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Il progetto della carta sociale

La carta sociale, anche social card o carta acquisti, è una carta prepagata creata per fornire un sostegno alla spesa alimentare, sanitaria e domestica dei soggetti cui viene rilasciata.

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Varata nel 2008 sotto il Governo Berlusconi dall'allora Ministro dell'economia Tremonti, la carta sociale è stata rilanciata dal Governo tecnico del 2012 e rafforzata con il Decreto Lavoro 2013. Essa è concessa su domanda a determinate categorie di cittadini che possiedono i requisiti previsti dal D.L. 25 giugno 2008, n. 11223 e può essere richiesta negli uffici postali presentando modulo e documentazione richiesti.

La carta sociale ha avuto una storia che, possiamo dire, è passata attraverso tre fasi.

Il primo periodo parte dal 2008 quando inizia la sperimentazione della carta sociale. Tale carta è destinata, secondo quanto previsto dal D.L. 112/2008, ai cittadini residenti sul territorio italiano con età superiore ai 65 anni e con reddito inferiore a 6.000 euro, e alle famiglie con reddito inferiore a 6.000 euro che hanno un bambino di età al di sotto dei 3 anni. Queste categorie di soggetti hanno l'obbligo di provare la loro situazione reddituale tramite modello ISEE24, di possedere una sola automobile, una sola casa, di avere intestata una sola utenza di elettricità e di gas, di non avere a proprio nome oltre il 25% di un secondo immobile e di non possedere un patrimonio mobiliare superiore a 15.000 euro.

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D.L 25 giugno 2008, n. 112 grazie al quale vengono emanate le nuove disposizioni urgenti in materia di sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria. Convertito con modificazioni in Legge 6 agosto 2008, n. 133, che insieme al Disegno di Legge collegato, compone la cosiddetta manovra d'estate: una finanziaria triennale che ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo economico, semplificare e razionalizzare l'organizzazione amministrativa, restituire potere d'acquisto alle famiglie. 24

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La social card, simile in tutto ad una carta di credito, può essere ricaricata di 80 euro ogni bimestre presso le Poste per un ammontare complessivo annuo di 480 euro.

La carta può essere utilizzata per effettuare i proprio acquisti in tutti i negozi abilitati al circuito Mastercard.

Inoltre con la carta sociale si può anche avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma carta acquisti.

Ci si è chiesti se la social card è efficace per contrastare i livelli di povertà nella popolazione italiana. Alcuni studiosi25 hanno provato a simulare l'impatto della carta sociale sulla popolazione italiana utilizzando i dati ISTAT. È stato notato che, visti i rigidi requisiti per ottenerla, la carta acquisti non riesce a intercettare coloro che esprimono il maggior bisogno, poiché, per esempio, una famiglia versa in condizioni di povertà, ma ha figli con età superiore a 3 anni.

Il numero delle famiglie che riesce a superare la soglia di povertà grazie alla carta sociale è irrisorio. Tenuto conto del basso valore del trasferimento e degli altri requisiti molto stringenti, soltanto un numero molto limitato di famiglie, ed ovviamente con reddito già prossimo alla soglia di povertà, riesce a superarlo.

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Studiosi appartenenti al CAPP, ossia il centro di analisi delle politiche pubbliche. Tale centro svolge ricerche sulle politiche sociali e fiscali, con particolare attenzione allo studio degli effetti distributivi. Il CAPP è promosso da docenti di Economia pubblica ed Economia politica del Dipartimento di Economia Politica dell'Università di Modena e di Reggio Emilia e del Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna.

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In conclusione si può affermare che la social card non è uno strumento efficace per contrastare la povertà, sia per l'importo trasferito, sia per i target di popolazione identificati.

Uno degli aspetti più spiacevoli di questa sperimentazione è stata la questione relativa alla copertura di molte carte acquisti. Le carte sono state consegnate ai richiedenti ma in molti casi, oltre un quarto secondo le stime, quando gli individui si sono rivolti ai negozi si sono visti negare l'uso della carta perché la stessa non era stata ricaricata. Questa circostanza ha esposto persone già deboli e fragili ad una situazione di imbarazzo e umiliazione costringendoli, in non pochi casi, a rinunciare all'acquisto.

Una seconda fase si ha durante il Governo Monti con lo scopo di dare un sostegno alle famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Nel menù dell'agenda del Governo rientra, nel capitolo “misure per la famiglia”, il rifinanziamento della carta acquisti per il 2013, a sostegno di coloro che versano in stato di disagio economico.

