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Joseph Stiglitz: distribuzione del reddito come passione di una

Tra le pubblicazioni di Joseph Stiglitz7 ricordiamo in primo luogo

Whither socialism, libro in cui fornisce un'introduzione alle teorie

riguardanti il fallimento economico del socialismo dell'Europa dell'est, il ruolo dell'informazione imperfetta nei mercati e le concentrazioni erronee su quanto sia realmente libero il mercato nel sistema capitalista-liberista.

In secondo luogo menzioniamo Globalization and its discontents, dove l'autore analizza gli errori delle istituzioni economiche internazionali, e in particolar modo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), nella gestione delle crisi finanziarie che si sono susseguite negli anni '90, dalla Russia ai paesi dell'est asiatico all'Argentina. Stiglitz sottolinea come la risposta del FMI a queste situazioni di crisi sia stata sempre la stessa, basandosi sulla riduzione delle spese dello Stato, una politica monetaria deflazionista e l'apertura dei mercati locali agli investimenti esteri. Tali scelte politiche venivano di fatto imposte ai paesi in crisi ma

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Joseph Stiglitz è nato a Gary, nell'Indiana, nel 1943.

Si laurea al MIT e successivamente frequenta l'Università di Cambridge. In seguito insegna al MIT e a Yale. Attualmente insegna alla Graduate School of Business presso la Columbia University.

È stato capo del dipartimento di ricerca economica della Banca Mondiale, dove ha ricoperto inoltre anche la carica di vicepresidente.

Nel 2001 gli è stato conferito il premio Nobel per l'economia per il contributo offerto, sin dagli anni '70, alla teoria dell'informazione.

Ha ricoperto numerosi incarichi governativi e dal 2003 è membro della Pontificia Accademia di scienze sociale.

Riceve la Laurea Honoris Causa in Economia e Commercio nell'anno accademico 2003/2004 presso l'Università degli studi di Bergamo. Nel 2009/2010 ricevette la Laurea Honoris causa in economia dalla LUISS Guido Carli.

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non rispondevano alle esigenze delle singole economie e si rivelavano inefficaci o di ostacolo al superamento delle crisi stesse.

L'economista sostiene che il Fondo Monetario Internazionale, così facendo, non protegge le economie più deboli né garantisce la stabilità di un sistema economico globale, ma in realtà fa gli interessi del suo più grande azionista, gli Stati Uniti, a discapito di quelle nazioni più povere.

Il premio Nobel Stiglitz formalizza un vero e proprio teorema che egli stesso definisce la sintesi degli studi che conduce da anni.

Il teorema di Stiglitz si fonda sul meccanismo di quella che gli economisti chiamano “propensione al consumo”: i ricchi ce l'hanno più bassa del ceto medio e dunque se la distribuzione del reddito favorisce lo shopping, contrariamente a quanto si potrebbe pensare intuitivamente, questo si deprime. È invece il ceto medio a consumare quasi tutto quello che ha in tasca e a spingere il PIL ed economia, quando la distribuzione del reddito lo favorisce.

Il teorema di Stiglitz è chiaro: se l'indice di Gini (indicatore della disuguaglianza) aumenta, dunque aumenta la disuguaglianza, il moltiplicatore degli investimenti diminuisce e di conseguenza il PIL frena.

L'uscita dell'ultimo libro di Siglitz The price of inequality: how today's

divided society endangers our future (Il prezzo della disuguaglianza:

come la società di oggi mette in pericolo il nostro futuro), è importante per due fondamentali motivi. Perché Stiglitz denuncia l'inesattezza

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delle politiche di austerità in un periodo di depressione come quello attuale, e perché punta il dito sugli effetti negativi delle disuguaglianze dei redditi sulla crescita del PIL, mostrando come negli Stati Uniti quest'ultimo aspetto sia divenuto tanto patologico da far diventare il mito del sogno americano solo un pallido ricordo.

Stiglitz torna ad intervenire sull'argomento puntando direttamente a chiarire che i problemi di sviluppo che le economie avanzate stanno oggi affrontando hanno una fondamentale radice: la debolezza della domanda aggregata. Ed è evidente che la porzione di reddito che viene spesa è più elevata nelle fasce più basse di reddito mentre diminuisce al crescere del reddito. La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi – che è aumentata ovunque, ma in alcuni paesi più che in altri – è pertanto diventata un problema strutturale dello sviluppo delle economie avanzate.

