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CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.5 Le critiche sociali

Vediamo dunque alcuni dei numerosi contributi che portano a considerare le Comunità contrattuali, e in particolar modo le GC, come pericolose per il tessuto sociale e urbano,

204

E. McKenzie, Common-Interest Housing…cit., p. 224.

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occupandoci non solo di vantaggi economici ed efficienza allocativa di risorse ma guardando cosa in realtà compone le città.

Giandomenico Amendola206 a questo proposito conduce una attenta analisi arrivando a distinguere come le diverse reazioni delle persone alla crisi della sicurezza urbana varino in base alla interpretazione sociale del fenomeno. Secondo Amendola, negli Stati Uniti è causata da una “crisi dei principi dei Padri Fondatori”207, cioè un indebolirsi del controllo del territorio ad opera del gruppo di appartenenza unito al diritto all’autotutela del cittadino, particolarmente espresso, causano la diffusione della violenza urbana.

In Europa invece, dove l’autotutela non è una virtù così strenuamente difesa, la crisi della sicurezza è imputata alla crisi dello Stato o alla rottura degli equilibri sociali a causa di immigrati residenti che non riescono ad integrarsi, come ad esempio in Francia.

In conseguenza di queste due impostazioni, nascono altrettante modalità di reazione: in Europa il potere della polizia e di repressione, si sorvegliano i confini degli Stati, e si inaspriscono i termini per la cittadinanza ed immigrazione; negli Stati Uniti e Gran Bretagna, Stati conservatori, le strategie sono più orientate al rafforzamento del diritto del cittadino alla autodifesa di se stesso e del proprio quartiere. L’esito diretto, secondo Amendola, è il progressivo processo di privatizzazione dello spazio pubblico che sta trasformando l’urbanizzazione americana non solo nei quartieri residenziali. I nuovi spazi residenziali e commerciali in USA sono stati concepiti in funzione di una architettura tesa al controllo e alla difesa, alla costante sorveglianza del proprio spazio. Le amministrazioni comunali vendono gli spazi pubblici permettendo questa rivoluzione in nome di una riduzione di costi pubblici di mantenimento e i cittadini riuniti in Associazioni comprano la libertà di organizzarsi la sicurezza e le infrastrutture. Prosegue Amendola con parole forti dicendo che “la sicurezza è

diventata da attributo pubblico e indivisibile a privilegio individuale o di gruppo legato al potere di acquisto di ciascuno”208.

Il vicinato è risorto in nome della difesa con organizzazioni come ad es. i Neighborhood

Watch, che si incaricano di fare ronde per sorveglianza mentre lo spazio pubblico, ridotto

negli Stati Uniti, si è trasformato in una accessibilità selettiva nelle seguenti tipologie di allontanamento degli indesiderati:

1. Spazio difeso dall’invisibilità: spazio pubblico camuffato difficile da trovare, come ingressi coperti da chioschi di giornali o posti ad esempio all’interno di grandi magazzini.

2. Spazio difeso dal labirinto: le vie per raggiungerlo sono camuffate e poco visibili, ad es. come nella California meridionale per i giardini o aree attrezzate pubbliche.

3. Spazio blindato: racchiuso da barriere sia fisiche che simboliche,come reti, cancelli, porte sorvegliate che hanno la funzione di scoraggiare il visitatore, es. musei all’aperto o parchi.

4. Spazio disagevole: l’occupazione è resa scomoda da mezzi di dissuasione collocati ad esempio nei parchi pubblici, come annaffiatoi automatici, sedute scomode, mutamenti termici e luminosi improvvisi, ecc.

206 G. Amendola, La città postmoderna…cit., p. 219 e segg.. 207

Idem.

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5. Spazio ansiogeno: caratterizzato da una sorveglianza continua e posta in risalto, che da al visitatore la sensazione di essere sempre sotto il controllo di un Grande Fratello.

Seguendo il processo logico di Amendola, il vero elemento nuovo è la privatizzazione dello spazio per renderlo difendibile e la sua diretta conseguenza cioè la nascita della città difesa, che si colloca entro gli spazi di quella città diventata portatrice di pericolo e di paura del pericolo.

Nella grande città europea, con le sue caratteristiche di permissività e apertura che essa trasmetteva grazie a una sicurezza collettiva, ad oggi non ha perso la sua dimensione pubblica dell’esperienza urbana; la città europea rimane unica, a differenza della grande città nord americana con una storia differente alle spalle. Le differenti etnie, una sfera pubblica più debole hanno contribuito a creare una città segmentata, fatta di aree difese da cittadini. Il diritto del cittadino di difendere con ogni mezzo se stesso ed i propri beni è uno degli elementi fondamentali della cultura nord americana, afferma Amendola. Per cui, a livello di massa la crisi di legalità è stata considerata come crisi di meccanismi di controllo e di autotutela dei cittadini209.

