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Integrazione: dati e percezioni

Capitolo 3: Gli immigrati in Toscana e in provincia di Pisa

3.3 Integrazione: dati e percezioni

L‟incidenza e la densità degli immigrati influenzano molto la percezione che gli italiani hanno della condizione di prossimità con gli stranieri e il rischio di attriti e tensioni

61Si vedano anche i numeri di altre città metropolitane 62

Penninx R. and Roosblad J., (2001) Trade Unions, Immigrations, and immigrants in Europe, 1960-

1993, A Comparative Study of the Actions of TradeUnions in Seven West European Countries, New York

determinati dalla convivenza interetnica. Nel 2012 una ricerca dell‟ISTAT63

, commissionata dal Ministero delle Pari Opportunità, ha cercato di far luce sull‟idea che gli italiani hanno dei migranti. Dallo studio emerge come atti di razzismo e xenofobia siano condannati sia a livello istituzionale che tra i cittadini, tuttavia è forte la convinzione che permangano atteggiamenti discriminatori nei confronti degli stranieri. Lo pensa infatti il 59,5% dei rispondenti, che afferma che nel nostro Paese gli immigrati sono trattati meno bene degli italiani (13,1% molto, 46,4% abbastanza). Per il 13,4% del campione non vi è alcuna discriminazione nei confronti degli stranieri. La maggiornaza degli italiani non ritiene che gli stranieri tolgano lavoro alla popolazione locale, ma anzi viene loro riconosciuto un ruolo positivo per l‟economia64. Il 63% è d‟accordo con

l‟affermazione che <<gli immigrati sono necessari per fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare>>. La quota di quanti ritengono che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani è del 35%.Ciononostante, il 55,3% è convinto che <<nell'attribuzione degli alloggi popolari, a parità di requisiti, gli immigrati dovrebbero essere inseriti nella graduatoria dopo gli italiani>>, mentre il 48,7% condivide l'affermazione secondo la quale <<in condizione di scarsità di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli italiani>> rispetto agli immigrati.

Più che stereotipi razzisti veri e propri, per gli intervistati, l‟atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati è prevalentemente descritto come diffidente (60,1%), se non ostile (6,9%) o indifferente (15,8%). Solo il 17,2% pensa che gli italiani siano amichevoli e comprensivi nei confronti degli immigrati. La diffidenza sembra riscontrarsi dall‟altra parte: anche il comportamento degli immigrati nei confronti degli italiani è prevalentemente descritto come diffidente (53,2%), indifferente (20,9%) o ostile (9,6%). Il 16,4% riscontra una propensione positiva degli stranieri per gli italiani.

Non mancano neanche episodi di discriminazione razziale, spesso difficili da rilevare, data la scarsa conoscenza da parte degli immigrati dei propri diritti e delle forme di tutela. Il Ministero delle Pari Opportunità ha, a tal proposito, costituito l‟osservatorio dell‟UNAR (Ufficio Nazionale Anti- discriminazioni Razziali), che si propone come piattaforma di raccolta e assistenza di fronte adatti discriminatori, tramite denunce dirette o segnalazioni di terzi. Oltre all‟osservazione di fenomeni discriminatori, l‟ufficio promuove azioni positive per la rimozione delle disuguaglianze basate su ragioni razziali e di appartenenza etnica. Con decreto legislativo n. 215 del 2003, si assegna all‟Unar il compito di <<promuovere l'adozione, da parte di soggetti

63 Istituto Nazionale di Statistica, I migranti visti dagli italiani, Roma, 2012 64Istituto Nazionale di Statistica, I migranti visti dagli italiani, Roma, 2012

pubblici e privati, in particolare da parte delle associazioni e degli enti che svolgono attività contro le discriminazioni razziali, di misure specifiche, ivi compresi progetti di azioni positive, dirette a evitare o compensare le situazioni di svantaggio connesse alla razza o all'origine etnica>>65. Nel 2012 le denunce pervenute all‟UNAR ammontano a

