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(1974-1978)

Nel documento INGEGNERI E RAPPRESENTANZA (pagine 167-181)

I

l 29 ottobre 1974 si insediò, presso il Ministero di Grazia e Giu-stizia, il nuovo Consiglio Nazionale che vedeva diversi volti nuo-vi e che risultò così composto: Presidente Giuseppe Tomaselli (quarto mandato); Vice Presidenti Calogero Gibiino (secondo man-dato) e Alberto Minghetti; Consigliere Segretario Aldo Cafaro;

Consiglieri: Vincenzo Banzola, Luigi Baschieri (secondo mandato), Vit-torio Bianchi, Silvio Terracciano (secondo mandato), Diego Vanoni (terzo mandato), Renato Zaccheo. Una volta eletto, il nuovo Consiglio nominò per acclamazione Sergio Brusa Pasquè Presidente onorario, ringraziandolo per l’intensa attività svolta, con diversi ruoli, nell’arco di ben cinque consiliature.

A titolo di curiosità va ricordato che tra le prime novità del nuovo corso, di cui si apprende dalla lettura del numero di gennaio de L’In-gegnere Italiano, ci fu l’aggiornamento della quota contributiva che gli iscritti erano chiamati a versare per il funzionamento del CNI. A dire il vero la quota era bloccata da quasi dieci anni (ultima modifica nel 1966) e nell’occasione fu deciso per il suo raddoppio: da 1.200 a 2.400 lire annue ad iscritto. L’aumento, va detto, era ampiamente giu-stificato dalla notevole mole di lavoro di cui il CNI, anno dopo anno, era stato chiamato a farsi carico. In compenso, nei primi mesi del ‘75 la Cassa Nazionale di Previdenza Ingegneri e Architetti annunciò che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Lavoro, aveva approvato il decreto con cui veniva modificato il regolamento del-la Cassa. Tra le varie conseguenze c’era il raddoppio dei trattamenti

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pensionistici per le due categorie, con decorrenza 1 gennaio 1974.

Decisamente una bella notizia per gli ingegneri in pensione.

Sul piano dell’articolazione del sistema ordinistico degli ingegneri, in questo periodo va anche segnalata l’istituzione degli Ordini pro-vinciali di Isernia e Oristano che facevano seguito alla nascita delle relative Province, rispettivamente nel ‘70 e nel ‘74. In questo modo gli Ordini territoriali diventavano 93. Altra notizia di rilievo fu l’aggiorna-mento della composizione del Comitato di redazione della rivista uffi-ciale (L’Ingegnere Italiano) che nell’aprile del ‘75 risultava così compo-sto: Presidente Diego Vanoni; Direttore responsabile Giuseppe Buono;

Segretario Vittorio Bianchi; Componenti: Osvaldo Amato, Vincenzo Banzola, Aldo Cafaro e Silvio Terracciano. Restando in tema di edi-toria, nei mesi successivi vide la luce un’opera di particolare rilevan-za. Il CNI, infatti, pubblicò i primi cinque volumi della “Normativa tecni-ca”, a cura di Carlo Tribaudino e Salvatore Selleri dell’Ordine di Cuneo, una raccolta di leggi, decreti, circolari e norme tecniche riguardanti l’attività professionale di ingegneri e architetti.

Uno dei temi che caratterizzarono maggiormente l’attività del CNI in quella metà degli anni ‘70 fu, ancora una volta, il nuovo ordine pro-fessionale. A questo proposito, il lavoro della Commissione a suo tempo creata all’interno del CNI sfociò in una nuova formulazione che fu discussa in una serie di riunioni del Consiglio. In seguito il testo fu inviato ai territori sollecitando l’approvazione o, in alternativa, una critica motivata. In particolare furono ridefiniti i contenuti dei seguenti articoli: art.1 - Titolo di “Dottore in Ingegneria” e di “Ingegnere”; art.2 - Soggetto della professione; art.3 - Oggetto generale della professio-ne; art.4 - Attività di competenza esclusiva; art.5 - Attività di com-petenza inclusiva. Tali articoli davano origine ad altrettante definizioni che venivano sottoposte al giudizio della platea degli iscritti. Tuttavia, a stretto giro, il 19 febbraio 1975, il CNI riceveva una missiva dal Sin-dacato Nazionale Ingegneri Liberi Professionisti, inviata parimenti alla Commissione Giustizia del Senato e al Ministero della Giustizia, in cui si diffidava il CNI dal prendere qualsiasi iniziativa in merito e in cui si affermava che l’unico organo preposto all’elaborazione di un testo relativo all’ordinamento professionale era la Commissione suddetta. Il 22 marzo del 1975 arrivò la risposta del CNI che, tra l’altro, affermava:

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“Questo Consiglio Nazionale non può esimersi dal rivendicare la propria competenza ad elaborare, e quindi rappresentare nel-le forme e nei modi più opportuni, i risultati di uno studio che il problema di un nuovo e più organico ordinamento professio-nale necessariamente impone.

