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2.6. Il congresso del 1970: l'autentica “invenzione” della CFDT.

2.6.2. Il XXXV Congresso: da Eugène Descamps a Edmond Maire.

Il XXV Congresso della CFDT, nel giugno del 1970, prende in carico anzi tutto una riforma organizzativa interna: ai due organi di direzione politica preesistenti (Bureau Confédéral e Conseil Confédéral) viene sostituito un unico Bureau

National di 31 membri, espressione per un terzo delle federazioni professionali,

per un terzo delle unioni regionali della confederazione, per un terzo dal Bureau uscente – sulla base del voto dei delegati congressuali, con l'aggiunta di un membro espresso dall'UCC - Union Confédérale des Ingénieurs et Cadres. Al

Bureau uscente è affidata la proposta di Commission Exécutive (10 membri)

votata dal plenum dei delegati, mentre al Conseil National è affidata una più ampia rappresentazione delle federazioni professionali e delle unioni confederali di dipartimento.

La composizione della platea congressuale del 1970 è fortemente ringiovanita dai nuovi iscritti accorsi dopo il 1968:

«La moyenne d'age de l'assistance est de trente-cinq ans. 72% des délégués ont moins de quarante ans, et 26% moins de trente ans»105.

A tale uditorio vengono sottoposti cinque rapporti: la relazione di orientamento generale, «Pérspectives et stratégies», predisposta dal presidente uscente André Jeanson; «Pour une démocratisation de l'entreprise dans une

perspective d'autogestion» di Edmond Maire; «Planification démocratique et autogestione» di René Bonéty; «Une économie de solidarité pour le développement du tiers-monde» di René Decaillon; «Contre les inégalités et les ségrégations» di Alfred Krumnov.

Alla mozione d'orientamento proposta da Jeanson, fatta propria dalla dirigenza, si contrappongono due altre tendenze generali.

La prima, comprendente la SGEN e i delegati parigini, bretoni e dei Pays de

103 Ibidem, p. 223.

104 Hervé Hamon, Patrick Rotman, La deuxième gauche, op. cit., p. 234. 105 Ibidem, p. 236.

Loire, è capeggiata da Jean Monnier e viene vista dall'ala “gauchiste” di Alfred Krumnov come un cedimento al riformismo.

Monnier riprende il rapporto Declercq del 1959 e preferisce la nozione di “démocratie avancée” rispetto al socialismo democratico e all'autogestione:

«Les tenants du projet insistent sur la nécessité de la planification démocratique et de la socialisation des principaux moyens de production, par le biais notamment de la nationalisations même si ils rejettent tout étatisme excessif; dans ce contexte, l'autogestion ne saurait être considéré commeune étape dans le changement social ou le processus de radicalisation des mouvements. Elle se situe au terme d'un processus de socialisation accrue de l'économie liée à la planification des besoins; elle constitue le parachèvement, la phase finale du processus concerné [..] et non une phase immédiate ou intermédiaire»106.

La posizione di Monnier, che raccoglie il 32,5% dei mandati congressuali, è molto vicina a quella intimamente professata dal segretario, Eugène Descamps. In una intervista, rilasciata qualche anno più tardi a Jean-Louis Monneron e raccolta in «Recherches et débats», si esprime così:

«Même s'il m'apparait clairement que l'autogestion constitue un objectif intéressant, il se trouve aussi [..] que je demande à voir, qu'en aucun cas je ne veux donner aux travailleurs des perspectives trop difficiles à atteindre et que je préfère jalonner les affaires. Alors, l'autogestion? Oui, comme un élément complémentaire à la planification démocratique, à l'appropriation collective des principaux moyens de production».

Descamps, tuttavia, sceglierà di restare molto ai margini del dibattito.

La seconda tendenza vede come capofila Alfred “Frédo” Krumnow, che raccoglie i delegati di Hacuitex, PTT (poste), Services, Commerce e ottiene il 26,72% dei mandati. Secondo Krumnow, il patrimonio di lotte conseguito nel 1968 deve poter trovare sbocco in un sindacalismo di massa di nuovo tipo, capace di accettare la lotta rivoluzionaria attraverso gli strumenti anche più radicali dell'azione collettiva (sequestro dei dirigenti, occupazioni, auto-produzioni), utili ad evitare ogni forma d'integrazione al sistema capitalistico.

«La notion de révolte ouvrière inspire fréquemment les thèses du projet qui invoque par ailleurs l'édification d'un syndicalisme démocratique sìappuyant clairement sur une idéologie basiste. Le Congrès doit affirmer la souveraneté de la base, les différents échelons syndicaux ayant un role de coordination, de proposition et non de direction. [..] Enfin, si la prèmiere phase de la construction 106 Guy Groux, René Mouriaux, La CFDT, op. cit., p. 133.

du socialisme repose sur la socialisation des moyens de productions, ce processus ne saurait enre séparé des notions de rapports de force et de prise de conscience politique des travailleurs»107.

Nell'ampia fetta di consenso raccolta da questa posizione emerge tutta la capacità della CFDT di catalizzare la mobilitazione del 1968 e tutte le difficoltà insite al necessario dialogo che quest'ultima posizione, fortemente ideologica, rischia di mettere in questione.

«La génération de Mai 1968 a la conviction de gauchir une organisation accueillante et dynamique maus un peu floue quant aux principes [..] mais elle ignore du tout au tout ce que cette avancée officielle recouvre d'audaces antérieures, et prend pour un acte fondateur ce qui n'est, aux yeux des pionniers, qu'une ratification souhaitable mais un tantinet brouillonne»108.

