I modelli femminili: orfani di madri?

In document Ada e le altre. Donne cattoliche tra fascismo e democrazia (Page 76-80)

Infine pare interessante porsi anche un ultimo interrogativo al quale non si pretende in questa sede di riuscire a dare una risposta esaustiva. Quali furono i modelli proposti alle ragazze? A quali donne esse si rifacevano nella loro esperienza di vita associativa? Si potrebbe affermare che le ragazze cattoliche furono, per un certo verso orfane di madre?

Indubbiamente molti furono i modelli proposti alle giovani sia sulla stampa periodica, sia nelle pubblicazioni. Ma di fatto si trattava unicamente di Sante che, con la loro vita di purezza, devozione, sacrificio diventavano l’esempio in assoluto preferito da indicare alle ragazze della GF per tutti gli anni Trenta e Quaranta. In particolare per le socie era consigliabile aspirare all’emulazione delle virtù delle Sante Patrone della GF: Sant’Agnese, vergine e martire; Santa Rosa apostola ardente158 e Santa Giovanna d’Arco intrepida guerriera. E proprio all’eroismo di questa Santa e al suo amore patriottico si rifecero, durante la Resistenza, sia Agata Pallai, sia Ida d’Este159 per ritrovare in lei il conforto e il coraggio delle proprie azioni.

Ogni anno su «Squilli di Risurrezione» venivano ripubblicate le loro vite accompagnate da feste e celebrazioni particolari160. Inoltre sulle Patrone vennero pubblicate anche numerose biografie che venivano indicate quali letture consigliate a tutte le socie161. Oltre alle patrone venivano proposte anche le sante vergini e martiri, come ad esempio Santa Marcellina, perché anch’esse rappresentavano un modello di vita esemplare per le ragazze dai 15 ai 35 anni. Quasi sempre si prediligevano sante combattive e guerriere, figure eroiche che bene incarnavano lo spirito di lotta e dedizione richiesto anche alle socie. Non va nemmeno dimenticato che «Fiamma

158 Sulla vita di Santa Rosa da Viterbo si veda, ad esempio, L. Rini Lombardini, Santa Rosa da Viterbo, in «Fiamma Viva», Anno XIII, settembre 1933, pp.

159 Su di loro si veda il paragrafo 3.4 del III Capitolo

160 Le vite delle Sante Patrone vennero proposte in «Squilli di Risurrezione» del 30 maggio 1931; del 15 febbraio del 1932; del 25 agosto del 1933; del 1 – 15 gennaio del 1934; e ancora il 25 maggio 1941

Viva», fino al 1935, anno in cui venne rivista la grafica della rivista, dedicò alle stesse patrone la sua copertina con l’aggiunta di Santa Teresa:

Ancora erano presenti i modelli di Santa Caterina da Siena e di Santa Chiara, entrambe molto amate da intere generazioni di giovani cattoliche. In particolare la devozione a Santa Caterina fu sempre viva e presente a partire dall’Ottocento e per tutto il Novecento162. La stessa Maria de Unterrichter riteneva che Santa Caterina dovesse essere presa a modello «per l’efficacia e l’efficienza raggiunte nel breve spazio di una vita tormentata», poiché con il suo operato seppe «influenzare la vita sociale e politica del suo Paese»163, più di quanto non abbiano saputo fare le donne italiane, nemmeno dopo aver ottenuto la cittadinanza alla fine della seconda guerra mondiale. Su Santa Caterina vennero pubblicati articoli di approfondimento anche su

162 A tal proposito si veda A. Scattigno, Per il Papa, per la Chiesa cattolica, per le donne italiane, la devozione a Caterina da Siena ai tempi dell’apostasia del mondo moderno, in «Rivista di storia del cristianesimo», anno II, n° 1, gennaio 2005, pp. 69-93

163 M. de Unterrichter, Santa Caterina e il nostro tempo, in Istituto Sturzo, Archivio Dc, Fondi personali, Fondo Maria De Unterrichter, “Attività varie” 1961-1965, b. 2, fasc. 4. Documento non datato.

