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Dino Mantovani: l’interlocutore privilegiato di Amalia

L’epistolario di Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano testimonia del rapporto privilegiato che la poetessa intrattenne per lungo tempo col maggiore critico torinese dell’epoca, Dino Mantovani. Un rapporto molto stretto, cementato dall’assidua frequentazione, che diede adito a molti pettegolezzi, come la lettera di Guido del 10 giugno 1907 attestava.

Il carteggio documenta, tuttavia, anche la fine del sodalizio tra Amalia e Mantovani. Nella primavera del 1909, in concomitanza con l’uscita de Le

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seduzioni, si avvertono le prime avvisaglie dell’imminente rottura: poco dopo,

infatti, il critico mette in atto una serie di subdole strategie per sabotare la campagna promozionale della nuova raccolta di Amalia.

È possibile, quindi, distinguere due fasi nella relazione tra la Guglielminetti e Mantovani: al primo periodo – che dagli anni dell’apprendistato si estende fino alla primavera del 1909 – in cui il critico fu il maggior protettore e promotore della poetessa, seguì un secondo momento in cui l’idillio si spezzò per cause non facilmente ricostruibili.

La conoscenza di Amalia con Dino Mantovani risale almeno al 1906 quando, come già detto, il critico la presentò su ‹‹ L’Illustrazione italiana››. La scrittrice, al solito, offre due distinte versioni circa le circostanze della loro conoscenza. A Guido, infatti, racconta:

Ed ora, Signor Maldicente, pensate pure tutte le malignità che volete pensare, io non m’offendo affatto, anzi vi racconto, – non per giustificarmi, che non è necessario, ma per scuriosirvi che è utile – le origini della mia buona amicizia col degno e sospettato critico. Una primavera – non so più quale – io frequentavo, tanto per far qualcosa di meno sciocco, un corso di lezioni dantesche che Mantovani teneva in un elegante istituto privato, dove, attorno ad un’altezza reale, si davano convegno molte aristocratiche signore torinesi. Il conferenziere mi faceva l’onore di reputarmi la sua migliore uditrice, una delle poche per cui valesse la pena di risuscitare Dante in mezzo a quel gaietto sciame blasonato. Egli mi sapeva rea di peccati letterari ed era naturale che s’interessasse di conoscere se stavo commettendone altri.

Gli parlai una volta del volumetto che venivo componendo, soggiungendogli però che dato il carattere troppo intimo, troppo femminile dei versi non l’avrei pubblicato se non con molta ritrosia e molta probabilità di trovargli buona accoglienza. Lo volle vedere; a manoscritto finito glie lo portai.

Gli piacque, e naturalmente m’aiutò con la sua influenza e con la sua esperienza a fargli un po’ di strada nel mondo. – Una cosa niente romantica, come vedete, e che ha finito in una buona ed amichevole relazione. Non mi meraviglio però né mi risento dei giudizi temerari serpeggianti fra voi letterati della «Cultura» e coltivatori di chiacchiere. Io non sono come la moglie di Cesare che non poteva essere sospettata, ma mi piace dirvi che son passata sempre con un disdegno così naturale che m’insuperbiva di me stessa, a traverso a tutte le

79 vaghe ironie, a tutte le ambigue insinuazioni, a tutte le curiosità indiscrete che sentivo intorno e dietro di me. [16 giugno 1907]143

Ornella Benso, tuttavia, fa risalire il loro primo incontro a un’occasione completamente diversa, legata all’altra professione esercitata da Mantovani:

Il professore Dino Mantovani sosteneva la funzione di preside in un ginnasio-liceo della città, quello frequentato da un fratello della Guglielminetti la quale era stata una volta l’anno innanzi a giustificare presso il preside l’assenza del fratello malato d’influenza, abile pretesto per portare con lei il più recente volume del preside-scrittore “Passioni illustri” per chiedergli timidamente l’insigne favore di una dedica. Egli le aveva piantato un momento in faccia con una meraviglia attenta e mordace i suoi freddi occhi grigi di gatto soriano tracciando subito dopo sulla prima pagina del libro quattro dignitose parole: “Alla Signorina Amalia Guglielminetti. L’autore.” che la costrinsero a torcere la bocca in un “grazie” spremuto a fatica e in un sorriso che doveva rassomigliare a una smorfia.

