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6. CRONACA STORICA E ASTROLOGIA A FIRENZE

6.2. Condanna e derisione degli astrologi

L’attenzione che nella madrigalessa sul diluvio del 1557 il Lasca riserva al tema astrologico consente di avviare una riflessione sull’importanza che questa disciplina aveva acquisito a Firenze in epoca rinascimentale. Di certo, la riflessione sulle congiunture astrali è frutto di un clima culturale complesso e interessato a risolvere il dissidio, assai cocente, tra religione e astrologia. Ma per capire meglio il punto di vista grazzianiano su questo tema (trattato anche in componimenti che saranno analizzati successivamente) è bene guardare al recente passato fiorentino e al clamore che, per esempio, suscitarono le posizioni di Girolamo Savonarola e Giovanni Pico della Mirandola, intenzionati a smentire le false credenze astrologiche. Rilevanti in tal senso furono le Disputationes

adversus astrologiam divinatricem di Pico della Mirandola; il testo, composto tra

il 1493 e il 1494 e pubblicato a Bologna nel 1496, fu la prova tangibile di quanto le teorie di Savonarola e di Pico fossero in sinergia, dal momento che il filosofo divenne, analogamente all’ecclesiastico, avversario irremovibile dell’astrologia, vera minaccia per l’integrità del messaggio cristiano.

In particolare, entrambi si erano espressi contro l’astrologia divinatrice, la quale riteneva che i corpi celesti fossero la “causa prossima” di ogni evento terreno, mentre a detta del filosofo questi dipendevano da cause singole e particolari; inoltre, qualora fosse stato riconosciuto l’intervento ultraterreno sulle vicende umane, questo doveva essere interpretato non come influsso astrale (il cielo era pur sempre sostanza corporea), ma come azione divina e, quindi, come miracolo455.

La mancanza di fiducia di Anton Francesco nell’astrologia trova, per esempio, conferma in un componimento in ottave dedicato a Berrettone456, al secolo Adovardo Belfratelli. Del dedicatario si conosce ben poco; sappiamo che scrisse in versi per commemorare Michelangelo nel 1564 e che venne in contatto con Cosimo I grazie alla figlia di soli otto anni (che, date le difficoltà economiche

455 C.V

ASOLI, La polemica antiastrologica di Giovanni Pico, in Nello specchio del cielo. Giovanni Pico della Mirandola e le Disputationes contro l’astrologia divinatoria, Atti del Convegno di Studi (Mirandola-Ferrara, 16-17 aprile 2004), Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, p. 7.

456

182 della famiglia, ottenne dal duca una cospicua dote)457 . A pronunciarsi contro di lui non è il Lasca in prima persona ma un anonimo personaggio dall’atteggiamento presuntuoso e provocatorio, che si interroga sul perché Grazzini sia stato vittima di così tante ingiustizie, mentre per lui l’astrologia è stata fonte di guadagno (è chiara la scelta del Lasca, incapace di accettare l’anteposizione della fallace astrologia alla sua attività poetica):

Vuoi veder che la mia strologia è mille volte più bella e migliore alla fin, che non è la poesia

del Lasca tuo mordace ciurmadore458; chè a lui non fu mai fatto cortesia, che gli recasse od utile od onore, anzi suoi versi e prose fatto gli hanno più e più volte già vergogna e danno? Ma per contrario a me lo strolagare ha dato fama e fatto reverire; e se cercato avessi guadagnare, di seta e d’oro mi potrei vestire. Pure a chi m’ha voluto presentare459 non ho potuto, o saputo disdire, e sonmi capitate nelle mani

veste, cavalli, medaglie e collane460.

È con atteggiamento di sfida che l’anonimo deride il poeta, che evidentemente si cela dietro chi parla e che fornisce di sé il ritratto di uomo mesto e sofferente, vittima di terribili ingiustizie. Con ogni probabilità il Grazzini compose il testo in un periodo di grandi difficoltà personali, determinate dalla crisi accademica degli anni Quaranta. Ben più ricco di concetti e informazioni è, invece, il testo scritto per Ridolfo de’ Bardi. Pur non rinunciando all’ironia tipica della poesia burlesca, Grazzini esprime il proprio punto di vista sull’astrologia e su quanti pretendevano di predire il futuro. Ancor prima di rivolgersi a Ridolfo prende di mira Piero

457

D.MELLINI, Ricordi intorno ai costumi, azioni, e governo del Sereniss. Gran Duca Cosimo I, Magheri, Firenze, 1820, p. 51.