Sulla base di ciò, la contestazione delle funzioni istituzionali pro-prie del Consiglio Nazionale Ingegneri si appalesa inaccettabile:

basti a questo proposito, per ovvie necessità di sintesi, richiamare la sola legge 4 marzo 1958 n. 143 - che addirittura conferisce al Consiglio Nazionale Ingegneri potere di proposta legislativa - per evidenziare come le competenze del Consiglio Nazionale stesso trovino ben più ampio e sicuro riconoscimento nella legislazione successiva alla normativa-quadro di cui al D.L.Lgt. 23 novembre 1944 n. 382.

In attuazione di tali competenze questo Consiglio Nazionale, or-gano di rappresentanza unitaria della Categoria, eletto sulla base di una consultazione generale degli Ordini, sta pervenendo alla definizione globale di un nuovo Ordinamento professionale, non certo inteso in termini di mero adattamento di una disciplina vetusta, ma volto a costruire un quadro normativo atto a corri-spondere alle diverse esigenze che discendono dall’attuale realtà professionale.

Giova infine ricordare a codesto Sindacato che il diritto e l’oppor-tunità di far presente il parere della Categoria, attraverso il Con-siglio Nazionale, sugli argomenti di preminente interesse (vedasi ad esempio i rapporti sui limiti di competenze con le altre cate-gorie professionali di laureati o diplomati), è stato un principio posto a base di tutte le istanze e sollecitazioni che, oramai da decenni, pervengono da tutti gli Ordini Provinciali e dalle altre Organizzazioni professionali di Categoria”80.

Insomma, ancora una volta, il CNI fu costretto a difendere le proprie prerogative e a sottolineare come non tutti i rappresentanti, a vario ti-tolo, della categoria remassero esattamente nella stessa direzione. Co-munque sia, nel frattempo il Parlamento stava lavorando sulla proposta di legge n. 2907 presentata dagli On.li Balzamo e Savoldi sul nuovo ordinamento delle professioni. Nell’occasione il CNI fece recapitare

80 L’Ingegnere Italiano, N. 59, aprile 1975.

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Atti Congresso ‘75.

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in sede istituzionale le proprie osservazioni e proposte, sottolineando che, a sua volta stava lavorando al testo del nuovo Ordinamento pro-fessionale per l’ingegnere. Il confronto, dunque, proseguiva.

Il 23° Congresso Nazionale si tenne a Cortina il 3 e il 5 settembre 1975 e fu organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Belluno. Il tema portante fu l’aggiornamento tecnico-scientifico dell’ingegnere. La decisione più importante che scaturì dai lavori fu la creazione di un “Comitato Nazio-nale per l’aggiornamento tecnico e scientifico degli ingegneri” che, tra l’altro, si riproponeva di operare un censimento e una classificazione delle fonti di aggiornamento, di valutarne le eventuali carenze e di porvi rimedio attraverso l’attività di uno specifico organismo di informazione tecnico-scientifico. Sul piano politico il Congresso confermò la fiducia e l’incarico al CNI di lavorare per l’elaborazione di un testo del nuovo Ordinamento professionale, sollecitando gli Ordini territoriali a fornire il loro contributo. Il Congresso fu anche l’occasione per un incontro degli organismi regionali di coordinamento in occasione del quale si fece il punto sulla loro organizzazione e funzionalità e si discusse della legge istitutiva delle Federazioni regionali. Quest’ultima era vista con estremo favore dal CNI, in quanto con la creazione delle Federazioni si mirava a superare le difficoltà degli Ordini provinciali nella loro interlocuzione con le istituzioni regionali.

All’inizio del 1976 il CNI fece un ulteriore passo in avanti nella dire-zione del nuovo Ordinamento professionale. Inviò, infatti, al Senatore Agostino Viviani, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, ai Senatori della Commissione stessa e al Ministero della Giustizia, una nota sui criteri informatori generali di una nuova regolamentazione del-la professione. La nuova disciplina, a parere del CNI, doveva basarsi sui seguenti presupposti fondamentali:

1) Lo svolgimento di attività professionali, sia in forma autonoma sia in qualsiasi altra forma dipendente, postula necessariamente l’obbligatorietà della iscrizione in Albo professionale in modo da garantire che sia verificata l’esistenza delle condizioni previste dalla legge per l’esercizio della professione, che l’esercizio possa essere sottoposto a disciplina da parte dell’Ordine e che si attui nelle forme più idonee.

