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3 “L'età dell'autogestione” e il socialismo

4.1. Quadro storico, sociale, economico.

Alla città di Roubaix è legata una ricca serie di studi interdisciplinari, fra i quali è importante ricordare il colloquio organizzato nel novembre 2003 nella stessa città con esperti in scienza politica, come Rémi Lefebvre, sociologi e urbanisti. L'intenzione era quella di offrire una ricerca di vasto respiro su un'area urbana attualmente in calo demografico, soggetta ad una fortissima deindustrializzazione e divenuta un polo di attrazione per migranti d'origine maghrebina. Roubaix è un caso rilevante di ville-laboratoire in cui è possibile analizzare le contraddizioni degli ultimi decenni di politica francese.

Culla delle principali industrie tessili, la città è vista da Chantal Petillon come la “Manchester francese”: arricchita dai siti produttivi, accoglie cospicui flussi migratori costituiti principalmente da ex agricoltori belgi e del Nord Pas-de- Calais.

La popolazione passa dagli ottantamila abitanti dell'inizio del XIX secolo ai 124.661 del 1896; l'aumento, in particolare, è concentrato nella seconda metà dell'Ottocento. L'uso ad ampio raggio della macchina a vapore, emblema della meccanizzazione industriale, è datato nel decennio 1830-1840406 e porta alla

totale sostituzione dell'antica lavorazione casalinga dei tessuti.

Mentre il saldo demografico naturale, in forza anche delle epidemie di tifo e colera, si riduce della metà, arrivando al 2,5% fra 1846 e 1851, l'afflusso migratorio mantiene una portata considerevole. Questo fenomeno è legato ad una momentanea crisi industriale nelle Fiandre occidentali, dove i padroni d'industria sostituiscono gli operai scioperanti con dei lavoratori belgi407. L'area

urbana francese ai confini col Belgio assume la medesima funzione di riferimento per gli immigrati, funzione che cresce nel corso del Secondo Impero. Fra 1856 e 1866 il tasso complessivo di crescita demografica di Roubaix passa dal +5,15 al +6,26%; il peso dell'immigrazione è pari alla metà di tale incremento e diviene il 70% dello stesso proprio mentre la Francia di Napoleone III viene battuta dai prussiani a Sedan. Fra 1873 e 1881 il flusso migratorio rallenta, attestandosi su percentuali comprese fra il 27 e il 43% del tasso complessivo di crescita.

L'esplosione demografica è, ad ogni modo, significativa: nel 1846 Roubaix diventa la seconda città più popolata del dipartimento del Nord, a sua volta l'area più prolifica della Francia. L'Annuaire Statistique du Nord rileva, fra 1801 e 1851, una crescita del 45,72% a fronte del 30,8% nazionale; fra 1851 e 1911, i tassi sono del 69,4% nel Nord e del 10,7% in tutta la Francia408.

406 Nicolas Smague, Le débuts de la machine à vapeur dans l'industrie du département du Nord 1817-1843, mémoire de maitrise, Ed. Valenciennes, 2000.

407 E. Gubin, L'industrie linière à domicile dans les Fiandres en 1840-1850. Problèmes de méthode, in «Revue belge d'histoire contemporaine», XIV, 1983.

408 Dati Annuaire Statistique du Nord analizzati da Jacques Dupaquier, Histoire de la population française, PUF, Parigi 1988, p. 123.

Chantal Petillon409 si sofferma, in particolare, sul dato quantitativo degli

stranieri in confronto alla popolazione totale: nel 1872 il 55,4% degli abitanti di Roubaix non ha la cittadinanza francese410. Il numero di stranieri diminuisce a

partire dal 1889, quando una legge votata il 16 giugno dello stesso anno dall'Assemblea della Terza Repubblica rende più facile la naturalizzazione.

L'aumento della popolazione nell'epoca dell'industrializzazione produce la contrazione progressiva dell'area agricola e una radicale trasformazione dell'abitato. Sorgono le coree, spesso manchevoli di sistemi di aerazione e luce. La concentrazione degli abitanti non avviene a seconda di criteri etnici quanto, piuttosto, sociali ed economici:

«Les personnes de même métier, de même condition sociale vivent dans les mêmes rues, quelle que soit leur nationalité. Ainsi, tisserand et autres ouvriers textiles, parmi lequels les Belges sont nombreaux, se côtoient dans les rues et courées dont quelques-unes peuvent faire figure d'éclaves belges. La distribution spatiale de la résidence résulte donc alors avant tout de l'appartenence sociale»411.

