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(1978-1981)

Nel documento INGEGNERI E RAPPRESENTANZA (pagine 181-195)

L

a decima consiliatura ebbe una gestazione lunga e trava-gliata. A causa di diatribe interne le elezioni slittarono al giugno del 1978 e il nuovo Consiglio Nazionale diventò operativo nel settembre successivo, dopo circa otto mesi di sostanziale paralisi. Significative le parole con cui il Pre-sidente Tomaselli, confermato alla guida del CNI, commentò gli eventi:

“Avvenimenti come quelli che si sono verificati a nulla giovano se non ad accendere la discordia tra le varie componenti della Categoria e a vanificare gli sforzi di chi, con tanta perseveranza e fiducia, ha operato - e non si stancherà di operare - per l’elimina-zione delle tensioni interne che nel passato hanno condizionato così negativamente le possibilità e le capacità degli ingegneri di affermarsi e di farsi sentire all’esterno.

Con tutta sincerità mi permetto di affermare che soltanto la grande passione che mi lega da oltre trent’anni ai nostri problemi nonché la ferma volontà di portare a compimento le iniziative intraprese, mi hanno dato la forza di accettare nuovamente la responsabilità della presidenza del Consiglio Nazionale e ciò con il preciso intento di esperire, con tutte le mie forze, ogni ulteriore tentativo per raggiungere la tanto sospirata meta della vera unità di tutti gli ingegneri, unità che nel corso del precedente mandato mi era sembrata realizzabile.

Mi riferisco al progetto del nuovo Ordinamento professionale che purtroppo non ha visto la sua conclusione e che potrà

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sere varato soltanto con la rinuncia alle affermazioni di principio che, se pur degne di rispetto, non potranno mai consentire la favorevole coesistenza delle aspirazioni di tutti.

Chi non sentirà il dovere di collaborare per la realizzazione di questo indispensabile strumento si pone inequivocabilmente al di fuori della realtà e si assumerà ogni conseguente responsabili-tà sul futuro della nostra categoria.

Dissento da coloro che ritengono che altri, estranei alla catego-ria, debbano occuparsi del nostro ordinamento professionale, perché in tal modo rinunceremmo a risolvere i nostri problemi denunciando la incapacità a proporre soluzioni che non siano soltanto di interesse unilaterale”84.

Il nuovo Consiglio Nazionale, incassato quest’ultimo invito all’unità, cominciò ad operare risultando così composto: Presidente Giuseppe Tomaselli (quinto mandato); Vice Presidente Silvio Terracciano (terzo mandato); Consigliere Segretario Ezio Capone; Consiglieri: Vincenzo Banzola (secondo mandato), Vittorio Bianchi (secondo mandato), Gio-vanni Gazzerro, Luigi Di Stasi, Calogero Gibiino (terzo mandato), Diego Vanoni (quarto mandato), Aldo Venturini, Renato Zaccheo (secondo mandato).

Sul piano delle competenze professionali, il CNI aveva incassato una sentenza favorevole da parte del Consiglio di Stato. Gli ingegneri che rappresentavano gli Ordini provinciali nelle Commissioni Edilizie Comunali segnalavano con crescente frequenza il fatto che le Pubbli-che Amministrazioni, quando si trattava di stabilire dei criteri di valu-tazione di competenze tra ingegneri e tecnici minori, se ne lavavano le mani rifiutando di esprimere un giudizio sulla “legittimità professio-nale”. La sentenza del Consiglio di Stato (marzo 1978) rigettava questo approccio. In particolare, stabiliva che al fine del rilascio di licenza di costruzione su progetto sottoscritto da un geometra, fosse necessaria un’indagine atta ad accertare che la relativa costruzione fosse di com-petenza professionale del geometra stesso e che l’indagine dovesse es-sere a carico della Pubblica Amministrazione interessata. Un passaggio importante che garantiva il rispetto delle competenze degli ingegneri.

Sempre in questo periodo cominciò a prendere piede una nuova que-stione destinata a diventare centrale negli anni a venire: le società di

84 L’Ingegnere Italiano, N. 100, settembre 1978.

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ingegneria in contrapposizione all’attività dell’ingegnere libero profes-sionista. L’occasione fu lo schema di legge elaborato dall’Ufficio studi legislativo del Ministero dell’Industria sulla disciplina delle società di in-gegneria.

