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2.6. Il congresso del 1970: l'autentica “invenzione” della CFDT.

2.6.1. Pratiche contraddittorie?

Eletto capo dello Stato, Georges Pompidou incarica Jacques Chaban-Delmas di formare un nuovo governo. Ad essere designato come consigliere per gli affari sociali di Matignon è Jacques Delors, uomo di riferimento della dirigenza CFDT proveniente da «Reconstruction». Simon Nora, già collaboratore di Mendès- France, sarà consigliere per gli affari economici e finanziari dal 1969 al 1971. Il

93 Edmond Maire, Rapport général présenté au 16e Congrès de la Chimie-CFDT, pp. 12-13.

94 Franck Georgi, L'effet-révolte sur l'évolution d'une organisation syndicale à travers le 35e congrès in Fabienne Gambrelle, Michel Trebitsch, Colloque “Révoltes et société”, Histoire au présent, Publications de la Sorbonne, Parigi 1989, p. 262-269.

nuovo esecutivo s'impegna nella costruzione dei contrats de progrès proposti dal rapporto Toutée: alla denuncia della CGT di tali interlocuzioni come

collaboration de classes, subordinate all'idea d'integrazione del sindacalismo nei

progetti del governo, fa da contraltare l'interlocuzione offerta dalla CFDT. A differenza della totale adesione di FO, la partecipazione della CFDT è legata all'impegno perdurante della centrale di aprire nuovi e più ampi spazi di negoziazione fra lavoratori e padronato, pur nella persistenza di una diffidenza di fondo legata al milieu degli iscritti a partire dal 1968. La CFDT firmerà accordi nel 1969 nell'ambito di EDF-GDF e SNCF95, oltre all'accordo interprofessionale

“pour la sécurité de l'emploi”.

«La négociation professionelle et les “contrats de progrès” costituent ici autant d'opportunités en vue de l'avancée des principaux objectifs que la centrale se donne et qui concerne notamment le pouvoir et le contrôle économique des travailleurs. [..] L'ambiguité qui peut apparaitre dans les analyses et lea pratiques de la CFDT au sujet du système contractuel marque en réalité l'ultime phase d'une période de transition qui s'achève avec le congrès de 1970 et dans laquelle co-existent encore le legs réformiste des orientation du passé de plus en plus minoritaires et une démarche plus radicale née du mouvement de mai»96.

Negoziati e contrattazioni, utili per ottenere risultati concreti, si accompagnano ad una importante eredità, che non costituisce, dunque, un'integrazione della centrale nelle politiche di “nouvelle société” lanciate dal governo Chaban-Delmas. L'analisi a posteriori dell'eredità del Maggio entro la CFDT è, tuttavia, molto dibattuta e divide i sostenitori della strategia autonoma dai sostenitori della strategia comune.

A detta dei primi, l'evanescenza della sinistra politica, la caduta pur temporanea del sistema politico-istituzionale durante i giorni della grande contestazione e l'uso dello sciopero come strumento di liberazione delle energie sociali dimostrano che è impossibile una strategia parallela con la sinistra non comunista e che lo sviluppo delle rivendicazioni in campo economico può avvenire con i soli movimenti sociali.

Edmond Maire, invece, ritiene che proprio gli eventi di Maggio dimostrino il bisogno di un progetto organico per il sindacato: la vacatio dell'Eliseo durante la fuga di De Gaulle esprime l'assenza di una soluzione politica alternativa da parte delle sinistre e la necessità che la principale forza di dissenso e di negoziazione (la CFDT) sappia strutturare una serie di istanze a disposizione di un interlocutore

95 «La Fédération cédétiste de l'Energie justifie sa position en relevant que la technique de la masse salariale est acceptable si elle s'accompagne de réelles négociations et de débats de fonds et exige que des négociations concernant le pouvoir d'achat aient lieu deux fois par an»: Guy Groux, René Mouriaux, La CFDT, op. cit., p. 128.

politico vero e proprio97: al momento, come da tradizione delle sinistre francesi, il

rapporto fra comunisti e non-comunisti è finalizzato al momento elettorale.

«La planification démocratique, le contre-plan, les revendications du pouvoir, la SSE, l'autogestion forment autant dethèmes qui structurent le discours et les pratiques de la centrale; mais désormais, ils constituent aussi, pour le mouvement ouvrier dans son ensemble, un héritage incontournable»98.

