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Dati statistici sulle insicurezze italiane ed europee

CAPITOLO 2: GLOBALIZZAZIONE, SICUREZZA, MASS MEDIA E SORVEGLIANZA

2.4 Dati statistici sulle insicurezze italiane ed europee

Per avere un'idea della portata del fenomeno paura e insicurezza, prendiamo le varie ricerche condotte da Censis, Fondazione Nord Est e La Polis, Laboratorio di Studi Politici e Sociali, Università di studi di Urbino "Carlo Bo", Fondazione Unipolis e Osservatorio di Pavia dal 2000 ad oggi, relativamente al Paese Italia poi successivamente affiancata anche all'Europa.

Gli anni Novanta sono indubbiamente gli anni dell'insicurezza, si va parlando di Europa unita, di abbandonare l'identità monetaria a favore di una nuova il cui tasso di cambio necessita all'inizio di una calcolatrice tascabile arrivata per posta; sono gli anni dei primi fenomeni migratori massicci dall'est europeo, dove i conflitti in cui una nazione come la Jugoslavia squarciata, provocano ondate di disperati che cercano di sfuggire alle pulizie etniche e alle rappresaglie o semplicemente vanno cercando solo una nuova occasione di vita.

In questi anni il problema della delinquenza in Italia, ma anche nel resto dell'Europa, surclassa quello della disoccupazione. La microcriminalità come scippi, furti nelle abitazioni è segnalata più preoccupante dal 37,1% del campione rappresentativo, la disoccupazione segue al 36,4%, il traffico al 27,3%, la droga al 24,8%, l'immigrazione extracomunitaria al 21,9% e la carenza di servizi socio sanitari al 21,4%133.

In un anno la delinquenza comune passa dal quarto posto al primo, la domanda di sicurezza coinvolge tutta la società nelle sue classi sociali, fasce di età, reddito o luogo di residenza anche se in particolare nell'area del nord-est italiano è più preoccupata pensando contemporaneamente ad un aumento di pericolosità della realtà locale.

Le categorie più temute sono gli zingari rom 36,7% seguiti dai delinquenti comuni al 35,4%, spacciatori 31,9% e tossicodipendenti 31,5%. Il dato più interessante è che il 74,9% sia convinto della correlazione tra immigrati e criminalità adducendone i motivi alla marginalità della situazione.

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Ivi, p. 5.

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Tuttavia, guardando Francia e Germania troviamo che l'Italia per il 62% non concorda con l'affermazione che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani ma ritiene che per l'88% sia opportuno limitare i flussi in entrata. Paura quindi in rialzo, nonostante i reati siano rimasti costanti.

Il 2001 è l’anno della cosiddetta "sindrome da invasione"134 dove Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna sono convinte di aver raggiunto il limite di accoglienza degli immigrati. Se il campione ha risposto così per il 60% dei casi, si può notare come la percezione sociale sia cambiata diventando ostile e alimentando quell'equazione immigrazione-criminalità ancora più radicalmente. L'Italia e la Gran Bretagna collegano gli immigrati a problemi di ordine pubblico con un 39%, la Francia a minacce per l'identità nazionale, e la Germania a quelle per l’occupazione.

La nostra politica è reagire creando norme che puniscono l'immigrazione clandestina suggellando di fatto, attraverso i media allarmanti, il panico collettivo così impiegato ad arte. Lo straniero diventa il fuorilegge, la minaccia, "l'uomo nero" ed infine carcerato per eccellenza.

Secondo le statistiche 2002135 dei cittadini interpellati, come da tabella riportata, essi preferirebbero far gestire i flussi migratori a legislazioni nazionali piuttosto che a quelle europee; così si esprimono i francesi e tedeschi più nazionalisti e meno tolleranti, meno d'accordo italiani e spagnoli con gli inglesi infine, in una posizione intermedia oscillante .

134 I. Diamanti, F. Bordignon (a cura di), Immigrazione e cittadinanza in Europa, Fondazione Nord-Est e

La Polis, 2000, disponibile in http://www.fondazionenordest.net/Immigrazione-e-cittadinanza-in- Europa.185.html, ultimo accesso 27/04/2014.

135 I. Diamanti, F. Bordignon, (a cura di ), Immigrazione e cittadinanza di Europa. Terza indagine sugli atteggiamenti dei cittadini in sette Paesi Europei, Quaderni FNE, Collana Osservatori n. 6, marzo 2002,

Fondazione Nord Est, Venezia.

Figura 2 Atteggiamenti verso gli immigrati 2002.