Naturalmente il primo momento significativo dell’attività del nuo-vo Consiglio fu il Congresso, nella fattispecie il 26° in programma a Caserta dal 4 al 6 ottobre. L’assemblea si proponeva di approfondire i rapporti tra l’ingegnere e le strutture dello Stato e della scuola, la libera professione e l’evoluzione dei processi produttivi. Significativo il con-tingente di rappresentanti politici, nazionali e locali, presenti. Partecipa-rono all’evento, infatti, il Ministro di Grazia e Giustizia Francesco Paolo Bonifacio, il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Baldassarre Armato e l’Assessore all’Urbanistica della Regione Campania Ciro Cirillo che di lì a qualche anno sarebbe diventato tristemente famoso, in quanto vittima di un rapimento da parte delle Brigate Rosse. E’ interessante riportare che, alla vigilia del Congresso, i Presidenti degli Ordini pro-vinciali e delle Federazioni regionali si erano chiesti se fosse ancora il caso di organizzare l’evento con cadenza annuale e non fosse invece opportuno optare per quella biennale. Il tutto ovviamente per alleg-gerire il peso economico ed organizzativo che gravava sul CNI e sugli Ordini interessati. Alla fine l’opinione prevalente fu quella di continuare con l’appuntamento annuale, soprattutto per garantire un confronto più serrato tra gli ingegneri sui temi di interesse comune, in una fase storica nella quale tutto era in costante movimento e mutamento. No-nostante ciò, negli anni successivi non sempre questo intendimento fu rispettato. Comunque sia, il Congresso di Caserta fu caratterizzato da un numero insolitamente alto di mozioni approvate. In sintesi, il Congresso indicò nell’ingegnere la figura chiave di collegamento tra scuola e mondo operativo e che il suo aggiornamento dovesse essere realizzato attraverso uno scambio continuo di esperienze con la scuo-la e il mondo dell’industria. Inoltre, l’assemblea incaricò il CNI di creare un’apposita Commissione consultiva permanente tra rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali, pubbliche e private, rappresentan-ti della scuola e degli ingegneri. L’obietrappresentan-tivo, tra gli altri, doveva essere quello di operare una riforma organica del CNEL che prevedesse la presenza permanente al suo interno di rappresentanti della categoria.

Il Congresso, com’era prevedibile, affrontò anche il tema delle società di ingegneria, deplorando il mancato coinvolgimento del CNI in fase di

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elaborazione del citato schema di legge e contestandone il contenuto, soprattutto perché causava la mortificazione del ruolo degli ingegneri che lavoravano come dipendenti per società a prevalente apporto di capitale. A questo proposito il CNI fu invitato a fare tutto quello che era nelle sue possibilità per arrivare ad un riesame dello schema di legge che andasse nella direzione della salvaguardia della dignità dell’inge-gnere. Sulla questione delle tariffe giudiziarie, ormai ferme da anni e alla cui revisione la Commissione Bilancio della Camera aveva imposto lo stop, il Congresso invitò gli ingegneri interessati a mettere in atto forme di protesta quali il rifiuto della designazione di consulente tecni-co. Infine, il Congresso sollecitò il CNI a proseguire nel massimo sforzo al fine di ottenere finalmente la definizione del nuovo Ordinamento professionale.

A caratterizzare l’ultima parte del 1978 ci furono due importanti in-contri istituzionali col Ministro della Giustizia Bonifacio e col Presidente della Repubblica Sandro Pertini. In entrambi i colloqui, con i differen-ti livelli di approfondimento, il Presidente CNI Tomaselli confermò il parere negativo della categoria degli ingegneri sullo schema di legge sulle società di ingegneria e l’opportunità di rompere gli indugi e di procedere verso la stesura definitiva del testo del nuovo Ordinamento professionale. Il Presidente Pertini manifestò la sua vicinanza alle istan-ze degli ingegneri. L’anno si concluse con una cattiva notizia: la morte di Luigi Baschieri che era stato consigliere fino ad un anno prima per un totale di due mandati.

L’inizio del 1979 fu caratterizzato dall’esplosione della questione degli ingegneri del pubblico impiego. Da tempo era in atto un grave depaupe-ramento degli organici tecnici di comuni e province, favorito anche dal fatto che i concorsi atti a reclutare nuovo personale andavano spesso deserti, anche in considerazione delle retribuzioni non adeguate. Ciò aveva provocato l’entrata in stato di agitazione degli ingegneri dipen-denti da queste amministrazioni pubbliche. Una soluzione, caldeggiata dal CNI, fu quella di istituire un ruolo professionale per i dipendenti degli enti locali, in modo da garantire a queste specifiche figure uno status ed una retribuzione degna delle competenze e delle respon-sabilità richieste. L’iniziativa sfociò in una proposta di legge. Come se non bastasse la categoria fu costretta a fronteggiare il “fuoco amico”

quando un gruppo di 39 architetti ed ingegneri liberi professionisti in-caricarono un legale affinché presentasse un esposto alla Magistratura

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con la richiesta dell’immediata cancellazione dall’Albo dei loro colle-ghi dipendenti della Pubblica Amministrazione, pena il licenziamento immediato. Un’iniziativa che il CNI percepì come un vero e proprio attacco all’intera comunità degli ingegneri italiani.