La strategia che recupera il negoziato con lo Stato e con le imprese non archivia le pratiche di eccezionalità con cui gli operai hanno garantito la permanenza del conflitto sociale, dopo le 450 manifestazioni tenutesi in contemporanea lunedì 13 maggio 1968. Una settimana più tardi, la Direction

Centrale des Renseignements généraux recensisce 23 grandi siti produttivi

occupati, imprese capaci di aggregare oltre 80 mila lavoratori: gli stabilimenti Renault di Cléon, Lockheed di Beauvais. In generale, le mobilitazioni operai si concentrano nella banlieue parigina e lionese oltre che nella Seine-Maritime. Le pratiche messe in campo superano in gravità quelle degli anni '30, immediatamente precedenti la vittoria elettorale del Front Populaire: il sequestro dei direttori delle fabbriche, oltre al presidio permanente delle fabbriche. La radicalità porta il governo ad usare i reparti speciali di pubblica sicurezza, i CRS, che nella notte fra 10 e 11 giugno intervengono brutalmente a Sochaux, uccidendo due operai e ferendone altri 150. La brutalità delle forze dell'ordine verrà dipinta sulla pellicola «Sochaux 11 juin 1968», realizzata nel 1970 dal Groupe Medvedkine. Xavier Vigna ha avuto il pregio, attraverso

«Histoire des Ouvriers en France au XX siècle», di individuare gli elementi di

continuità del movimento del 1968 rispetto alla storia del movimento operaio e le suggestioni originali. Rispetto alla continuità, è da segnalare il ruolo centrale assunto dai delegati sindacali, che sorvegliavano le attività degli operai anche nel corso dell'occupazione. Lo stesso comité de grève è organizzato con la presenza di un delegato per ogni sigla. La descrizione sociologica fornita da Vigna distingue l'età mediamente più alta dei delegati, tendenzialmente operai specializzati, dai più giovani (o immigrati, se non proprio donne) operai non specializzati, che costituivano invece il nerbo della mobilitazione. Lo strumento della delega alle organizzazioni sindacali costituisce, da un lato, la legittimazione degli accordi raggiunti a Grenelle con Pompidou; dall'altro, però, rende la presenza degli operai in mobilitazione molto evanescente:

97 L'interlocutore politico vero e proprio non può essere il PSU. Malgrado la forte influenza ideologica esercitata dal partito di Michel Rocard a seguito del Maggio 1968, non c'è un rapporto d'interdipendenza fra i due soggetti. Le elezioni presidenziali del 1969, in cui Rocard ottiene quasi il 4% dei suffragi a fronte del 5,01% raccolto da Gaston Defferre per i socialisti e dal 21% del candidato comunista Duclos, è dimostrazione dell'estrema debolezza della SFIO e dell'impossibilità, per il PSU, di esprimere un peso concreto nel panorama politico. 98 Guy Groux, René Mouriaux, La CFDT, op. cit., p. 129.

«A Peugeot-Sochaux, par exemple, des nombreux ouvriers continuent de vivre à plusieurs dizaines de kilomètres de 'usine automobile, et conservent encore une petite exploitation. Une telle situation explique que les effectifs occupant l'usine fondent à... 37 lors du week-end de l'Ascension, et ne rassemblent guère au-delà de 300 militants alors que les cinq usines concentrent près de 17000 ouvriers! Ces défaillances entrainent d'ailleurs les males appels à des expéditions punitives que l'on entend lancer dans le Nord contre des ouvriers partis travailler dans les campagnes du Cambraisis à la faveur de la lutte»99.

Il movimento sindacale riceve nuova linfa dalle mobilitazioni del 1968, con la CGT che accoglie 400 mila nuovi militanti e la CFDT che ne accoglie, invece, 100 mila.

A rendere originale la mobilitazione è la composizione della sua base: sono presenti più donne, in forza della crescita numerica delle lavoratrici; ci sono più immigrati, in forza di una più ampia affluenza di cittadini non francesi sul suolo della métropole; gli operai in mobilitazione sono i più giovani, emblema dell'alto indice di natalità del dopoguerra. A Montpellier, Rouen, Billancourt, Nantes, Roubaix, Lyon e Besançon, gli universitari, specie iscritti alle forze politiche dell'estrema sinistra (PSU) si uniscono a questi segmenti di classe operaia in quei “rencontres improbables” che saranno condannati dal PCF e dalla CGT.