Si verifica dunque una giustapposizione di varie componenti sociali e culturali: mentre la fede cattolica garantisce un perdurante luogo di contatto fra comunità diverse, lungo tutto il XIX secolo si svolgono alcuni scontri fra operai francesi e stranieri. Petillon, analizzando queste situazioni attraverso i rapporti dei procuratori depositati presso gli Archivi Nazionali, conclude indicando le ragioni di tali “effervescenze” nella riduzione dei salari e nell'aumento dei canoni d'affitto, oltre che del costo della vita. Come fa notare il rapporto del 26 luglio 1819 del procuratore reale presso la corte di Douai, «étrangers et Français se sont rapporchés et ont fraternisé entre eux en promettant non seulement de ne plus se quereller mais de s'aimer»412.

Le ripetute epidemie e i permanenti flussi migratori consistenti generano, tuttavia, difficoltà economiche.

«Renvoyes chez eux les ouvriers étrangers [..] afin de conserver le travail à ceux du pays!», scrive il sindaco di Roubaix al prefetto nel 1830413.

Elementi di xenofobia culturale verso i belgi appaiono alla fine del XIX secolo, miscelando le rivendicazioni di natura economica ai cliché applicati ai pendolari frontalieri, rei di preferire i propri pots au burre ai prodotti del commercio locale.

409 Chantal Petillon, Roubaix, une ville industrielle nourrie d'immigration belge, in Michel David, Bruno Duriez, Rémi Lefebvre, Georges Voix, Roubaix. 50 ans de transformations urbaines et de mutations sociales, Presses Universitaires du Septentrion, Villeneue D'Ascq, 2006, pp. 24-31.

410 Judy Anne Reardon, Belgian Workers in Roubaix, France, in the Nineteenth Century, Ph.D., University of Maryland, 1977, pp. 240-242

411 Chantal Petillon, Roubaix, une ville industrielle nourrie d'immigration belge, op. cit.

412 AdN, BB/18/993, F° 423, rapport du 26/07/1819, citato in Chantal Petillon, Roubaix, une ville industrielle nourrie d'immigration belge, op. cit, p. 33.

Petillon si sofferma sulle aspre requisitorie di alcuni chansonnier e sulle critiche della Camera di Commercio di Roubaix rispetto all'allungamento della tramvia sino alla frontiera, visto come deleterio incentivo per indirizzare in Francia un numero più ampio di pendolari belgi. È su costoro, più che sui belgi residenti in condizione permanente nell'area urbana ai confini, che si abbattono sporadici episodi di collera che è difficile classificare come xenofobia. Fondare una famiglia, avere dei figli, acquisire la nazionalità, votare, prender parte all'attività sindacale e politica sono gli elementi di integrazione concreta oggetto degli studi storici414.

Sede di una esposizione universale nel 1911, Roubaix attira più di 800 mila visitatori. Capitani d'industria, imprenditori, capitalisti.

Alla prosperità della produzione si accompagna il mutamento della composizione sociale: sono gli stessi operai provenienti dal Belgio a unirsi a Jules Guesde per formare, nel marzo 1887, «la Paix», la prima cooperativa della Francia415. L'attestazione di questo legame viene da Rémi Lefebvre:

«Comme a Gand, le socialisme à Roubaix s'est construit en épousant les formes traditionelles de la culture ouvrière locale»416.

A Roubaix i socialisti del Parti Ouvrier Français vincono le elezioni municipali, per la prima volta nelle città con popolazione superiore ai 100 mila abitanti. Attraverso i voti di Roubaix, Jules Guesde diventa deputato all'Assemblée Nationale e presenta l'amministrazione della città come un modello rivoluzionario, da esportare in tutte le istituzioni in cui sono presenti i socialisti. «Exemplarité, laboratoire du socialisme». Rappresentazione ideale, “città santa”. Questi sono gli appellativi che emergono dalla stampa politicamente impegnata («La Bataille ouvrière», «Le populaire»).

Nel secondo dopoguerra, sempre attraverso un governo municipale a conduzione socialista, viene inaugurato il primo esperimento di alleanza politica con i democratici-cristiani del MRP, che si evolverà in una organica alleanza fra la SFIO e i centristi.

La vicenda storia del réaménagement del quartiere dell'Alma-Gare si può considerare come l'ultimo “mito” fornito dalla città. Esperimento di lotta sociale per il rinnovamento delle lotte urbane sotto la bandiera della democrazia locale,

414 Vedi Firmin Leantacker, La frontière franco-belge. Étude géographique sur les effets d'une frontière internationale sur la vie de relations, Morel et Corduant, Lille 1973.

