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In generale gli studenti riescono a mantenere l’attenzione se i filmati sono brevi, ricchi di effetti speciali e non ripetitivi [116]. L’immediatezza del contenuto che si riesce ad ottenere grazie all’impatto visivo dei film `e da affiancare all’uso dei libri.

Capitolo 7. Proposte didattiche (materiale multimediale) 187

Il documentario nasce dal successo del libro e del ciclo di conferenze di Gore sugli aspetti climatici del pianeta. Presenta sia immagini delle conferenze in tutto il mondo, sia immagini della vita personale e politica di Gore. L’autore presenta nel film gli stessi argo- menti del libro. La struttura `e praticamente identica, anche se gli argomenti sono trattati pi`u velocemente rispetto al libro; le uniche novit`a sono presenti nei contenuti speciali del DVD. Questi ultimi contengono aggiornamenti climatici per l’intervallo di tempo dalla ri- presa del film al montaggio: nuovi dati sugli uragani, sulle temperature globali, sul tasso di crescita della popolazione mondiale e sul permafrost; nuovi studi sul legame tra acidifi- cazione dell’oceano e aumento della CO2 nell’atmosfera, sui terremoti glaciali (terremoti

particolari in Antartide), sugli incendi boschivi e sull’umidit`a del terreno.

Questo film offre molti dati scientifici sul riscaldamento globale con foto, grafici e tabelle, per questo motivo `e particolarmente adatto nella programmazione didattica. C’`e comunque una notevole componente basata sulla figura di Gore e sulla politica americana, che pu`o risultare pesante e poco fruibile per gli studenti, a meno di non eseguire un’attenta selezione delle scene. Per questa ragione `e, comunque, preferibile l’uso del libro.

Nel materiale reperibile in rete a proposito di questo film [114], [78], [79], [102], [125], [145], [71] in genere c’`e un’analisi ricca dal punto di vista politico, ma pi`u scarsa dal punto di vista scientifico. Il film viene usato spesso negli Stati Uniti come campagna politica pro o contro il Partito Democratico (vedere ad esempio un articolo del Wall Street Journal [114]) ed `e in corso una vivace discussione sull’opportunit`a della proiezione in classe a causa dell’aspetto politico. Il fatto che venga rappresentato un solo punto di vista riguardo al riscaldamento globale ha scatenato anche in altri paesi (come il Canada [102] e la Germania [145]) accese discussioni sull’opportuit`a della visione nelle scuole in assenza di materiale di parere opposto.

“Sei gradi, Allarme riscaldamento globale” [17]

temperatura media globale aumenti di uno, due, tre, quattro, cinque e sei gradi, con una descrizione delle situazioni odierne su cui si basano le previsioni.

Il documentario inizia descrivendo che con l’aumento della temperatura media globale di un solo grado si avrebbero gravi siccit`a nell’ovest americano, non ci sarebbe pi`u ghiaccio nell’Artico per sei mesi all’anno e in Inghilterra sarebbero possibili nuove colture qua- li grano e riso. Con ulteriori aumenti della temperatura, aumenterebbe la frequenza dei fenomeni metereologici estremi come uragani, inondazioni e ondate di calore. Si preve- de che con un aumento di sei gradi gli oceani non avrebbero pi`u vita al loro interno, ci sarebbero quasi esclusivamente deserti sulla terra ferma, gli eventi meteorologici estremi (tornado, urgani, inondazioni) avrebbero luogo quotidianamente, tutte le citt`a costiere sa- rebbero completamente sommerse e quindi abbandonate (il livello del mare aumenterebbe di oltre 2 m rispetto a quello attuale).

Accanto alle previsioni c’`e una discussione di ci`o che sta gi`a accadendo: alcuni allevatori negli Stati Uniti stanno avendo problemi per la mancanza di acqua, nell’Artico si registra un periodo estivo allungato, in Inghilterra sono stati introdotti viti e olivi, si sta pro- gressivamente abbandonando l’uso dei cani da slitta per la caccia in Groenlandia2, alcune barriere coralline stanno perdendo colore, nell’estate 2003 l’Europa ha subito un’anomala ondata di calore (uno degli effetti principali `e stato osservato nelle piante: una fotosinte- si al contrario, ossia un rilascio di anidride carbonica e l’accartocciamento delle foglie), in Inghilterra sono state costruite delle barriere anti-mareggiate sul Tamigi per preserva- re Londra e i ghiacciai in tutto il mondo si stanno sciogliendo pi`u velocemente che in passato, specialmente sulle vette Himalayane.

