• Non ci sono risultati.

Dal Congresso di Nantes (1977) alle elezioni legislative del 1978: la messa in causa dell'età dell'autogestione?

3 “L'età dell'autogestione” e il socialismo

3.5. La Deuxième Gauche.

3.5.1. Dal Congresso di Nantes (1977) alle elezioni legislative del 1978: la messa in causa dell'età dell'autogestione?

Tra il 1974 a il 1975 si realizza l'integrazione della ex dirigenza del PSU nel

Parti Socialiste attraverso l'ingresso nella maggioranza interna dell'organizzazione, sancita dal congresso di Pau (31 gennaio – 2 febbraio 1975), in cui la mozione congiunta di Mitterrand, Rocard, Defferre, Mauroy e Poperen ottiene il 68% dei mandati contro poco più del 25% del CERES, spinto ai margini del vertice di partito.

L'avvicinamento del PS alla parola d'ordine dell'autogestione è salutato con circospezione da Yvon Bourdet346 nel numero di novembre 1975 di «Autogestion

et socialisme». Fornendo un resoconto della Convenzion Nationale, Bourdet

riprende la polemica aperta dal CERES a riguardo della “sedicesima tesi”, che l'autore definisce «marginal par rapport à l'autogestion»:

«Pour l'essentiel cet “emendement” récupère une thèse maoiste: alors que le

346 Yvon Bourdet, Chroniques de l'Autogestion. La Convention du Parti Socialiste sur l'Autogestion, in «Autogestion et socialisme», n. 32, novembre 1975, pp. 117-124.

partis traditionnels [..] font du passage à la révolution l'affaire de l'Organisation [..] le CERES innove “en prévoyant” des mouvements de plus ou moins grande ampleur au lendemain de la victoire électorale et il préconise d'imaginer, dés maintenant, une structure d'accueil pour canaliser ces mouvements éventuels»347.

All'interno del PS, Bourdet distingue quattro aree di pensiero che si esprimono dalla tribuna della Convention: «ceux qui se prononcent sincèrement pour l'autogestion dans toutes ses implications, y compris une transformation immédiate et profonde du fonctionnement du parti»348, tendenza che unisce la

“troisième composante” alla base ex SFIO che rigetta lo stalinismo ed è interessata all'apertura di una “terza via” fra socialdemocrazia e comunismo filosovietico – il riferimento è a Pierre Mauroy; in seconda battuta, ci sono coloro che respingono un'applicazione immediata dei principi dell'autogestione, nel nome dell'unità col PCF, ad ogni costo – Jean Poperen e il CERES, «ceux qui voudraient en revenir avant la scission de Tours»349; il terzo gruppo è quello in cui si possono riconoscere sia Mitterrand che Martinet, per i quali l'autogestione è un principio compatibile con la strategia dell'Union; infine, l'ultimo gruppo è formato da coloro che, a fini elettorali, «jugent que le mot d'ordre de l'autogestion est un “bon truc” pour se distinguer du PCF et pour rassembler des isolés ou des indécis que la SFIO n'attirait pas»350. Una tendenza, quest'ultima, che il dibattito pubblico non ha fatto limpidamente emergere. Secondo Bourdet il fattore tattico – «le machiavélisme (voire l'imposture)»351 - adottato da alcune delle tendenze indicate può costituire una spinta positiva al “courant

autogestionnaire”:

«Nous tenons donc pour important et positif qu'au PS, toutes “tenances réunies” ça parle de l'autogestion, pour aujourd'hui, pour après-demain, voire pour jamais, peu importe. Pourquoi le militant de l'autogestion beneficierait-il de meilleurs conditions que le Semeur de la Parabole?»352

Bourdet, in tal senso, ritiene che lo sforzo di analisi prodotto dal PS sia notevole, specie in relazione all'istruttoria predisposta dalla commissione Martinet, poiché l'organizzazione dei socialisti prende seriamente in considerazione il prodotto dei movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta per costruire una modalità alternativa di conquista ed esercizio del potere.