Poi un giovane professore biellese, che per consiglio di Mantovani, veniva parecchie volte la settimana ad impartire un supplemento di lezioni al discepolo intelligente ma distratto e svagato, l’aveva forse informato dei suoi fervori lirici e delle sue attività letterarie, poiché alcuni mesi dopo allorquando osò mandargli alcune sue poesie manoscritte pregandolo di giudicare se le riteneva degne di pubblicazione s’era affrettato a risponderle che gli parevano buone e che l’avrebbe presentata egli stesso ai lettori di una nota rivista letteraria. 144

Entrambi i ricordi, comunque, al di là della loro veridicità, collocano l’incontro di Amalia con Mantovani nel 1906 o poco prima: la raccolta che la giovane poetessa ‹‹rea di peccati letterari›› va componendo, infatti, non può che essere quella de

Le vergini folli e, d’altronde, le poesie che il critico si offre di presentare su una

‹‹nota rivista letteraria›› devono essere identificate coi tre sonetti apparsi su ‹‹L’Illustrazione italiana››.

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Lettere d’amore…, cit., pp. 42-3. Si noti il dantismo risemantizzato ‹‹gaietto›› usato da Amalia in un contesto in cui si fa riferimento proprio a Dante: cfr. ‹‹di quella fiera a la gaetta pelle››, Inf., I, 42. Anche Gozzano in Invernale, componimento de I colloqui, userà lo stesso aggettivo in relazione a un gruppo muliebre: ‹‹dello stuolo gaietto femminile›› (cfr. G. Gozzano, Poesie, cit., pp. 137-9, v. 38). È probabile, dunque, che il passo del poeta derivi da una suggestione dantesca mediata proprio dalla lettera di Amalia.

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Da quel primo contatto, in ogni caso, nasce una relazione che, dalla corrispondenza con Gozzano, risulta essere complessa e sfaccettata. Mantovani, infatti, non è soltanto il critico che presenta l’opera di Amalia e la promuove sul massimo giornale cittadino, ‹‹La Stampa››, ma, col tempo, diviene anche un amico a cui la poetessa fa visita frequentemente, aiutandolo nelle incombenze professionali, e del quale conosce gli spostamenti e le attività. Ciò, d’altronde, non esclude la persistenza di una sorta di soggezione da parte di Amalia, giovane poetessa, nei confronti di Mantovani, professore autorevole e critico affermato: la loro relazione si configura, dunque, per molti aspetti come un rapporto fra allieva e maestro.

La scrittrice nutre infatti per lui una stima incondizionata e ripone nel suo giudizio una cieca fiducia, come confida a Gozzano:

La scorsa settimana ho messo in veste presentabile «Le Seduzioni», v’ho aggiunto una decina di sonetti sparsi – cinquanta pagine in tutto – ed ho mandato il fascio a Mantovani che voleva conoscere, prima di ripartire per Roma, il mio nuovo lavoro. V’assicuro che temevo molto, moltissimo. Sarà un inganno, ma ho in Mantovani critico così cieca fede che una parola sua non pure di biasimo ma di dubbio, avrebbe distrutto senz’altro la mia opera.

