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Pianificazione à la française: i rapporti Declercq (1959), Toutée (1963), Massé (1964).

Il congresso della CFTC del 1959 segna la fine della connotazione di

«Reconstruction» come minorité della centrale sindacale. L'elezione di

Descamps come vicepresidente di Boulandoux costituisce una designazione ex ante, favorita dall'intermediazione di André Jeanson. A spingere la minorité verso questa egemonia sono, indubbiamente, i fatti algerini. Tuttavia, come

57 Nell'autunno 1958 si preparano le prime elezioni dell'Assemblée Nationale con il nuovo quadro costituzionale della Quinta Repubblica. De Gaulle è sostenuto dal suo movimento e dalla SFIO. A opporglisi sono i comunisti e l'Union des Forces Démocratiques, piattaforma che unisce mendesisti, PSA, UGS, UDSR di Mitterrand.

dimostrano i precedenti passaggi storici, alcuni elementi della riflessione di

«Reconstruction» erano stati inoculati gradualmente nel linguaggio e nella

riflessione comune della confederazione. Nel 1959, il disegnatore industriale Gilbert Declercq viene incaricato di illustrare al congresso un rapporto sulla “pianificazione democratica”. L'intento del vertice sindacale non è quello di definire “una volta per tutte” i termini e le modalità della pianificazione, ma di introdurre, in maniera problematica, una serie di questioni su cui il congresso è chiamato ad esprimersi.

Declercq ritiene che gli obiettivi di un piano debbano essere lo stimolo del consumo attraverso l'investimento nella produzione. Alle organizzazioni sindacali è dato il compito di individuare la serie di bisogni sociali che il consumo dovrebbe potersi garantire.

Il rapporto si sofferma sullo strumento delle nazionalizzazioni: queste non possono essere conseguite per ragioni ideologiche, ma per necessità circostanziate. La CFTC individua i settori da nazionalizzare in quello bancario e del credito.

La pianificazione, tuttavia, non basta: per far partecipare le imprese alla definizione degli obiettivi del piano, è necessario che queste riconoscano un ruolo deliberante al comitato d'impresa, così da far effettivamente partecipare i lavoratori alla gestione dell'azienda. Il rapporto, tuttavia, non è chiaro su un punto: i lavoratori devono affermare un completo controllo sull'impresa oppure basta una loro partecipazione? Ad essere chiaro è, invece, l'auspicio che le imprese accettino il principio dell'organizzazione democratica interna. Inoltre, il rapporto rinnova l'interesse verso alcuni strumenti di concertazione istituzionale già presenti nelle rivendicazioni della CFTC delle origini: i consigli economici regionali, funzionali alla decentralizzazione di alcuni obiettivi della pianificazione.

Il concetto di “piano”, come abbiamo osservato nell'evoluzione della CFTC, non riguarda più l'ordinamento corporativo delle professioni, quanto piuttosto un uso razionale delle risorse a disposizione, così da garantire una soddisfazione ottimale dei bisogni. È una impostazione complessiva della società, in cui «la cogestion et l'autogestion des travailleurs se placent au niveau proprement économique»58.

La riflessione sulla pianificazione è proposta non solo da «Reconstruction», ma dal Bureau Confédéral de recherche, d'analyse et d'étude (BRAEC); in questo gruppo, sin dal 1957, emerge Jacques Delors, già amico e collaboratore di Vignaux e Detraz dal 1953, collaboratore di «Reconstruction» con lo pseudonimo di Roger Jacques. Delors, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta,

58 L'espressione è usata da Eugène Descamps nel corso del suo intervento alla 47a settimana sociale di Francia

lavora per il Commissariat Général du Plan59. Allo scopo di definire l'idea di

pianificazione, il 17 e 18 marzo 1962 si tiene a Parigi un seminario, cui prendono parte, fra gli altri, Eugène Descamps, Pierre Massé, Pierre Mendès France, Michel Rocard, André Jeanson. Quest'ultimo, nel proprio intervento, si sofferma su due diverse concezioni di pianificazione.

«Dans son exposé liminaire – riferiscono Hamon e Rotman – Jeanson distingue entre la vision des techniciens purs pour qui l'organisation ajustée des activités économiques est à elle-même son propre but, et celle des syndicalistes (notamment) qui se règlent sur leur conception des finalités de l'économie. Ici, un rationalité tout entière axée sur le développement des forces productives; là, le désir de hiérarchiser et de satisfaire les besoins sociaux»60.

La pianificazione à la française è già una realtà dall'inizio della Quarta Repubblica: l'idea di fondo del “Piano” è la fornitura di uno “stimolo organico” agli investimenti pubblici e privati, definendo obiettivi di massima per la modernizzazione del Paese e la sua ricostruzione, come nel caso del Piano relativo al secondo dopoguerra, oppure in direzione di un equilibrio della crescita economica in vista dello stimolo al consumo.

La presenza di quest'organismo stimola la discussione anche nell'ambito delle istituzioni della Quinta Repubblica: fra 1963 e 1964 è la volta del contributo di Pierre Massé (1898-1987), ingegnere ed economista, nominato da De Gaulle alla testa del Commissariat au Plan dal 1959 al 1966 e responsabile del 4° piano (1962-1965). Massé ha il merito di iscrivere nella discussione dell'Assemblée

Nationale, che approva il 4° piano con la legge del 4 agosto 1962 n. 62-900, le

modalità di stesura e votazione dello stesso da parte dell'aula parlamentare: queste modalità resteranno iscritte nella legislazione repubblicana sino al 1993, quando il neoeletto primo ministro Edouard Balladur inizierà il graduale processo di riforma dell'istituto.

