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CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.8 Esistono anche delle alternative

Blakely e Snyder riportano i suggerimenti ed alternative per costruire delle comunità che però non implichino la separazione di gruppi sociali. La ricerca di tranquillità, sicurezza ed anche di comunità non può comprendere ed essere portata avanti solamente da muri e cancelli. Esistono delle alternative che possono contribuire ad ottenere gli stessi risultati, come una riduzione del crimine, il controllo del traffico, una vivibilità di quartiere anche se non certo in senso definitivo.

Le Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED) di C. R. Jeffery, come anticipata nel secondo capitolo, comprende misure di sicurezza portate avanti da forze dell’ordine,

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Ivi, p. 137.

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criminologi, urbanisti e architetti che tendono a ridurre e controllare il crimine attraverso la creazione di spazi difendibili, così come pensati da Oscar Newman. Con l'impiego di sorveglianza tecnologica, barriere e il ridisegno della architettura di quartiere, le idee si basano innanzitutto sulla partecipazione attiva delle persone e su tre affermazioni:

Territorialità: se le persone identificano un territorio come proprio sono molto più

propense a difenderlo.

Sorveglianza naturale: più è facile osservare uno spazio e più osservatori ci saranno e

meno il crimine sarà presente.

Immagine: le caratteristiche visibili di un ambiente possono incoraggiare o prevenire il

crimine stesso.

Figura 25 Tattiche suggerite dalla CPTDE per quartieri sicuri.

Fonte: Blakely e Snyder, Fortress America…, 1997, p. 165.

Le tattiche elencate nella figura possono essere utilizzate singolarmente oppure insieme alle altre; esse aiuterebbero, insistono gli autori entrambi urbanisti, a stabilizzare e a fornire una base per il quartiere anche se in se stesse non fornirebbero certo una totale garanzia. Il sentimento di territorialità si crea non tanto dal disegno del quartiere da solo ma, e soprattutto, dalla opportunità data alle persone di partecipare attivamente alla amministrazione, alla vita del quartiere stesso, affermano. Esempi ne sono i numerosi programmi di vigilanza di quartiere portati avanti dagli abitanti; ognuno dà il suo contributo

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anche solo nell'osservare situazioni ed estranei che possono rivelarsi sospette. Affidare, come nei gates, la sorveglianza a imprese esterne non porta alla costruzione di una comunità; delegare le responsabilità e chiudere la vita dentro la propria abitazione non è uno scambio sociale ma lo è invece quando dei volontari o anche un solo membro della comunità coordinano gli sforzi di quartiere, continuano gli autori289.

Il traffico é il secondo temuto nella lista dopo il crimine, auto ad alta velocità possono (e lo fanno) investire pedoni innocenti e fuggire, rumore e sparatorie da auto in corsa tormentano la vita dei residenti e la rendono ansiogena.

Le soluzioni previste sono allora dissuasori di velocità e strade curvilinee al posto di rettilinei; altre sono state proposte come ad esempio attraversamenti pedonali rialzati al livello dei marciapiedi per fungere da riduttori di velocità aumentando così la sicurezza. L'urbanistica in questo caso è di notevole aiuto, rende le strade accessibili a tutti non solo alle auto ma anche ai pedoni e ciclisti attraverso il restringimento delle vie per rallentare la velocità del traffico, l’uso di curve e pavimentazioni con mattoni o pietre al posto di asfalto, nessun marciapiede ma una piantumazione di alberi che allietano il paesaggio comune. I limiti di velocità possono essere ridotti a cinque miglia orarie così che assicurino una certa tranquillità sia in Europa (da dove è partita l'idea negli anni Sessanta del Novecento) che in America.

Le "slow streets"290 ma non sono chiuse come i gates, non escludono ma piuttosto favoriscono gli scambi sociali e soprattutto hanno gli stessi risultati senza i lati negativi. Il design di un ambiente residenziale è molto importante per la crescita di una comunità sia nel nuovo che in una trasformata; le chiamano comunità sostenibili e racchiudono in sé i concetti di ambiente, giustizia ed equità sociale, vita pubblica e privata. È sostenibile perché organizza i bisogni della comunità di oggi ma anche e soprattutto di quella del domani, quelli che oggi sono solo bambini. Ogni cosa finalizzata, attraverso l'architettura e l’urbanistica, a diffondere e stimolare il senso del luogo e il senso di appartenenza291.

Di contro le GC, affermano gli autori, non possono avere tutto questo se puntano il loro aspetto sull'immutabile ordine imposto dagli accordi la cui parola d'ordine è rigore. Essi affermano che le GC si basano sulla reificazione del passato292 trascurando quasi del tutto quegli elementi che compongono una comunità e la fanno durare nel tempo.

A loro detto, il Neotradizionalismo e il New Urbanism di conseguenza, cerca di riproporre ciò che di buono c'era nelle città della tradizione americana, attraverso la struttura urbanistica. Strade strette, alberate e con accesso diretto alle abitazioni con verande e porticati ben visibili dalla strada e al controllo sociale. Una struttura ripresentata da architetti conosciuti nel panorama americano come Peter Calthorpe, Andres Duany o Elizabeth Plater Zyberk che hanno in comune la accessibilità ai pedoni delle strade, di ampi spazi pubblici il cui fine è richiamare alla tradizione e alla città a misura d’uomo. Il New Urbanism e i movimenti delle comunità sostenibili mettono in luce i difetti ed i limiti delle GC. Se nel breve termine rinchiudersi in un comunità artificiale sembra essere il modo più veloce di arginare tutti

289 Ivi, p. 165. 290 Ivi, p. 168. 291 Ivi, p. 169. 292 Idem.

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problemi alla lunga non sono altro, secondo gli autori, che una manifestazione di uno squilibrio tra spazio pubblico e privato293.

Peter Calthorpe, riportato da Blakely e Snyder, parla di profezia auto avverante basata sull’isolamento che conduce sempre più alla paura del diverso, paura che rinforza la richiesta di isolamento.

È proprio la mancanza di interesse verso l'intero territorio che gli autori criticano con vigore, perché non è pensabile di risolvere problemi che affliggono intere città fuggendo da esse o barricando alcuni quartieri; occorre, affermano, proteggere le comunità di quartiere in quanto tessera fondamentale della società .

Ma, prima di tutto, raccomandano di cambiare modo di pensare, quella tentazione che sussurra che attraverso cancelli e mura si possa risolvere o al massimo allontanare ogni problema sociale294.