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CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.17 Le Gated Communities in America Latina

3.17.1 Messico

Gli Stati Uniti d’America hanno un confinante scomodo, fonte costante di ansie e timori, a cui tentano ripetutamente di correre ai ripari tramite i chilometri di recinzioni fisiche e ingegnosi sistemi di sorveglianza. Questo vicino chiamato Messico, condivide però con gli Stati Uniti e il resto del mondo il fenomeno GC. Dal punto di vista storico398, le GC in Messico, ma in particolar modo nella capitale, possono essere fatte risalire al tempo coloniale del XVI secolo quando il famoso Hernàn Cortés decide di fondare la capitale della Nuova Spagna. Inizialmente le mire sono di separare attraverso l’uso dell’architettura-fortezza, spagnoli da indigeni creando di fatto una struttura urbana suddivisa. Gli obiettivi sono finalizzati soprattutto al fattore sicurezza fisica degli occupanti spagnoli che temono per la loro incolumità, ma l’ascesa dei Borboni nel XVII secolo pone fine alla società multiculturale che creata col tempo. Le loro necessità sono quelle di separare nuovamente le elites dalle masse, cercando sia di sradicare le tradizioni popolari che di rinforzare gli edifici di una classe egemone che inizia a di migrare in determinate zone della capitale. Città del Messico da ora in poi cresce in maniera squilibrata, a ovest i quartieri benestanti a est quelli più poveri. La parte ovest è dotata di infrastrutture e curata con molta più attenzione da un mercato immobiliare privato in piena espansione cosi facendo si approfondiscono le differenze che diventano segregazione, con la parte di città meno attraente. Lomas del Chapultepec riflette proprio architettonicamente queste differenze proponendosi negli anni Trenta, come investimento per famiglie molto affluenti.

Nel Novecento le periferie diventano terreno di espansione per facoltosi allettati dagli anni Ottanta da grandi mega progetti, come Interlomas o Santa Fe, in cui è riproposto lo stile nord americano completo di infrastrutture e forme di sorveglianza, dando vita a due parti di città

397 Ivi, p. 101. 398

D. Sheinbaum, Divided City: an historical perspective on gated communities in Mexico City, disponibile in www.staff.uni-mainz.de/glasze/.../Sheinbaum.pdf, ultimo accesso 27/04/2014.

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distinte ed eterogenee. Occorre dunque guardare le GC messicane tenendo conto della riluttanza del governo a risolvere i problemi di sviluppo urbano per cui in mancanza di soluzioni ed in presenza di una forte sensazione di insicurezza e paura, le forme derivate di GC odierne sono sempre più comuni.

Angela Giglia399 prende in analisi svariati tipi di GC presenti sul territorio urbano per giungere ad identificarne i caratteri comuni, nonostante le differenze morfologiche, attraverso osservazioni ed interviste riportate dai residenti. In linea generale le GC messicane sono aumentate significativamente fra gli anni Settanta ed Ottanta, destinate ad un target generale anche se maggiormente per quello medio-alto, ed aventi in comune il desiderio di porre un freno a traffico, delinquenza e furti.

Secondo l'autrice la chiusura spaziale acquisisce più che altro un grande valore simbolico che conduce "ad un processo di immaginaria ascesa sociale"400. In ogni quartiere chiuso, esiste un intento comune,grazie alle barriere fisiche che favoriscono la concezione degli abitanti di essere "differenti", "un mondo separato" pieno di pace e tranquillità con il proprio stile e di leggi diverse rispetto al resto della città, concepita come caotica e pericolosa. Le GC analizzate dall’autrice non sono immuni dalla criminalità come ad esempio furti nelle abitazioni, anche violenti, ma il sentimento generale all'interno dei quartieri è nonostante tutto, quello di sicurezza, anche se in realtà ogni sistema di sorveglianza non è efficace al 100%; spesso infatti alle entrate sono lasciati entrare pedoni senza controllo, incontrando lo stereotipo per cui il pericolo viene dalle auto associate come provenienza alla città e quindi potenzialmente dannose e al colore della pelle scura. Un sentimento di sfiducia generale verso l'esterno dunque, supportato oltre che da alti tassi di criminalità cittadina anche secondo l'autrice, dalla difficoltà di controllare e gestire l'uso illegale e inopportuno degli spazi pubblici e delle strade. Infatti sempre più frequentemente le attività si allargano sui marciapiedi senza permesso o i locali restano aperti pur privi di norme di sicurezza, ed ogni infrazione sull'uso pone la classe media in difficoltà e desiderosa di separarsi dagli spazi e dal controllo pubblico. Quindi, disordine e mancanza di regolamentazione causano ansia e volontà di fuga dal mondo esterno. Sicurezza non è quindi solo assenza di crimine ma soprattutto è un uso preciso e ordinato dell'uso del territorio comune, di conoscenza e prevedibilità dei luoghi, di familiarità su cosa possa o no esistere e trovarsi. Questo sentimento, ci riporta Giglia, si auto rinforza nelle GC, o come meglio preferisce, si definisce nelle collettività.

Liliana Lopez Levi401 nota infatti come nel Paese le fonti di preoccupazione cittadina non siano tanto la povertà, disoccupazione o le politiche neoliberiste, quanto piuttosto il narcotraffico, la violenza organizzata e la criminalità. Nelle sue interviste sul campo ai residenti dei fraccionamientos cerrados, emerge la necessità del fattore sicurezza alimentato costantemente dalla pubblicità e dagli imprenditori immobiliari402. Il clima di paura instillato

399 A. Giglia, “Gated communities” in Mexico City, Building Social Division or Safer Communities?,

Department of Urban Studie, University of Glasgow, 18-19 settembre 2003.

400

Ivi, p. 2.