2) L’Ordine professionale deve avere il compito di accertare e certificare lo stato giuridico degli iscritti.

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3) Quindi ne deriva la necessità di iscrizione in un unico Albo professionale.

4) Lo stato giuridico dei professionisti iscritti all’Albo deve essere suddiviso in ingegneri che esercitano esclusivamente la profes-sione in forma autonoma; ingegneri che esercitano la profesprofes-sione come dipendenti o docenti, cui per legge non è inibito l’esercizio della professione autonoma; ingegneri cui per legge è inibito l’e-sercizio della professione in forma autonoma.

5) La ricerca di livelli più elevati di competenze va condotta con la creazione eventuale di settori di competenza.

6) Nell’organo rappresentativo dell’Ordine va garantita la presen-za di tutte le componenti come al punto 4).

7) Tale presenza va graduata secondo criteri obiettivi.

8) Creazione, nell’ambito degli Ordini provinciali, di apposite Com-missioni per la trattazione di problemi che attengono la tutela della professione negli stati giuridici indicati.

9) Confermare all’Ordine provinciale la personalità giuridica.

10) Valutare la necessità della costituzione di Federazioni Regio-nali degli Ordini.

11) Riscossione delle tasse annuali di iscrizione dovute agli Or-dini provinciali e agli Organismi regionali e nazionali a mezzo di ruoli esattoriali con le forme e i privilegi previsti per le imposte dirette.

In attesa che il nuovo Ordinamento professionale vedesse la luce, il CNI registrava con soddisfazione un successo in tema di tariffe. Nel corso del 1976, infatti, Camera e Senato approvarono il provvedimento di leg-ge che fissava il principio dell’inderogabilità dei minimi tariffari. Un esi-to che premiava in particolare l’impegno del setesi-tore legislativo del CNI.

Quell’anno, però, fu anche caratterizzato da tristi avvenimenti. Alle ore 21 del 6 maggio 1976 la terra tremò in Friuli. Il sisma fece registrare una magnitudo di 6,5 della scala Richter, uno dei più grandi terremoti dell’e-ra moderna, il primo di una triste serie che arriva purtroppo fino quasi ai nostri giorni. Terribili le cifre della tragedia: 5.500 chilometri quadrati interessati, 990 morti e oltre 100mila sfollati, 75mila case danneggiate e 45 comuni praticamente spazzati via. Danni stimati per 4.500 miliardi di lire, equivalenti oggi a quasi 20 miliardi di euro. L’Ingegnere Italiano concludeva così un editoriale di sostegno alla popolazione friulana:

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“Gli ingegneri italiani, dal canto loro, rinnovano con cuore frater-no, i propri sentimenti di profonda solidarietà alle popolazioni del Friuli, anche con la spontanea offerta della propria più appassio-nata collaborazione professionale per la ricostruzione delle case distrutte, il ripristino degli edifici pubblici e scolastici, acquedotti, fognature, strade, restauro del patrimonio archeologico storico e artistico e per tutto quanto attiene alla soluzione dei moltepli-ci problemi tecnimoltepli-ci che si dovranno affrontare per assicurare la completa rinascita dei centri distrutti”81.

La tragedia friulana rappresentò un ulteriore stimolo verso la creazione della Protezione Civile che purtroppo vedrà la luce solo dopo succes-sivo e ancora più drammatico terremoto, quello dell’Irpinia. Nell’occa-sione furono numerosi gli Ordini provinciali, soprattutto quelli limitrofi, ad organizzare squadre di tecnici partiti allo scopo di verificare lo stato del patrimonio edilizio e l’agibilità delle case.

Nel luglio successivo si registrò un altro lutto, stavolta tutto interno alla grande famiglia degli ingegneri. Il 10 luglio, infatti, morì l’ex Presi-dente del CNI, nonché ex Senatore e uomo politico di vaglia, Emilio Battista. L’Ingegnere Italiano lo ricordava così:

“Nel corso della sua intensa e feconda attività legislativa, Emilio Battista intervenne appassionatamente nelle discussioni ed ela-borazioni di numerosi disegni di legge che incidevano diretta-mente ed indirettadiretta-mente nell’attività degli ingegneri e architetti, e si occupò particolarmente dei problemi interessanti gli ingegneri e architetti presentando la legge istitutiva per la Cassa di Previ-denza, della quale fu anche il primo Presidente”82.