È necessario considerare che l'aumento delle disuguaglianze tra i redditi non è solo il risultato dell'operare delle cosiddette forze del mercato, ma anche l'esito inevitabile di comportamenti imprenditoriali che hanno premiato la ricerca di una rendita piuttosto che l'investimento produttivo.

Meno investimenti produttivi e maggiori disuguaglianze nei redditi hanno dunque minato profondamente le prospettive di crescita delle economie avanzate.

In generale i paesi che presentano un alto tasso di disuguaglianza tendono a disinvestire nel benessere collettivo, spendendo troppo poco

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rispetto a quanto dovuto in istruzione, innovazione ed infrastrutture. La disuguaglianza è un fenomeno che aumenta o diminuisce la capacità di crescita del sistema capitalistico?

Le risposte a questa domanda sono di tre diversi tipi:

1) La disuguaglianza è un indispensabile stimolo alla crescita economica poiché comporta un processo di concorrenza a rincorsa sia individuale che collettiva: indispensabile è pertanto l'esistenza di un mercato, completamente libero e con una ridottissima dimensione dell'intervento statale;

2) La disuguaglianza è insita nel sistema capitalistico e indispensabile al suo funzionamento, ma nello stesso tempo è destinata, attraverso lo sviluppo di contraddizioni insanabili, a provocare il superamento verso una società al contrario, basata sull'uguaglianza sostanziale;

3) La disuguaglianza, almeno a livelli elevati, contrasta la possibilità di crescita del sistema: politiche pubbliche per una sua riduzione potrebbero avvantaggiare, attraverso la crescita, sia coloro che dalla disuguaglianza sono colpiti, sia addirittura coloro che ne traggono un beneficio immediato.

La posizione di Stiglitz, ampiamente sviluppata nel libro, è la terza che si rifà ampiamente e in modo diretto al pensiero economico di Keynes. Stiglitz nel suo libro sostiene che una minore disuguaglianza rinforzerebbe la produttività.

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dell'importanza dell'equità. Questi studi hanno mostrano come aumentare i salari di alcuni lavoratori che avevano la sensazione di non essere trattati in modo equo avesse avuto un effetto sostanziale sulla loro produttività, mentre non ne aveva avuto alcuno su quello di chi si sentiva trattato equamente. In un altro esperimento, condotto su un gruppo di lavoratori con mansioni simili, si sarebbe potuto pensare che alzare i salari di alcuni e abbassare quelli di altri avrebbero incrementato la produttività dei primi e ridotto in misura corrispondente quella dei secondi. Ma la teoria economica – confermata dagli esperimenti – mostra che in casi di quel genere la diminuzione di produttività dei lavoratori a basso salario è maggiore dell'incremento di produttività dei lavoratori a salario elevato, per cui la produttività totale diminuisce»8.

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Stiglitz J. E., Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Einaudi, 2013

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CAPITOLO 2

Misurazioni della disuguaglianza

Torniamo a concentrarci sulla curva di Lorenz.

Come già esposto nel capitolo precedente, tale curva è un metodo per rappresentare ed analizzare la distribuzione dei redditi (o ricchezza) tra i soggetti facenti parte di una popolazione.

In sostanza la curva di Lorenz «mette in evidenza la deviazione di ciascun reddito individuale dal reddito di perfetta uguaglianza e coglie, in un certo senso, l'essenza della disuguaglianza»9.

Dunque, ripetendo, tanto più la curva di Lorenz si avvicina al segmento rappresentante la perfetta uguaglianza della distribuzione dei redditi, tanto più in concreto può dirsi che la distribuzione della ricchezza è equa.

Basandosi sulla curva di Lorenz lo statistico italiano Corrado Gini formulò una misura statistica della distribuzione del reddito di una popolazione.

Il coefficiente di Gini, analizzato anch'esso nel capitolo 1, misura il rapporto tra l'area compresa tra la curva di Lorenz e il segmento della perfetta uguaglianza della distribuzione del reddito e l'area del triangolo A0B (figura 1.8).

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Il coefficiente di Gini può quindi esprimere numericamente ogni curva di Lorenz.

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