Intanto si andava aggravando la situazione relativa allo spazio cre-scente assunto dalle società di ingegneria. Una proposta di legge dell’ex Ministro Carlo Donat Cattin, infatti, partendo dalla legge che disciplina-va l’intervento straordinario nel Mezzogiorno per il quadriennio 1976-1980 e che prevedeva agevolazioni particolari per le imprese di pro-gettazione industriale, concedeva una ulteriore estensione del campo di attività delle società di capitali. Le “consulting engineering” potevano svolgere “consulenza e assistenza, promozione, studio, progettazione ed esecuzione diretta o indiretta” per attività che riguardavano “impianti, opere di ingegneria o sistemazione fondiaria ed agraria, infrastrutture”.

Insomma, la quasi totalità dell’abituale campo di attività dell’ingegnere libero professionista. Naturalmente queste società avrebbero affidato i lavori ad ingegneri rigorosamente dipendenti. Tuttavia, essendo le re-sponsabilità collegate a tali attività particolarmente gravose, si richiede-va a questi ingegneri dipendenti l’iscrizione all’Albo, a titolo di garanzia di competenze e professionalità. La clamorosa sintesi era: all’ingegnere spettava la modesta retribuzione del dipendente, in cambio di una pre-stazione e dell’assunzione di responsabilità tipiche dell’ingegnere libero professionista. Come dire, tanti oneri e pochi onori. Senza contare il netto restringimento del bacino di mercato che la proposta di legge comportava per chi si ostinava a voler esercitare la libera professione.

La preoccupazione per l’iniziativa di Donat Cattin fu tale da indurre L’Ingegnere Italiano ad intitolare un proprio editoriale così: “L’Inge-gnere libero professionista: una attività che sta scomparendo?”85. Tutto questo accadeva in un periodo in cui, tra l’altro, risultavano sistemati-camente frustrate le attese degli ingegneri per un aggiornamento ra-gionevole delle tariffe giudiziarie le quali, sulla base delle proposte al vaglio del Consiglio dei Ministri, risultavano del tutto inadeguate, per non dire mortificanti. Evidentemente in quell’anno 1979 gli ingegneri non godevano della particolare benevolenza da parte del Governo.

Nonostante queste difficoltà, la categoria dimostrava di saper volare alto e ragionare in prospettiva. Non a caso l’oggetto di discussione del 27° Congresso fu il ruolo dell’ingegnere nella nuova realtà europea.

85 L’Ingegnere Italiano, N. 105, maggio 1979.

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Atti Congresso ‘79.

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Atti Congresso ‘80.

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L’assemblea si riunì a Bologna tra il 26 e il 28 settembre 1979. Un focus particolare venne dedicato al progetto di direttiva CEE per il settore tecnico. Di rilievo gli ospiti istituzionali. Si registrò, infatti, la presenza del Ministro della Giustizia Tommaso Morlino e del Sen. Umberto Agnelli che fece un intervento specifico sul tema congressuale. Al termine delle discussioni il Congresso stabilì di nominare un’apposita Commissione che affiancasse il CNI nell’interlocuzione con gli organi istituzionali eu-ropei preposti. In maniera più specifica, per quanto riguarda la riforma in chiave europea dei percorsi professionali, fu stabilito di individuare tre linee programmatiche: 1° livello diploma a carattere esclusivamente professionale, dopo 13 anni di studio di cui tre a carattere tecnico; 2°

livello a carattere scientifico-pratico da svolgersi in appositi istituti o scuole professionali per due anni dopo il diploma; 3° livello a carattere scientifico-professionale da realizzarsi dopo 18 anni di studio, di cui cinque a livello universitario, e dopo il conseguimento della laurea e l’ottenimento del titolo abilitante in seguito ad opportuno tirocinio.