Ebbene no, caro Guido, egli ha trovato nelle «Seduzioni» un progresso su «Le Vergini folli» e me lo ha detto con una così soddisfatta convinzione – soddisfazione di scopritore, forse – che m’ha riempito l’anima di gioia. Molte pagine furono da lui trovate belle, parecchie interessanti dal lato psicologico, qualcuna anche «bellissima». Di una egli disse: – Sia pure orgoglioso l’uomo per cui questa pagina fu scritta –. Ho chiuso gli occhi e ho visto, Amico mio, molto azzurro, molto azzurro di mare, e ho sentito sul viso il piccolo brivido freddo del pallore. [28 gennaio 1908]145

Dopo essersi rivolta una prima volta a Mantovani in cerca di un giudizio su Le

vergini folli, Amalia gli chiederà nuovamente un’opinione sul successivo volume

che andava via via componendo, Le seduzioni. L’atteggiamento della poetessa nei confronti del critico corrisponde a quello dell’alunna che sottopone il proprio

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lavoro all’esame del maestro: teme, ma nello stesso tempo agogna un suo giudizio. D’altronde, Mantovani, in questo primo periodo, è un censore bonario che incoraggia la propria allieva e non le fa mai mancare il suo consenso, privato e pubblico; non solo, ma, come vedremo, si adopererà personalmente per farle ottenere un contratto di pubblicazione con un editore di fama come Treves. Mantovani, dunque, ricambia la stima di Amalia e appare sempre più entusiasta della sua pupilla, man mano che la nuova opera si va realizzando. La scrittrice, infatti, si vanta con Guido: ‹‹Mantovani, che finì ieri di leggerla per intero, mi ha detto di essa una lode indimenticabile››146

.

L’apprezzamento di Mantovani suscita nella giovane poetessa un sentimento di gratitudine che si esprime in una lunga serie di visite al critico. La prima di cui abbiamo testimonianza è quella che Amalia progetta, proprio all’inizio della corrispondenza con Gozzano, per ringraziare il Professore dell’articolo appena uscito su ‹‹La Stampa›› in favore de Le vergini folli. Di quell’occasione Amalia intende approfittare per sondare il suo giudizio circa la poesia di Guido: ‹‹…Poiché sono verso di lui in dovere di una visita di ringraziamento andrò presto ad ossequiarlo devotamente, e ad istillargli spiriti benevoli per Voi››147.

L’epistolario registra altre occasioni in cui la Guglielminetti si sente in obbligo di riconoscenza verso il critico: ‹‹Domani devo una visita a Mantovani. Sarà breve››148, scrive il 23 marzo 1908 a Guido. ‹‹…Ieri fui un momento da Mantovani a ringraziarlo del suo invio››149racconta, ancora, all’amico il 3 aprile 1908.

Siamo nel periodo in cui Amalia va componendo Le seduzioni: nel gennaio 1908 ne aveva già dato saggio a Mantovani, ottenendone un giudizio favorevole. Con ogni probabilità, la scrittrice ‹‹deve›› una visita al critico per ringraziarlo del suo interessamento al destino della nuova raccolta: in quel periodo, come vedremo, Mantovani sta perorando la causa di Amalia presso Treves.

146 Lettere d’amore…, cit., p. 126 (lettera del 2 novembre 1908) 147

Ivi, p. 42 (lettera del 16 giugno 1907)

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Ivi, p. 91 (la data della lettera è ricostruita)

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I contatti diretti tra Amalia a Mantovani, d’altronde, non si limitano a sporadiche visite di cortesia della poetessa in cambio dei favori ricevuti. Il carteggio con Gozzano documenta, piuttosto, un’assidua frequentazione tra Amalia e Mantovani, fatta di incontri amichevoli non necessariamente mossi da interessi letterari.

La scrittrice può dirigersi, infatti, a casa Mantovani per un semplice saluto: ‹‹…andavo a salutarlo prima che partisse››150; oppure per aiutarlo a svolgere qualche incombenza professionale: ‹‹…Mantovani dal quale rimasi fino a poco fa scrivendo sotto dettatura sua certa noiosissima prosa pedagogica che fa parte della nuova legislazione scolastica››151.

