• Non ci sono risultati.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione

Adunanza Plenaria e precedente giudiziario

3. Certezza del diritto e “nuovo” valore del precedente

4.1 Le riforme degli ultimi anni e l’approdo al nuovo art 99 del c.p.a.

4.1.1 Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione

Principiando dalla magistratura ordinaria, il D. lgs. n. 40/2006 cit. ha introdotto per le Sezioni semplici un vincolo di giudizio rispetto alle pronunce rese dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, atteso che oggi l’art. 374, comma 3, del codice di rito civile prevede che: “Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso”. Col nuovo comma 3 dell’art. 374 c.p.c., quindi, il legislatore ha disciplinato il vincolo (orizzontale) delle Sezioni semplici al precedente delle Sezioni Unite, atteso che le prime, qualora intendano discostarsi dal principio enunciato dalle seconde, potranno solo rimettere (all’indicativo presente) il ricorso alle Sezioni Unite che, a quel punto, o riaffermeranno il principio già enunciato oppure muteranno orientamento ed enunceranno un principio di diritto diverso.

Non sono isolate le perplessità sollevate da questa disposizione nella dottrina, anche sotto il profilo di un contrasto con il principio enunciato dall’art. 101, secondo comma, Cost69, o in merito alla stessa efficacia del vincolo imposto alle Sezioni semplici, rispetto al precedente espresso dalle Sezioni Unite.

Si è detto, a tal proposito, che il vincolo imposto dal nuovo comma 3 dell’art. 374 c.p.c. avrebbe un contenuto processuale e meramente negativo, nel senso che le Sezioni semplici non sarebbero obbligate ad emettere una pronuncia conforme, ma sarebbe a loro impedito di emettere una pronuncia di contenuto difforme70 e sulla scorta di questi rilievi si è tentato

                                                                                                               

69 In questo senso si sono espressi S. CHIARLONI, Prime riflessioni su recenti proposte di riforma del

giudizio di cassazione, in Giur. it., 2003, p. 817 e A.CARRATTA, La riforma del giudizio di cassazione, in

Riv. trim. di dir. e proc. civ., 2006, pp. 1118 e ss.  

70 così F.P.LUISO, Il vincolo delle Sezioni semplici al precedente delle Sezioni Unite, in Giur. It., 2003, p. 821 l’Autore chiarisce che le Sezioni semplici siano tenute a convogliare il loro dissenso nell’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, all’interno della quale sono esplicitate le ragioni di dissenso dal precedente delle Sezioni Unite e dove vengono indicati i motivi che conducono al superamento dello stesso.

di superare i sospetti di violazione del precetto costituzionale di soggezione del giudice soltanto alla legge71.

Altri, pur salutando con favore la riforma, individuandovi un antidoto agli sbalzi interpretativi72 e una recuperata certezza della giurisprudenza, ne hanno evidenziato al contempo la fragilità, prospettando tre diverse alternative che si pongono dinanzi alla sezione semplice che ritenga di non “conformarsi” al precedente delle Sezioni Unite: la prima, e la più ovvia, uniformarsi al principio di diritto; la seconda, rimettere, ex art. 374 comma 3, c.p.c., la questione alle Sezioni Unite, motivando con ordinanza il proprio dissenso; e la terza, quella di decidere in senso difforme dal precedente delle Sezioni unite73, e ciò in considerazione di un duplice ordine di fattori, da un lato poiché la pronuncia difforme non appare in quanto tale affetta da vizi, e dall’altro perché non vi è alcuna disposizione che preveda che tale pronuncia sia impugnabile.

A prescindere dalle critiche mosse alla disposizione in commento non si può non rilevare come la stessa rappresenta un’assoluta novità nel sistema processuale italiano. Infatti, mai prima nel nostro ordinamento era stato affermato il valore legale, sia pur circoscritto74, del precedente giudiziario.

