• Non ci sono risultati.

Crimine e sicurezza nelle GC statunitensi

CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.16 Crimine e sicurezza nelle GC statunitensi

Sicuramente siamo coscienti che mura e cancelli non siano in grado di fermare il crimine, ove regni la volontà di svaligiare appartamenti o rubare auto, non esiste sistema di sicurezza che tenga. Ogni muro, allarme, videocamera o sensore può solo fare da deterrente più o meno sufficiente allo scopo.

Gran parte delle cosiddette GC non hanno cancelli, i portali di accesso hanno solo un uso decorativo, l’accesso è libero e le guardie sono presenti solo parte della giornata. Inoltre spesso lungo le recinzioni sono aperti dei varchi da parte di residenti o esterni per svariate ragioni e non sono più ripristinate compromettendo così la chiusura o pretesa chiusura dell’ambiente.

Secondo la IFPO373 (International Foundation for Protecion Officiers) il trend interno è che i crimini contro la persona siano in calo, a causa del rischio per i criminali di entrare in un luogo dal quale può essere difficile uscire; ma afferma anche che i furti calano nel primo anno di chiusura ma in seguito risalgono uniformandosi ai livelli circostanti non gated.

Il senso di sicurezza che il marketing vuole instillare è in realtà molto difficile da verificare. Blakely374 riferisce che in alcune città come ad esempio Fort Lauderdale non ci sono differenze nei tassi di criminalità tra zone gated e non, mentre in altre città di contro sono a

372 K. Price-Robinson, Two-Thirds ‘Annoyed’with HOA, Survey Says, Los Angeles Times, 5 settembre

2007, disponibile in http://kathysremodelingblog.com/two-thirds-annoyed-with-hoa-survey-says/. Ultimo accesso 27/04/2014.

373

Edward J. Drew , Jeffrey M. McGuigan, Prevention of Crime: An Overview of Gated Communities and

Neighborhood Watch, disponibile in http://www.ifpo.org/articlebank/gatedcommunity.html, ultimo

accesso 11/03/2011.

374

139

favore delle gated communities. A ben riflettere, poi, il codice di entrata è spesso lasciato alle persone più disparate, dal ragazzo della pizza alla agenzia di servizi, da chi pulisce la piscina all’agente immobiliare, rendendo l’entrata molto più semplice di quanto si pensi o ancora la sensazione di protezione può indurre ad una maggiore disattenzione lasciando aperte porte e finestre delle proprie abitazioni e facilitando i furti.

Georjeanna Wilson-Doenges375, University of Wisconsin-Green Bay, nel 2000 ha condotto una inchiesta in un campione di GC in California trovando esattamente gli stessi risultati della Florida condotti qualche anno più tardi. I quartieri GC ad alto reddito mostrano, in rapporto a quelli non gated, un significante livello inferiore di senso di comunità e relativamente alla notte un netto maggiore senso di sicurezza, inoltre non rileva pressoché differenze nel tasso di criminalità. Nelle GC a basso reddito invece non esistono differenze nel senso di comunità, molto basso, con quelle non gated, né nella percezione di sicurezza né tantomeno nel tasso di criminalità.

Lo studio del 2005 basato sull’indagine nazionale della American Housing Survey analizzato poi da W. Sanchez, E. Lang, & M. Dhavale conferma proprio l’ipotesi originaria che le GC non siano più sicure di areee non gated376. Riportiamo di seguito alcuni episodi locali avvenuti in Florida e California, portavoci del fenomeno GC. Prendiamo ad esempio l’inchiesta dell’Orlando Sentinel377 nel 2005 nella quale vengono presi in considerazione i tassi di criminalità della Orange County, Florida, dal 2001 al 2005 rilevati dai rapporti dello sceriffo locale. Sorprendentemente, non ci sono variazioni, stesse quantità di case svaligiate e auto rubate con un tasso già di per sé basso. Il Professore di Urbanistica alla Università della Florida Richard Schneider afferma nell’intervista riportata dall’ Orlando Sentinel, che è la sensazione di sicurezza che viene acquistata, non tanto la casa vera e propria all’interno dei

gates ed è certamente in linea con il pensiero generale.

La ‘paranoia’ si autoalimenta, le sorveglianze si intensificano e dove non sono condotte da guardie armate, i residenti conducono ronde organizzate. Purtroppo, in alcuni casi, vivere con il ‘be paranoid as possible’ porta conseguenze estreme: nel febbraio del 2012 un ragazzo afroamericano Trayvon Martin è stato ucciso da un vigilante di quartiere nella GC di Sanford in Florida. La sua colpa è stata quella di vestire una felpa con cappuccio, avere l’aria ‘sospetta’ e essere di pelle scura. Il sorvegliante, prima lo ha segnalato alla polizia tramite il numero di emergenza, poi è sceso dalla macchina e dopo uno scambio verbale lo ha ucciso con una pistola. Il ragazzo aveva con sé solo un pacchetto di caramelle ed è morto a 17 anni; la legge della Florida infatti permette l’autodifesa anche solo come conseguenza di un timore per la propria vita. Tutto questo è il paradosso della percezione di sicurezza e risultato dell’ansia e timore che regnano all’interno di alcune GC. Il signor Matteo Patrick Giovanditto nel 2010 a novembre è stato ucciso nella sua abitazione in Celebration, città ritenuta fino ad allora ‘perfetta’ sotto ogni punto di vista.