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Dal 2005136 nelle statistiche si aggiungono anche i paesi dell'est europeo come la Repubblica Ceca, l'Ungheria e Polonia ma i risultati non cambiano essendo essi i più spaventati dai flussi migratori rispetto ai Paesi del centro Europa con percentuali che sfiorano il raddoppio.

Figura 3 Il timore verso gli stranieri, 2005.

Fonte: Fondazione Nord Est/LaPolis.

Figura 4 Atteggiamenti verso l'immigrazione, 2005.

Fonte: Fondazione Nord Est/LaPolis.

Analizzando i principali motivi che portano i campioni rappresentativi a rispondere allarmati è stato trovato che le componenti principali sono la posizione politica di destra, la bassa

136 I. Diamanti, F. Bordignon, (a cura di ), Immigrazione e cittadinanza di Europa. Orientamenti e atteggiamenti dei cittadini europei, Quinto Rapporto, Quaderni FNE, Collana Osservatori n. 21,

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fiducia nelle istituzioni e nelle persone, una classe sociale bassa, nonchè giudizi negativi sull'euro e sull’unione europea.

Figura 5 Fattori di timore verso gli stranieri, 2005.

Fonte: Fondazione Nord Est/LaPolis.

Condizioni precarie di vita dei contesti sociali chiusi portano dunque ad una minore tolleranza e un maggiore sentimento di paura.

Nel 2007-2008137 sicurezza e criminalità suscitano grande interesse pubblico, diventando improvvisamente temi mediatici di questione vitale e acquisendo rilevanza politica o forse viceversa. Non possiamo sapere con certezza se il timore di diventare vittima di reato,così di interesse pubblico,influisca sui media e sull'agenda politica o piuttosto diventi importante ciò che la politica attraverso i media vuole porre sotto i riflettori per scopi propagandistici, visto che nel 2007 si rileva un picco di notizie di atti criminali, soprattutto dalle Reti Mediaset, poi improvvisamente nel 2008 tornato a livelli di anni precedenti.

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I. Diamanti (a cura di ), La sicurezza in Italia. Significati, immagine e realtà. Seconda indagine sulla

rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza, Fondazione Unipolis, Demos&Pi, Osservatorio di

Pavia, novembre 2008, disponibile in http://www.osservatorio.it/download/sicurezza_italia_ 2008.pdf, ultimo accesso 27/04/2014.

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Figura 6 Reati, notizie e percezioni, 2005-2008.

Fonte: Osservatorio di Pavia/Demos & Pi.

La Fondazione Unipolis e Demos&Pi che ha condotto l’indagine, parla di “spirale generata dal

circuito fra realtà, opinione pubblica e media “138 che hanno fatto sì che l’insicurezza personale fosse aumentata fino a livelli troppo alti relativamente alla preoccupazione verso crimini comuni, immigrati-minaccia,e sicurezza personale.

Nonostante l’incremento di notizie ansiogene però le paure italiane per la criminalità decrescono col tempo, mentre al contrario degli anni Novanta ai primi posti sono collocati i timori verso il futuro dei figli, la distruzione dell’ambiente, e, dato nuovo, la crisi internazionale delle Borse e Banche, con i problemi che la globalizzazione porta sulla vita e l’economia.

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Figura 7 Graduatoria delle paure 2008.

Fonte: Demos & Pi, op.cit..

L’incubo di una possibile disoccupazione è più forte del timore di un furto nell’abitazione o uno scippo. Per la prima volta viene inserito un indice con il nome di “angoscia indefinita”, essere angosciato senza saper i motivi, un indice che misura la paura di fondo e che si attesta subito al 35%, quasi pari all’insicurezza per l’incolumità fisica. L’Italia è un Paese che cerca di guardare al futuro, ma sta vedendo nuvole di pioggia all’orizzonte.

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Figura 8 Indici di insicurezza 2007-2008.

Fonte Demos & Pi, op.cit..

Nel 2010 viene adottato dall’ordine dei giornalisti, la Carta di Roma139, protocollo deontologico concernente i richiedenti asilo politico, rifugiati, vittime della tratta e migranti. E’ un invito ai giornalisti a porre la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i flussi migratori; sarebbe così opportuno adottare termini giuridicamente appropriati, evitare informazioni imprecise che possano portare a fenomeni di labelling, come potenziali nemici presso il pubblico utente.

Purtroppo sempre più spesso, come afferma Alessandro Dal Lago140, “il termine immigrato

clandestino finisce per connotare non già una condizione formale ma antropologica” e un

139 M. Bruno, S. Ritucci, op. cit., p.5. 140

A. Dal Lago, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, 4 Ed. Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2009, p.49.