347 Ibidem, p. 118. 348 Ibidem, p. 120. 349 Ibidem, p. 121. 350 Ibidem, p. 121. 351 Ibidem, p. 122. 352 Ibidem, pp. 122-123.

L'ingresso del “courant autogestionnaire” e del suo patrimonio culturale mutuato dai movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta – oltre che dalla storia intellettuale e politica della CFDT – insieme alla graduale crescita della prestazione elettorale dei socialisti, che vincono sette elezioni legislative suppletive consecutive fra 1974 e 1975, spinge il PCF a ricalibrare la propria strategia.

«Les Quinze thèses [..] dessinent un schéma qui puise pour une très large part dans le patrimoine idéologique du PSU et de la CFDT, se risquant même, avec prudence, sur le terrain délicat des implications stratégiques du projet autogestionnaire. Mais l'attachement réaffirmé au “choix fondamental de l'union de la gauche”, au “front de classe”, à la “conquête du pouvoir d'Etat”, à la “propriété collective” et à la “planification”, vient équilibrer l'accent mis sur les “traits originaux du projet autogestionnaire”: décentralisation la plus poussée possible des décisions, extension progressive du principe électif à l'ensemble des activités sociales, contrôle généralisé de la gestion lorsqu'elle ne peut pas être exercée directement, remise en cause de la hiérarchie et de la division du travail, soit “l'inversion de la logique qui a jusqu'à présent caractérisé l'évolution des sociétés industrielles»353.

In maniera molto significativa, proprio nel 1975, Etienne Fajon, rappresentante del PCF al Cominform, pubblica un libro dal titolo «L'Union est

un combat». Il rischio della fine dell'alleanza spinge Mitterrand a dichiarare, nel

congresso straordinario di Djion del 1976 dedicato alle elezioni municipali dell'anno successivo, che l'Union e il “programme commun” erano l'unica strategia possibile per vincere: utilizzare i voti comunisti nell'ottica di ottenere il potere per il PS.

Il deputato della Nièvre sapeva, tuttavia, che sarebbe giunta presto la richiesta comunista di una “rinegoziazione” del programma. Troviamo conferma di ciò nei suoi interventi d'inizio anni Settanta, raccolti nell'antologia «Politique»:

«L'union de la gauche, pour l'emporter, pour 'simposer, devait passe deux phases. La première, facile, harmonieuse, correspondait à la periode où les communistes n'imaginaient pas le rééquilibrage possible. La deuxième, heurtée, douloureuse, était fatale dès que les socialistes étaient devenus, grâce à l'Union et à leur renouveau, la première force politique française»354.

Le elezioni municipali del 1977 sono, per l'edizione di «Le Monde» del 22 marzo, un «raz-de-marée» per le sinistre, che ottengono complessivamente più

353 Frank Georgi, Les “rocardiens”: pour une culture politique autogestionnaire, art. cit., p. 206. 354 François Mitterrand, Politique, op. cit., pp. 12-13.

del 50% dei suffragi e la parte più ampia delle grande città, con la sola eccezione di Parigi, dove Jacques Chirac diviene sindaco355. A giugno, il congresso socialista

di Nantes si apre con la massima incertezza relativamente ai destini dell'Union: la rottura avviene nella notte fra 22 e 23 settembre ed è dichiarata da Robert Fabre, capo dei radicali di sinistra. I negoziati, relativi ad una nuova quantificazione delle quote azionarie delle filiali d'impresa da porre sotto il controllo dello Stato, malgrado gli sforzi di Mitterrand e di Rocard, incaricato degli studi economici nel settore pubblico, portano ad una brusca divisione. L'ex segretario del PSU è a favore di una linea di maggior durezza nell'alleanza con i comunisti e, in forza di tale posizione, subisce duri attacchi da parte del CERES, che definisce il “courant

autogestionnaire” come “gauche américaine”, prona al liberismo, revisionista.