D’altronde, non solo la casa di Mantovani diviene per Amalia un luogo familiare, ma anche il critico fa visita alla scrittrice, in modo informale: ‹‹Lunedì poi ho Mantovani e Martedì qualcuno o nessuno a prendere il thè››152.

In virtù del rapporto di consuetudine che la lega al critico, Amalia è sempre a conoscenza degli spostamenti di Mantovani, che si muove spesso tra Torino, Roma, Milano e Parigi per motivi di lavoro e spesso ne dà informazione a Guido:

Ora, come saprete dalla «Stampa», si trova a Grenoble chiamatovi da quell’Università per gli esami di Lettere italiane, e credo vi sia andato direttamente da Roma, dove si trovava da molti mesi per la Riforma della scuola classica. Ma so che verso il venti di giugno tornerà a Torino… [16 giugno 1907]153

Mi duole di non potervi dir niente di Mantovani, il quale- come v’avevo detto – si trova a Roma da domenica scorsa. Quella sera del nostro incontro – ricordate? – andavo a salutarlo prima che partisse. [26 ottobre 1907]154

Mantovani è tutt’ora a Roma… [14 novembre 1907]155

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Lettere d’amore…, cit., p. 59 (lettera del 26 ottobre 1907)

151

Ivi, p. 78 (lettera del 29 dicembre 1907, data ricostruita)

152 Ivi, p. 101 (lettera non databile) 153

Ivi, p. 42

154

Ivi, p. 59

83 Ho parlato di Voi, oggi, con Dino Mantovani tornato ora da Roma. [19 dicembre 1907]156

…ho mandato il fascio a Mantovani che voleva conoscere, prima di ripartire per Roma, il mio nuovo lavoro. [28 gennaio 1908]157

Mio caro Guido,

solo ora dopo vari inutili passi a casa Mantovani posso darvi l’indirizzo di Roma del professore, per l’invio che volete fargli. Mandate dunque all’Hôtel d’Orient - Piazza Poli – Roma. [11 marzo 1908, data ricostruita]158

Troverai Mantovani in casa certo nelle prime ore del pomeriggio anche di domenica. [3 aprile 1908, data ricostruita]159

Mantovani è a Torino e mi aiuta spesso a dir male delle donne e del Congresso. [30 maggio 1908]160

Ora attendo Mantovani che si trova a Parigi. [22 giugno 1908]161

Le peregrinazioni di Mantovani per l’Italia e la Francia dimostrano la rilevanza professionale della sua persona: egli, in qualità di preside di liceo, fa parte della commissione incaricata di riformare il sistema scolastico classico e, in veste di professore, supervisiona gli esami di Lettere italiane a Grenoble. Mantovani è, dunque, un personaggio di certa fama e riconosciuta autorevolezza. Comprensibili, quindi, la fierezza di Amalia, che può vantarne l’approvazione, e la premura di Guido ad ottenerla.

Tuttavia, l’ambizione di Guido a essere riconosciuto da Mantovani sembra avere radici in un desiderio di riscatto rimasto insoddisfatto: secondo quanto ricostruito da Giorgio De Rienzo, autore di un’importante biografia dedicata al

156 Lettere d’amore…, p. 75 157 Ivi, p. 85 158 Ivi, p. 87 159 Ivi, p. 97 160 Ivi, p. 106 161 Ivi, p. 111

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poeta, la conoscenza di Guido Gozzano con Dino Mantovani risale indietro nel tempo, a un’occasione nient’affatto gloriosa per il giovane poeta.

Gozzano non brillò mai come studente, ma se il suo itinerario scolastico ‹‹nel ginnasio, per quattro anni, aveva avuto un corso regolare e lineare, subisce nel liceo, una brusca svolta››162: al primo anno di liceo arriva infatti la bocciatura. Durante l’anno scolastico successivo, Guido si iscrive a un istituto privato specializzato per il recupero del tempo perduto, tentando i due anni in uno.