458 Ingannatore. Cfr GDLI. 459 Fare regali. Cfr GDLI. 460

183 Cardi461 (personaggio al quale riserverà molte critiche per le sue convinzioni astrologiche), augurandogli un’adeguata punizione, per aver fatto credere a molti di poter prevedere il futuro mediante l’astrologia:

Umane genti, state omai contente462, dando ferma credenza al parlar mio, delle cose future e contingenti non sa la verità se non Iddio: e se Pier Cardi, se crede altrimenti, ne pagherà con gli altri erranti il fio, se già non si rimuta, e lascia andare

quest’arte falsa dello ʼndovinare. 8 A questi audaci e perfidi indovini,

parabolan463 più tosto o ciurmadori464, artigiani non solo e cittadini,

ma danno fede i prelati e i signori. […]

Io non biasimo già, nè dico male di quella bella e chiara astrologia, da’ filosofi detta naturale

che dice il ver, senza mai dir bugia, la qual per comun bene universale studiar ciascuno, e saper ben devria, quella, che di lodar mai non son sazio,

quella, che insegna e intende frate Ignazio. 24 Ma l’altra solamente, ch’al predire

si gira intorno, ed allo ʼndovinare quel ch’esser debbia nel tempo avvenire, non resterò già mai di biasimare: e se alcun mi volesse contradire, vada il Savonarola a ritrovare, e veggian poi, se non l’ha visto pria, quel suo trattato dell’astrologia465.

461 M. Pietro Niccola Cardi, soprannominato Don Nasorre. Cfr A. G

RAZZINI, Rime di Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca, a cura di F. Moücke, cit., parte prima, p. 307.

462 Riscrittura del verso dantesco State contenti umane genti al quia, presente in un altro testo laschiano analizzato a p. 62 del presente lavoro. Cfr D.ALIGHIERI, La Divina Commedia di Dante Alighieri, cit., Purgatorio, canto III, v. 14, p. 279.

463 Ciarlone. Cfr GDLI. 464 Vedi nota 458. 465

184 In pochi versi e con una straordinaria capacità di sintesi, il Grazzini fornisce al lettore tutti gli elementi utili per ricostruire il clima culturale, nella fattispecie filosofico, vigente a Firenze. Al pari di Pico, contesta l’astrologia divinatoria o giudiziaria (quella cioè in grado di predire il futuro mediante gli astri), preferendo di gran lunga quella naturale o matematica, considerata attendibile nelle

Disputationes per la sua capacità di leggere la perfezione e l’armonia

dell’universo466 .

La veridicità delle teorie pichiane è ulteriormente sottolineata dalla menzione del Savonarola, che a pochi anni di distanza dal filosofo di Mirandola aveva espresso nel Trattato contro gli astrologi (1495) giudizi negativi contro l’astrologia, di ispirazione anticristiana e vero ostacolo del libero arbitrio e della libertà di scelta dell’uomo467

.

L’intervento del Savonarola segnò inevitabilmente il modo di percepire l’astrologia a Firenze, non solo da parte degli intellettuali e dei filosofi ma anche dei ceti popolari, fortemente attratti da quanto di misterioso e sconosciuto vi fosse in questa disciplina.

Di certo, nel Cinquecento era venuta meno la legittimazione della magia astrale, che grande successo aveva riscosso nel secolo precedente; a provare che fossero molteplici le difficoltà per chi, imperterrito, credeva ancora negli astri ci sono le parole del Lasca, che mette in guardia il Cardi da possibili ritorsioni ai suoi danni (vv. 54-55). Il fatto che a modello di un’astrologia dai tratti marcatamente popolari e grossolani sia stato scelto un religioso come Pier Cardi, testimonia la scarsa fiducia del poeta negli ecclesiastici, tra i quali erano abituali le profezie e le “letture astrali”. Grazzini, in particolare, attacca Ser Cardi per i suoi pronostici sul sesso di un nascituro468, capaci di generare in città una ridda di voci non certo lusinghiere sul prete469:

466 C.V

ASOLI, Le filosofie del Rinascimento, Mondadori, Milano, 2002, p. 243. 467 C.