L'approssimarsi delle nuove presidenziali apre i giochi delle candidature dentro il PS: il risultato delle elezioni per l'Assemblée Nationale, previste per il 1978, sono decisive per confermare una ulteriore candidatura di Mitterrand.

Fra 1977 e 1979 si apre la rottura interna alla maggioranza che controlla il PS: a due anni dalla Convention Nationale pour l'Autogestion, Michel Rocard rilancia la specificità dell'apporto culturale della sua area. Pur facendo parte della mozione del segretario, che ottiene il 76% dei mandati congressuali, l'intervento dell'ex leader del PSU chiarisce la diversità fra sinistra “statalista” e socialismo autogestionario.

Senza specificare se ciò avvenga nello stesso partito o nella sinistra nel suo complesso, il 18 giugno 1977, dalla tribuna congressuale, Rocard contrappone «la

Deuxième gauche, décentralisatrice, régionaliste, héritière de la tradition autogestionnaire, qui prend en compte les démarches participatives des citoyens» a una »Première gauche, jacobine, centralisatrice et étatique»356.

L'intervento di Michel Rocard è preparato insieme a Patrick Viveret, autore con Pierre Rosanvallon di «Pour une nouvelle culture politique» (1977), ed è un passo essenziale della vicenda politico-intellettuale della “deuxième gauche”, poiché ne sono descritti i suoi tratti essenziali a partire da una vicenda specifica, ossia le visioni che i comunisti avevano portato nei negoziati per l'aggiornamento del “programme commun”. La “deuxième gauche” è messa in diretta connessione con Karl Marx rispetto all'idea di autodeterminazione dei lavoratori357: il riferimento alla dimensione positiva dell'individualità porterebbe

il socialismo ad ergersi come alfiere delle libertà personali, dei diritti delle

355 In quanto capitale della République e della Francia, Parigi era amministrata direttamente dal Prefetto. L'ultimo sindaco scelto in maniera democratica, a parte la breve esperienza della Comune del 1871, era stato Jean- Baptiste Fleuriot Lescot, ghigliottinato nel 1794 a seguito della caduta di Robespierre. La legge del 31 dicembre 1975 torna a conferire il potere dell'elezione del sindaco ad un Conseil de Paris eletto dai cittadini.

356 Michel Rocard, Le deux cultures politiques in Michel Rocard, Parler vrai, Paris, Seuil, 1979, pp. 79-80.

357 Michel Rocard, in un colloquio della Fondation Jean Jaurès tenutosi il 14-15 febbraio 2014 presso l'Ecole Normale Supérieure di Parigi e consacrato alla storia della “deuxième gauche”, è intervistato da Hervé Hamon e Pierre Rosanvallon e conferma la referenza marxiana del termine.

minoranze, giacché esso «se méfie du reglement et de l'administration»358.

Il dibattito culturale assume una piega fortemente politica nel momento in cui, nell'aprile del 1978, gli esponenti vicini a Mitterrand membri della redazione della rivista «Faire. Mensuel pour le socialisme et l'autogestion», si dimettono. La rivista era stata fondata nell'ottobre del 1975 da dirigenti provenienti da tutte le aree della maggioranza interna, allo scopo di costruire un patrimonio culturale comune.

Voluta con forza da Gilles Martinet, la redazione della rivista comprendeva Lionel Jospin, Claude Estier (mitterrandiani), André Salomon (uomo di Pierre Mauroy), Viveret e Rosanvallon (intellettuali di area rocardiana).

Così Martinet descrive le ambizioni della rivista:

«Je voulais faire une revue de socialisme moderne avec, en fond, l’idée de voir de là naître une majorité de la majorité. [...] Le but était de faire à l’intérieur de la majorité du congrès de Pau un pôle plus dynamique qui laisserait de côté les éléments archaïques (anciens SFIO, poperenistes) et intégrerait des mauroyistes modernes et des mitterrandistes ayant appartenu au PSU [...] d’avant 68. Je ne voulais pas faire un ghetto rocardien mais un courant d’inspiration du PSU d’avant 68 avec les modernistes de Mauroy et de Mitterrand»359.