La contestazione operaia si estende dalle rivendicazioni salariali all'organizzazione della produzione e alla condizione lavorativa: al tavolo di Grenelle, saranno i temi cardine degli interventi di Descamps, significativamente non ammessi alla sintesi finale redatta dal governo e dalle parti sociali. Proprio per questa ragione, nei siti in mobilitazione coverà il malcontento e i risultati di Grenelle non basteranno a sedare la conflittualità operaia, che proseguirà negli anni successivi, rendendo la Francia una delle nazioni europee in cui si realizzerà un “lungo '68”: la mobilitazione francese durerà sino al 1979, come nel Regno Unito; in Belgio sino al 1973; in Italia sino al 1980. La mobilitazione modifica i rapporti di forza interni al movimento operaio:

«La CGT, qui s'est attachée à les canaliser [les grèves], perd définitivement sa prétention au monopole syndical sur le mouvement ouvrier et se mesure à la CFDT dont l'ancrage ouvrier s'est profondément renforcé. Cette dernière se montre dans un premier temps plus ouverte envers les militants d'extreme gauche qui affluent vers les usines»100.

In Francia come in Italia, inoltre, gli operai in mobilitazione mettono in campo

99 Xavier Vigna, Histoire des ouvriers en France au XXe siècle, op. cit., p. 254. 100 Ibidem, p. 261.

la “pratique de l'objectif”, ossia la messa in atto della rivendicazione – abbassamento dei ritmi di produzione, diminuzione dell'orario di lavoro – realizzando fenomeni come “grève bouchon”, “grève thrombose”, “grève

tétanos”, così descritti nel 1969 dalla Direction Générale du Travail et de l'Emploi:

«Grève dans une entreprise donnée par fraction limités du personnel dont la place dans le processus de fabrication entraine très rapidement des répercussions graves sur la production de l'ensemble de l'usine»101.

La contestazione della divisione “razionale” del lavoro unisce i movimenti operai che si sviluppano, anche con maggiore conflittualità, nel corso degli anni Settanta.

In tal senso, la parola d'ordine dell'autogestione acquisisce senso come nuovo fattore aggregante ed elemento con cui immaginare una società nuova. Per Hélène Hatzfeld è soprattutto un termine che contribuirà a definire l'identità di quel socialismo democratico di cui si farà portatrice la CFDT dal 1970:

«La capacité de l'autogestion à exprimer, en un mot, à la fois des positions refusées et de aspirations politiques et sociales en fait d'abord un attribut privilégié d'identité, dans le contexte de la fin des années 1960 et du début des années 1970, marqué par une importnate restructuration organisationelle et idéologique. C'est le cas pour la CFDT et le PSU, et dans une moindre mesure pour le Parti Socialiste»102.

In modo particolare per la centrale sindacale e per il “partito nuovo” figlio della storia della SFIO e del decisivo congresso di Epinay (1971), autogestione sarà sinonimo di transizione: mentre l'organizzazione di Descamps adotterà una versione critica del “socialismo” e l'idea della lotta di classe, il nouveau Parti Socialiste sfrutterà il tema per marcare la propria originalità rispetto alle socialdemocrazie europee, aggregando al proprio interno parte dei movimenti sociali figli del 1968.

«Sa diffusion rapide et large éclaire la signification historique de la décennie: l'autogestion apparait avant tout comme un vecteur de mutations idéologiques et politiques. Thème d'entre-deux, l'autogestion éclaire le role de transition des années 1970: entre les profonds bouleversements qui accompagnent la fin du gaullisme et l'ère socialiste, entre une Union de la gauche dominèe par la force

101 Etude sur les conflits collectifs du travail au cours de la période de septembre à décembre 1969, note de la Direction Générale du Travail et de l'Emploi, CAC 760122/295, cit. in Xavier Vigna, Histoire des ouvriers en France au XXe siècle, op. cit, p. 267-268.

électorale et militante du Parti communiste, et une gauche dirigée par le Parti socialiste entre 1968 et 1981. Ce role joué, elle peut s'effacer»103.

Da qui il ruolo decisivo che assume il congresso del 1970, momento centrale della “invenzione” della CFDT, chiamato ad affrontare un nodo sintetizzato con efficacia da Rotman e Hamon:

«Comment doter la CFDT, qui fonce au vent portant, d'un cri de ralliement audible par une grande majorité de militants divers à l'extreme?»104