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Dalla nascita della Borsa Valori alle modifiche legislative dei primi anni ’90

Capitolo 2: “La gestione del risparmio in Italia a seguito delle armonizzazioni europee”

2.1.1 Dalla nascita della Borsa Valori alle modifiche legislative dei primi anni ’90

Al fine di avere una inquadratura più ampia dell’argomento oggetto di trattazione, abbiamo ritenuto opportuno ripercorrere le tappe storiche che hanno portato alla formazione e alla disciplina attuale del mercato mobiliare italiano.

Preliminarmente è utile ricordare come il mercato finanziario italiano è sempre stato caratterizzato da una forte presenza del settore bancario, riducendo il peso del mercato mobiliare nel finanziamento del settore industriale. Ciò può essere considerato un grosso limite poiché ha prodotto uno spinto disequilibrio verso l’indebitamento da parte delle industrie italiane; infatti un mercato mobiliare efficiente, con un gran numero di partecipanti e con una corretta informativa, è indispensabile per lo sviluppo del sistema economico, in quanto permette alle aziende di accedere a capitale di rischio, rafforzando la propria struttura patrimoniale, e agli investitori di poter diversificare il proprio portafoglio partecipando al capitale delle aziende. Le difficoltà nello sviluppo del mercato mobiliare possono essere ascrivibili a carenze di tipo ordina mentale: basti pensare che fino agli anni ottanta mancava una considerazione

34 complessiva del mercato mobiliare, identificando l’ordinamento di esso con quello della Borsa Valori.

Ripercorrendo la storia del mercato nostrano andiamo ancora più indietro rispetto alla istituzione della Borsa Valori, attuata con Legge 20 Marzo 1913,n. 272; si consideri che già nella seconda metà dell’ottocento la Borsa di Milano attuava il Codice di Commercio del 1865, che recepiva il modello alla francese7, improntato su una organizzazione pubblica delle Camere di Commercio, nelle quali potevano operare solo gli agenti di cambio, pubblici mediatori nominati con decreto reale, i quali agivano come broker operando in nome proprio per conto terzi, e ai quali non era permesso altro tipo di attività di intermediazione. La vigilanza era svolta dalle Camere di Commercio, organismi solo formalmente pubblici ma di fatto controllati da banche e imprese, che avevano il compito di fornire strumenti e servizi idonei al funzionamento del mercato stesso.

Importanti cambiamenti furono introdotti dal Codice di Commercio del 1882 che in sostanza mutava il modello di mercato avvicinandolo a quello anglosassone di stampo privatistico: gli agenti di cambio furono considerati esercenti attività di impresa e in più fu concesso loro la possibilità di negoziare per conto proprio e di esercitare un’altra attività a favore dei propri clienti, la consulenza. La vigilanza e il controllo della Borsa passò alla Deputazione di Borsa, nominata dalle Camere di Commercio, e dal “Sindacato di Borsa”, organo di autocontrollo degli agenti di cambio.

Queste rilevanti modifiche portarono ad una rapida espansione della Borsa e ad uno sviluppo fino ad allora mai conosciuto nel periodo che va fino al 1906, ma produssero anche le condizioni per la gravissima crisi borsistica del 1907, le cui cause sono riscontrabili nella inadeguatezza patrimoniale di molti agenti di cambio e negli scarsi controllo effettuati da autorità locali in un mercato che sempre più assumeva una dimensione nazionale. Infatti molti agenti di cambio andarono in bancarotta non possedendo un patrimonio adeguato in relazione alle operazioni poste in essere, distruggendo i patrimoni dei loro clienti e contribuendo ad un clima di sfiducia, fattore molto negativo per il funzionamento dei mercati.

I limiti del sistema mostrati dalla crisi spinsero il legislatore alla formazione della prima legge organica regolante la Borsa Valori, la legge del 23 Marzo 1913 n. 272. Con essa venivano abrogate le novità introdotte dal Codice del 1882 riguardo al ruolo degli agenti di cambio e alle forme di autoregolamentazione: in sostanza si tornava ad un sistema pubblicistico in cui gli unici operatori legittimati a negoziare per conto terzi erano gli agenti di cambio, nel ruolo di

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Si ricordi la distinzione tra i due tipo di mercato: “mercato-impresa”, di stampo anglosassone, che

prevede una struttura privatistica ed una vigilanza altrettanto privata che punta molto sull’autodisciplina e sull’autoregolamentazione; “mercato servizio-pubblico”, di stampo francese, prevede sia una struttura organizzativa istituzionale sia una vigilanza di tipo pubblico.

35 pubblici mediatori, previa iscrizione in appositi registri detenuti dalle Camere di Commercio8. Al Governo spettava il controllo del mercato. Questa struttura caratterizzò il Mercato italiano fino all’inizio degli anni novanta9

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Da ricordare la Legge n. 49/1977 che istituiva il mercato ristretto, regolamentato secondo le stesse modalità pubblicistiche della Borsa. In questo Mercato venivano negoziati titoli non quotati di società di piccole dimensioni non ancora “pronte” alla quotazione, che in questo modo avevano l’opportunità di accedere a mezzi finanziari nella forma di capitale di rischio.

Un’altra tappa fondamentale è rappresentata dalla Legge del 23 Marzo del 1983, n.77 che introduceva il primo investitore istituzionale, il fondo comune di investimento mobiliare aperto. Questa e un’altra Legge molto importante, quella n.289/1986, che riservava la gestione centralizzata dei titoli alla Monte Titoli S.p.A, contribuirono ad una crescita degli indicatori di Borsa: in quel periodo gli impieghi in azioni e fondi superarono quelli in titoli di Stato.

Tuttavia nel 1987 si assistette ad un crollo borsistico e ad un conseguente periodo di depressione e di crisi. La necessità di mettere ordine porto nel 1988 all’istituzione del Mercato Secondario dei Titoli di Stato (MTS)10.

Le innumerevoli lacune che il sistema presentava portarono ad una legge molto importante per la riorganizzazione e il funzionamento del mercato, la Legge 2 gennaio 1991, la legge istitutiva delle Sim.