Con il D.L. 9 febbraio 2012, n. 526 si conferma l'avvio della sperimentazione della nuova social card nei comuni con più di 250 mila abitanti, tra le fasce di popolazione in condizione di maggior bisogno. Anche la social card “tradizionale”27, i cui finanziamenti arrivavano solo fino al 31 dicembre 2012, viene mantenuta in vita, grazie all'approvazione del Ministero dell'Economia e della Finanza firmata il

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D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in Legge 4 aprile 2012, n.35, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo.

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19 dicembre 2012, che ha reso possibile il prolungamento del programma.

La sostanziale differenza tra la nuova social card e la carta acquisti tradizionale sta nel contributo che lo Stato versa a chi ne ha diritto, che varia, per la nuova, da un minimo di 231 euro ad un massimo di 404 euro mensili28.

Le due tipologie di social card, quella sperimentale del 2013 e quella ordinaria del 2008, non si escludono a vicenda, ma hanno obiettivi e destinatari differenti: la nuova social card infatti è rivolta alle famiglie escluse dal mondo del lavoro, come strumento di lotta alla povertà minorile.

I requisiti della nuova carta sociale si discostano in parte da quelli previsti per quella tradizionale: in primo luogo i soggetti devono essere in una situazione di disagio economico e lavorativo; in secondo luogo gli individui devono avere figli minori a carico; infine il reddito ISEE deve essere inferiore a 3.000 euro.

Nella compilazione della graduatoria per l'assegnazione della social card 2013 è stata data precedenza alle famiglie con un nucleo familiare costituito esclusivamente da un genitore solo con figli minorenni, alle famiglie con tre o più figli, alle famiglie con uno o più figli disabili. La terza esperienza della social card si ha con il Governo Letta che, grazie al Decreto Lavoro29, estende la carta sociale, oltre che alle città

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231 euro per le famiglie composte da due persone; 281 euro per quelle di tre persone; 331 per quelle di quattro persone; 404 euro per i nuclei familiari composti da cinque o più persone. 29

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con più di 250 mila abitanti, anche alle quattro regioni dell’Italia meridionale dove la povertà è più diffusa30.

Ultima novità introdotta allo strumento della social card è che dal 1 gennaio 2014 può essere richiesta, oltre che dai cittadini italiani, anche da cittadini comunitari titolari del permesso di soggiorno, dai familiari di cittadini italiani aventi permesso di soggiorno, da familiari di cittadini comunitari titolari di permesso di soggiorno, da stranieri con permesso di soggiorno CE per soggiorni di lungo periodo, rispettando naturalmente quelli che sono i requisiti stabiliti per l'ottenimento della carta.

4.4 L'introduzione ad opera della Regione Toscana del microcredito agevolato

Il progetto di microcredito agevolato è stato creato dalla Regione Toscana e quattro soggetti31 del terzo settore per offrire un sostegno alle famiglie toscane in difficoltà economica. Uno degli elementi chiave di questo progetto è costituito dalla rete territoriale dei “centri di ascolto”32, ossia i punti presso i quali le famiglie possono rivolgersi per avere informazioni e attivare il percorso per l'ottenimento del prestito a condizioni agevolate.

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Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. 31

Anpas, Arci, Caritas, Misericordie. 32

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Il programma del microcredito agevolato è partito il 1 marzo del 2010 con l'attivazione di una rete costituita da 85 centri di ascolto.

La Regione forniva gratuitamente alle banche che concedevano microcrediti fino ad un massimo di 4.000 euro, le garanzie fino all'80% dell'intero ammontare, per far fronte a situazioni di momentanea difficoltà economica delle famiglie, che potevano restituire il prestito anche in piccole rate fino a 5 anni ad un tasso di interesse agevolato (4- 5% medio annuo).

Non erano previste spese di istruttoria o di gestione della pratica ed i fondi erano erogati al massimo entro 40 giorni dall'apertura della pratica.

La Regione, per garantire i finanziamenti concessi dalle banche, aveva costituito un fondo di garanzia iniziale di 1,2 milioni di euro.

Il microcredito era dedicato sostanzialmente a famiglie non bancabili ma che dimostravano di poter assolvere l'impegno di restituire il prestito se aiutate a superare il momento di difficoltà.