401 L. Lopez Levi, Fortificaciones habitacionales en México. De la violencia dominante a la violencia dominadora, in Argumentos (México, D.F.), vol. 26, n. 66, maggio-agosto 2011, pp.61-80. 402

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dai media ha fatto sì che in certe città il tasso di insicurezza raggiunga l’80%, e anche se ad esso non corrisponde un equivalente di criminalità, la percezione guida le richieste in un contesto cittadino dove gli abitanti sia della classe media che alta, finiscono col guardarsi con sospetto403 e dove “il concetto di interesse comune perde forza”404.

Carlos Vilalta405 nel 2008 analizza la paura del crimine ed il tasso di criminalità della nazione messicana. Secondo le casistiche, 61 milioni di messicani temono di essere vittime di furti e 54 milioni di essere rapiti. A causa di questo quindi si è registrata una incredibile diffusione di GC nelle nuove costruzioni che imputa ad una sensazione di paura. L'autore si chiede quindi se questo tipo di abitazione aiuti a controllare o meno l’insicurezza e se le teorie della vittimizzazione possano essere applicate nell’ambito dei paesi latini.

Per quest'ultima ipotesi analizzando una ulteriore indagine a Mexico City, trova che non possono essere sostenute delle teorie secondo le quali ha più paura chi è già stato vittima o conosce una vittima di crimine non avendo in questo trovato sufficienti prove empiriche. La paura di essere oggetto di criminalità è totalmente scollegata dal tipo di abitazione; le GC non offrono una totale sicurezza quando gli abitanti sono soli in casa, ma aggiunge poi che andrebbe approfondito con ulteriori studi empirici406. Si conferma quindi ciò che già Wilson- Doenges407 nel 2000 aveva anticipato per il Nord America, cioè che abitare in una fortezza non libera la mente dalla paura.

La causa del proliferare di questo tipo di abitazione è imputata da S. Low408 proprio alla grandezza del divario fra ceti sociali in unione ad un alto livello di corruzione ed indifferenza governativa; la prossimità della classe molto abbiente a quella estremamente povera e malnutrita causa ansia di sicurezza. Nelle più grandi GC è possibile trovare anche scuole private, ospedali all’avanguardia e sedi di polizia per una maggiore autonomia ma sostanzialmente i quartieri chiusi multifunzionali sono ancora in numero ridotto nel paesaggio generale messicano; una delle più grandi aree gated del mondo si trova proprio in Messico ed è stimata essere Interlomas, appena fuori Mexico City, con una superficie di 140 kmq e circa 250 gated communities al suo interno.

403

Ivi, p. 66.

404 Ivi, p. 74.

405 C. Vilalta, Fear of crime in gated communities and apartments buildings: a comparison of housing types and a test of theories, in Journal of Housing and the Built Environment, vol. 26,n. 2, giugno 2011,

pp. 107-121.

406 Ivi, p. 108. 407

G. Wilson-Doenges, op. cit.

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Figura 62 Interlomas, Mexico City.

Fonte: Foto di Bryan Solano, http://www.panoramio.com/photo/44572511, ultimo accesso 27/04/14.

Solitamente i quartieri chiusi sono di piccola taglia, con architettura in pieno stile statunitense, abitazioni singole protetti e sorvegliati da barriere all'entrata, oppure condomini nelle città più grandi, ma nelle più ampie dimensioni sono presenti misure più estreme di sorveglianza fino ad arrivare a guardie armate.

Figura 63 La prima Garden City in Messico, Lomas del Chapultepec, Città del Messico.

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Figura 64 Entrate di gated communities in Metepec, Mexico.

Fonte: T. Sánchez, J. Méndez, C. Garrocho, Urbanizaciones cerradas y transformaciones socioespaciales en Metepec, disponibile in http://www.scielo.cl/pdf/eure/v39n117/art09.pdf, ultimo accesso 27/04/14.

Figura 65 La Floresta, gated community in Cuautitlán Izcalli, vicino Mexico City.

Fonte: http://www.elinmobiliario.com/mexico/desarrollos/mexico_df/barrios_cerrados/grupo_frisa/la_floresta_9073.html, ultimo accesso 27/04/14.

Nelle città più grandi come la capitale, Guadalajara, Monterrey, Toluca, Puebla ma anche quelle di frontiera con gli Stati Uniti soprattutto come Tijuana, interi quartieri possono essere chiusi con catene e lucchetti e le chiavi concesse solo ai residenti, iniziativa questa che parte proprio da chi vi abita, spesso riuniti in associazioni senza alcun riconoscimento giuridico; a volte con il beneplacito delle amministrazioni locali è concessa una sorta di riconoscimento e permessi necessari dopo la chiusura, oppure frequentemente la loro presenza è del tutto ignorata dalle competenti autorità. Ma queste, secondo Anne-Marie Seguin, non possono essere chiamate propriamente GC in quanto manca la reale privatizzazione dello spazio pubblico e delle infrastrutture urbane, ma sono solamente un tipo di abuso visto che degli spazi pubblici sono resi inaccessibili.

In Messico, come nel resto dell’America latina, globalizzazione e politiche neoliberiste hanno accelerato divario sociale, disuguaglianze e povertà, causando una corsa al ritiro della classe media purtroppo aggravata dal tasso di criminalità rimasta impunita che genera ancora più

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ansia e sfiducia alimentata da efferati crimini come rapimenti e omicidi e narcotraffico in rapida crescita dagli anni Novanta. La diffusione a macchia di leopardo nelle città più densamente popolate di urbanizaciones cerradas sta creando anche in Messico delle serie problematiche al tessuto urbano in merito a frammentazione spaziale e soprattutto sociale di una classe, quella povera, lasciata in balia di se stessa.