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etichettamento, proseguono Marco Bruno e Sara Ritucci141, della nazionalità come elemento denotativo la condizione di buoni/cattivi accompagnati dalla regolarità o meno dell’immigrazione porta a un etichettamento discutibile e dannoso.

Nel gennaio 2013 esce il rapporto annuale sulle insicurezze degli italiani e del resto dell’Europa142, adesso, ciò che nettamente spaventa il campione rappresentativo continua ed essere proprio la perdita del lavoro e la situazione economica nazionale ed estera, come si può osservare nella figura.

Figura 9 Priorità sui problemi 2012.

Fonte: Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, op.cit..

141 M. Bruno, S. Ritucci, op.cit.p. 11. 142

I. Diamanti (a cura di ), Tutte le insicurezze degli italiani. Significati, immagine e realtà. Sesta

indagine su percezione rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza, Fondazione Unipolis,

Osservatorio di Pavia, Demos & Pi, gennaio 2013, disponibile in http://www.fondazioneunipolis.org/ wp-content/uploads/2013/01/Tutte-le-insicurezze-degli-italiani-VI-RAPPORTO-2012-.pdf, ultimo accesso 27/04/2014.

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Figura 10 Graduatoria delle paure 2013.

Fonte: Osservatorio Europeo sulla Sicurezza.

L’economia ha sorpassato il timore per la sicurezza personale, il pericolo arriva da nuove parole come spread, BCE e Germania. Ma se guardiamo il 2007, tutti i valori sono aumentati o al massimo stazionari e l’Italia si ritrova un Paese più spaventato e diviso.

L’andamento percepito della criminalità è aumentato, è ciò che pensa l’84% rispetto a cinque anni fa e il 45% per l’andamento della criminalità locale. Diviso è il Paese dove l’89% delle persone pensa che esistano due Italia, una che ha poco e una che ha molto e il 69% si colloca nella prima categoria.

L’economia internazionale influisce sul Paese e sui problemi degli italiani che di rimando mostrano instabilità e timore per il proprio futuro. Negli ultimi anni è stato necessario

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imparare i significati di spread, di delocalizzazione, CIG; le imprese chiudono a sorpresa durante le ferie estive, mentre il governo invoca austerità e ulteriori sacrifici per uscire da una crisi che il 70% degli intervistati giudica possa durare molto più di un anno. Il sentimento di solitudine e sfiducia verso le istituzioni è sempre più forte.

Volgendo uno sguardo ai media, notiamo come il 2012 sia stato l’anno dei così chiamati sensazionalismi, femminicidio e suicidi di imprenditori per problemi economici, due temi trainanti, poi improvvisamente riassopiti. Nella agenda mediatica il primo posto però è sempre occupato dalla criminalità seguita dalla crisi economica e dalla nuova preoccupazione dell’immagine politica italiana verso l’Europa con ciò che comporta per i mercati economici.

Figura 11 Agenda dei telegiornali italiani 2007-2012.

Fonte: Osservatorio Europeo sulla Sicurezza.

L’italiano medio deve ora, dopo che per il 53% degli intervistati è stato coinvolto in problemi a livello familiare di tipo occupazionale (mancanza di lavoro, cassa integrazione, o perdita dello stesso), anche perdere il sonno perché se il Paese non gode della fiducia europea il divario del rendimento dei titoli statali nazionali con quelli tedeschi causa necessarie “manovrine” tradotte in parole semplici, nuove tassazioni per poter permettere allo Stato di pagare interessi passivi più alti ai suoi creditori.

Se l’Italia non ride, non lo fa neanche il resto dell’Europa Unita. I notiziari europei, si osservi la figura seguente, mostrano come complessivamente, il tema più trasmesso sia economia e lavoro, mentre la Germania risulta più interessata alla politica estera.

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Figura 12 Agenda dei telegiornali europei 2012.

Fonte: Osservatorio Europeo sulla Sicurezza.

Gli aiuti finanziari alla Grecia e la sua evoluzione, la crisi delle Banche, le manovre economiche, ogni nazione vive la crisi con una propria spiegazione: la Germania ritiene che essa sia importata dall’estero, la Gran Bretagna accusa i tagli al welfare e la crisi bancaria, la Spagna preferisce documentare gli effetti come i livelli di disoccupazione e la svalutazione immobiliare,ma, nota Ilvo Diamanti, i paesi europei complessivamente si allineano nell’agenda delle notizie trasmesse sullo stesso trend.