• Non ci sono risultati.

Interventi soggetti a regime speciale

5.2 Il regime transitorio

5.3.8 Interventi soggetti a regime speciale

Il Codice detta una disciplina peculiare per alcune specifiche tipologie di interventi. Nello specifico:

 per gli interventi soggetti a particolari prescrizioni (art. 152);  per i cartelli pubblicitari (art. 153);

 per il colore delle facciate dei fabbricati (art. 154).

In merito alla prima fattispecie l’articolo 152 stabilisce che nel “caso di aperture di strade e di cave, di posa di condotte per impianti industriali e civili e di palificazioni nell’ambito e in vista delle aree indicate alle lettere c) e d) del comma 1 dell’art. 136 ovvero in prossimità degli immobili indicati alle lettere

a) e b) del comma 1 dello stesso articolo, l’amministrazione competente, su

parere vincolante, salvo quanto previsto dall’art. 146, comma 5, del soprintendente, o il Ministero, tenuto conto della funzione economica delle

246

G. N. CARUGNO, W. MAZZITI, C. ZUCCHELLI, Codice dei beni culturali: annotato con la giurisprudenza, Giuffrè, 2006.

146

opere già realizzate o da realizzare, hanno facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso di esecuzione, idonee comunque ad assicurare la conservazione dei valori espressi dai beni protetti ai sensi delle diposizioni del presente Titolo”247.

Come si può constatare, si tratta di “attività già soggette a specifiche autorizzazioni previste dalla normativa di settore e che infatti potrebbero legittimamente essere già state intraprese dai soggetti interessati, tant’è che la norma riconosce alla regione il potere di apportare varianti ai progetti in corso di esecuzione ed in tali ipotesi prescrive un giudizio di ponderazione tra la finalità del vincolo indiretto e l’utilità economica delle opere già realizzate”248. La giurisprudenza249 ha più volte ribadito (specie in tema di coltivazioni di cave) l’incompatibilità della richiesta di autorizzazione ad aprire e coltivare una cava in area soggetta al vincolo indiretto, “quando l’alterazione della morfologia del terreno e della cornice ambientale comprometta i valori di visibilità presidiati dal vincolo, non rilevando la previsione di ripristino finale del piano di campagna, giacché la durata dell’intervento e la sua radicalità non consentono di minimizzare il vulnus arrecato medio tempore ai valori tutelati”. La Cassazione penale250 ha poi recentemente sostenuto che “l'attività di apertura e di coltivazione di una cava, pur comportando la trasformazione del territorio, non è subordinata al controllo edilizio comunale. La compatibilità della coltivazione della cava con gli interessi urbanistici è oggetto di accertamento da parte della Regione al momento del rilascio della autorizzazione per lo sfruttamento dei giacimenti che stabilisce, di solito, l'obbligo di successiva restituzione del luogo allo stato precedente. Tale obbligo non rende tutte le opere realizzate nella cava di natura precaria o, comunque, non assoggettate al regime del permesso di costruire”. La Corte su tale tema ha sentito l’esigenza di operare una distinzione. Non richiedono il

247

Decorsi inutilmente i termini previsti dall’art. 146, comma 8, senza che sia stato reso il prescritto parere, l’amministrazione competente procede ai sensi del comma 9 del medesimo articolo.

248

M. A. SANDULLI, Codice dei beni culturali e del paesaggio, Giuffrè, 2012.

249

Cons. Stato, sez. VI, 10 marzo 2004, n. 1213, in www.ambientediritto.it.