Per la categoria degli ingegneri il 1980 fu l’anno in cui, alla vigi-lia del Congresso, finalmente vide la luce il testo definitivo del nuovo Ordinamento professionale che fu sottoposto agli Ordini provinciali e alle Federazioni regionali per l’approvazione. Gli elementi innovatori del nuovo Ordinamento possono essere sintetizzati in alcuni punti: 1) Valorizzazione della professione; 2) Due settori di intervento, civile e industriale; 3) Maggiore tutela del titolo all’estero; 4) Definizione netta dell’attività libero professionista e di quella dipendente; 5) Ogni profes-sionista, libero o dipendente, ha diritto a un trattamento pensionistico adeguato e rapportato all’attività effettivamente svolta; 6) Diritto per tutti gli ingegneri, liberi professionisti o dipendenti, di copertura assi-curativa rispetto alle conseguenze patrimoniali della propria respon-sabilità professionale; 7) Ampliamento delle funzioni dei Consigli; 8) Istituzione delle Federazioni regionali e interregionali; 9) Maggiore rap-presentatività dei Consigli attraverso meccanismi elettorali semplificati;

10) Sdoppiamento dei compiti tra Consiglio Nazionale e Commissione di disciplina.

Il 28° Congresso di Latina, tenutosi dall’1 al 3 ottobre 1980 nel capo-luogo pontino e a San Felice Circeo, fu l’occasione per il primo momen-to di confronmomen-to collettivo sul tesmomen-to del nuovo Ordinamenmomen-to professio-nale. A questo proposito, al termine dei vari dibattiti, l’assemblea invitò ad integrarlo con le proposte e i suggerimenti pervenuti nel frattempo,

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di adoperarsi affinché esso si concretizzasse in una proposta di legge e di aprire un tavolo di dialogo su questo tema con le altre professio-ni, non solo architetti ma anche avvocati, medici e così via. Tra l’altro, l’opera di avvicinamento rispetto ai colleghi delle altre professioni fu testimoniata da un bell’intervento del Presidente degli Architetti Gian-carlo Busiri Vici. Nel corso del Congresso diversi furono i temi trattati.

Tra le altre cose, si decise di intervenire, anche a livello di formazione, affinché nascesse la figura dell’ingegnere dell’energia e di impegnare il CNI a definire proposte legislative organiche atte a difendere la figura dell’ingegnere nell’industria.

Nella storia d’Italia, il 1980 era destinato a rimanere impresso nella memoria per un avvenimento catastrofico che scosse non solo il suolo ma l’anima profonda del Paese: il terremoto dell’Irpinia. Il 23 novembre una scossa di magnitudo 6,9, durata circa 90 secondi, colpì violente-mente la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale, ma il movimento tellurico e le relative conseguenze furono registrate in una zona assai più ampia del Mezzogiorno d’Italia. I numeri definitivi raccontarono la misura della catastrofe: 280mila sfollati, quasi 9mila feriti ma soprattutto 2.914 morti. Due giorni dopo il Presidente della Re-pubblica Sandro Pertini si recò personalmente sui luoghi della tragedia, constatando di persona la dimensione del dramma e i gravi ritardi dei soccorsi. Tornato a Roma denunciò la situazione in un famoso e duro discorso trasmesso dalla TV. Solo in seguito a quest’ultimo evento il Paese, ma soprattutto le forze politiche, presero finalmente atto che non era più possibile differire la creazione di un’organizzazione che, in casi come quello, si attivasse a protezione delle vite dei cittadini. Vale la pena di ricordare, poi, le infinite polemiche, perpetratesi negli anni, sui tempi e i costi della ricostruzione che, secondo la stima più recente, ammontarono all’equivalente odierno di circa 66 miliardi di euro. L’e-vento scosse in maniera particolare gli ingegneri italiani. Prima ancora che nell’attività di verifica di agibilità degli edifici, molti di loro si reca-rono sui luoghi del disastro per partecipare ai soccorsi. Qualcuno di loro raccontò la propria esperienza sulle pagine de L’Ingegnere Italiano che, nei mesi successivi, ospitò alcuni “speciali” sul sisma in Irpinia. Uno di questi ingegneri, già reduce dall’attività di soccorso in Friuli qualche anno prima, raccontò le differenze organizzative riscontrate in occa-sione dei due eventi. A parte il lavoro encomiabile dei Vigili del fuoco, il nostro testimone denunciò una certa approssimazione, l’attività

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sciata all’iniziativa individuale, senza un coordinamento delle energie disponibili86. Certamente ebbe un grosso peso la struttura del territorio e l’estrema difficoltà che le squadre di soccorso riscontrarono nel rag-giungere i piccoli paesi colpiti. In ogni caso, già a caldo non sfuggiva il fatto che era la questione della mancata attivazione della Protezione Civile il vero vulnus.