Il tentativo di Martinet pare consegnare buoni frutti al PS, in quanto aggancia il partito a quella riflessione di cui si fanno alfieri Pierre Rosanvallon («L'âge de l'autogestion», 1976) e Jacques Julliard («Contre la politique professionelle», 1977).

In tali elaborazioni l'autogestione emerge come «idée politique neue», prodotto dei movimenti sociali più che della rielaborazione della teoria marxiana del deperimento dello Stato. Per Rosanvallon l'autogestione è strumento risolutivo di quella “entropia democratica” che non consente alla stessa democrazia di sviluppare la qualità della rappresentanza così come quella della partecipazione diretta.

L'autogestione, per l'intellettuale vicino alla CFDT, può essere descritta con un linguaggio tecnocratico laddove si faccia riferimento al decentramento e a diverse forme di gestione o pianificazione democratica; può essere il rifiuto libertario dello Stato, con l'affermazione del diritto alla spontaneità individuale; può essere la “fine della storia”, forma definitiva dei rapporti sociali e politici che segnino il termine delle divisioni di classe; può essere emblema di una visione “consiliare”, basata sulla autodeterminazione dei produttori, interessati ad evitare l'«exploitation»; può essere un mero comportamento, valorizzazione della

358 Michel Rocard, Le deux cultures politiques, art. cit., p. 80.

359 François Kraus, Les Assises du Socialisme, op. cit.,p. 119-120 [intervista realizzata dall'autore a Gilles Martinet il 12 febbraio 2001].

fraternità; può essere un diverso schema “scientifico” con cui la società si struttura. Nella sua disamina sulla questione del potere, Rosanvallon si focalizza sul rapporto fra autogestione e liberalismo, da lui inteso come complesso di dottrine politiche tese a salvaguardare la sovranità della società civile rispetto al potere statale: nemico del totalitarismo, il liberalismo avrebbe tuttavia il difetto di non aver aggiornato la propria teoria dello Stato, rimasta ferma alla limitazione dei poteri dello stesso. Il socialismo, attraverso l'adozione della pratica autogestionaria, può far sì che lo Stato garantisca libertà e uguaglianza attraverso la concessione di proprie prerogative alle comunità locali e facendo, così, evolvere la società civile in società politica. Critica della società borghese estratta dal marxismo, disimpegno dello Stato per favorire la ricostruzione di una società civile “impegnata” responsabilmente in politica: sarebbe questa la sinergia proposta da Rosanvallon.

In riferimento alle radici di tale lettura, Georgi evidenzia la comune formazione cattolica di questi pensatori360 e il passaggio dal movimento

studentesco attraverso l'esperienza del sindacato e del PSU. “L'età dell'autogestione”, pertanto, si configura come un'età di sperimentazione, proprio nei termini individuati dalla progressiva analisi della CFTC/CFDT. Gli alfieri del “courant autogestionnaire”, che trova nuova denominazione in “deuxième

gauche”, criticano tre elementi fondamentali della cultura statalista egemone in

Francia: la Rivoluzione, che per François Furet e Claude Lefort è, attraverso il giacobinismo, portatrice di germi totalitari; il Progresso, che sfocia nel produttivismo; lo Stato, nemico della società civile.

È per questo che il progetto politico ancorato all'autogestione si poggia sul mercato, visto come strumento di regolazione al pari del Plan, mezzo per lo sviluppo coordinato e paritario della Nazione laddove non concepito in modo centralistico o totalitario:

«La planification démocratique autogérée est par principe una planification “contractuelle”»361.