250

147

permesso di costruire “i manufatti edilizi non destinati a durare nel tempo, ma ad essere rimossi dopo il momentaneo uso e le attività di trasformazione del sito di natura contingente”. Sicché “gli interventi che non hanno le ricordate caratteristiche, anche se connesse con il ciclo produttivo della attività estrattiva, devono svolgersi nel rispetto dei piani di settore e delle norme urbanistiche e richiedono il permesso di costruire, a sensi dell'art.10 TU n.380/2001, se determinano una durevole trasformazione del territorio operato una distinzione fra le opere connesse all’attività di cava, che saranno rimosse dopo il momentaneo uso (per le quali non è necessario alcun permesso di costruire) da quelle che, invece, anche se connesse al ciclo produttivo dell’attività estrattiva devono rispettare i piani di settore e le norme urbanistiche e che, pertanto, se determinano una durevole trasformazione del territorio, sono soggette al rilascio del permesso ai sensi dell’art. 10, t.u. edilizia n. 380/2001”.

L’articolo 153 del Codice assoggetta ad autorizzazione paesaggistica la posa in opera di cartelli o insegne pubblicitarie, anche luminose, nell’ambito o anche in prossimità delle aree assoggettate a vincoli paesaggistici.

La ratio della norma è facilmente intuibile: “garantire la conservazione e il godimento collettivo dei beni paesaggistici”251.

“La varietà delle forme e dei colori, della dislocazione e degli stravaganti accostamenti dei cartelli e dei manifesti pubblicitari causa, non di rado, un grave danno alla godibilità dell’ambiente in cui sono inseriti”252.

È bene precisare che, mentre il comma 1 dell’art. 153, avente ad oggetto le aree ubicate nell’ambito e in prossimità dei beni paesaggistici, prevede il divieto di posa in opera in assenza di autorizzazione (la quale è rilasciata dall’amministrazione locale previo parere vincolante della soprintendenza) il comma 2, per la collocazione lungo le strade, non ne prevede il rilascio quanto piuttosto un parere del soprintendente, il quale costituisce atto presupposto

251

S. PIEMONTE, Commento all’art. 153, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, in A. ANGIULLI, V. CAPUTI JAMBRENGHI, a cura di Commentario al Codice dei beni culturali e del paesaggio, Torino, 2005.

252

G. CIAGLIA, La nuova disciplina del paesaggio, tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici dopo il d.lgs. n. 63/2008, Ipsoa,2009.

148

dell’autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli.

Per quanto riguarda la fattispecie concernente il colore delle facciate dei fabbricati, essa è disciplinata dall’art. 154 del Codice, il quale afferma che “qualora la tinteggiatura delle facciate dei fabbricati siti nelle aree contemplate dalle lettere c) e d) dell’art. 136, comma 1, o dalla lettera m) dell’art. 142, comma 1, sia sottoposta all’obbligo della preventiva autorizzazione in base alle disposizioni degli articoli 146 e 149, comma 1, lettera a), l’amministrazione competente, previo parere vincolante del soprintendente, o il Ministero possono ordinare che le facciate dei fabbricati vengano rivestite di un colore che si armonizzi con il contesto ambientale”.

Anche in questo caso è palese lo scopo della disposizione: si vuole garantire l’armonia cromatica delle bellezze d’insieme.

I destinatari del precetto sono i proprietari, i possessori o i detentori a qualsiasi titolo dell’immobile, i quali devono ottemperare alle disposizioni loro impartite entro i termini fissati. Se non lo fanno l’amministrazione competente o il soprintendente provvede all’esecuzione d’ufficio.

Valgono invece le disposizioni della Parte Seconda del Codice nei confronti delle cose immobili e mobili aventi interesse artistico, storico, archeologico,

etnoantropologico importanti, appartenenti a soggetti diversi da quelli pubblici, nonché alle cose immobili e mobili, a chiunque appartengono, che rivestono interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose.

Nel 2008 la riscrittura dell’articolo 154 è stata accolta con favore da parte della dottrina, avendo il legislatore limitato la discrezionalità dell’amministrazione competente nella valutazione circa la sussistenza di un’effettiva disarmonia tra il colore di un certo fabbricato e l’insieme. Infatti, a tal fine, è stata prevista l’acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della soprintendenza. Nella versione precedente le soprintendenze erano totalmente escluse da tale attività

149

valutativa (tranne che nel caso dei fabbricati ricadenti in zone di interesse archeologico).