Il concetto di Comunità si è affacciato come antidoto alla città ostile o indifferente, comunità idealizzata nostalgicamente come mondo perduto. Quando l’idea di Ebenezer Howard di Città-Giardino si è spostata negli Stati Uniti coniugandosi con l’ideologia di difesa della proprietà privata “ad oltranza” è nata ciò che Evan McKenzie chiama Privatopia, continua Amendola. La comunità sorridente e amichevole si è trasformata rivelando un incubo, un nuovo tipo di recinzione, quella urbano-residenziale210.

Nuove città hanno la facoltà o a volte l’obbligo di sorgere con la creazione di questa forma di “governo locale”, comprendente più ristrette lottizzazioni di case unifamiliari o complessi residenziali di condomini. Ciò che è importante in tutto ciò è che le Associazioni di proprietari (Home Owner Association) stiano diventando, afferma Amendola, il principale modello abitativo nelle aree metropolitane soprattutto nelle periferie e sobborghi, dove il ceto medio resta ancorato all’ idea della proprietà come “criterio fondante e regolatore della vita

collettiva”211 ed all’idea di una comunità tranquilla e sicura in quanto socialmente omogenea, purificata e fortificata. E’ così che nasce una nuova utopia in cui cittadini possono fissare regole di accesso e di vita nel sobborgo divenuto privato. Ma questa sorta di purificazione porta a società omogenee separate incapaci di vivere con ciò che è diverso, difese da cancelli e mura, mimetizzate e nascoste nell’idea di vivere in un mondo ostile pertanto preservate in quanto uniche212.

Il sogno americano è incarnato nello spirito di una comunità perfetta, in un’epoca di un passato idealizzato e immaginato. Il “flaneur spaventato”, ci dice Amendola, un tempo figura stravagante, curiosa di scoprire il bello della varietà nella città in cui viveva, adesso uomo moderno si rifugia nella roccaforte213.

209 Ivi, p. 228. 210 Ivi, p. 229. 211 Ivi, p. 232. 212 Ivi, p. 234. 213 Ivi, p. 214.

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Continuiamo adesso attraverso il pensiero dei maggiori studiosi transoceanici, anch’essi riportanti preoccupazione per il futuro del tessuto sociale.

Evan McKenzie, avvocato e scienziato politico, ha coniato il famoso e ormai di uso universale termine Privatopia negli anni Ottanta214; massimo studioso dell’ascesa dei Common Interest

Housing dal 1985 ha scritto in abbondanza a tale riguardo nei suoi scritti accademici e libri

pubblicati. Privatopia215 è una parola che descrive un modo di vita ed anche un settore abitativo che riguarda un tentativo di creare un migliore stile di vita attraverso la privatizzazione delle funzioni di amministrazione locale.

Nell’era Reaganiana della privatizzazione (che ha avuto echi nella nostra Europa) molte persone liberiste convinte del successo dell’economia del mercato libero, hanno creduto nell’ ascesa di Privatopia che avrebbe soppiantato le città attraverso la sostituzione delle municipalità con le Homeowner e Condominium Associations. Anche Howard, prosegue Mckenzie, raccomandava la stessa cosa ad opera delle Città-Giardino che avrebbero dovuto riformare interamente la società. Ma quello che è stato concepito dai liberali come una affermazione del principio di libera associazione o del modello di scelta razionale ad oggi viola gli ideali di scelta e democrazia. Il tentativo di riforma sociale attraverso nuove comunità è stato stravolto dai troppi poteri concessi alle H.O.A. di amministrare l’uso privato del territorio che, perseguendo il solo profitto mettono in atto restrizioni talvolta eccessive dei diritti di proprietà. Come avvocato e docente egli studia su molti fronti questo fenomeno, in particolare i C.I.D. o GC, arrivando a classificare ben otto interpretazioni e visioni sulla ascesa come già incontrate. Egli nota inoltre che le loro attività siano diventate così di successo ed importanti nel tempo da riuscire ad influenzare perfino le legislazioni statali, ed un mercato immobiliare in crisi. Ciò che è nato per apportare una maggiore libertà ed una nuova comunità con ritrovati valori di reciprocità, si è trasformato in elitarismo per ogni tipo di classe, in separazione e secessione dal contratto sociale.