“Sul problema della Protezione Civile ci sono ancora i dubbi e le incertezze che accompagnarono il varo della legge del ‘70, del-la quale, come ha denunciato il Presidente Pertini, attraverso del-la radio e la televisione, la sera del 26 novembre, manca ancora il regolamento di attuazione.

Questo tornerà al Governo dal Consiglio di Stato.

La domanda che ci poniamo è come mai sono passati dieci anni per prepararlo?

Le cartelle hanno fatto il giro di numerosi Ministeri, i quali, arrug-giniti nelle vischiose maglie della burocrazia, con atteggiamento quasi irresponsabile, hanno provocato la morte di centinaia di persone.

L’approvazione della legge, comunque, non fu meno laboriosa.

Il testo venne modificato profondamente. Il relatore, ironia della sorte, era l’On. Zamberletti. Motivo della polemica era chi doveva coordinare gli aiuti. Alcune forze politiche insistevano sul ruolo particolare che bisogna dare agli Enti locali, al volontariato giova-nile ed alle Associazioni dei lavoratori.

Altre forze, invece, puntavano tutto su una Organizzazione cen-tralizzata.

L’esperienza di questi giorni fa tornare molto attuale questa po-lemica”87.

I regolamenti attuativi della legge istitutiva della Protezione Civile furo-no approvati, sull’onda emotiva del terremoto, il 6 febbraio 1981. Solo un mese più tardi, però, in occasione di un convegno a Napoli pro-mosso dal Partito Radicale, emerse come quei regolamenti nascevano già vecchi e che proprio l’esperienza maturata in Irpinia ne rendeva indispensabile una profonda revisione. Oltre che alla mancanza di una

86 L’Ingegnere Italiano, N. 117, giugno 1981.

87 L’Ingegnere Italiano, “Gli ingegneri del Viminale”, N. 117, gennaio 1981.

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Protezione Civile, fatto che a distanza di dieci anni dall’approvazione della legge aveva oggettivamente dell’incredibile, gli ingegneri impu-tavano i ritardi degli interventi al progressivo depauperamento della componente tecnica presente all’interno dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni. Il fenomeno, che del resto il CNI denunciava ormai da tempo, aveva effetti catastrofici soprattutto nell’Italia meridionale.

Terzo tema caldo era quello relativo alla mappatura delle zone ad ele-vato rischio sismico, il cui aggiornamento da alcuni anni veniva richie-sto a gran voce, anche con l’appoggio della stampa. Tuttavia, i decreti governativi in materia erano sempre stati discontinui o parziali.

L’ultima parte del 1980 portò un paio di novità. Il 19 dicembre fu approvata definitivamente la riforma del sistema previdenziale di in-gegneri ed architetti. Il CNI, poi, incassò il parere legale del costituzio-nalista Paolo Tesauro che confortava l’ipotesi caldeggiata dal Consiglio Nazionale, secondo la quale il ddl 2155 sulle società di ingegneria, ap-provato dal Senato il 26 novembre, poteva configurarsi come discipli-na incostituziodiscipli-nale. L’ultimo evento significativo, prima del termine della consiliatura, fu l’approvazione da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dell’adeguamento delle tariffe di ingegneri e archi-tetti. L’iniziativa non lasciò per niente soddisfatte le categorie interes-sate, in quanto si tenne conto solo in parte dell’inesorabile svalutazio-ne mosvalutazio-netaria di quegli anni. Tuttavia, a dispetto delle proteste e dei propositi di interventi ai più alti livelli, non si riuscì ad ottenere risultati significativi.

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l PCI, dopo che nel caso Moro aveva concordato con la DC sul no alla trattativa con i brigatisti e dopo aver confermato la fiducia al Governo, nonostante le proprie istanze politiche non venissero accolte, stabilì che per dare un senso al suo appoggio fosse arrivato il momento di entrare nell’esecutivo con i propri ministri. Di fronte al rifiuto da parte di Andreotti, tolse il sostegno al Governo e avviò la crisi. Andreotti provò ad andare avanti formando il suo quinto Governo ma esso per un solo voto non ottenne la fiducia.

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l PCI, dopo che nel caso Moro aveva concordato con la DC sul no alla trattativa con i brigatisti e dopo aver confermato la fiducia al Governo, nonostante le proprie istanze politiche non venissero accolte, stabilì che per dare un senso al suo appoggio fosse arrivato il momento di entrare nell’esecutivo con i propri ministri. Di fronte al rifiuto da parte di Andreotti, tolse il sostegno al Governo e avviò la crisi. Andreotti provò ad andare avanti formando il suo quinto Governo ma esso per un solo voto non ottenne la fiducia.

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