«Fiamma Viva» nei quali la Santa venne proposta a tutte le ragazze italiane come esempio unico e straordinario delle virtù che ogni donna avrebbe dovuto possedere:

Queste doti eccellenti possedute dalla vergine senese [perfetto equilibrio di bontà e fermezza, di prudenza e virilità] devono essere ancora le doti di tutte le donne cattoliche d’Italia. Forti nel sostenere la vita terrena, forti nei doveri da compiere come nei diritti da tutelare, forti di quella fortezza che non si piega al favore popolare, ma sta salda nella virtùperché basata sulla verità, forti nei principi, anzi diciamo di più, intransigenti164

Altro esempio di giovane da imitare per la sua scelta coraggiosa ed eroica di difendere la propria purezza fu, senza ombra di dubbio, Maria Goretti. Per tutti gli anni Trenta «Squilli di Risurrezione» propose articoli su Maria quale modello da seguire. Alle ragazze venne consigliata la lettura della sua biografia e si cercò di elevare la giovane contadinella delle paludi pontine a simbolo di castità e giglio di purezza. Successivamente, a partire dalla fine degli anni Trenta, sempre su «Squilli di Risurrezione» le socie della GF poterono seguire l’intero processo di beatificazione e santificazione della giovane Goretti165.

In definitiva la santità era indicata come ideale al quale ogni cristiano doveva tendere in virtù della chiamata del battesimo che lo aveva reso figlio di Dio ed erede del regno. La santità era l’ideale a cui ogni socia doveva aspirare per una realizzazione piena della propria esistenza.

Contemporaneamente GF proponeva, come già abbiamo ampiamente detto, un modello di militanza attiva delle proprie propagandiste che doveva ricevere una solida formazione religiosa e contemporaneamente una qualificata competenza di ars oratoria. Ma a questo proposito le giovani non potevano rifarsi ad un modello

164 P. Antonino M. Silli, Santa Caterina da Siena. Modello di contemplazione e di azione, in «Fiamma Viva», Anno XII, aprile 1932, pp. 234-244

165 Il processo di beatificazione di Maria Goretti cominciò nel 1938, per poi essere proclamata beata il 27 aprile 1947 e canonizzata il 24 giugno 1950. Su Maria Goretti si veda A proposito di Maria Goretti: santità e canonizzazioni: atti della Commissione di studio istituita dalla Congregazione per le cause dei santi il 5 febbraio 1985, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1986; G. Alberti, Maria Goretti, Città Nuova Editrice, Roma, 1980; G. Bruno Guerri, Povera Santa, povero assassino.

femminile concreto, eccezione fatta per le stesse dirigenti dell’Azione Cattolica e in particolar modo di Armida Barelli. La sorella maggiore con la sua forza e il suo entusiasmo venne elevata a modello per le socie della GF. Un modello che rispecchiava in parte le sue ragazze, a differenza di Maria Cristina Bandini o delle nobildonne che avevano fatto la storia dell’associazionismo cattolico. Queste ultime, infatti, apparivano troppo distanti dalle socie della GF per poter essere prese a modello dalle giovani. Ancora esistevano alcune laiche quali Elena da Persico o Elisa Salerno, oppure Maria Sticco o altre importanti esponenti dell’associazione, ma è assai difficile poter stabilire se queste fossero realmente conosciute dalle giovani e imitate.

Infine sarebbe molto interessante poter verificare quanto le ragazze conoscevano realmente della storia associativa femminile di inizio secolo. Probabilmente, a giudicare anche dagli articoli pubblicati sulla stampa periodica, le socie della GF conoscevano i nomi delle principali artefici della storia del movimento femminile cattolico. Forse conoscevano non solo i nomi, ma anche la loro storia. A mio avviso poter contare su questa consapevolezza dovrebbe avere, almeno in parte, aiutato le giovani cattoliche nella costruzione di un percorso di emancipazione femminile in vista di un futuro protagonismo nella vita politica, associativa e sindacale. Poter contare cioè su un passato illustre, ancorarsi sulla legittimazione di donne che seppero crearsi propri spazi di azione e di autonomia ha, probabilmente, consentito alla creazione di una classe dirigente femminile più formata, più consapevole e più sicura. Di certo, poiché si possiedono molti più studi al riguardo, sappiamo che le socialiste o le comuniste del dopoguerra lamentano una scarsa conoscenza della storia delle prime emancipazioniste quali Anna Kuliscioff o Maria Mozzoni o Ersilia Majno. Molte ammettono che per loro la militanza politica dovette iniziare da zero, non potendo cioè contare sulla preziosa esperienza di chi le aveva precedute perché ignorata. Forse le cattoliche in questo godettero di un maggiore privilegio, dovuto in parte alla continuità di azione resa possibile anche durante il ventennio, in parte ad una maggiore capacità di trasmettere e tramandare alle generazioni la propria storia.

Ecco perché resta un interrogativo aperto su cui molto ancora ci sarebbe da indagare e approfondire.

In document Ada e le altre. Donne cattoliche tra fascismo e democrazia (Page 76-80)