Il rapporto di Jeanson, sostenuto da oltre il 62% dei mandati, incardina l'adesione della CFDT al “socialismo democratico”, opposto al “socialismo di Stato” così come al capitalismo, attraverso la relazione fra tre concetti cardine: autogestione, così come definita dalle lotte di Maggio 1968; pianificazione democratica, così come precisata dal rapporto Declercq (1959); proprietà sociale dei mezzi di produzione. La difficoltà di specificare con precisione l'autogestione è individuata da un articolo scritto da Albert Detraz ed Edmond Maire:

«Elle ne nie pas la compétence technique, mais elle refuse la technocratie. Si elle est libertaire, elle n'est pas anarchique. C'est dire qu'elle admet l'organisation su travail et la nécessité d'une autorité, tout en inversant leurs fondements»109.

L'idea di Jeanson è di superare la dicotomia fra “stratégie commune” e “autonome” attraverso “une autonomie engagée du syndicat”: dovrà essere anzi tutto la CFDT a costruire un progetto globale di società e una strategia da sottoporre al negoziato con le parti politiche. In tale progetto assume un ruolo centrale la realizzazione della democrazia, attraverso una pianificazione non centralizzata, capace di chiamare in causa tutte le parti sociali e di conferire “le

pouvoir” ai lavoratori per mezzo dell'autogestione, intesa come prospettiva di

decentramento ed assoluta autonomia delle imprese in cui viene realizzato il trasferimento della proprietà dei mezzi di produzione agli stessi dipendenti. Il rapporto di Jeanson esprime una rinnovata centralità della negoziazione, essenziale per esprimere il potere sindacale e concretizzare l'azione collettiva in

107 Ibidem, p. 134.

108 Hervé Hamon, Patrick Rotman, La deuxième gauche, op. cit., p. 237. 109 Edmond Maire, Albert Detraz, Preuves, ottobre 1970.

rivendicazioni tangibili; inoltre, «elle [la négociation] doit participer à accentuer les déséquilibres du capitalisme en vue de l'instauration d'une société socialiste et démocratique»110. Edmond Maire, nel suo rapporto, arricchisce tale descrizione

indicando, tuttavia, che in alcuni settori sarà necessario consentire la permanenza del mercato, garantendo «liberté d'expression et d'action du consommateur»; per Maire, infatti, l'autogestione è «une conquete permanente de droits nouveaux, basès sur le pouvoir d'un syndicalisme renouvelé et renforcé». Si tratta di precisazioni fondamentali per comprendere la diversità di vedute fra il nuovo segretario eletto nell'aprile del 1971 e l'ala “gauchiste”. Maire, infatti, condivide con Jeanson l'idea per cui il capitalismo produce un'inevitabile lotta di classe, ma rifiuta la lotta perdurante (il “sindacalismo di lotta” di Krumnov) basata sullo stimolo degli antagonismi.

Necessità della negoziazione e rifiuto degli antagonismo permanenti conducono la CFDT di Edmond Maire sulla strada originale degli “objectifs

intermédiaires”: le conquiste parziali frutto del sindacalismo devono rimanere un

dato costante della strategia della centrale. Nulla a che vedere con la tradizione marxista più pura, dunque.

«La CFDT – dice con forza Eugène Descamps dalla tribuna congressuale – ne s'est pas déconfessionnalisée pour recevoir de l'extérieur de nouvelles doctrines qui lui seraient globalement imposées!»

Il primato della lotta sociale, confermato dal nuovo accordo d'unità d'azione con la CGT sottoscritto il 1° dicembre 1970, resta ineludibile: il governo di Chaban-Delmas con Delors consigliere per gli affari sociali ha fatto della negoziazione il punto di svolta delle politiche del lavoro:

«Dans l'esprit du gouvernement comme du patronat l'acception de la négociation collective tendrait implicitement ou non à l'adhésion au projet de nouvelle société et à la conclusion d'accords à durée déterminée accompagnés d'un engagement de paix sociale»111.

Da questo rischio sorge la ripresa di una vertenza fatta propria dai sindacati confessionali cattolici, ossia la riduzione della gerarchia salariale. Elemento non più solamente di giustizia sociale, ma di effettiva contestazione dei rapporti di potere interni all'impresa.

«La politique padronale [vise] à faire des cadres des serviteurs dévoués exclusivement aux intérets de l'entreprise. [D'où] la nécessité en système 110 Guy Groux, René Mouriaux, La CFDT, op. cit., p. 136.

capitaliste d'imposer les décisions arbitraires au sommet, par la voie hiérarchique, ce qui suppose une compensation pour les intéressés: salaires plus élevés, status social nettement différencié afin de faciliter l'exercise de l'autorité»112.

Da questione legata ai rapporti di produzione, pertanto, il rovesciamento della gerarchia diviene tema generale della società: la contestazione è terreno privilegiato per consentire una presa di coscienza del mondo del lavoro ed una trasmissione efficace della vertenza ad una prospettiva globale. Maggiore attenzione viene assunta verso i soggetti emersi dalle lotte del 1968 e considerati più deboli: donne, immigrati, giovani. La CFDT appoggia le proprie rivendicazione attraverso la costituzione di appuntamenti specifici113 o l'adesione

a cartelli associativi atti a chiedere un miglioramento delle condizioni sul posto di lavoro, diritti civili, accessi alle graduatorie per alloggi sociali.

«Nous sommes – per concludere con le parole di André Jeanson – pour un marxisme débarassé de ses aspects totalitaires et rendu à son humanisme originel».