VASOLI, Civitas mundi: studi sulla cultura del Cinquecento, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1996, p. 317.

468 Anche Pico della Mirandola aveva affrontato nelle Disputationes il tema della genitura, confutando puntualmente quanto sostenuto dagli astrologi circa l’esistenza di “un’ora fatale” capace di influenzare la vita del nascituro. Cfr G. Pico della Mirandola, Disputationes adversus astrologiam divinatricem, a cura di E. Garin, Vallecchi Editore, Firenze, 1946, Libro VII, pp. 155- 173.

469 Per maggiori dettagli sui vaticini compiuti durante gli anni di governo dei Medici vedi C. VASOLI, Profezie e profeti nella vita fiorentina, in Magia, astrologia e religione nel Rinascimento, Atti del Convegno polacco-italiano (Varsavia, 25-27 settembre 1972), Ossolińskich, Zaklad Narodowy, 1974, pp. 24-25.

185 […]

Ridolfo, or voi quando a Mugnana andate per udir Messa, o per fare orazione, e ser Pier Cardi nostro ritrovate, da parte dite a lui di Berrettone,

che stia due verni il manco470 ed una state, ch’a Firenze nol vegghin le persone;

o venga sconosciuto o in camuffato,

per ch’il meschin non fusse lapidato. 55 Ognun dice la sua, ognun gli è addosso,

ognun si tiene offeso, anzi ingiuriato, cotal che più difenderlo non posso, tanto si è contro il popol concitato471; ma ei non ha già fatto da uomo grosso, ma saviamente il gioco suo giucato, per che potea, se maschio era il bambino, abbruciar l’almanacco e ʼl taccuino.

Per questo a Ridolfo de’ Bardi472, nominato senatore nel 1589, è assegnato il ruolo di mediatore: dovrà essere lui a informare il Cardi del clima di sospetto contro gli indovini e gli astrologi. I vaticini del Cardi, almeno stando alle parole del Lasca, dovevano essere cosa nota a Firenze (vv. 56-63), a riprova di quanto le pratiche magiche e astrologiche fossero radicate nella società fiorentina:

L’influsso dell’astrologia sulla vita di quell’epoca [quella rinascimentale] fu potentissimo; essa si insinuò sin dentro agli strati più bassi della società in forma di calendari, pronostici ed altri opuscoli. Che ai figli dei nobili si traesse l’oroscopo della nascita è facile a capirsi, ma quest’uso trovò numerosi imitatori anche tra la borghesia. Non c’era avvenimento pubblico o privato che non fosse esaminato astrologicamente473.

Questo testo, tutto incentrato sulle fallimentari capacità divinatorie del Cardi, non è altro che l’esito di un ciclo di componimenti nei quali Anton Francesco si diverte a ironizzare sull’uomo e sul tentativo fallimentare di indovinare il sesso di

470 Almeno. Cfr GDLI.

471 Eccitato. Cfr GDLI. 472

Ridolfo di Pierfrancesco ottenne dal Granduca Ferdinando I la nomina a senatore nel 1589. Nacque il 24 agosto 1533 e morì il 19 luglio 1609. Cfr G. M. MECATTI, Notizie istorico- genealogiche appartenenti alla nobiltà fiorentina. Parte seconda che contiene il Senatorista o sia la serie de’ Senatori fiorentini, Giovanni Di Simone, Napoli, MDCCLIII, p. 158.

473

186 un bambino che sta per venire al mondo, il verosimile erede della famiglia Medici:

Messer Pier Cardi mio, se voi bramate far gran piacer al popol Fiorentino, poi ch’al contrario sempre indovinate, dite che sarà femmina il bambino, per ch’han speranza tutte le brigate che sia poi maschio, io me lo indovino: fatel di grazia, se ben vi pare ostico, per che a rovesciò seguirà il pronostico. […]

Umana cosa è, ser Pier mio, il peccare e l’emendarsi angelica e divina, ma diabolica poi perseverare,

certa d’ognuno ed ultima rovina: 20 lasciate il mondo e le sue pompe474 andare, seguendo l’evangelica dottrina;

ma non tardate al ciel volgere i passi, per che voi sete alla porta co i sassi475.476

