Cromoglicato di Sodio

Nel documento I Quaderni di LETTERE dalla FAC (pagine 50-53)

Il cromoglicato di sodio (CGS) fu ot-tenuto dalla Khellina, una sostanza naturale estratta dalla pianta Amni Visnaga, presente nel mediterraneo orientale. Una volta individuati i cromoni come sostanze attive con-tenute nella khellina, numerosi ana-loghi furono proposti e studiati18.

Antonio Pompilio Gigante et Al.

Il primo studio sul cromoglicato di sodio fu condotto da Roger Al-tounyan, affetto egli stesso da asma, che dimostrò come l’inalazione preventiva di questa sostanza atte-nuasse i suoi stessi sintomi indotti dall’allergene19.

Studi successivi mostrarono come questa sostanza non agisse né come broncodilatatore, né come antago-nista di altri mediatori dell’anafilas-si. Ulteriori esperimenti su modelli animali, poi, sostennero l’unicità del meccanismo di azione della mo-lecola dimostrando che la sommi-nistrazione preventiva di questo farmaco inibiva la produzione di istamina mediata da allergeni20. Questi esperimenti suggerivano che l’effetto acuto antiallergico del cromoglicato di sodio fosse in qual-che modo correlato alla capacità di stabilizzare la membrana dei MC.

Ricerche successive dimostrarono che il CGS era in grado di inibire la degranulazione ed il rilascio di ci-tochine infiammatorie da parte dei MC.

Questa molecola è stata ed è usata come trattamento dell’asma allergi-co, della rinite allergica, della con-giuntivite allergica, della dermatite da contatto e nell’ischemia/riperfu-sione intestinale21.

L’esatto meccanismo con cui il CGS previene la reazione asmatica im-mediata e ritardata ad allergeni o a stimoli non immunologici non è ancora chiaro22. Si pensa che il ri-lascio dei mediatori possa essere impedito come risultato di un bloc-co indiretto alle bloc-correnti del calcio (Ca++) all’interno delle cellule. È stato anche notato come il cromo-glicato inibisca la motilità cellulare di neutrofili, eosinofili e monociti23. In aggiunta, in modelli animali, il CGS ha mostrato la capacità di ini-bire riflessi neuronali all’interno dei polmoni, impedire la down-regula-tion dei recettori beta2- adrenergi-ci sui linfoadrenergi-citi ed il broncospasmo causato dalle tachichinine23.

Un precedente studio ha valutato il ruolo del CGS come fattore protet-tivo durante le fasi iniziali dell’in-fezione da virus dell’influenza ed il meccanismo alla base di tale effet-to, su modello murino: il CGS ha

dimostrato di migliorare manife-stazioni patologiche respiratorie e di ridurre la mortalità delle cavie.

Nonostante la replicazione virale non fosse inibita, il CGS ha mo-strato ridurre l’espressione di IL-6, TNF-α, TLR3 e TRIF, alleviando le lesioni patologiche a naso, trachea e polmoni, riducendo la risposta in-fiammatoria soprattutto nella fase tardiva dell’infezione polmonare. 24 Questi risultati suggeriscono che il CGS possa agire stabilizzando i MC, in modo da ridurre il rilascio di citochine e chemochine, allevian-do così la risposta infiammatoria e l’infiltrato leucocitario polmonare.

Inoltre, evidenziano come i masto-citi siano coinvolti nella patogenesi delle infezioni virali, come quella da virus influenzale H5N1, e che il CGS prevenga l’eccessiva risposta infiammatoria riducendo la morta-lità dei topi.

Infine, studi in vivo dimostrano che organismi patogeni a RNA, come i coronavirus, possono attivare sia le cellule dell’immunità adattativa che quella innata, incluse i masto-citi. 7

Per queste ragioni, sarebbe di in-teresse studiare il potenziale ruolo del Cromoglicato di Sodio (CGS) somministrato per via aerosolica in fase intermedia - avanzata dell’infe-zione da coronavirus, allo scopo di ridurre la risposta infiammatoria e migliorare i sintomi respiratori.

Palmitoiletanolamide (PEA)

Il PEA un’altra molecola che è coin-volta nell’omeostasi dei mastociti e quindi può essere interessante nel trattamento sintomatico della pol-monite virale.

