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le forme di gestione non disciplinate dal TUF

Capitolo 2: “La gestione del risparmio in Italia a seguito delle armonizzazioni europee”

2.2 La gestione del risparmio privato

2.2.4 le forme di gestione non disciplinate dal TUF

Per completare l’analisi delle forme di risparmio gestito in Italia, non era possibile tralasciare investitori istituzionale, che pur con quantitativi minori rispetto ad investitori analoghi di Stati europei più avanzati60, gestiscono risparmi privati a fini non esclusivamente finanziari, ma previdenziali e assicurativi; stiamo parlando dei fondi pensione e delle compagnie d’assicurazione, soggetti non disciplinati dal Testo Unico ma di cui parleremo brevemente nei prossimi paragrafi.

2.2.4.1 I fondi pensione

Dagli anni novanta in poi si è assistito ad una serie di riforme volte sia a modificare il sistema previdenziale pubblico italiano, sia ad affiancare detto sistema con uno complementare di tipo privato. Infatti il sistema pubblico a ripartizione, quindi retto da un patto generazionale, e retributivo, a causa di vari fattori, quali l’aumento delle aspettative di vita, l’entrata sempre in età più avanzata nel mondo del lavoro e soprattutto il processo di invecchiamento della popolazione, non avrebbe potuto reggere senza pesare ancor più di quel che faceva, e fa tutt’ora, sulla spesa pubblica.

Si sono susseguite una serie di riforme che, oltre a modificare variabili del sistema pubblico (innalzamento dell’età pensionabile, passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo ecc..), hanno introdotto altri due pilastri privati e a capitalizzazione nel sistema pensionistico italiano, con lo scopo di affiancare ad una previdenza pubblica a carattere assistenziale, una previdenza complementare, al fine di mantenere lo stesso tenore nell’arco di tutta la vita.

Il sistema così introdotto si fonda su tre pilastri:

1) Un primo pilastro pubblico, volto a garantire prestazioni previdenziali a carattere assistenziali; previdenza pubblica.

2) Un secondo pilastro a carattere collettivo e aziendale, formato dai fondi pensione, complementari alla previdenza pubblica; previdenza complementare.

3) Un terzo pilastro, corrispondente alla previdenza integrativa a carattere individuale, in cui è il soggetto a scegliere di destinare parte del proprio stipendio in strumenti tipicamente assicurativi; previdenza integrativa.

Sembra opportuno elencare le tappe e le riforme più importanti che hanno portato a questo tipo di soluzione, sottolineando come il legislatore abbia sempre mantenuto valido il principio della

60 Basti pensare che a settembre 2012, secondo dati COVIP, aderiscono alla previdenza complementare

circa 5.8 milioni di lavoratori, meno di un quarto della forza lavoro (diventati 6,2 milioni nel 2013, con un incremento del 6,1%).

66 libertà di adesione individuale a forme previdenziali collettive, lasciando al volere dei singoli l’adesione o meno alle forme di previdenza complementare:

 D.lgs. 124/1993 o “riforma Amato”: introduce nel nostro regolamento la disciplina della previdenza complementare, sottolineandone il carattere complementare rispetto al pilastro pubblico; la disciplina prevedeva due tipi di fondi, quelli aperti e quelli chiusi, privilegiando quest’ultimi e considerando i primi come surrogati.

1. Fondi chiusi: destinati a categorie omogenee di lavoratori e promossi da sindacati, aziende e organizzazioni di categoria, ordini e associazioni professionali; i versamenti sono stabiliti con accordi sindacali o di categoria. Si dice chiuso in relazione alle modalità di accesso, in quanto riservato a lavoratori di certi settori, imprese, aree. È necessario che la gestione sia affidata ad un soggetto professionale, come Sgr, banche, assicurazioni, Sim.

2. Fondi aperti: costituiti da Sgr, Sim, banche, compagne assicurative, e così chiamati perché indirizzati potenzialmente a tutti i lavoratori; presentano modalità di contribuzione flessibili.