Grazzini, pur alludendo chiaramente alla nascita imminente di un bambino, non dice nulla sul suo conto; il suo obiettivo principale (per lui che non crede nell’astrologia divinatoria, né tantomeno in quella palesemente inefficace del Cardi) è quello di deridere il prete, chiedendogli di annunciare pubblicamente l’esito delle sue previsioni, a patto che vengano ribaltate prima del loro annuncio pubblico. Sebbene siano sempre vive l’ironia e la beffa, vi è un momento nel quale Anton Francesco veste i panni dell’uomo lungimirante e avveduto, chiedendo al destinatario di abbandonare i vaticini e di dedicarsi esclusivamente alla preghiera, essendo ormai prossimo alla morte (tema caro alla poesia grazziniana e riscontrato anche nelle rime di dedica allo Stradino). Il testo si chiude in un clima di sospensione, determinato sia dalla mancanza di informazioni sul nascituro, sia dal fantasma della morte che incombe su Don Nasorre.

474 Sfarzi. Cfr GDLI.

475 Modo di dire fiorentino che significa “trovarsi in prossimità della scadenza di qualcosa, incalzato dalla necessità di portarlo a termine” . Cfr GDLI.

476

187 È, invece, in un altro componimento che si hanno maggiori informazioni per quanto concerne l’identità del nascituro:

Se quel ch’avete, ser Pier mio, in favore del nostro gran padron pronosticato, rïesce vero, od abate, o priore

vi veggio in breve, o qualche gran prelato. 4 A questa volta l’utile e l’onore

in una posta avete arrisicato:

questo è un colpo che vale più di mille; tosto sarete o Cesare, o Nichille477.478

Pur non rivelando espressamente il nome dei genitori del piccolo atteso con trepidazione, il Lasca spiega che gli “sforzi divinatori” del Cardi sono al servizio del loro gran padron (v. 2), epiteto impiegato anche in altri componimenti per indicare il duca Cosimo I. È, dunque, alta la probabilità che si riferisca a qualche erede di Cosimo I o del figlio di questi Francesco I. Evidentemente, nel pronostico il Cardi aveva riposto tutti i suoi sogni di gloria, segnando a seconda dell’esito il suo destino di uomo e astrologo.

L’insistenza sulla pratica del vaticinio per uomini autorevoli e rispettati come il sopra menzionato gran padron non deve di certo sorprendere; proprio i Medici, infatti, furono al corrente dell’attenzione riservata alla magia e all’astrologia e non certo esenti dal loro influsso479 . A provare più di altri questa tendenza è l’oroscopo che Giuliano Ristori ideò appositamente per il duca Cosimo I nel 1537, anno della sua elezione dopo l’uccisione di Alessandro de’ Medici. Suddiviso in tre sezioni (dedicate rispettivamente al corpo, all’animo e agli accidenti di fortuna), che risultano agli occhi dei contemporanei ricche di scontate informazioni e spesso erronee predizioni, è interessante (ai fini della nostra analisi

477 O tutto o niente. Variante del detto ‹‹O Cesare o Nicolò›› nato dalla superbia del duca Valentino, il quale si chiamava Cesare e soleva dire ‹‹Aut Caesar aut nihil››, tradotto volgarmente e in tono sarcastico dai popolani come ‹‹O Cesare o Nicolò›› o come ‹‹O Cesare o Nichille››, prontamente ripreso dal Lasca. Per maggiori dettagli vedi P.LUSI DI VASSANO, Saggio di modi di dire proverbiali e di motti popolari italiani, Sinimberghi, Roma, 1872, p. 19.

478 C.V

ERZONE, cit., p. 412.

479 Fu nel pieno Cinquecento, inoltre, che la magia, senza privarsi dell’aspetto astrologico e incantatorio, assunse un aspetto scientifico, affermandosi anche come alchimia. Lo testimonia una tavola, collocata nello studiolo di Francesco I e dipinta da Francesco Stradano nel 1570, che raffigura tutti gli strumenti tipici del mestiere dell’alchimista e che è denominata L’officina dell’Alchimista. Cfr M. ADRIANI, Arti magiche nel Rinascimento a Firenze, Bonechi, Firenze, 1980, p. 101.