415 Gérard Noiriel, Immigration et traditions politiques, in «Pouvoirs», n. 72, 1987, p. 87

416 Rémi Lefebvre, Roubaix, ville-laboratoire, in Michel David, Bruno Duriez, Rémi Lefebvre, Georges Voix, Roubaix. 50 ans de transformations urbaines et de mutations sociales, op. cit., p. 13.

della partecipazione, dell'autogestione -anche se una parte dei testimoni dell'esperienza rifiutano tale dizione-, essa diventa negli anni Ottanta emblema di una deindustrializzazione difficile da gestire, di una riconversione mai effettivamente compiuta. I flussi migratori, questa volta, riguardano popolazioni nordafricane, che gradualmente vengono integrate nel tessuto urbano. Visitandola nel 1983, François Mitterrand dirà che «Roubaix, ville en péril, est l'exemple même de ce qu'il ne faut pas faire».

Le contraddizioni dell'area urbana di Roubaix sono prese direttamente in carico dall'amministrazione municipale a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo. In precedenza, i piani urbanistici erano stati erogati dai prefetti - il primo piano è datato 1819. L'espansione degli abitati risulta caotica già a quella data ed è gestita essenzialmente dai privati. Gli operai d'origine straniera sono generalmente stipati in coree che, in ragione della loro insalubrità, sono chiuse dalla commissione municipale d'igiene, soppiantata nel 1902 da una commissione di dipartimento – in sostanza, la competenza passa dall'amministrazione comunale al Prefetto.

Il Comune, oltre alle ispezioni, cura interventi di manutenzione in numero sempre maggiore, applica il regolamento sanitario, crea vie di comunicazione più ampie al fine di catalizzare il traffico, gestisce la rete del trasporto pubblico.

La prima amministrazione socialista, capeggiata da Henri Carrette, s'incarica di allacciare molti abitati alla rete dell'acqua potabile. Nel 1912, l'anno successivo all'esposizione universale, le insalubri coree di Roubaix sono 1324 ed ospitano il 48% degli abitanti. È questa una delle ragioni che spinge il Municipio ad incentivare l'attività della «Ruche roubaisienne», la locale società di HBM -

«habitations a bon marché», ossia alloggi a canone calmierato – fra le prime in

Francia, fondata nel marzo 1895. Il patrimonio edilizio delle società di HBM è costituito, in genere, da abitazioni sottoposte a requisiti igienici e spaziali, non rinnovati dal 1902 fino alla fine della Grande Guerra.

Nel 1920 il Comune di Roubaix decide di assumere direttamente la responsabilità della costruzione di HBM, attraverso un ufficio pubblico con una direzione equamente ripartita fra municipalità, prefettura e altre istituzioni pubbliche o private, come la Camera di Commercio. In questa composizione si manifesta la volontà dei socialisti di trovare un punto di caduta comune con il padronato locale rispetto alla gestione delle politica abitative in città. L'ufficio pubblico, con una serie di difficoltà in termini di reperimento dei crediti, s'incarica di costruire 775 alloggi nella zona a sud di Roubaix entro il 1932. I destinatari dell'opera, completata solo nel 1939, sono le famiglie operaie più numerose. Alle strutture abitative sono abbinati edifici pubblici di servizio: piscine, scuole moderne, impianti sportivi, cinema, una colonia scolastica e un

ospedale, che il sindaco Jean-Baptiste Lebas417 allarga con un padiglione per i

malati di tubercolosi. Qualche giorno prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, Lille e Roubaix ospiteranno una esposizione nazionale dedicata al “progresso sociale”.

All'intervento del Municipio si affiancano società e cooperative operaie, che raggruppano coloro che sono già detentori di un minimo patrimonio da poter mettere a comune per la costruzione di alloggi a buon mercato. L'opera del Comune contribuisce alla graduale sostituzione dell'intervento meramente privato nell'offerta abitativa e, nelle intenzioni dei socialisti, è essenziale per emancipare la classe operaia dalla presenza dominante del padronato. È questo un tratto distintivo di quel “socialismo municipale” analizzato da Bruno Duriez e Didier Cornuel418, che marca le amministrazioni di Lebas e del suo successore,

Victor Provo.

Bruno Duriez, significativamente, intitola il proprio contributo alla giornata di studi del 2003 «le compromis historique autour du logement et de la ville»419.

Il “compromesso” fra padroni e locatari operai nell'ambito del socialismo municipale viene sostenuto dal CIL: è il “Comité Interprofessionel du Logement”, incaricato della gestione paritaria dell'1% della cotisation salariale fra rappresentanti del sindacato padronale e operaio a fini di edilizia sociale.

Nel CIL si riversa la visione corporativa di alcuni consorzi d'ispirazione cattolica che, attraverso la consociazione di industriali e salariati, gestiscono casse assicurative e allocations familiales (assegni di famiglia destinati a coprire i costi dei canoni locativi). È il caso di Familia, sorta nel 1919 per iniziativa dell'industriale Eugène Mathon: questi è l'espressione del più netto rifiuto del sindacalismo operaio, pur parzialmente legittimato dall'enciclica Rerum

Novarum di Papa Leone XIII e ribadito da Papa Pio XI nella Quadragesimo Anno.