Dal 25 al 27 settembre i delegati degli ingegneri si ritrovarono a Taranto dove fu celebrato il 24° Congresso Nazionale. L’assemblea tarantina fu chiamata ad approfondire il tema centrale che caratterizzò il mandato del Consiglio Nazionale sotto la presidenza Tomaselli e che fu ben sin-tetizzato nella relazione affidata al prof. Giovanni Travaglini, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: “la necessità dell’intervento del legislatore nella problematica della professione di ingegnere in

rap-81 L’Ingegnere Italiano, N. 73, giugno 1976.

82 L’Ingegnere Italiano, N. 74/75, luglio-agosto 1976.

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Il Congresso di Taranto (1976).

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porto alla sua funzione nella realtà di oggi”83. Il dibattito fu intenso ed appassionato e in conclusione il Congresso individuò cinque linee di intervento, la cui realizzazione veniva affidata congiuntamente al CNI, agli Ordini territoriali e alle Federazioni regionali. Il primo punto riguar-dava la formazione universitaria. Essa doveva assumere il compito di garantire un’alta qualificazione culturale di base come condizione di specializzazioni particolareggiate, con conseguente riforma dei criteri e delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione professio-nale. Inoltre dovevano crearsi strumenti per il necessario aggiorna-mento tecnico-scientifico in un quadro di coordinaaggiorna-mento tra istituti universitari, mondo professionale e industria. Il secondo punto mirava al riconoscimento del ruolo professionale dell’ingegnere in ogni forma di esercizio dell’attività e alla salvaguardia della sua autonomia e della sua professionalità. Il terzo campo di intervento doveva essere l’ade-guamento delle strutture nelle quali si svolgeva la libera professione, soprattutto attraverso il riconoscimento delle società civili interpro-fessionali. Il quarto, fondamentale, punto atteneva al riconoscimen-to giuridico degli istituti di rappresentanza degli ingegneri (Consiglio Nazionale, Ordini territoriali e Federazioni regionali) quale condizione irrinunciabile per garantire una presenza più incisiva nel processo di formazione legislativa. Infine, l’ultimo punto atteneva all’adeguamento delle strutture operative delle Pubbliche Amministrazioni affinché il prodotto dell’esercizio della libera professione rispondesse adegua-tamente agli interventi richiesti da una società avanzata. In sostanza, il consesso di Taranto produceva ulteriori tessere che avrebbero poi composto il mosaico del nuovo Ordinamento professionale.

Nel corso dell’anno successivo il CNI rimase focalizzato sull’argo-mento. Nel mese di luglio, in seguito a ripetuti confronti avuti anche col mondo sindacale, il Consiglio invitò Ordini territoriali e Federazioni regionali a far pervenire tutte le osservazioni che avrebbero concorso alla stesura del testo del nuovo Ordinamento professionale. Un altro fronte collegato al tema principale e sempre di strettissima attualità restava quello della tariffa. Nell’ambito dell’esame del D.d.l. n. 702 allora in discussione presso il Senato, il CNI chiese a gran voce l’affermazione dell’inderogabilità dei minimi professionali. A questo proposito, sempre nel mese di luglio del ‘77 ci fu un confronto costruttivo con l’On.le Gul-lotti, Ministro dei Lavori Pubblici, al quale partecipò anche il Consiglio

83 L’Ingegnere Italiano, N. 76, settembre 1976.

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Nazionale degli Architetti. Nell’occasione entrambe le categorie sotto-linearono la necessità di sottoporre al più presto al Parlamento il pro-getto relativo alla nuova tariffa generale per ingegneri ed architetti. Tale passaggio era giudicato indispensabile per una completa ed organica disciplina dei compensi professionali. Queste ed altre iniziative in meri-to furono oggetmeri-to della relazione consuntiva presentata dal Presidente Tomaselli al 25° Congresso di Milano, tenutosi dal 21 al 23 settembre 1977, in occasione del quale la categoria ebbe modo di tornare, tra le altre cose, alle difficoltà degli ingegneri nel mondo dell’industria. Que-sta edizione del Congresso fu caratterizzata da una novità di carattere organizzativo e partecipativo. I lavori, infatti, per la prima volta furono scomposti in una serie di tavole rotonde. Le conclusioni rispecchia-vano una realtà in cui, nonostante l’intensa attività svolta dal CNI e da tutto il sistema ordinistico, molti risultati ancora erano da consegui-re. In particolare, a fronte dell’incredibile progresso dell’ingegneria sul piano tecnico, a cominciare dai settori dell’elettronica e dello spazio, l’apparato legislativo risultava ancora carente e inadeguato, al punto da non riuscire a definire con esattezza ambiti e rapporti tra le diverse categorie professionali.