Il progetto era finalizzato ad alleviare e prevenire l'aggravarsi di situazioni di potenziale esclusione sociale, richiedendo ai beneficiari di essere parte attiva per il superamento delle difficoltà proprie o familiari. Nel 2013 la Regione Toscana ha varato e finanziato, con quasi 5 milioni di euro, il progetto regionale di prestito sociale per sostenere con prestiti fino a 3.000 euro, senza garanzie e senza interessi, le persone e le famiglie in situazioni di particolare difficoltà o fragilità

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socio-economica. Tale spesa è stata autorizzata con la Legge Finanziaria per il 2013.

Il progetto del 2013 è composto da due fasi:

1. in primo luogo è disciplinato il rapporto tra la Regione e i quattro soggetti del terzo settore che devono presentare specifici progetti di inclusione sociale per ricevere soldi che poi saranno distribuiti fra le persone in difficoltà;

2. in parallelo è definito il rapporto tra i soggetti del terzo settore privato sociale e le singole persone beneficiarie del sostegno finanziario.

La Regione concede finanziamenti fino ad un massimo di 150.000 euro per singolo finanziamento, in base ad un bando pubblico o ad apposite convenzioni, a ciascuno dei soggetti del terzo settore del privato sociale che non può presentare complessivamente più di due progetti per un determinato territorio33.

In base ai progetti presentati, in ciascuna area sono le persone in situazione di difficoltà a richiedere il beneficio il cui importo massimo, per ciascun soggetto, sarà di 3.000 euro. Tali soldi sono assegnati in base a progetti personalizzati e che devono essere restituiti entro un massimo di 36 mesi secondo le specifiche modalità prevista dal programma di inclusione sociale.

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Il riferimento è ad un ambito territoriale con non meno di 100 mila abitanti o, comunque, corrispondente ad una zona socio-sanitaria.

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L'iniziativa si rivolge a persone che attraversano particolari momenti di difficoltà personale o familiare e affrontano una situazione economica buia, temporanea, che non consente loro di sostenere le spese necessarie per motivi riguardanti la salute, la condizione familiare, alloggiativa, scolastica, formativa e lavorativa.

Chi chiede il beneficio deve avere la cittadinanza in un paese dell'Unione Europea oppure, in mancanza, possedere la carta di soggiorno o un regolare permesso di soggiorno; la residenza anagrafica deve risultare in un comune toscano; l'età per richiederlo deve essere superiore ai 18 anni; non possono esserci condanne definitive di un certo tipo, come associazione di tipo mafioso, riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita; il valore ISEE non deve superare i 15.000 euro.

A valutare le condizioni dei destinatari del progetto del microcredito agevolato pensano gli appositi centri di ascolto che operano a stretto contatto con i professionisti dei servizi sociali del territorio. A tali centri di ascolto, dopo l'erogazione del finanziamento, spettano anche azioni di tutoraggio. Nei centri si svolgeranno altresì attività educative in favore di un uso consapevole del denaro.

Per quanto concerne la restituzione della somma ricevuta in prestito, è stato previsto che, in alternativa al pagamento rateale, il progetto di inclusione sociale destinato a ciascuna persona in difficoltà, potrà prevedere lo svolgimento, da parte del beneficiario, di attività socialmente utili.

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Ogni anno i soggetti del terzo settore dovranno rendicontare alla regione l'impiego delle somme percepite.

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CONCLUSIONI

Alla luce del lavoro svolto mi sono reso conto che il fenomeno delle disuguaglianze economiche, che già sapevo essere in forte crescita, è un problema al quale è molto più difficile far fronte di quello che pensassi.

Affrontare un problema che, oltre ad essere complesso in sé, può essere affrontato a diversi livelli, individuale, regionale, nazionale, globale, è una cosa molto complicata.

Naturalmente uno dei problemi principali del nostro paese è che tra le aree geografiche settentrionali e quelle meridionali il fenomeno delle disuguaglianze economiche è sempre stato presente e, col passare del tempo, è sempre più aumentato.

Nonostante le politiche fiscali e i particolari meccanismi di contrasto alla povertà attuati dalle istituzioni nazionali e regionali, il problema delle disuguaglianze è sempre in crescita.

Sicuramente oggi la situazione di crisi che ci troviamo ad affrontare a livello globale non aiuta a, quantomeno tentare, di arginare il fenomeno.

Dovendo lo Stato italiano far fronte a questioni per certi versi più urgenti, tanto per fare un esempio rientrare nei canoni fissati dall’Europa per quanto concerne il debito pubblico, le risorse a

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disposizione per poter attuare piani di sostegno agli indigenti e di lotta alla povertà, da poche adesso sono scarsissime.