Si tratta di un’ammide di un acido grasso endogeno, scoperta nel 1957, appartenente alla classe dei fattori nucleari agonisti. Si lega ad un fat-tore nucleare: il Recetfat-tore alfa atti-vato da proliferatori perossisomiali (PPAR-α)25, attraverso il quale eser-cita una varietà di effetti biologici26. Il PEA ha anche un’affinità con re-cettori accoppiati G cannabinoidi si-mili GPR55 and GPR11927. Esso non può essere strettamente considerato un cannabinoide perchè manca di affinità per i recettori dei

cannabi-noidi CB1 e CB228. Esso è definito anche come un composto cannabi-noide-mimetico. In effetti, il PEA, in qualità di N-acetiletanoloammi-de, ha qualità fisico-chimiche simili all’anandamide29, e, sebbene non sia strettamente un endocannabinoide, è spesso studiato insieme all’anan-damide, a causa dei loro percorsi di sintesi e metabolici sovrapposti. I recettori dei mastociti sensibili alle due molecole sono stati scoperti da Levi-Montalcini e collaboratori30. Il PEA è metabolizzato dall’insieme cellulare FAAH (idrolasi degli am-midi e degli acidi grassi) e più speci-ficamente dalla NAAA (N-acyletha-nolamine acid amide hydrolase) 31. Il PEA è grandemente distribuito in natura, in diverse varietà di piante, in invertebrati ed in mammiferi ed è stato inizialmente identificato nel sacco vitellino.

L’azione analgesica ed antinfiamma-toria del PEA sembra coinvolgere differenti molecole. Il PEA inibisce il rilascio sia di mediatori dei mastociti preformati che di nuova sintesi come istamina e TNF- alfa32. Esso può de-primere l’attività dei mastociti ipe-rattivi in maniera dose dipendente33. Il PEA riduce l’espressione di COX-2 e iNOS e previene la degradazione di IkB-alfa e la traslocazione nucle-are di p65NF-kappa, che giocano un ruolo nel regolare la risposta immu-ne all’ infezioimmu-ne.

Alcuni autori definiscono il mecca-nismo d’azione del PEA come an-tagonismo autacoide locale contro il danno (ALIA)29. Secondo questa definizione il PEA è un’ALIAmide, cioè una molecola capace di modu-lare l’attivazione dei mastociti.

Dal punto di vista terapeutico, il PEA è considerato un agente omeo-statico che regola molte funzioni fi-siologiche connesse soprattutto con la cascata infiammatoria e con stati di dolore cronico. Esso è utilizzato da prima del 1980 come “alimento dietetico a fini medici speciali”.

Il PEA è generalmente ben tollera-to dai pazienti ed ha dimostratollera-to di avere proprietà antinfiammatorie34, anti-nocicettive33, neuroprotettive35 e anticonvulsivanti36. Tutti i trials clinici sul PEA sono stati analizzati esaustivamente in una review del Cromoglicato di sodio e Palmitoiletalonamide

201237.

Il PEA potrebbe essere anche utile nel severo scompenso renale perchè sembra ridurre i danni da perfusio-ne e, secondo vari parametri, anche l’impatto negativo dello shock38. Circa il suo uso nelle malattie respi-ratorie, già negli anni 70 alcune case farmaceutiche introdussero il PEA in compresse e sciroppi per la profi-lassi ed il trattamento dell’influenza e di varie infezioni aeree. Nel 2013, una review sistematica sui lavori analizzava l’efficacia e la sicurezza del PEA per bocca nel trattamento del comune raffreddore e dell’in-fluenza, stabilendo i suoi effetti pro-tettivi sul tratto respiratorio durante le infezioni virali.

Conclusioni

La pandemia da COVID-19 è diven-tata una sfida importante per la sa-lute pubblica del mondo intero. Allo stato attuale, non esiste trattamento specifico per la malattia. La miglio-re strategia include la vaccinazione, il controllo della fonte di infezione, proteggendo le persone suscettibili, cercando di eliminare la trasmissio-ne del virus. Il trattamento è sinto-matico e la terapia con ossigeno rap-presenta il miglior trattamento per i pazienti con infezione severa.

La ventilazione meccanica può esse-re necessaria in caso di insufficienza respiratoria refrattaria alla terapia con ossigeno, mentre il supporto emodinamico è essenziale per la ge-stione dello shock settico. Per queste ragioni, è imperativo cercare ogni al-tra possibile sal-trategia che possa aiu-tare il medico nella gestione corretta di questi pazienti8. SCG e PEA rap-presentano farmaci ben conosciuti e a basso costo che possono essere utili nella gestione del COVID 19.

Ovviamente, studi clinici e di base sono necessari nel tentativo di valu-tare SCG e PEA nella pratica clinica corrente.

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COVID-19 e cute: la

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