188 sui testi indirizzati a Pietro Cardi) per la convinzione di Ristori e di molti altri astrologi di poter prevedere il sesso dei nascituri480:

Secondo la mente di Tolomeo dico che i più de’ figli di Vostra Eccellenza saranno maschi, percioché la Luna essendo in segno e quadra del cielo [saranno] masculini e separandosi e applicandosi a’ pianeti masculini, è divenuta maschia. Il medesimo ancora si può mostrare per tutti gli autori generalmente per essere il segno della undicesima e della quinta segni masculini e la parte de’ figli parimenti insieme con Giove in segno maschio. Tuttavolta non affermo troppo arditamente le cose dette per non sapere la disposizione del ventre materno, il quale concorre alla generazione481.

Verosimilmente, il ciclo di componimenti dedicati all’astrologia del Cardi risale agli anni Cinquanta-Sessanta, stando anche a un altro testo in ottave, nel quale si invita il destinatario ad abbandonare l’interpretazione di eccezionali eventi celesti come la comparsa in cielo delle comete:

[…]

Or qui finisco; e se mi crederete, fra poco tempo al fin potrò vedello, chè nell’imprese vostre, o meste, o liete,

mostrate sempre aver poco cervello: 60 lasciate andar gl’influssi e le comete,

e il tanto indovinar per questo e quello, dando all’anima e al corpo alcun ristoro, or che voi sete ricco e tutto d’oro482.

È a partire dal v. 61 che prevale lo scetticismo di fronte all’abitudine di scrutare il cielo per predire il futuro collettivo; in particolare, non è da escludere il riferimento al passaggio di una cometa nel 1556, che a detta di alcuni storici spinse Carlo V ad abdicare, spaventato da un fenomeno di cattivo augurio483 (anche il passaggio della cometa di Halley nel 1531 era stato interpretato dal medico e alchimista svizzero Paracelso come segno del crollo imminente delle

480 Il sesso del nascituro era influenzato, a detta di astrologi e indovini, dalle fasi lunari. Cfr G. FRANCESCHI, cit., p. 202.

481 R.C

ASTAGNOLA, Un oroscopo per Cosimo I, in ‹‹Rinascimento››, 1989, seconda serie, vol. XXIX, p. 179.

482 C.V

ERZONE, cit., pp. 409-410. 483

189 monarchie484 ). Teorie catastrofiste come queste seminarono il panico tra quanti temevano di finire in rovina e stimolarono, al contempo, l’attività di quanti credevano di poter anticipare gli eventi futuri interpretando i segni astrali. E proprio a quanti si arricchirono speculando sulle paure umane sono destinate le critiche del Lasca. Al di là del modo tutto personale di Anton Francesco di deridere quanti non condividessero con lui la stessa interpretazione dei fatti, risulta chiaro che all’interno della produzione grazzianiana il tema astrologico e della magia era rilevante. Emerge, infatti, anche nella commedia La Strega e in una novella della raccolta Le Cene (Seconda Cena, novella quarta), nella quale ci si diverte a descrivere gli inganni che lo Scheggia, il Pilucca, il Monaco e il chiromante Zoroastro ordiscono ai danni di Gian Simone, speranzoso di conquistare la donna amata. Analogamente alle rime, è forte la diffidenza del Lasca nei riguardi delle pratiche magiche; ecco, infatti, come descrive Zoroastro:

Attendeva alla strologia, alla fisionomia, alla chiromanzia, e cento altre baiacce: credeva molto alle streghe, ma soprattutto agli spiriti andava dietro; e contuttociò non aveva mai potuto vedere né far cosa che trapassasse l’ordine della natura, benché molte esperienze e scerpelloni e novellacce intorno a ciò raccontasse, e di farle credere si ingegnasse alle persone485.

La pratica divinatoria, dunque, oltre a essere biasimata perché foriera di inganni, amplia le prospettive interpretative sulla poesia grazziniana, capace di portare alla luce le contraddizioni degli ecclesiastici come Pietro Cardi, che anziché affidarsi al messaggio evangelico di salvezza, si lasciarono condizionare dal falso mito dell’astrologia.

484 O.P

OMPEO FARACOVI, Scritto negli astri, Marsilio, Venezia, 1996, p. 253. 485

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