Vediamo più in profondità l’accurata analisi di McKenzie. Egli in realtà non critica affatto il concetto di patti sull’uso del territorio privato, ma afferma che essi si sono spinti troppo in avanti, appoggiati da Tribunali, developers e municipalità, fino a limitare la liberta di scelta e perfino di democrazia. L’origine di questo concetto è legata al libro di Ebenezer Howard, come abbiamo già visto, in cui si ipotizzavano città autosufficienti di circa 32.000 persone, circondate da giardini, spazi aperti, parchi pubblici con 6 radiali, ampi boulevards. Esse ruotavano intorno ad un centro di 50.000 persone collegato con le città giardino da strade e binari. Tutta questa visione innovativa era tesa a giustificare il sovraffollamento e il deterioramento delle città agli inizi del nuovo secolo novecento. Il sogno di Howard non ha avuto un vero e proprio seguito, ma è negli USA che ha avuto un ulteriore sviluppo diventando, come già anticipato, Associazioni Residenziali.

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E. McKenzie, Evan McKenzie and Privatopia, Evan’s Blog News, disponibile in http://privatopia.blogspot.it/, ultimo accesso 27/12/12.

215 Cfr. E. McKenzie, Privatopia: Homeowner Associations and the Rise of Residential Private Government, Yale University Press, 1994.

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Le Associazioni Residenziali sono imprese private, risultanti da processi di mercato ed interventi governativi. I developers (gestori dello sviluppo territoriale, imprenditori che preparano un sito per un uso residenziale o commerciale) costruiscono queste comunità con la pubblica amministrazione che fa da partner consenziente.

Una ragione fondamentale per l’uniformità delle R.A. è che l’accordo principale deve essere firmato dalle Autorità dello Sviluppo Locale per l’approvazione e dal Federal Housing

Administration che promuovono così un percorso di segregazione edile.

Mckenzie continua nella sua critica obiettiva delle restrizione della democrazia, riportando che gli affittuari non sempre hanno diritto di voto, spettante questo ai proprietari delle case, sulle decisioni del Board e come la creazione di CID’s abbia diffuso la cultura di non partecipazione invece che il senso di comunità tanto agognato da Howard.

Mckenzie dà una definizione particolare dei CID come “forma di privatizzazione locale

amministrativa fiorita da una era di ridotta fiducia nell’amministrazione e di incrementata rilevanza della logica di mercato”216. Nel 2002 1/6 della popolazione degli Stati Uniti viveva in comunità residenziali, nelle quali, nelle tre forme già viste, scorge dei caratteri comuni: 1. Gli acquirenti detengono sia un interesse individuale in una proprietà condivisa che un

interesse condiviso in comune con gli altri proprietari dello stabile, interessi che vanno da servizi a edifici comuni, strade, centri ricreativi, ecc. amministrati in comune.

2. Accordi privati di uso del terreno: l’acquisto di abitazioni è sottoposto ad accordi e restrizioni (Covenants, Conditions and Restrictions, CC&R’s) più o meno invadenti ed organizzanti la vita privata degli acquirenti. Essi sono vincolanti in tutto per tutto accordi di diritto privato tra le parti.

3. Forma di amministrazione privata: tutti i proprietari appartengono ad una Associazione di Proprietari dal momento in cui acquistano la proprietà. L’Associazione, di solito una società no-profit, è mandata avanti da avvocati e professionisti ed organizza l’uso della proprietà e gli altri aspetti della vita nell’edificio. Essa raccoglie mensilmente delle quote dai proprietari per mantenere le aree comuni e le consulenze dei professionisti: ragionieri, avvocati, amministratori.

4. Progetto principale comune : la maggior parte dei CID sono organizzati per riflettere un dato stile di vita previsto in origine da un developer che ne traccia le caratteristiche. 5. Misure di sicurezza: le misure di sicurezza sono aumentate dalla metà degli anni Ottanta

e suddivise tra controlli dell’entrata (cancelli, barriere, corpo di guardia), confini rinforzati (muri perimetrali, steccati, barriere naturali) e sorveglianze interne (videocamere, allarmi). In questo McKenzie stima che circa un quinto dei CID sia proprio gated

communities.

Riportiamo e ricordiamo anche le principali differenze fra i tre tipi di CID che tiene a porre in luce:

1. Condominio: costruzione plurifamiliare di più appartamenti o edifici in cui ciascun acquirente detiene in proprietà lo spazio all’interno dei muri abbinato ad una parte o frazione della proprietà dell’intero edificio. L’associazione condominiale amministra e mantiene il complesso.