Bisogna dire che l’Italia è un paese che è sempre stato sensibile verso le crescenti disuguaglianze economiche, ma i risultati delle sue politiche finanziarie e di contrasto alla povertà sono stati insoddisfacenti rispetto a quello che era l’obiettivo prefissato.

Oggi come oggi credo che lo scopo primario delle istituzioni dovrebbe essere quello di incentivare il mercato, fare qualcosa di concreto per la ripresa economica in modo, soprattutto, da creare posti di lavoro e, così facendo, già un minimo a mio avviso, verrebbe limitata la crescita del fenomeno delle disuguaglianze economiche. Ovviamente non è questo il luogo di discutere le modalità per mettere in atto una simile “impresa”.

Sono fermamente convinto che un tassello importante della crescita delle disuguaglianze economiche sia formato da un insieme di problemi, quali il continuo aumento del peso fiscale, l’incremento dell’evasione fiscale (ovviamente gli evasori maggiori sono i soggetti più abbienti, cioè coloro che dovrebbero, nella logica del criterio di progressività, “finanziare” in modo più considerevole i servizi pubblici) e la mala gestione degli introiti fiscali da parte delle istituzioni.

Siamo purtroppo all’interno di un circolo vizioso dal quale, per ora, sembra non ci sia possibilità di uscire.

Da questo deriva, in parte, la sempre crescente disuguaglianza tra i soggetti e l’aumento imponente della povertà.

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Gli esperimenti di contrasto alle disuguaglianze economiche portati avanti dallo Stato italiano, secondo il mio modesto parere, potevano anche essere buoni sulla carta, ma nella pratica forse hanno avuto un risultato più negativo che positivo, avendo portato scarsi benefici a fronte di un massiccio impiego di risorse pubbliche per attuare tali programmi. Per fare un esempio, la vecchia social card dava un sussidio “misero”, di 80 € a bimestre, e male erogato. Questo tentativo ha avuto un impatto importante sulla spesa pubblica e di contro ha avuto un effetto sulle varie situazioni di povertà quasi insignificante. Oggettivamente cosa cambia per i soggetti beneficiari di tale carta avere 40 € in più al mese? È vero che sono sempre meglio di niente, ma un programma del genere, valutato in base al rapporto costi/benefici, era davvero da attuare? A me sembra di no.

Lo spirito che anima questi esperimenti è nobile, ma quando vengono applicati ci si rende conto della gestione approssimativa delle istituzioni.

Forse tra tutti gli strumenti di contrasto alla povertà di cui abbiamo avuto esperienza il più utile è quello attuato dalla Regione Toscana. L’esperimento del microcredito agevolato fondamentalmente non pesa sulle finanze pubbliche, o meglio pesa inizialmente, ma poi i soldi prestati dovranno essere restituiti o, per i soggetti che non riescono a farlo, pagati tramite servizi che dovranno svolgere. Non essendo un progetto diciamo a “fondo perduto”, può essere veramente utile per superare momenti di difficoltà, come quella dei giorni nostri, e a non

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gravare più di tanto sulle casse statali già dissanguate. A questo bisogna però aggiungere che non è stato regolato in maniera soddisfacente il come si dovrà ripagare il debito contratto, nel caso in cui non potendo pagare si presti lavoro. Il debito dovrà essere pagato da coloro che usufruiscono del lavoro del soggetto che non può restituire il denaro o no? Altrimenti chi è obbligato a pagare?

Risultati positivi può avere anche la nuova social card poiché tale sussidio penso possa fornire un aiuto non di poco conto a chi ne usufruisce, visti quelli che sono i trasferimenti di denaro concessi. A prescindere da tutti i meccanismi che si possono attuare per contrastare le disuguaglianze economiche e tutti i vari discorsi che possiamo fare, secondo me ci vorrebbe un po’ più di buon senso da parte di tutti, parecchia umanità in più, molto meno opportunismo ed arrivismo e, cosa fondamentale, un forte attaccamento alla nazione, uno spirito nazionale che purtroppo oggi non riesco a vedere da nessuna parte. Da questo potrebbe nascere un senso di responsabilità che gioverebbe sicuramente a tutti quanti.

Spero vivamente che in un futuro abbastanza prossimo si possa assistere ad una ripresa economica e ad un migliore e ragionato intervento ad opera delle istituzioni italiane per la lotta alle disuguaglianze economiche.

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