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CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.13 Genesi delle Gated Communities e sviluppo negli Stati Uniti

3.13.1 Le origini europee

Abbiamo visto che il concetto di fortificazione è sempre esistito nella storia, la vera differenziazione però emerge proprio nel diciannovesimo secolo dove al fianco del fattore sicurezza fisica si aggiunge anche uno di elitarismo di classe. È in questo secolo che prendono vita i golden ghettos, o detto in francese les ghettos dorés, che secondo Le Goix per

"ibridazione con l'utopia urbana della città-giardino, aprono la strada negli anni Trenta del 1900 alle prime GC propriamente chiamate"322.

Le GC nascono nelle grandi città di Parigi e Londra del XIX secolo. Sono costruite per la opulenta nobiltà del tempo, disturbata dal caos, pericoli cittadini e inquinamento che solo una città industriale può fornire. La città dal medioevo si è evoluta, diventando uno spazio aperto, è cresciuta oltre le mura che non bastano a contenerla tutta; la popolazione è aumentata nonostante le periodiche epidemie di malattie e le amministrazioni cominciano a capire l’importanza di progettare e costruire strade ed infrastrutture urbane, mentre i

developers del tempo operano nelle aree esclusive residenziali per privatizzare alcune strade

dei centri infra mura. Nascono così le prime GC, una enfatizzazione della idea di esclusività a immagine della aristocrazie e nobiltà, originaria destinataria di cotanto splendore.

Parigi precorre i tempi europei con interi quartieri chiusi da alte cancellate, o lottizzazioni nate da frazionamenti di territori esterni al centro cittadino; il primo di essi è Montretout in Saint-Cloud, fuori Parigi, nel 1832. Alla fine del XVIII secolo la classe benestante dunque, è oggetto di nuove proposte immobiliari che accetta ben volentieri. Lottizzazioni di lusso sono offerte in zone bellissime e prestigiose, entro porzioni di parti di antichi castelli o in boschi tranquilli, sotto forma di padiglioni di caccia o residenze di campagna i cui confini non sempre sono sbarrati, ma spesso dotati solo di una portineria.

Figura 26 L'entrata odierna de Le Parc de Montretout, Saint-Cloud, Parigi.

322 R. Le Goix, Les “Gated Communities” aux Etats-Unis. Morceaux de villes ou territories à part entière?, Tesi di Dottorato, Université de Paris 1, Sorbonne, 2003, disponibile in http://tel.archives-

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Fonte: http://www.nogoland.com/urban/publications/urbanisme2.htm, ultimo accesso 27/04/14.

Il primo nel suo genere, come afferma Le Goix,323 è proprio Le Parc de Montretout in Saint- Cloud nel 1832, nato dallo smantellamento e suddivisione di una parte del possedimento del castello di Saint-Cloud. Il parco del castello è stato poi suddiviso in lotti venduti sotto il controllo dell'Associazione dei Proprietari del Parco di Montretout a partire dal 1832. Trentasette proprietari differenti in origine che ad oggi raggiungono una cinquantina con circa quattrocento residenti. Il regolamento del 1855 prevedeva norme finalizzate a mantenere il valore fondiario, come ad esempio l'obbligo di costruire entro tre anni dall'acquisto del lotto ed il divieto di aprire negozi e caffè; ulteriori disposizioni si sono aggiunte poi nel tempo.

Le Goix fa notare che la sicurezza non è un elemento importante nel progetto iniziale, ma deve servire per dare una certa continuità di uso e impiego, ovverosia per non snaturare le intenzioni con la quale le lottizzazioni sono create. Essa è diventata importante all'atto dell'arrivo di una nuova classe di proprietari; se quelli originari si accontentano della presenza di un portiere, i nuovi degli anni Settanta del Novecento, richiedono ed ottengono l'installazione di una barriera come si nota dalla figura 26, al solo scopo dissuasivo in quanto si eleva automaticamente in presenza di passaggio di una vettura.

Sempre a Parigi si trovano delle piccole lottizzazioni periferiche chiamate Villas. In genere hanno la forma di immobili borghesi e piccole abitazioni situate in strade chiuse alla circolazione disposte su pianta quadrata, come ad esempio Villa Montmorency del 1853 ricavata dal parco della duchessa di Montmorency del XVI secolo.