Nel luglio 1902, si deve presentare per gli esami di ammissione alla terza liceale e bisogna scegliere una scuola pubblica. In casa Gozzano si decide, niente meno che per il D’Azeglio: il liceo più titolato di Torino, di cui è preside, severo, Dino Mantovani. La presunzione è duramente colpita. Gustavo esce da questi esami con le ossa davvero spezzate. L’esito è una catastrofe, quasi spettacolare: quattro e quattro in italiano e greco orali, tre e tre in storia e filosofia, un due secco ed eloquente in matematica.163

Testimone d’eccezione del disastro è nientemeno che Dino Mantovani, Presidente della commissione d’esame. Naturali il desiderio di riscatto di Guido e il bisogno di essere riconosciuto dal Professore come poeta; naturale il tentativo di sfruttare la conoscenza di Amalia per sondare il giudizio del critico sulla sua poesia e per stabilire con lui un rapporto diretto.

La corrispondenza, infatti, attesta da una parte l’insistenza di Gozzano, che sollecita continuamente interventi di Amalia in suo favore presso Mantovani e, dall’altra, la solerzia e la disponibilità con cui la poetessa adoperò le armi a sua disposizione affinché l’amico entrasse nelle grazie del Professore.

Anche se Gozzano non riuscì mai a ottenere ciò a cui aspirava di più – una recensione del critico –, fu solo grazie all’intercessione di Amalia se poté almeno strappargli un giudizio positivo in forma privata, se poté stabilire con lui una seppur sporadica corrispondenza e se, alla fine, lo conobbe personalmente.

162

G. De Rienzo, op. cit., p. 19

163 Ibidem. Si noti che De Rienzo usa qui, per riferirsi a Gozzano, il secondo nome del poeta,

Gustavo: come suggerisce una lettera di Amalia, è questo il nome con cui gli amici lo chiamavano: ‹‹Addio Guido – mi piace chiamarvi così perché quelli che viaggiano in comitiva vi chiamano diversamente›› (lettera del 26 ottobre 1907): cfr. Lettere d’amore…, cit., p. 60 .

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Il rifiuto di Mantovani a recensire l’opera di Gozzano non sembra, quindi, doversi attribuire all’inefficacia della mediazione di Amalia; appare, invece, più probabile che il critico non ammirasse fino in fondo il lavoro del giovane poeta. Secondo quanto la poetessa riporta sul suo diario, infatti, Mantovani non avrebbe avuto grande stima di Gozzano:

Scrittore di una purezza rigidamente classica amava la passione avvampante e contenuta, l’irrompente e sfrenata esuberanza giovanile del mio estro costretto nell’urna alabastrina del verso chiuso mentre disprezzava la tecnica in apparenza semplice e trascurata del verso gozzaniano, il sapore un po’ acre delle sue elegie parodistiche. Non ne penetrava la complessa diagnosi spirituale, non ne afferrava la fluidità sarcastica che pareva un realismo puerilmente scettico, un irriverente scherno alla solenne dignità della poesia. Eppure se fosse stato critico più attento come lo furono altri, avrebbe notato l’influenza che ebbe su di lui la lettura del Petrarca e di altri autori trecentisti soprattutto per alcune modulazioni che riscontriamo nella sua poesia come felici reminiscenze.164

Un giudizio del tutto diverso, però, Amalia riporta in confidenza a Guido, per rassicurarlo dopo che il poeta, seguendo il suggerimento dell’amica, aveva inviato alcuni nuovi componimenti a Mantovani per averne un’opinione : ‹‹Ma non temete che v’avrà accolto bene: era così ben disposto verso di Voi! Quando parla di qualcuno come a me ha parlato di Voi quella sera non è uomo da smentirsi o da ricredersi o da dimenticare. Lo interessavate troppo, vi sapeva a memoria››165. Sembra, del resto, molto strano che un tale entusiasmo sia rimasto sempre silenzioso.