La proposta politica di Pierre Rosanvallon, ripresa a piene mani da Rocard, è molto in rottura con la dottrina socialista tradizionale, di cui si fa alfiere il CERES

360 Come riportato dal numero di settembre 1977 di «Autogestion et socialisme», fra 1976 e 1977 l'apporto dei militanti di cultura cristiana viene approfondito in una serie di saggi, fra cui possiamo ricordare: Robert Chapuis, Les Chrétiens et le socialisme, Calmann-Lévy, Parigi 1976; A gauche, ces chrétiens... groupuscules isolés ou mouvement d'avant-garde?, in «Autrement», n. 8, febbraio 1977; Les militants d'origine chrétienne, in «Esprit», numero speciale, aprile-maggio 1977. Individuando le ragioni del proprio impegno politico, Chapuis scriverà su «Témoignage Chrétien» del 3 giugno 1976:

«S'ils se veulent être réellement autogestionnaire, s'ils entendent faire du socialisme autogestionnaire une réalité sociale, les chrétiens doivent cesser d'abord d'être des prophètes pour devenire d'abord des militants: alors, peut- être autons-nous quelque chance de redonner la parole à la collectivité, c'est-à-dire finalment de lui redonner une fonction prophétique».

e cui Mitterrand non può rinunciare, almeno nominalmente. È una crepa culturale che si rifà a testimonianze, come «Arcipelago Gulag» diAleksandr Solženicyn, pubblicato a Parigi nella sua prima edizione assoluta (1973)362, che

acuirono il sentimento anticomunista e antistalinista della sinistra democratica e socialista:

«Il y a crise du marxisme, comme de toute la pensée politique dans laquelle il s'inscrit. La “révélation” du Goulag d'un côté, la remise en cause radicale de la “rationalité positiviste” dans les sciences dures comme dans les sciences humaines de l'autre, obligent dans l'urgence à remettre en question jusque dans ses fondements toute une culture politique et à en inventer une autre»363.

Il limite dell'operazione rocardiana è, tuttavia, pienamente individuato da Robert Chapuis nel suo racconto del congresso di Nantes:

«Ce moment est hautement symbolique. Il résume à l'avance l'histoire du “rocardisme”: d'une part, une véritable docrine capable de redonner du sens et de la vigueur au socialisme dans une version sociale-démocrate, tout en dépassant le débat du congrès de Tours [..]; d'autre part, une incapacité tactique, un refus d'organiser un rapport de force capable d'inscrire cette “doctrine” dans la réalité politique. C'est ce qui fit la vertu du rocardisme, c'est aussi ce qui a fait sa perte. Il y eut des mitterrandistes, mais il n'y a jamais eu que des rocardiens»364.

Alla vigilia delle elezioni legislative, Gérard Fuchs, esperto di politica estera del partito di Mitterrand e futuro deputato della circoscrizione di Parigi, analizza per «Autogestion et Socialisme» il rapporto fra PS e autogestione365, dal

“programme commun” (1972) sino al congresso di Nantes (1977). Fuchs fa risalire l'origine dell'interesse per l'autogestione da parte della sinistra non comunista agli anni Cinquanta, laddove i gruppi della “nouvelle gauche” oppongono «une réaction idéologique et militante»366 allo stalinismo comunista. L'autore, tuttavia, riconosce ad un soggetto solo la paternità della coeva elaborazione sull'autogestione:

«Si l'explosion de Mai 1968 peut en effet s'expliquer par le caractère bloqué de la société française, si son caractère libertaire a dû beaucoup aussi à la propagation de certaines des idées de la nouvelle gauche, l'acquis essentiel de mai rest pour

362 Il testo fu pubblicato in Italia dalla Arnoldo Mondadori Editore nel maggio 1974, ricevendo una prima accoglienza molto fredda, sia da parte degli intellettuali che da parte della politica.