Da questo documentario mi aspettavo pi`u chiarezza, maggiori dettagli sui dati dispo- nibili e sugli effetti in corso, pi`u scienza in chiave divulgativa ed, infine, effetti speciali usati per rendere realistiche le previsioni, ma senza esagerare. Ho trovato il documentario

2Il riscaldamento ha talmente assottigliato lo strato di ghiaccio sopra il terreno e sopra il mare in in-

verno, che non pu`o pi`u sostenere le slitte; gli abitanti ora cacciano e pescano tutto l’anno spostandosi con imbarcazioni

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ripetitivo, fantasioso pi`u che scientifico. Tra i collaboratori e consulenti del filmato non appare neanche un’organizzazione scientifica, sono citati alcuni enti scientifici soltanto per le immagini usate. Inoltre ho trovato il documentario solo allarmista, senza dare a chi lo guarda la consapevolezza di poter agire oggi per il cambiamento necessario. La scelta di inserire il resoconto di ci`o che si sta gi`a verificando tra una previsione e l’altra riduce l’impatto degli avvenimenti: non `e chiara la separazione tra realt`a e previsioni.

“Global Warming. Fenomeno naturale o causato dall’uomo?” [40]

Si deve innanzitutto notare che questo documentario `e stato fatto nell’ambito del pro- getto “Impatto Zero”, ossia la CO2prodotta nella realizzazione `e stata compensata con la

creazione di nuove foreste, in questo caso una foresta di 2800 m2 in Costa Rica (vedi il sito www.lifegate.it).

La plausibilit`a del riscaldamento globale viene lasciata alla decisione dello spettatore, dato che il film fornisce i dati scientifici di come sia cambiato il clima della Terra da 650 milioni di anni fa a oggi, soffermandosi sui cambiamenti climatici estremi e sui dati forniti dagli studi attuali in paleoclimatologia, geologia, oceanografia, geofisica, biologia, climatologia e astrofisica.

Il film `e breve, non ripetitivo, ricco di immagini naturalistiche e di notevoli ricostruzio- ni di avvenimenti passati. Senza pretendere di spiegare l’effetto serra o tutti i meccanismi che regolano il clima, il film fornisce un’ampia panoramica della situazione sulle possibili cause di tali cambiamenti e delle eventuali conseguenze.

Sicuramente tra i film analizzati `e il migliore per chiarezza, per compattezza e per spunti di riflessione.

“L’Undicesima Ora. L’ora pi `u buia del genere umano pu`o diventare la pi `u impor- tante” [25]

di diversi scienziati (fisici, chimici, geologi, biologi, medici, oceanografi, psicologi) e ‘tecnici’ (giornalisti, ingegneri, architetti, economisti, imprenditori, politici, religiosi) sul fenomeno riscaldamento globale e su come fare per arrestarlo come individui e come co- munit`a. Queste opinioni non sono presentate attraverso l’uso di definizioni scientifiche e formule matematiche, ma attraverso immagini e dati scientifici in diversi campi di ricerca sugli effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento. L’unico modello scientifico che compare nel film `e sull’effetto serra (7.1) ed `e per`o presentato in un modo che genera misconcetti. Infatti viene mostrato “l’intrappolamento del calore” attraverso un disegno e non le radiazioni assorbite, riflesse e emesse.

Figura 7.1: Schema effetto serra mostrato nel film “L’Undicesima Ora” [25]

Ad ogni modo lo spettatore non pu`o fare a meno di sentirsi coinvolto in questi cam- biamenti globali ed `e spinto ad agire. Infatti il documentario sottolinea come il problema non sia quali danni stiamo arrecando al pianeta, come se ci`o non ci riguardasse, ma il fatto che `e messa a rischio l’esistenza del genere umano, dato che la Terra ha le capacit`a di riprendersi da ogni grande mutamento. Questo messaggio ‘catastrofico’ non `e fine a se stesso in quanto `e accompagnato dalla convinzione di ogni esperto intervistato di come

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si possa ancora intervenire per far sopravvivere la specie umana al cambiamento a cui ha dato essa stessa inizio.

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E interessante anche la scelta dei contenuti speciali. In questa sessione vi si trovano messaggi radicali, quasi estremisti, o complessi e religiosi (da parte di alcuni esponenti delle tre principali religioni monoteiste e della religione degli indiani d’America).