659, e gli ambienti in cui sono stati segnalati atti discriminatori sono: mass-media (19,6%), lavoro (18,2%), vita pubblica (17%), erogazione servizi pubblici (11,5%) e tempo libero (11,4%). Per quanto riguarda l‟ambito lavorativo, molto spesso la discriminazione riguarda l‟accesso all‟occupazione e dato che questa è necessaria per l‟ottenimento e la conservazione del permesso di soggiorno, c‟è da aspettarsi che i casi di molestie e soprusi siano molti di più e non vengano segnalati per la paura di perdere il posto di lavoro. Crescono anche i casi di discriminazione nella vita pubblica, supportati anche da disposizioni di amministrazioni locali che, nonostante il trattamento paritario imposto dalla legge66, celano in realtà atteggiamenti razzisti, populisti e xenofobi.67 In questi casi, il ruolo dei singoli tribunali e della Corte Costituzionale -in cui sono stati portati i ricorsi contro i vari provvedimenti- è stato fondamentale nel fare chiarezza sui limiti e le possibilità che la legge prevede. Nel caso in cui il giudice accerti la presenza di discriminazione istituzionale (cioè la violazione della parità relativa nella vita sociale con riferimento a quei servizi per i quali la legge afferma detto principio), questi non può annullare il provvedimento, ma può ordinare all‟amministrazione locale di revocarla ed emetterne una nuova.

La localizzazione degli atti discriminatori del 2012 supporta in parte la tesi esposta nel precedente paragrafo: ovvero che una maggiore presenza di immigrati comporta spesso criticità e problematiche che, senza una strategia di integrazione precisa, rischiano di ostacolare l‟inserimento dei migranti nel tessuto sociale. Infatti la maggior parte delle denunce arriva dal Nord Italia, in particolare dal Nord-Ovest (29,9%), seguito dal Nord-Est (23,7%). Al Centro la situazione è simile, con il 27,7% e infine al Sud 13,9%. Stando ai dati sulla concentrazione di immigrati, si nota come questa vada di pari passo alle denunce di discriminazioni: dove sono più concentrati

65

Art. 7 d.lgs 215/2003, “Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica” (GU n.186 del 12-8-2003 )

66 “Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un

anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti.” Art. 41, Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Legge Turco-Napolitano). Testo unico delle disposizioni

concernenti la disciplina delle immigrazione e norme sulla condizione dello straniero

(proprio Nord Ovest e Nord-Est) si registrano più atti di discriminazione. Come già osservato, in una situazione di ricattabilità, quale quella dell‟immigrato (specie se extra- comunitario), è molto probabile che il dato sulle denunce non riesca a cogliere il fenomeno delle discriminazioni e che quindi vi sia la sottostima del fenomeno.

Anche il territorio pisano riporta episodi di razzismo e intolleranza, in particolare dall‟inizio del 2008 alla fine del 2013 ne sono stati segnalati ventuno, soprattutto ai danni di rom e africani68. La maggior parte degli atti consiste in insulti verbali e atti vandalici. Gli episodi di razzismo, almeno quelli segnalati, sono tuttavia sporadici e sempre ad opera di singoli individui che rimangono nell‟anonimato69.

I tassi di delittuosità della provincia di Pisa rimangono nella norma, sia nazionale che regionale e la percezione di insicurezza è limitata70, anche se non sono mancate campagne mediatiche che periodicamente indicavano nell'immigrazione la causa di una maggiore pericolosità delle strade cittadine. Secondo un recentissimo rapporto dell‟ufficio statistico della Provincia di Pisa, il trend degli <<atti criminosi di qualunque genere>> denunciati negli ultimi anni è altalenante: diminuisce del 5% nel 2010 rispetto all‟anno precedente, ma aumenta dell‟11% nel 2011, anno in cui si registrano 23 mila denunce71. Un tale andamento non può essere spiegato con un aumento della popolazione immigrata. I reati afferenti l‟area della microcriminalità72

nella provincia di Pisa sono stati 3.610 nel 2011, cosicchè l‟area pisana sia seconda nella graduatoria dopo Firenze (7.749). I dati relativi alla criminalità violenta73 collocano Pisa al terza posto con 809 delitti, preceduta da Firenze (2.145) e Livorno (825).