Al di là dell’opinione di Mantovani sui versi di Gozzano, interessa qui tracciare le varie tappe e i conseguenti risultati della mediazione di Amalia presso il critico: emergerà, così, in modo chiaro l’entità del debito di Guido nei confronti della poetessa.

Come già abbiamo anticipato, la prima ambasciata compiuta da Amalia presso il Professore – promessa a Guido fin dal giugno, ma realizzata soltanto nell’ottobre

164

O. Benso, op. cit., pp. 50-2

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del 1907 – muove dal desiderio del poeta di verificare la veridicità di alcuni commenti sprezzanti di Mantovani sul suo conto, riferitigli da alcuni amici. Mostrandosi molto scettica sull’autenticità di tali affermazioni, Amalia aveva promesso al poeta il suo aiuto per estorcere al critico un giudizio di sicura attendibilità su La via del rifugio:

Lo conosco, e lo so così guardingo e sobrio di parole avventate, che mi pare quasi impossibile quanto vi fu riferito. Farò con la mia miglior diplomazia presso di lui ciò di cui mi pregate. Vedrò facilmente nel suo studio il vostro libro e mi sarà naturale parlarne nel senso che Voi desiderate. […] Vi scriverò non appena avrò eseguita la mia missione diplomatica, sulla quale però vi esorto a non avere un’eccessiva fiducia di riuscita. Con questi illustri non si sa mai dove si va a parare. [16 giugno 1907]166

Amalia, dunque, promette, rimanendo però cauta sull’esito della missione. Tuttavia, l’ambasciata sembra avere successo: Amalia consiglia infatti a Guido di inviare a Mantovani qualche nuovo componimento. Il poeta, dimostrando di stimare la sua opinione, segue i suggerimenti dell’amica:

Quest’oggi ho atteso a corrispondenze gravose: Dino Mantovani, fra queste. Mi sono attenuto ai vostri consigli: gli ho inviati i Colloqui (manoscritto: non avevo altro) e una copia della 3ᵃ edizione; e ho accompagnato l’invio con due righe molto concise e molto ossequiose: facendo anche il vostro nome dacché me ne avevate dato il permesso. […] Vi prego (ma ricordatevene bene) se visiterete ancora il V.P.S.le 167 indagate

diplomaticamente quale impressione può avergli fatto l’atto che Voi mi consigliaste. [23

ottobre 1907]168

Guido, dunque, al riparo del nome di Amalia, invia a Mantovani la raccolta già pubblicata, La via del rifugio e, in anteprima, un lavoro inedito intitolato i

Colloqui: pochi mesi dopo l’esordio poetico, quindi, il poeta ha già composto il

primo nucleo del volume che decreterà la sua definitiva affermazione sulla scena poetica italiana.

166 Lettere d’amore…, cit., pp. 42, 44 167

La sigla, riferita senza dubbio a Mantovani, potrebbe essere sciolta in ‹‹Vostro Preside / Professore Spettabile››.

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Due giorni dopo, però, preoccupato di non aver ancora ricevuto alcun commento, chiede notizie ad Amalia (‹‹Scrivetemi – E anche, sapendo, di Mantovani››169), la quale, solerte, lo rassicura: Mantovani al momento si trova a Roma; non ha quindi ancora letto il materiale inviatogli. Tuttavia, per tranquillizzarlo ulteriormente, Amalia promette a Guido: ‹‹Gliene scriverò diplomaticamente alla prima occasione ma con poca speranza di saperne qualche cosa perché è assai restìo a dare privatamente per iscritto impressioni e giudizi. Ma non temete che v’avrà accolto bene: era così ben disposto verso di Voi!››170. Gli ricorda, quindi, l’entusiastico apprezzamento manifestato in precedenza dal critico nei suoi confronti.

Gozzano, però, non si rasserena affatto e, anzi, man mano che passano i giorni