Questo documentario ha ricevuto per lo pi`u critiche positive [97], [112], [109] riguar- danti la modestia del ruolo marginale di Leonardo di Caprio, l’ampia scelta delle persone intervistate, la realizzazione di tale documentario attraverso il minor impatto ambientale possibile (riduzione delle emissioni CO2 e riciclaggio di materiale di scarto) e il messag-

gio positivo di come, anche se abbiamo provocato cambiamenti climatici molto pi`u veloci di quelli naturali, possiamo intervenire affinch´e questi cambiamenti non ci distruggano. Una critica negativa `e stata mossa dal quotidiano “USA Today” [90], dove l’autore con- sidera il documentario troppo vicino a “Una scomoda verit`a”, non condivide la scelta di Di Caprio come narratore (al posto di uno scienziato) e pensa che questo film non possa “convertire” chi non crede ai danni che stiamo facendo al nostro pianeta e noi stessi.

Tra i documentari analizzati `e il pi`u completo e positivo. Il documentario presenta il riscaldamento globale come causato principalmente dall’uomo, ma tale argomento `e parte di una discussione pi`u ampia di un modo di vita che rispetti la natura e le generazioni future traendone vantaggio in prima persona.

“2075 Il clima che verr`a” [166]

Questo film `e basato su uno scenario elaborato da un gruppo di scienziati (IPCC, nel film nominato con l’acronimo in francese GIEC) incaricati dall’ONU di studiare il riscaldamento globale. Il gruppo ha vinto nel 2007 il premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore.

Il film racconta la storia di due ragazzi africani costretti ad abbandonare l’Africa a causa dell’espansione del deserto del Sahara, di una viticoltrice francese che ha perso il figlio

in un’alluvione della Senna a Parigi ed `e costretta a convertire la propria coltura di viti in un agrumeto a causa dei ripetuti attacchi di sciami di cavallette e della siccit`a che ha colpito il sud della Francia e di due sposi olandesi, un biologo che vedr`a l’ultimo orso polare esistente e un avvocato dei diritti civili in dolce attesa che cerca di far approvare dall’ONU una carta sull’ambiente.

Il film ha un grande impatto emotivo per le storie raccontate e pu`o essere proposto agli studenti liceali con alcune accortezze. Si possono discutere in classe i modelli scientifici citati verificandone la validit`a e correggendo gli errori. Il principale errore del film `e il modello della Terra ricoperta da una “coperta” che intrappola i raggi solari.

“Arctic Tale” [178]

Il film racconta la storia di Nanu, cucciola di orso polare, e Seela, cucciola di tricheco, dalla loro nascita al loro primo cucciolo. I problemi che i due animali affrontano sono diversi, in parte legati alla natura dell’Artico (come trovare il cibo e come fuggire ai pre- datori), in parte ai cambiamenti dell’Artico causati dal riscaldamento globale (il ghiaccio essenziale per entrambe le specie si disgela prima e si riforma pi`u tardi rispetto a quan- to accadeva in passato). Alla fine della pellicola viene segnalato che, ovviamente, non sono stati seguiti due soli cuccioli, ma sono state create due storie da materiale ripreso nell’Artico nell’arco di diversi anni.

Un articolo in rete [154] trascrive fedelmente la prima parte della narrazione e poi tratta brevemente il riscaldamento globale. Non `e una vera recensione sul film poich´e non riassume e non commenta il film, ma `e un buon riassunto sui cambiamenti climatici.

Trovo questo film adatto a studenti delle scuole medie pi`u che per quelli delle supe- riori, per la semplicit`a del contenuto e la realizzazione tipo storia.

“The day after tomorrow” [31]

Capitolo 7. Proposte didattiche (materiale multimediale) 193

e di vendite. Il film `e basato sulla interruzione improvvisa delle correnti oceaniche, che provocherebbero un’immediata era glaciale e sulle reazioni di stati e persone di fronte a tale cambiamento climatico.

