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5. ARTE E POESIA: DAL DIBATTITO ACCADEMICO ALLE RIME D

5.1. L’Accademia dell’Arte del Disegno di Firenze

La strategia messa in atto dal duca Cosimo I di affiancare a una solida gestione del potere politico la promozione culturale di Firenze risultò vincente, al punto tale che nell’arco di pochi anni la città toscana divenne il centro nevralgico del sapere nazionale.

Fondamentale fu, altresì, il ruolo svolto dalle istituzioni accademiche cittadine, le quali si preoccuparono di chiamare a raccolta gli intellettuali più rinomati dell’epoca, capaci di rispondere ai progetti e alle esigenze culturali del principato. Se con l’Accademia degli Umidi, prima, e con quella Fiorentina, poi, si diede grande impulso all’esercizio letterario in ogni sua forma, fu con quella del Disegno che la città toscana conobbe il primato dal punto di vista artistico.

La storia dell’Accademia del Disegno è piuttosto complessa; fondata nel XIV secolo, conobbe un notevole sviluppo dopo l’interruzione dei lavori di Michelangelo Buonarroti (in partenza per Roma negli anni Trenta) nelle Cappelle Medicee, prontamente affidati da Cosimo I al Tribolo e a Vasari. Fu proprio quest’ultimo, intorno al 1563, a proporre al duca di restaurare le cappelle con l’ausilio di alcuni scultori e pittori come Francesco da Sangallo, Benvenuto Cellini e Agnolo Bronzino321. La sua iniziativa seguiva a quella del frate e scultore Giovann’Agnolo Montorsoli, che nel 1561 aveva già ottenuto dal priore del convento dell’Annunziata il consenso a trasformare il capitolo del complesso religioso in luogo di sepoltura per sé e per gli artisti meno abbienti322 . Il successivo intervento di Vasari collocò ufficialmente la fondazione dell’istituzione al 31 gennaio 1563, anno a partire dal quale furono redatti una serie di capitoli volti a regolare i lavori accademici:

C. I.323 Havendo l’anno 1329 considerato i Maestri, i quali furono allora Capi dell’Arte del Disegno, che la sua nascita et prima rinovatione fu nell’Architettura per M.o Arnolfo di Lago

321

Z.WAŹBIŃSKI, L’Accademia Medicea del Disegno a Firenze nel Cinquecento, Leo S. Olschki Editore, Firenze, MCMLXXXVII, vol. I, p. 85.

322 S. B

RACCIALI – A. D’ALESSANDRO, L’Accademia dell’Arte del Disegno di Firenze, in La nascita della Toscana, cit., pp.132-133.

323

136 architetto ecc.te nella fabbrica di Santa Maria del Fiore, et per M.o Giotto di Bondone da Vespegnano, allora prima luce del Disegno, della Pittura et del Mosaico, et per M.o Andrea di Nino Pisano nella Scoltura e nel getto del bronzo m.o ecc.mo; […] risolsero di fare tutti insieme una Compagnia nella loro città, dove in quella si radunassero due volte il mese, per lodare Iddio e per fare molte opere pie, e confabulare insieme tutte le cose dell’Arte loro324.

[…]

C. III. Sua Ecc.za vuole che questo oratorio sia corpo di compagnia generalmente di tutti gl’uomini di Disegno, cioè Architetti, Scultori, Pittori dichiarati tutti per il ristretto, e corpo di detta Compagnia per le virtù, et qualità loro, et se bene e non saranno Architetti, Scultori o Pittori meramente; purché sien segni per il valore del Disegno e del Giuditio, possino entrare in questo numero, havendo reso er rendendo conto per l’opere che hanno fatte et fanno della Virtù loro; et vuole che ne sieno tanto Fiorentini, quanto del suo Ducal Domin[i]o, et ancora d’ogni sorte Natione, purché habbino buon Disegno e adimandino d’entrarvi, pagando però la tassa che sarà ordinata nella nuova riforma, et che sien vinti per i duo terzi del corpo di tutta la Compagnia e dell’Accademia325.

Nella vita accademica convergevano le aspettative di molti; in particolare, era nelle intenzioni di Cosimo far divenire l’istituzione l’emblema di una rinascita fiorentina, incentrata sull’imitazione dei fasti del mondo greco e romano e resa possibile - sempre secondo i dettami della cultura classica - dall’iniziativa dell’ottimo principe, mediatore tra il popolo e i doni divini, la cui elaborazione mediante l’arte e la lingua era affidata agli intellettuali326

:

C. I. […] et che questa sua seconda rinascita accaggia sotto il felice principato dell’Illustriss. et Eccell.mo S. Duca Cosimo d’i Medici Duca di Fiorenza et Siena, il quale come benigno signore et padre degli uomini del Disegno sentendo che era spento il luogo, dove si ragunavano vuole che tutti e chiari spiriti ed onorati ingegni e della sua città e dominio e di qual nazione si sia, purché sieno ecc.ti et si dilettino del Disegno, restringnendo e più famosi, e chiari per opere, e più perfetti insieme, per fare una Academia et Studio a utilità d’i Giovani che imparono queste tre Arti, col dargli quei gradi, et quelli onori, che non solo diedero gl’antichi Greci et Romani per nobilitare quest’Arti, ma quell’Imperio o Republica fusse mai327

.

Il carattere composito dell’Accademia Fiorentina (cui aderirono nel corso del tempo personalità legate sia al mondo letterario che a quello artistico come

324 Z.WAŹBIŃSKI,cit., vol. II, pp. 423-424. 325 Ivi, p. 427.

326 S.B

RACCIALI –A.D’ALESSANDRO,cit., p. 148. 327

137 Michelangelo) e il crescente prestigio dell’Accademia del Disegno favorirono l’insorgere di discussioni sul rapporto tra l’arte e la poesia.

Le forme letterarie con le quali vennero resi noti i risultati di tali confronti furono varie; tra queste si annoverano, in primo luogo, le lezioni accademiche e i numerosi trattati sull’arte che fecero la loro comparsa nel Cinquecento. L’attenzione riservata al legame tra le due “arti sorelle” non poteva, di certo, sfuggire all’attenzione dei poeti burleschi, sempre pronti a cogliere e trasformare in rima quanto provenisse dal vivace clima culturale fiorentino.

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