 D.lgs. n.47/2000: introduce accanto alle forme pensionistiche complementari collettive forme pensionistiche individuali (F.I.P) o polizze pensionistiche individuali (P.I.P) promosse dalle compagnie assicurative (3° pilastro)

 D.lgs. 252/2005: avente come obiettivo la disciplina della scelta dei lavoratori dipendenti privati circa la destinazione del proprio TRF e il sostegno e lo sviluppo di sistemi pensionistici complementari, equiparando le forme collettive con quelle individuali. Si potrebbe dire che questa riforma tendesse a riunire il 2° e 3° pilastro in un unico pilastro della previdenza collettiva distinguendo tra forme di adesione collettiva e forme di adesione individuale:

A. Adesione collettiva:

 Fondi negoziali o chiusi

 Fondi pensione aperti ad adesione collettiva B. Adesione individuale:

 Fondi pensione aperti ad adesione individuale  Polizze PIP istituite da compagnie assicurative

I fondi pensione, relativamente alla modalità di versamento dei contributi, possono distinguersi in: 1) fondi a contribuzione definita: in cui i versamenti da parte del lavoratore sono prefissati e la prestazione è correlata al valore capitalizzato di tali versamenti; a sua volta possono dividersi tra fondi a gestione pura o a gestione garantita, quando chi gestisce il fondo garantisce un rendimento minimo

2)fondi a prestazione definita: in questo caso è la prestazione finale ad essere garantita, mentre invece sono variabili i contributi da versare per raggiungere detta prestazione; la variabilità dei

67 contributi dipende dall’andamento della gestione del fondo in quanto, con andamenti negativi, sarà necessario aumentare i contributi dell’individuo per mantenere inalterata la prestazione finale e viceversa.

Possiamo individuare i soggetti che gravitano attorno al fondo pensione:

 La banca depositaria: ha la stessa funzione rispetto ai fondi comuni di investimento; raccoglie i contributi versati da lavoratore e datore di lavoro; esegue le istruzioni di compravendita impartiti dal gestore finanziario.

 Il gestore finanziario: gestisce l’investimento delle risorse raccolte in base ad apposite convenzioni stipulate col fondo pensione.

 Il gestore amministrativo: provvede a tutte le esigenze contabili, amministrative e fiscali del fondo; gestisce le informazioni relative alle adesioni, alle contribuzioni ed all’erogazione delle rendite pensionistiche; gestisce i rapporti con le imprese aderenti.

 La compagnia di assicurazione: eroga le rendite pensionistiche maturate una volta raggiunti i requisiti richiesti per legge61.

2.2.4.2 I prodotti assicurativi

Anche le compagnie assicurative possono offrire prodotti in cui oltre ad una componente assicurativa ne è presente anche una finanziaria o, come abbiamo visto precedentemente, previdenziale. Le assicurazioni sono uno degli investitori istituzionali in quanto raccoglie i risparmi, attraverso le stipulazioni di polizze presso il pubblico, e investe quanto raccolto in strumenti finanziari.

Tra i prodotti offerti che, oltre ad offrire una copertura assicurativa, offrono la possibilità di destinare parte del proprio patrimonio ad epoche future, vedendolo incrementato di un certo interesse, sono riconducibili al ramo vita, polizze miste e rendite vitalizie, in cui è presente una componente finanziaria, il tasso tecnico, garantito dalla compagnia, con cui vengono capitalizzati i premi versati.

Oltre a questo tipo di polizze troviamo strumenti a più elevata componente finanziaria quali:

 Polizze rivalutabili: prevedono una maggiorazione annuale del capitale attraverso la retrocessione, nella forma di premio unico, di una parte degli utili finanziari realizzati da specifici fondi interni, in cui vengono investiti i premi versati, ove la gestione abbia realizzato utili.

 Polizze index linked: polizze il cui rendimento è agganciato ad un indice di borsa; il rendimento dipende quindi dalla crescita del mercato azionario di riferimento. Nel

61

Fonti: capitolo 5 di “Il mercato mobiliare, l’evoluzione strutturale e normativa” di Maria Cristina

68 caso di rendimenti negativi queste polizze possono restituire capitali inferiori ai premi versati, se non viene garantito la restituzione del capitale e di un eventuale minimo.

 Polizze unit linked: l’entità del capitale assicurato dipende dal valore di un sottostante, rappresentato da quote di fondi d’investimento interni, o da OICR in cui vengono investiti i premi versati; la parte di interesse assicurativo è l’introduzione di un minimo garantito in caso di decesso. Anche queste polizze possono avere un rendimento minimo garantito62.