La pellicola non `e assolutamente accurata dal punto di vista scientifico. La lista di inesattezze scientifiche `e lunga; si possono notare gli errori evidenziati in [88]:

• Nord America e Eurasia erano abitate anche durante l’ultima era glaciale,

• c’`e una violazione della conservazione dell’energia dato che quella sottratta nel raffreddamento della Terra non viene trasformata in nessun’altra forma, a meno di non considerare i tre “superuragani” artici, che comunque sembrano acquistare energia dal niente,

• il valore della temperatura media della tropopausa, dalla quale i tre “superuragani” attingono l’aria, non `e -150oF (-101.1oC) come detto nel film, ma circa -63.4oF

(-53oC),

• l’aria che scende dagli strati pi`u alti dell’atmosfera si riscalda non per contatto termico con gli strati pi`u caldi, ma perch´e scendendo si comprime,

• gli edifici di New York collasserebbero ad una tale ondata di marea o almeno al congelamento dell’acqua,

• Manhattan si trova a -150oF al passaggio di uno dei “superuragani”, tutto viene

congelato istantaneamente tranne la stanza della biblioteca dove si trovano i proto- ganisti, grazie ad una porta di legno che comunque si imbianca, ma non permette al gelo di entrare all’interno della stanza, che resta abbastanza calda con l’ausilio di un piccolo fuoco creato con i libri della biblioteca,

• bruciare solo libri e non il mobilio in legno per mantenere un fuoco sempre acceso ed in grado di riscaldare sei persone in una grossa stanza.

Inoltre emergono questi dubbi:

• Le correnti oceaniche si bloccherebbero nel giro di alcuni giorni?

• La temperatura dell’acqua si abbasserebbe improvvisamente in un solo punto del- l’oceano mentre quella delle boe di rivelazione vicine rimarrebbe inalterata?

• Si pu`o resistere ad una temperatura esterna di circa -100oC chiusi in una stanza con

una porta non ermetica e un caminetto con un fuoco alimentato con carta?

• Una volta che si abbatte una ‘megatempesta’ a forma di ciclone in una zona, passano settimane prima che arrivi l’occhio; una volta passato quest’ultimo, l’altro braccio dell’uragano terrestre sparirebbe in un giorno e mezzo?

Il film trasforma il riscaldamento globale in spettacolo per fini commerciali, ma finisce con il nascondere i veri problemi legati a questo fenomeno, nonostante i risvolti politici che accenna nelle figure del presidente e del vice-presidente degli Stati Uniti d’America, con punti di vista opposti.

Le recensioni su questo film ([88], [51], [66], [72], [91], [133], [140], [144], [148], [70]) confermano le mie critiche. In [70] `e riportato che il regista ed i produttori erano consapevoli di commettere degli errori scientifici, ma che li hanno inseriti per rendere veloce la trama e quindi avere una storia accattivante per il grande pubblico.

E’ interessante il fatto che siano stati studiati gli effetti di tale film sull’opinione pub- blica riguardo ai cambiamenti climatici [151], [152], [147]. Gli studi riportano sostanziali differenze tra i modelli climatici in cui credono gli intervistati, tra coloro che hanno guar- dato o meno il film. Per i primi il modello pi`u diffuso `e quello con un clima stabile entro certi limiti, per i secondi quello pi`u comune corrisponde ad un clima caotico e impreve- dibile. C’`e anche una diversa attenzione ai cambiamenti climatici gi`a in atto e alle azioni

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dei politici al riguardo. Confrontando le opinioni degli spettatori prima e dopo la visione del film, sembra che questo non abbia un impatto positivo sulle coscienze, perch´e anche se mette al corrente del problema del riscaldamento globale, non spiega come poterlo affrontare.

“Viaggio in fondo al mare” [2]

Questo vecchio film di fantascienza del 1953 ha avuto una ‘global warming edition’ per motivi commerciali, anche se non si riferisce al riscaldamento globale vero e pro- prio. Viene inserito qua per mostrare un effetto commerciale del problema scientifico del riscaldamento globale.

Il film racconta della scoperta che le fasce di van Allen si sono incendiate e stanno scaldando velocemente la Terra. Il comandante di un sottomarino (nonch´e scienziato ideatore di esso) intraprender`a un viaggio per lanciare un missile nucleare per estinguere l’incendio.

Il film `e pieno di modelli fisici errati, primo fra tutti il filo conduttore del film, l’in- cendio che divampa nelle fasce di van Allen, che vengono menzionate, senza neppure un tetntativo di spiegazione.

Il film pu`o essere usato proprio per far cercare agli studenti i modelli errati. Tutto ci`o per arrivare a descrivere, invece, qual `e il modello riconosciuto oggi come valido.