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Paura del crimine negli Stati Uniti

CAPITOLO 3: LE GATED COMMUNITIES NEL MONDO UNA PANORAMICA GENERALE

3.12 Paura del crimine negli Stati Uniti

Nonostante le statistiche americane mostrino un calo della delinquenza negli ultimi 20 anni, afferma l'autrice, la paura del crimine è diventata il maggiore problema sociale influenzando seriamente il comportamento della popolazione a partire da bambini, adolescenti e genitori. La vendita delle armi da difesa è aumentata mentre il tasso di crimine rimane sempre più alto nelle grandi città che nelle immediate periferie.

310 Ivi, p. 65. 311 Ivi, p. 71. 312 Idem. 313 Ivi, pp. 76-77.

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Per spiegare l'andamento discrepante fra paura e realtà Barry Glassner314, riporta S. Low, punta il dito verso l'atteggiamento dei media americani che, secondo lui, hanno creato una vera e propria cultura della paura. Per dare una copertura alle notizie, i giornalisti spesso alterano la minaccia reale di un fatto e pongono l'accento su ciò che le persone condividono, cioè la paura dell'ignoto, la minaccia di ciò che potrebbe mai realizzarsi.

Una ulteriore minaccia deriva poi dall'ansia dello straniero. La classe agiata risolve isolandosi ma in generale la paura è data, secondo quanto riportato dall'autrice, dalla possibile invasione degli spazi privati personali all’interno delle città. Riportiamo fedelmente il passaggio che consideriamo chiave della ricerca: "indubbiamente la paura in città riflette la

manipolazione dei media, ma anche ha radici storiche nell'antiurbanismo americano di strategie legali e di disegno per sviluppare delle comunità esclusive suburbane"315. Il boom degli accessori per la sicurezza, telecamere, antifurti e guardie armate, raffigura il senso di vulnerabilità. Gli anziani si sentono più in pericolo dei giovani e le donne più degli uomini, le classi alte più di quelle basse, queste categorie si ritrovano ad abitare nelle case considerate più sicure, anche se a seconda dei posti, i gates non assicurano affatto la differenza ma solo la percezione, anzi molto spesso dirottano gli episodi di criminalità direttamente verso i vicini sprovvisti di cancelli,afferma l’autrice, quando i gates precludono opportunità di lavoro per la zona316. Ella infatti continua dicendo che non sono tanto la presenza di barriere e sistemi di sicurezza ad abbassare i tassi di criminalità quanto piuttosto i contesti fisici e sociali nei quali essi si trovano.

Le ricerche ed interviste, pur in differenti ambienti, uno in San Antonio e l'altro in una metropoli globale come New York, hanno un dato in comune: la paura dei cambiamenti etnici. Ella scrive: "Durante periodi di declino economico e stress sociale, la classe media

diventa ansiosa di mantenere il proprio status, quello che nelle interviste è chiamata "buona vita", e cerca di identificare le ragioni per cui il loro ambiente e mondo sociale si stia deteriorando. La divisione sociale offre una strategia rinforzata da stereotipi culturali e distorsioni della media, permettendo alla gente di separarsi psicologicamente da altra gente che percepisce come minaccia per la propria tranquillità e stabilità del quartiere. I muri e cancelli della comunità riflettono questa separazione psicologica e metaforica tra persone "buone" interne e quelle "cattive" all'esterno"317.

Fondamentale questo passaggio: stranieri in primis, persone "fuori posto", persone di altri quartieri limitrofi, persone diverse, ogni occasione di incontro è densa di sospetto e paura. Più la GC è chiusa (cancelli e muri) e sorvegliata, più è esasperata la tendenza ad associare lo "straniero" ad un pericolo, ad avere la "necessità" di uno spazio ancora più controllato, uno spazio chiamato "puro", facilmente controllabile e altamente selettivo, elitario, esoterico. I cancelli, le barricate sono raccontate come importanti per questo, per ripararsi dall'altro, l'etnicamente diverso.

314

Cfr. B. Glassner, The Culture of Fear, Basic Books, New York, 1999.

315 S. Low, Behind the gates…, p. 114. 316

Ivi, p. 122.

317

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Un ulteriore fattore emerso dalle interviste che porta a ricercare una abitazione in una GC è l'ordine, la gradevolezza, dall'inglese "nice"318. Per la scelta esso è molto rilevante: le GC in cui patti restrittivi creano un ordine estremo perfetto, sono molto più ricercate ed ambite, pulizia e ordine per l'occhio e per la mente. Gli arredi sulla strada, sul prato, sulla veranda, ogni oggetto visibile deve avere dei criteri di ordine ed omogeneità al fine di controllare l’ambiente e mantenerlo così come è, ma anche a volte soprattutto, per mantenere il valore dell'investimento casa e della sua possibile rivendita.

I contenuti e condizioni così particolareggiate e difficili da comprendere dall'esterno hanno l’improbabile compito di fornire una rassicurazione in più all'acquirente, una sicurezza a 360°, personale e finanziaria. L'autrice osserva però che in aggiunta a queste due funzioni ve ne è un’altra, nascosta e inconscia, quella di mantenere la "whiteness"319. Questo concetto non è

altro che un costrutto storico e culturale tipicamente americano; la"whiteness" indica una ideologia di classe media superire alle altre non-bianche, che può accogliere dentro di sé anche altri gruppi etnici a patto che essi si uniformino in tutto, culturalmente ed economicamente al sè originario. I bianchi si contrappongono alle minoranze con caratteri fisici diversi, la "whiteness" è assunta a concetto primario di società normale, in predominanza fisica e politica, unità di misura per ogni altro concetto ed aspetto della vita come bellezza, classe sociale e attrattività. Ma quando la ristrutturazione economica fa si che i vantaggi della classe media diminuiscano, quando proprio essa si impoverisce e rischia licenziamento, casa e assicurazione medica, ecco che subentra preoccupazione ed ansia di difendere il proprio status ad ogni costo e con ogni mezzo, dimentichi però delle vere cause del cambiamento.

Nonostante la richiesta dell'offerta stia aumentando, anche Setha Low nota che una volta all'interno, vi è una maggioranza di persone che si disinteressa della conduzione stessa della CID. Preferiscono di gran lunga delegare alla associazione, mancanza questa che già McKenzie ha riportato, che unito con il deficit delle Amministrazioni cittadine, spinge sempre più alla creazione di proprie realtà di governance. Queste nuove realtà hanno delle conseguenze320, che spaziano dalla disaggregazione della capacità di fare esperienze di comunità nei vari significati e sensi compresi nel rapporto fra periferia e città, nell’accesso agli spazi pubblici e quella infine nella tradizione americana di integrazione ed equità sociale. Una parte (quasi 1/6) della società statunitense, insicura e sfiduciata, tenta rifugiandosi nella GC di riportare in auge quel sogno americano che sente di avere perduto, commenta l’autrice, il problema però è che è impossibile affidare questo compito ad un fattore solamente fisico come delle mura e telecamere, indubbiamente la partita è persa in partenza.

Le GC creano dipendenza ed autoalimentano la paura dell'esterno, rendendo i residenti incapaci di affrontare una città sempre più complessa e meno accogliente.

Visti alcuni dei numerosissimi contributi di esperti e studiosi del fenomeno, nei prossimi paragrafi scenderemo in maggiori dettagli descrivendone origini, tasso di criminalità, dati 318 Ivi, p. 19. 319 Ivi, p. 172. 320 Ivi, p. 230.

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statistici e presentare la forma architetturale tanto intrigante che architetti statunitensi hanno poi esportato nel resto del mondo divenendo un marchio di costruzione.