p. 7. 128 Ibidem, p.10.

concertazione con i lavoratori che avviene in ogni dipartimento in cui è frazionata l'impresa; tale metodologia implica che ogni comparto produttivo sia, il più possibile, autonomo rispetto agli altri. La decentralizzazione del potere, punto di svolta patrocinato dagli “autogestionari” e utile all'incentivo dell'iniziativa individuale, resta tuttavia ancorata alla definizione degli obiettivi generali da parte del proprietario a livello centrale. Tale pratica era stata elaborata da Peter Ferdinand Druncker (Wien, 1909 – Claremont, 2005), che dagli anni Cinquanta agli anni Settanta era docente di management alla Graduate Business School della New York University. Alcune delle sue opere sulla gestione d'impresa («The

practice of management», 1952 e «The effective executive», 1966) erano alla

base del lavoro dell'economista Octave Géliner (1916 – 2004), il quale, in

«Morale de l'entreprise et destin de la nation» (1965), afferma la necessità della

concorrenza come stimolo per la produttività, fulcro dell'impegno assoluto dell'imprenditore. Nella ricerca del massimo profitto, è compito dell'imprenditore disporre del massimo consenso possibile fra i lavoratori dei comparti interessati dalla propria strategia.

La CFDT si pone in maniera costruttiva rispetto alla DPO, intendendola coma strumento per la presa di coscienza della classe lavoratrice in funzione anti- patronale: il sindacato di Edmond Maire vede come mezzo concreto per il rovesciamento dei rapporti subordinati dei lavoratori la sola lotta di classe attraverso il sindacalismo di massa, abiezione per coloro che ripongono concreta fiducia nella DPO così come per la visione del sindacato elaborata dai comunisti francesi.

«Le but de notre pratique syndicale vise à donner le plus de responsabilité possible au maximum de travailleurs: elle se propose une transformation majoritaire. Ceci implique la destruction de l'image classique du militant syndical: ouvrier qualifié, adulte, male et blanc (Français). [..] La classe doit être représentative de tous ceux qui subissent l'aliénation, la domination, l'exploitation. Elle doit prendre en charge à égalité de pouvoir la situation des femmes, des immigrés, des P.S., des Jeunes, des techniciens, des cadres dominés dans l'entreprise qui ne sont pas les alliés du pouvoir padronal. [..] La CFDT est ainsi à l'opposé de la conception léniniste classique qui fait du petit noyau de militants le centre de toute transformation révolutionnaire. Le parti organise et dirige ces militants et se sert comme d'un instrument du syndicat qui organise la masse à un niveau plus élémentaire. [..] Ce rejet de l'avant-gardisme est capital pour permettre une réelle avancée des luttes sociales»129.

A distinguere con forza la strategia della CFDT da quella dell'alleata- concorrente CGT è il legame con le vicende politiche. Fino al 1971, infatti, il

nouveau Parti Socialiste prodotto dal congresso socialista del 1969 è nelle mani

della vecchia dirigenza della SFIO, Guy Mollet in testa. Per costruire una “stratégie commune” fra lotte sociali e lotta politica è necessario un interlocutore forte, capace di comprendere e problematizzare la vicenda dell'autogestione. Non può esserlo il PSU di Michel Rocard, malgrado l'affinità ideale e politica segnata dal Manifesto di Toulouse del 1972, che nasce con l'ambizione di concorrere, con radicalità, al programma comune di governo (a sua volta figlio del programma socialista «Changer la vie», 1972) e all'Union de la Gauche. Il manifesto del PSU,

«Contrôler aujourd'hui pour décider demain», si può inscrivere in un quadro

concettuale pienamente marxiano, in quanto prefigura l'abolizione (il “deperimento”) dello Stato modellato dalla borghesia attraverso i modelli di partecipazione delineati dalle lotte sociali. Il potere viene conferito ai “consigli di base”, la cui mancanza di competenza viene bilanciata dalla presenza di tecnici. Vengono fortemente criticate le “istituzioni repressive” della società: modello di famiglia, scuola, organicità culturale dello Stato francese. L'autogestione come alternativa al programma comune, dunque. Di questa strategia è strumento il Comitato di collegamento per l'autogestione socialista (CLAS), alleanza fra PSU, Alleanza Marxista Rivoluzionaria, Centro d'Iniziativa Comunista e Obiettivo Socialista.

Già nell'ottobre del 1972 la CFDT, in una nota pubblica dedicata al programma comune di governo e successiva ad una riunione del proprio Consiglio Nazionale, auspica la vittoria delle forze della sinistra in un'ottica di alternativa rispetto alle destre (gollisti di Pompidou e centristi di Giscard d'Estaing), ma soprattutto esprime una netta preferenza, nell'ambito delle forze della sinistra, per una “corrente socialista autogestionaria”.

«Dans l'action permanente comme au cours de la période électorale, la CFDT manifeste sa volonté syndicale de faire entendre et de développer le courant socialiste démocratique et autogestionnaire profondément inscrit dans l'histoire ouvrière et populaire de notre pays et, depuis Mai 1968, plus largement présent dans les formes et les objectives des luttes syndicales et politiques»130.

Preminenza, dunque, di un contributo alle forze del socialismo democratico rispetto allo stesso programma comune di governo. Significativamente, il Conseil

National del sindacato aveva adottato nell'ottobre 1971 il progetto «pour un socialisme démocratique». La CFDT, in forza del suo contributo alle lotte del

1968 e alla sua sensibilità verso le istanze più avanzate dei movimenti sociali, si considera al centro delle forze sociali e politiche che possono condurre in porto il progetto del socialismo autogestionario. Fra le forze politiche sono individuate

«une partie du PS, une majorité du PSU et Objectif Socialiste»131. Le

organizzazioni politiche, pertanto, sono individuate al di là della mera adesione all'Union de la Gauche:

«Les élections ne sont qu'un moment de l'action inséré dans un processus qui