Secondo Barbagli74, gli immigrati commettono specifiche tipologie di reati: dato che spesso non occupano posizioni elevate nella scala sociale, infatti sono quasi totalmente esclusi dai reati tipici dei pubblici ufficiali, tuttavia occupano sono molto presenti in

68Il sito www.cronachediordinariorazzismo.org si occupa di informazione e approfondimenti sul razzismo

nel nostro Paese. Nel database è possibile consultare la raccolta di tutti gli articoli riguardanti fenomeni di razzismo nelle varie province italiane, dal 2008 ad oggi.

69 In molti casi si tratta di scritte sui muri dal contenuto offensivo

70Pisa città speciale: anche il sindacato di polizia chiede più forze in www.pisainformaflash.it, 27

novembre 2012

71Servizio sistemi informativi, studi e statistica- Ufficio statistiche Provincia di Pisa, La criminalità, 3

febbraio 2014. Documento scaricabile dall‟indirizzo:

http://www.provincia.pisa.it/interno.php?id=52634&lang=it

72

Microcriminalità è definita come la somma dei seguenti delitti: furto con strappo, furto con destrezza, furto su auto in sosta, furto di autovettura.

73Delitto "violento"(Ministero dell'interno): i delitti per strage, gli omicidi volontari consumati, i tentati

omicidi, gli infanticidi, gli omicidi preterintenzionali, le lesioni dolose, le violenze sessuali, i sequestri di persona, le rapine e gli attentati.

realti quali traffico di stupefacenti e di clandestini, sfruttamento di minori e della prostituzione, in cui hanno un ruolo rilevante in termini di potere e di ricompense economiche. Tenendo presente questa distinzione si possono riconsiderare i dati relativi alla criminalità nella provincia pisana, disaggregandoli per tipologia di reato. Lo sfruttamento della prostituzione compone lo 0,1% dei reati commessi, il traffico di stupefacenti l‟1,3% e non ci sono denunce riguardanti il contrabbando. I reati più ricorrenti sono i furti che costituiscono il 60,3% del totale. Sempre Barbagli fa notare come i reati compiuti da immigrati hanno come vittime spesso altri immigrati, basti pensare allo sfruttamento della prostituzione o al traffico di essere umani.

A far persistere l‟associazione immigrazione/criminalità è, come sottolina Maneri: <<la particolare insistenza con la quale i mezzi di informazione mainstream selezionano ed enfatizzano la nazionalità dell‟aggressore, (…) avvia dei processi di tematizzazione che assumono velocemente le caratteristiche di panico morale (…) La semplice ripresa del tema selezionato dalla testata concorrente, considerato un modo efficace di dare un senso alla notizia sulla base di considerazioni professionali e di repertori di temi condivisi dalla comunità dei giornalisti, produce un effetto valanga che porta a mettere in risalto l‟accaduto, a cercare episodi riconducibili alla stessa tematizzazione, ad interpretarne altri alla luce di quella chiave di lettura, ingigantendo la portata dell‟episodio stesso. Un effetto valanga che porta a mettere in risalto l‟accaduto, a cercare episodi riconducibili alla stessa tematizzazione, ad interpretarne altri alla luce di quella chiave di lettura, ingigantendo la portata dell‟episodio stesso.>>75

È opportuno notare che i condannati stranieri in Italia siano aumentati negli ultimi decenni, ma è altrettanto doveroso sottoliare come non ci siano studi che dimostrino la diretta proporzionalità tra l‟aumento dell‟immigrazione e quello della criminalità, come testimoniato dai rapporti CNEL e ISTAT e da numerosi saggi sull‟argomento.

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M.Maneri, I media creano il panico, in Libro bianco sul razzismo in Italia, (a cura di ) Lunaria, Roma, 2010