Figura 27 Entrata della Villa Montmorency, Parigi, all'inizio del 1900.

Fonte: http://www.parisrues.com/rues16/paris-avant-16-villa-montmorency.html, ultimo accesso 27/04/14.

Le Goix ricorda la diffusione anche di lottizzazioni residenziali più a buon mercato per una classe operaia e impiegata inserite in un contesto socialistico della fine del XIX secolo nella periferia parigina, come ad esempio la Villa des Gravilliers. In quest'epoca sono costruite

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anche delle piccole lottizzazioni intorno alla Valle della Senna destinate ad una clientela più modesta in luogo di quella benestante, come ad esempio operai ed impiegati di fabbriche. Questi tipi di Villas sono spesso semplici abitazioni chiuse semplicemente da una barriera e ad oggi ne possiamo ritrovare ancora traccia in alcuni dipartimenti francesi.

Figura 28 Una delle abitazioni di Villa Granvilliers in Ahis-Mons, Parigi.

Fonte: http://fr.topic-topos.com/villa-des-gravilliers-athis-mons , ultimo accesso 27/04/14.

Figura 29 Entrata di Villa Jeanne, Athis-Mons, Parigi.

Fonte: http://fr.topic-topos.com/lotissement-villa-jeanne-portail-athis-mons, ultimo accesso 27/04/14.

Seguendo gli esempi parigini rileviamo, grazie all’opera di Le Goix, che le lottizzazioni private nate dalla suddivisione di grandi domini fondiari hanno una certa anteriorità in Europa sulle

enclosures americane e che "tuttavia questi ghetti dorati non sono ancora impregnati dell’ ideale sociale ed urbano che ha caratterizzato i quartieri chiusi realizzati negli Stati Uniti

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all'inizio del XXº secolo inspirati dal discorso utopistico e riformatore”324. Questa dunque è la

differenza tra le GC europee, almeno in origine, e quelle successive americane, a Parigi come a Londra, vi era la caratteristica della rappresentatività, les ghettos dorés, devono mettere in mostra il livello sociale e di ricchezza, mentre quando poi si sviluppano negli Stati Uniti si unisce anche una ideologia di riforma della società con la nuova concezione di periferia romantica.

Anche se il sogno di Ebenezer Howard in Inghilterra non si è attuato nella realizzazione di nuova società, il suo pensiero ha enormemente influenzato lo sviluppo delle GC e viceversa. Come non notare una somiglianza con i suoi elementi fondanti e le associazioni comunitarie odierne? Una comunità pianificata lontano dalle metropoli, in zone rurali che permettano una autosufficienza economica, omogenea nella sua architettura ed equilibrata, organizzata in una proprietà collettiva dei terreni alla municipalità, un governo locale originale ed una autorità pubblica che amministra in una sorta di monopolio i prezzi dei beni forniti per i quali gli abitanti pagano una sorta di canone, ridistribuito nell’interesse collettivo. Tutto questo suona familiare.

Le Goix osserva che l’idea di Howard è stata successivamente resa popolare grazie alla iniziativa di developers e sviluppatori americani verso un ideale comunitario e di democrazia su taglia opportunamente ridotta. Soprattutto, prosegue Le Goix, il modello della Città- Giardino di Howard può avere ispirato lo sviluppo delle GC su due punti principali quali la

chiusura realizzata nel progetto di città ideale e la politica locale.

La chiusura, che sia creata con l’uso di una cintura verde o mura di pietra o reti metalliche crea una sorta di isolamento utopico dal resto circostante, e la politica locale come anch’essa parte utopica del progetto di riorganizzazione urbana, che conduce, spiega Le Goix, ad una ideologia. La Città-Giardino con il proprio modo di gestione indipendente e di democrazie locale, fa da base al concetto delle future città private.325

Notiamo dunque che il fenomeno dal punto di vista europeo non ha assunto caratteri univoci ma si è differenziato nelle sue caratteristiche e nel suo target di destinazione; esclusività e raffinatezza per gli aristocratici ma anche forma di associazione operaia o ancora sostegno per ammalati in difficoltà, la Cité ideale fermée, negli Stati Uniti successivamente si amplia e si confonde.