                                                                                                               

71 In questo senso R.TISCINI, Il giudizio di cassazione riformato, in Giusto proc. civ., 2007, 2, pp. 523 ss. 72 è il caso di M.TARUFFO, Lezioni sul processo civile, 2005, p. 638. L’Autore mette in evidenza come l’art. 374, comma 3, c.p.c. possa rappresentare un argine a quelle sentenze delle Sezioni semplici che decidono con pronunce di segno opposto la medesima questione o che disattendono apertamente i precedenti delle Sezioni Unite.  

73 cfr. in questo senso M.TARUFFO, Una riforma della Cassazione civile?, in Riv. trim. di dir. e proc. civ., 2006, p. 773 dove l’autore, prospettando la facoltà per le sezioni semplici di discostarsi dal precedente delle Sezioni Unite, perviene alla conclusione che il vincolo derivante dall’art. 374, comma 3, c.p.c. abbia comunque sempre natura persuasiva.  

74   Così R. RODORF, Stare decisis: osservazioni sul valore del precedente giudiziario nell’ordinamento

italiano, Op. cit., p. 284. L’Autore pur non considerando estremamente rivoluzionaria la norma, non ritiene

al contempo che vi siano elementi che possano giustificare dubbi di costituzionalità, non foss’altro perché il precetto costituzionale non esclude la possibilità, per il legislatore, di introdurre nella stessa legge dei vincoli di coerenza ai quali il giudice sia tenuto ad attenersi nell’esercizio delle sue funzioni. A tal proposito

L’innovazione introdotta dal comma 3, dell’art. 374 c.p.c., che non presuppone un vincolo di subordinazione ma un vincolo soltanto negativo75 di tipo orizzontale, instaura una nuova prospettiva nel dialogo tra le Sezioni semplici e le Sezioni Unite, atteso che le prime, come rilevato, potranno sì divergere dagli orientamenti delle seconde ma con uno strumento, quello dell’ordinanza di rinvio, che rappresenterà il veicolo attraverso il quale prospettare un mutamento di giurisprudenza.

In sostanza, la disposizione cerca di orientare e rendere meno traumatici i revirement giurisprudenziali, attivando un canale virtuoso di dialogo tra Sezioni semplici e Sezioni unite; canale che si estende sino ai giudici di merito i quali, ancorché non siano destinatari di alcun vincolo, saranno da un lato, questo è l’auspicio, incentivati a seguire i precedenti delle Sezioni Unite in virtù della loro autorità, e dall’altro, potranno stimolare le Sezioni semplici a rimeditare orientamenti ormai desueti con argomentazioni che potranno confluire nell’ordinanza di rinvio alle Sezioni Unite.

Non si può negare che i problemi posti dalla norma ci siano e in parte sono gli stessi già in precedenza evidenziati, ossia che nella disposizione non è fatta menzione alcuna circa eventuali rimedi che potrebbero essere attivati nell’ipotesi in cui, pur nella costanza del vincolo, la Sezione propendesse per decidere in senso “difforme” dal precedente espresso dalle Sezioni unite; ciò potrebbe avere dei risvolti di carattere disciplinare nei confronti dei magistrati dissenzienti, ma una tale soluzione non appare soddisfacente, se non altro perché non garantirebbe alcuna risposta in termini di effettività della tutela.

La seconda questione, invece, afferisce al metodo. Il riferimento è ai precedenti e alle tecniche di redazione degli stessi da parte delle Sezioni unite, che se riusciranno con chiarezza ad enunciare i principi strettamente necessari alla risoluzione delle questioni poste dalle ordinanze di rinvio, riusciranno anche a scongiurare ribellioni occulte delle                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 vengono fatti gli esempi dei vincoli derivanti dal giudicato e del principio di diritto enunciato dalla Cassazione nelle pronunce di annullamento con rinvio.  

Sezioni semplici che potrebbero cimentarsi nell’esaltazione delle differenze tra il caso da esse esaminato e quello deciso dalle Sezioni Unite (una sorta di distinguishing) e ciò al precipuo fine di aggirare il vincolo posto dall’art. 374, comma 3, c.p.c., e sottrarsi al dovere di rimessione76.

4.1.2. Il principio di diritto nell’interesse della Legge ed il “filtro” al ricorso in