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2. Cooperativa: la società possiede l’intero immobile, l’acquirente riceve solo il diritto di occupare una unità dell’intero, avendo come proprietà una frazione dell’intero.

3. Comunità Pianificate (Planned Communities o Proprietary Communities): includono un insieme di vari tipi di case, anche se di solito sono unifamiliari con proprie strade e vialetti, dotate di attrezzature per il tempo libero, piscine, laghetti, aree di parcheggio, ecc.. Gli acquirenti hanno la proprietà della casa e l’ Associazione, di cui fanno parte obbligatoriamente, possiede e mantiene le aree comuni.

Ciò che le contraddistinguono è la localizzazione: se le Comunità Pianificate si trovano prevalentemente in aree rurali ed in nuovi sviluppi suburbani, le altre si trovano in aree urbane dove le amministrazioni cittadine forniscono la maggior parte dei servizi municipali. Se un tempo i CID erano rari e principalmente per persone abbienti, negli ultimi trenta anni abbiamo assistito ad un effetto a cascata217 nella privatizzazione e nel loro conseguente sviluppo, specialmente nell’area di Las Vegas in California.

Analizzando dunque le cause principali di diffusione, secondo quanto affermato da McKenzie, sono principalmente due: offerta da developers e amministrazioni locali e domanda da parte dei consumatori. La prima è l’offerta da imprenditori: dove i costi dei terreni sono alti, gli urbanisti cercano di massimizzare i profitti tendendo ad aumentare il numero di CID, in quanto detta forma permette di costruire con una maggiore densità in lotti con strade più strette di quelle pubbliche. Tutto ciò incrementa di profitti mantenendo bassi ed abbordabili i prezzi di vendita per contro della continua crescita del costo dei terreni. Le Amministrazioni locali per conto loro, sono alla continua ricerca di entrate fiscali contro una minima spesa pubblica. Ad esempio, a seguito della rivolta sulla tassa di proprietà del 1978 in California218, i CID sono divenuti la normalità oltre che, come le definisce McKenzie, perfette cash cows219 (vacche da mungere, traduzione mia). Se un CID resta sotto una municipalità diventa il migliore alleato per essa. Un CID paga in alcuni Stati, una doppia a volte tripla tassazione, alla contea, alla municipalità e privatamente per il mantenimento delle infrastrutture e servizi che di norma sono curati altrove dalla municipalità. Risparmio garantito, assicurato in alcune zone, dalla richiesta che le nuove costruzioni abitative siano proprio sotto tale forma220. Urbanisti e Amministrazioni pubbliche, per questi motivi sono i principali responsabili del rapido diffondersi del fenomeno. Occorrerebbe chiedersi quindi quali siano le implicazioni nello scaricare le responsabilità di ciò che era pubblico sulle spalle private, analizziamo però anche il lato della domanda, visto che molti degli acquirenti appartenenti alla middle e upper

class cercano una sorta di controllo del vicinato e dell’ambiente che vada dal tipo di abitante

al mantenimento del valore economico dell’investimento.

Lo stile di vita nei CID è appetibile soprattutto per una classe lavorativa di managers con un’alta mobilità ed un’ assenza di relazioni che costituiscano un controllo sociale informale. Il ruolo quindi sostenuto dalle HOA (controllo sociale) è ritenuto una caratteristica del tutto positiva. I CID’s pertanto non potranno non avere nel futuro un ruolo tutt’altro che marginale. 217 Ivi, p. 205. 218 Ivi, p. 207. 219 Idem. 220 Ivi, p. 208.

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Se McKenzie è rassegnato alla presenza, i Professori universitari Chris Webster e Renaud Le Goix sono molto più critici sulle gated communities americane e più in generale sui quartieri urbani amministrati privatamente, arrivando a definirle come "predatori delle risorse

pubbliche"221 o "patologie urbane"222.

Vediamo nel dettaglio queste forti affermazioni. A causa dei sistemi di sicurezza e cancelli chiusi 24 ore al giorno le gated communities rappresentano una forma di urbanistica dove lo spazio pubblico è privatizzato; esse includono generalmente all'interno infrastrutture pubbliche (in questo si differenziano dai condomini e dai complessi messi in sicurezza) che avrebbero potuto essere usate da chiunque come, strade, parchi, marciapiedi, spiagge portando avanti una esclusione non solo sociale ma anche di fruizione di spazi e servizi. Amministrate come imprese private, la loro caratteristica è di spingere per ottenere un'autonomia politica e, selezionando i propri residenti, conducono ad un incremento della segregazione.