375

G. Wilson-Doenges, op.cit., p. 598.

376

T. W. Sanchez, R. E. Lang, D. Dhavale, op. cit., p.283.

377 B. Kassab, Gates may not always guarantee better security, in Orlando Sentinel, 9/10/2005,

disponibile in http://articles.orlandosentinel.com/2005-10-09/news/GATES09_1_subdivisions-crimes- reported-gated. ultimo accesso 27/04/14.

140

Che siano protette da guardie professioniste prezzolate o da gruppi volontari di sorveglianza di quartiere, le GC rimangono complessivamente con lo stesso tasso di criminalità delle aree adiacenti non gated.

Esaminando però i siti dei maggiori fornitori di sistemi di sicurezza e sorveglianza, quelli degli immobiliaristi e delle agenzie di servizi, i tassi sono notevolmente inferiori quindi in netta contraddizione. Se ammettiamo che l’acquisto di una abitazione all’interno di una proprietà

gated comporti anche la percezione di sicurezza come accessorio incorporato, non siamo in

accordo con la sua anche reale sicurezza, quella dei beni materiali e della persona. Troppi esempi di cronaca e rapporti di polizia sono emersi a riprova di ciò per considerare una gated

community così scevra da brutte esperienze.

La ricerca di sicurezza, in tutte le accezioni del termine, è una parte rilevante che grava sull’acquisto di una casa in una comunità privata e più in particolare in una gated community ma ciò che intraprendenti developers e brillanti agenzie immobiliari propongono non corrisponde perfettamente alla realtà. Essi cercano di vendere due prodotti in uno: un prodotto materiale, il contenitore, la chiusura, il recinto, incartato con il fiocco dorato della rispettabilità e dell’ordine ed un prodotto morale, il contenuto, cioè la comunità e la sicurezza, riassumendo in due parole il vero American Dream.

Ad oggi, nessun dato conferma che le gated communities statunitensi siano effettivamente e totalmente più invulnerabili di altre comunità non gated e questo è l’unico fatto innegabile. Le GC, dal sapore quasi medioevale, racchiuse da mura e cancelli o anche solo portali d’accesso, sono così particolari in quanto in totale contrasto con le più odierne città megalopoli aperte e pulsanti intorno a flussi di informazioni, merci e opportunità di scambio. Come osservato brillantemente da Stephan Degoutin,378 più le città si ingrandiscono e più in contraddizione i suoi componenti sono alla ricerca di limiti fisici e omogeneità sociale. Le reti urbane aperte, prosegue, generano enclaves private chiuse.

Le Goix è molto più critico379, affermando che possono avere effetti molto negativi sui quartieri vicini non gated come ad esempio una ricaduta degli episodi di criminalità o ancora una svalutazione delle abitazioni circostanti, o come un aumento del sentimento di insicurezza ed ansia proprio all’interno di ciò che dovrebbe essere la fortezza perfetta: con un doppio effetto estremamente pregiudicante.

Questo modello di esclusività e ricerca di sicurezza, si è espanso in ogni nazione del mondo, personalizzando i suoi residenti e le sue ragioni di esistere.

Abbiamo incontrato in questo studio una sola costante in tante differenze: in ciascun Paese, dove il fenomeno sta prendendo piede, l’esistenza di almeno uno scienziato sociale che si interroghi su quale possa essere il futuro per una società che legalizza e tollera la spazializzazione di questa discriminazione sociale.

Giunti a questo punto, continuiamo la panoramica verso le GC del resto del mondo essendo esse un fenomeno globale. Il nostro viaggio sarà un elenco, non certamente esaustivo, delle

378 S. Degoutin, Los Angeles and the logic of the private urban system, 20/05/2005, disponibile in

http://www.nogoland.com/urban/publications/pretoria/sdpretoria.pdf, ultimo accesso 27/04/2014.

141

comunità chiuse mondiali in quanto stilarlo esattamente sarebbe pressoché impossibile vista la rapidità della diffusione.

Sorvoliamo il Canada in cui le GC sono in maggioranza sinonimo di esclusività con imponenti portali di accesso tesi ad impressionare l’occhio, in realtà non hanno strettamente le caratteristiche di territori privatizzati dei loro prossimi vicini in quanto spesso non sono neanche chiuse e delimitate da barriere. Prendiamo come riferimento la cartina geografica e scendiamo fino all’ America Latina incontrando le diverse sfumature con il modello dominante nordamericano prodotto per il consumo di massa.