363 Ibidem, p. 211.

364 Robert Chapuis, Si Rocard avait su, op. cit., p. 67.

365 Gérard Fuchs, Le Parti Socialiste et l'autogestion, in «Autogestion et socialisme», n. 40, marzo 1978, pp. 43-48. 366 Ibidem, p. 44.

moi le mariage de la CFDT et de l'autogestion: par delà le slogan de quelques groupuscules, par delà des réflexions de quelques intellectuels [..] la prise en compte officielle du concept d'autogestion non plus seulement de façon implicita par des manifestants, mais de façon explicite par une organisation syndicale de près d'un million de membres, ouvrai de nouveaux horizons»367.

L'interessamento della seconda organizzazione sindacale francese, l'apertura dei quadri politici del PSU ad una dinamica più ampia del proprio piccolo partito conferisce al “courant autogestionnaire” la concreta possibilità di incidere nel patrimonio ideale del nascente PS a trazione maggioritaria (mitterrandiana368).

Per Fuchs, l'alleanza tattica fra Mitterrand e il CERES, fondamentale per la vittoria congressuale di Epinay, costituisce una «innovation verbale» cui è necessario, però, conferire una traduzione concreta in politica. Diventa fondamentale, pertanto, «considérer l'autogestion comme un élément positif de l'identité socialiste, nécessaire à son affirmation politique dans l'alliance nécessairement conflictuelle avec les communistes»369. L'autogestione s'indende

come strumento unificante del mondo socialista e come demarcazione ideologica dai comunisti. La rottura dell'Union, a pochi mesi dal rinnovo dell'Assemblée

Nationale, cambia nuovamente il lessico politico del PS, facendo sorgere due

possibilità alternative: far concepire all'elettorato che l'autogestione costituisce un progetto radicalmente alternativo al PCF oppure svolgere una campagna elettorale dedicata a «une gestion municipale renouvelée, marquée par une transparence nouvelle des prises de décision, une concertation permanente avec les associations locales, l'appel à la participation du plus grand nombre, pour expliquet que, pour le PS, l'application du Programme commun ne doit pas seulement conduire à une vie meilleure pour les citoyens et les travailleurs, mais aussi à une autre organisation de la société par les citoyens et les travailleurs eux- mêmes»370.

Da qui, per Fuchs, il bisogno che il congresso successivo (Metz 1979) non sia solo occasione per definire una prospettiva elettorale, ma anche uno strumento per qualificare un profilo programmatico di lungo periodo, in cui la centralità della autogestione non sia tale solo per un provvisorio bisogno retorico, ma anche per la costruzione di un progetto di società:

«Le débat sur l'autogestion est l'un des débats à venire inévitablement pour relancer une unité, conflictuelle mais vivante, de la Gauche. Le débat sur l'autogestion est aussi, à terme, indispensable à l'élargissement de la base sociale 367 Ibidem, p. 44.

368 «La crédibilité de la gauche française passe par la crédibilité d'un parti socialiste équilibrant dans l'opinion, la force parfois perçue comme menaçante, du Parti communiste»: ibidem, p. 45.

369 Ibidem, p. 46. 370 Ibidem, p. 47.

se reconnaissant dans le projet qu'elle sous-tend»371.

Le aspettative di Gérard Fuchs in merito al congresso dei socialisti devono essere misurate con un parametro di realtà: alla fine degli anni Settanta, lo slogan della autogestione è già declinato in rapporto più al “cadre de vie” che all'organizzazione dell'economia. Ciò non avviene solo all'interno del Parti

Socialiste, che elabora una piattaforma programmatica in vista delle elezioni

municipali del 1977, ma anche nel dibattito intellettuale. Nell'antologia di saggi e recensioni raccolte dalla rivista «Autogestion et socialisme», infatti, nel numero di giugno-settembre 1978 troviamo i rapporti dei gruppi di lavoro di una “conférence internationale sur l'autogestion” tenutasi a Parigi. Uno di questi è il rapporto del gruppo 5, dedicato a «L'organisation de l'espace et des

communautés; régions et minorités»372.