Questo percorso urbano in maggioranza periferico è classificato come deleterio per il tessuto sociale "deleterious for the social fabric"223 immergendosi appieno nel più ampio discorso sulla paura urbana e secessione delle elites.

Le Goix, nell’intento di stimare l'impatto della chiusura di interi quartieri, ci fornisce tre argomenti224 tratti dalle scienze sociali che illustrano il concetto stesso di gated communities e il loro rapporto con la segregazione sociale. La privatizzazione di quartieri urbani può essere vista come espressione fisica ed evidente dei cambiamenti della società post industriale (vedi frammentazione, individualismo) come parte di un trend di mercificazione dello spazio pubblico urbano225 e come un'infiltrazione di ideologie di paura e sicurezza portate avanti da attori economici e politici quale amministrazioni pubbliche, industrie edili e business della sicurezza226 . Ancora come sintomo delle patologie urbane, come l'esclusione sociale, mentre il volontario isolamento è associato ad una segregazione in aumento e il diminuire di aree pubbliche danneggia di conseguenza molto più le fasce deboli della società227. Infine come

221 R. Le Goix, Gated Communities as predators of public resources. The outcomes of fading boundaries between private management and public authorities in southern California, in G. Glasze, C. Webster, K.

Frantz, Private Cities, Global and local perspectives, Routledge Studies in Human Geography, Routledge Taylor & Francis Group, London, 2006 p. 73.

222

R. Le Goix, The Suburban Paradise or the Parceling of Cities?. An analysis of discourses fears and

facts about ghe sprawl of gated communities in Southern California, UCLA International Institute,

Luglio 2003, disponibile in http://www.international.ucla.edu/asia/article/4664, ultimo accesso 27/4/14.

223

R. Le Goix, The Suburban Paradise…cit., p. 2.

224 R. Le Goix, Gated Communities as predators of public resources…cit., p. 74.

225 Cfr. M. Dear, S. Flusty, Postmodern urbanism, Annals of the Association of American Geographers,

1998, pp. 50-72.

226

Cfr. M. Davis, City of Quartz, Excavating the Future of Los Angeles, Verso, London, 1990 ; S. Flusty,

Building Paranoia: the proliferation of interdictory space and the erosion of spatial justice, West

Hollywood, Los Angeles Forum for Architecture and Urban Design, 1994; P. Marcuse, The Ghetto of

Exlclusion and the fortifies enclave: new patterns in the United States, The American Behavioral

Scientist n. 41, pp. 311-326.

227

Cfr. E. Blakely, M.G. Snyder, Fortress America…, Brookings Institution Press, Washington D.C., 1997; T. Caldeira, City of Walls…, University of California Press, Berkeley, 2000; C. Webster, G. Glasze, K.

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anche secessione di una elite che cerca di opporsi al sistema redistributivo di welfare, partendo dall'assunto come abbiamo già visto, che la fornitura di servizi pubblici sia insufficiente e non efficiente228.

Le Goix nella sua analisi fa risalire lo stile di vita delle gated communities alle città industriali di fine XIX secolo: Montretout, Saint-Cloud a Parigi nel 1832 e Llewelyn Park, New York nel 1854 ne sono esempi; ad oggi queste comunità sono soprattutto quartieri periferici che enfatizzano sicurezza e stile di vita comunitario, promossi dall’industria immobiliare che punta su esclusività, protezione delle famiglie da un ambiente pericoloso, e svariati servizi e strutture comuni come campi da golf, spiagge private, parchi, eccetera.

In un contesto dove in alcune zone della California ad oggi il fenomeno può raggiungere il 50% delle nuove case costruite per ogni segmento di mercato e si mantiene in espansione, non possiamo non domandarci come possa funzionare. Sui proprietari delle case gravano i costi di sicurezza e controllo degli accessi e del mantenimento del infrastrutture e servizi che altrimenti sarebbero pubblici (strade, marciapiedi, eccetera, manutenzione ordinaria per intenderci). In cambio ricevono un godimento privato ed esclusivo che comporterebbe una valorizzazione dei canoni di affitto dell'abitazione ed il mantenimento del valore della proprietà. Ecco perciò che le gated communities diventano predatori di spazi pubblici quando ad esempio impediscono la fruizione di ambienti in precedenza da chiunque accessibili (esempio spiagge o parchi). Quindi una conseguenza del diffondersi delle GC non può che essere quella del confondersi del limite fra spazio pubblico e privato delle HOA229.