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A

marzo del 1974 Rumor fu costretto a dimettersi a causa di contrasti tra PSI e PSDI. Così La DC stabilì di limitare al solo PRI la coalizione di governo, facendo nascere il Moro IV. Intanto continuavano a crescere i disordini nel-le strade italiane, ma soprattutto si andavano definendo le strategie del terrorismo di destra e di sinistra. Pochi mesi prima, il 4 agosto, si verificò la strage del treno Italicus, di chiara matrice di destra.

Sulla base delle dichiarazioni della figlia di Moro, Maria Fida, rilasciate anni dopo, lo statista avrebbe dovuto trovarsi su quel treno. Fu fatto scendere pochi minuti prima della partenza per la firma di certi do-cumenti. Secondo alcune ricostruzioni, dunque, il vero obiettivo della strage sarebbe stato lo stesso Moro. Nel maggio precedente si era già verificata un’altra strage dello stesso colore, quella avvenuta in Piazza della Loggia a Brescia, nel corso di una manifestazione antifascista. In questo scenario, una priorità del Moro IV fu la questione dell’ordine pubblico, alla quale si mise mano attraverso la cosiddetta Legge Reale che estendeva i poteri di intervento della polizia. Fu sempre Moro ad estendere il diritto di voto, abbassando l’età minima ai 18 anni. La ma-trice di centrosinistra del Governo fu dimostrata dalla istituzione della Cassa integrazione. Nel 1975 continuarono gli scontri di piazza che

LO SCENARIO POLITICO (1974-1978)

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si intensificarono in occasione delle elezioni regionali che sancirono un netto successo del PCI che raggiunse il 33,46% dei voti, contro il 35,27% della DC. Questi risultati scossero il maggiore partito italiano e costarono la segretaria a Fanfani che fu sostituito dal moroteo Be-nigno Zaccagnini, già interlocutore degli ingegneri ai tempi in cui era Ministro dei Lavori Pubblici. La circostanza avrebbe dovuto consolidare il Premier ma in seguito al ritiro dell’appoggio esterno da parte del PSI, Moro fu costretto a dimettersi. Nacque così il Moro V, un monocolore democristiano. Il nuovo esecutivo, però, durò poco a causa di contrasti sul tema dell’aborto. A quel punto la DC optò per le elezioni anticipate.

Fu una consultazione estremamente polarizzata. Di fronte a un PCI che si prevedeva in netta crescita, attorno alla DC si raccolse un lar-go schieramento dei moderati che, in una certa misura, risposero alla chiamata di Indro Montanelli (“turiamoci il naso e votiamo DC”). I risul-tati consentirono alla DC di mantenere le proprie posizioni (circa il 39%

dei voti), mentre il PCI fece registrare un netto successo (circa il 34% dei voti con un incremento superiore al 7% rispetto alle elezioni preceden-ti). Nonostante la DC rimanesse saldamente il partito di maggioranza relativa, il successo del PCI e i risultati poco lusinghieri degli alleati, indussero i vertici democristiani a prendere atto del fatto che, davanti alle tensioni sociali che non accennavano a diminuire e alla crisi eco-nomica, fosse necessario allargare la base di consenso del governo.

Così, il 30 luglio 1976 nacque l’Andreotti III, detto il “Governo della non sfiducia” perché, pur essendo un monocolore democristiano, si fonda-va sul mancato voto di sfiducia da parte dell’intero arco costituzionale, compreso il PCI ed escluso l’MSI. Va segnalato che questo fu il primo governo ad annoverare un Ministro donna: Tina Anselmi al Ministero del Lavoro. L’azione dell’esecutivo andò nella direzione di alcune rifor-me. La legge sul diritto d’uso fondiario introdusse severi vincoli di co-struzione, nuovi criteri per gli espropri dei terreni e nuove procedure di pianificazione delle costruzioni. Fu varata la legge per il controllo dello Stato sugli affitti e sulle condizioni di locazione. Furono aggiornate le prestazioni in denaro nel settore agricolo. Infine, il collegamento della

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pensione con il salario industriale fu esteso a tutti i sistemi pensionistici non gestiti dall’INPS. Nonostante dei buoni risultati, il Governo cadde

pensione con il salario industriale fu esteso a tutti i sistemi pensionistici non gestiti dall’INPS. Nonostante dei buoni risultati, il Governo cadde

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