Il rapporto61 presentato da Massé il 13 febbraio 1964 e stilato a partire

dall'ottobre precedente individua nel piano lo strumento preferenziale per fissare annualmente il tasso medio di crescita dei salari. Il documento è frutto della

59 Organismo istituzionale preposto dal 1946 (décret 3 janvier 1946) alla redazione del documento pluriennale d'incitamento dell'economia insieme all'INSEE (Institut national de la statistique et des études économiques) e al Ministero delle Finanze. L'organismo è presieduto per la prima volta da Jean Monnet. Con l'instaurazione della Costituzione della Quinta Repubblica, Charles De Gaulle pone l'organo sotto la tutela del Primo Ministro. Nel 2006 (décret 6 mars 2006, n. 2006-260) il capo dell'esecutivo Dominique De Villepin trasforma il Commissariat in Centre d'Analyse Stratégique, poi Commissariat général à la stratégie et à la prospective nel 2013 (décret 22 avril 2013, n. 2013-333) con il governo socialista di Jean-Marc Ayrault. Per una storia approfondita dell'organismo da parte di uno dei suoi presidenti, vedi Pierre Massé, Le Plan ou l'anti-hasard, Gallimard, Parigi, 1965.

60 Hervé Hamon, Patrick Rotman, La deuxième gauche, op. cit., p. 136.

61 Pierre Massé, Rapport sur la politique des revenus établi à la suite de la conférence des revenus (octobre 1963 - janvier 1964), La Documentation Française, Parigi, 1964.

missione affidata all'economista dal governo francese nel marzo 1963: a seguito di un durissimo sciopero dei minatori iniziato in gennaio e proseguito con la requisizione delle miniere da parte delle forze dell'ordine, il primo ministro Georges Pompidou incarica il commissario di effettuare uno studio comparativo fra i salari nel settore pubblico e privato. Le aziende pubbliche interessate dallo studio sono le principali imprese della nazione: Electricité de France – Gaz de

France (EDF - GDF), Charbonnages de France, Societé Nationale des Chemins de Fer (SNCF).

L'incarico è visto da una parte cospicua del sindacato (in testa la CGT) come un mero intento delatorio da parte del governo e porta a una durissima protesta i ferrovieri della SNCF, che bloccano la metropolitana della capitale. Proprio mentre il governo ostacola il diritto di sciopero con la legge del 31 luglio 1963 n. 63-777 (poi abrogata il 3 gennaio 1973) che impone 5 giorni di preavviso per scioperare nel settore pubblico, Massé riconosce che la differenza fra minatori delle imprese statali e private ammonta all'8% del salario complessivo.

Nell'ottobre 1963 il governo chiede a Jean Toutée, presidente della sezione delle finanze del Consiglio di Stato, di esprimere in un rapporto le conseguenze degli studi di Massé. Il 26 dicembre 1963, il documento stilato dal magistrato denuncia l'assenza di una politica continuativa di concertazione fra istituzioni e sindacati a partire dalle imprese pubbliche.

«Il préconise la mise en oeuvre d'une politique fondée sur la notion de masse salariale globale fixée par l'Etat et la création dans chaque entreprise concernée de groupes paritaires chargés d'aborder la question des revenues liés au développement de l'entreprise. [..] Le rapport admet l'existence de Conventions collectives conclues entre syndicats et directions, dans les socétés nationalisées mais souhaite que tout recours à la grève soit prohibé, pendant la durée de l'accord. [..] Il fallait en faire un élément permanent de régulation, fondé sur le long terme à partir du rapport entre masse salariale et développement de l'entreprise et assurant de réelles garanties en matière de paix sociale»62.

Jean Toutée e Gilbert Declercq, dunque, individuano da opposte visioni l'assenza del coinvolgimento delle parti sociali nella definizione degli obiettivi in funzione dei bisogni. Toutée, tuttavia, ha l'ambizione di integrare i lavoratori nell'ambito delle esigenze di crescita economica stabilite dal 4° Piano: per questa ragione, egli propone anzi tutto che la remunerazione del lavoratore sia divisa in due parti, una legata alla crescita complessiva dell'economia e una legata alla produttività dell'impresa; inoltre, propone che sindacati e patronato realizzino, per ogni azienda, una commissione di studio che fissi l'ammontare del salario in un “contrats de progrès”. Una volta stabilito il contratto, il ricorso allo sciopero

sarà tuttavia proibito. Tutti i sindacati coinvolti nelle mobilitazioni del 1963 (CGT, CFTC, FO) accettano di partecipare a queste commissioni, ma alla fine del 1964 proclamano una nuova serie di scioperi contro il tentativo di silenziare il dissenso sindacale insito, a loro dire, nella proposta metodologica di innalzamento della “massa salariale”: secondo il governo, infatti, la “massa salariale” poteva essere aumentata annualmente solo sottraendo la quantità complessiva di spese effettuate dall'impresa nel corso dell'anno. A partire dal 1965 le giornate complessive di sciopero lieviteranno da 1 milione a 2,5 (1966) e a 4,2 (1967), contribuendo a rafforzare l'unità d'azione fra le centrali sindacali e a far sfociare le lotte dei lavoratori francesi nel maggio 1968.