Questa vicenda s'incrocia con la guerra e l'occupazione tedesca: mentre lo Stato capeggiato a Vichy dall'anziano maresciallo Pétain emana la Charte du

Travail (ottobre 1941) dichiarando come valore supremo la “pace sociale”, il

sindaco Victor Provo associa (1943) patronato, sindacati e amministrazione in un CIL.

Il meccanismo è preservato dopo la Liberazione: attraverso il versamento dell'1% della massa salariale, un'impresa può dare un alloggio ai propri

417 Icona della sinistra socialista fra le due guerre, ministro del Lavoro nel governo del Fronte Popolare (1936) di Lèon Blum.

418 Bruno Duriez, Didier Cornuel, Le mirage urbain. Histoire du logement ò Roubaix, Anthropos, Parigi 1983. 419 Bruno Duriez, Municipalité, patronat et organisations ouvrières: le compromis historique autour du logement

et de la ville, in Michel David, Bruno Duriez, Rémi Lefebvre, Georges Voix, Roubaix. 50 ans de transformations urbaines et de mutations sociales, op. cit.

dipendenti. La CIL, in questa maniera, è il risultato della messa in relazione di un finanziamento dalle imprese a fini sociali e di una gestione paritaria, quasi corporativa, di un servizio pubblico. Lo strumento è utilizzato, nel 1944, dal 90% delle imprese di Roubaix-Tourcoing ed è il modo con cui, dopo la guerra, l'amministrazione comunale può appaltare la costruzione di nuovi alloggi sociali. Tale struttura di potere condiziona l'edificazione di nuove strutture, le politiche urbanistiche, la distribuzione dei cittadini all'interno di Roubaix.

«Les courées, libérées par les populations ouvrières accédant aux HLM du CIL, permettent ainsi aux immigrés étrangers appelés par l'industrie textile de trouver un logement à Roubaix. La concentration de population étrangère et de populations à très faibles revenus s'accroît progressivement dans les courées, plutôt au centre de la commune, alors que les populations plus aisées sont logées à la périphérie et dans les communes voisines. C'est au moment où les entreprises textiles souhaiteron se dégager et, de fait, disparaîtront de l'agglomération que la présence de ces logements vétustes sera de nouveau mise en question»420.

Nella struttura urbanistica della città, dunque, restano preponderanti le coree fino a quando la produzione industriale resta stabile. Circa la diffusione di questi abitati, spessi insalubri, male arredati, sovrappopolati, secondo lo studio di Thibault Tellier421 la più vasta è situata nel quartiere prossimo alla stazione

ferroviaria, fra rue de l'Alma e rue Jacquard: ben 185 abitazioni insalubri. Il contesto urbano successivo alla seconda guerra mondiale non deve fare i conti solo con le distruzioni causate dal conflitto, ma anche con la vetustà della gran parte dei siti industriali, molti dei quali risalenti alla fine del XIX secolo. La specializzazione del territorio nel settore tessile non agevola la trasformazione delle strutture: il processo produttivo viene semplificato, reso più breve e possibilmente automatizzato. La necessità di grandi capannoni industriali si riduce drasticamente, in modo particolare nel corso degli anni Sessanta. Il processo comunitario europeo, poi, porta ad un graduale abbassamento delle tariffe doganali: in un'area di mercato sempre più vasta, i prodotti francesi devono reggere la competizioni di costi più bassi.

È nel corso degli anni Sessanta, quando il tasso di crescita demografica di Roubaix s'incrina, che il CIL comincia ad introdursi nelle politiche di riassetto urbano: già nel 1957, quest'organismo, sempre più contestato dalle associazioni di consumatori radunate nelle Associations Populaires Familiales (APF), ottiene la distruzione di una corea centrale raccolta intorno a Rue des Longues-Haies, abitata in gran parte da cittadini di origine algerina. Una fondamentale occasione

420 Ibidem, p. 80.

421 Thibault Tellier, Le développement urbain de Roubaix dans la première partie du XXe siècle, in Michel David, Bruno Duriez, Rémi Lefebvre, Georges Voix, Roubaix. 50 ans de transformations urbaines et de mutations sociales, op. cit., p. 51.

per ottenere investimenti è la Loi “Vivien” n° 70-612 del 10 luglio 1970 «sur la

résorption de l'habitat insalubre», che dispone la creazione di un organismo

metropolitano in cui il CIL di Roubaix dispone di un ampio potere: si tratta dell'ORSUCOMN, Organisation pour la Suppression des Courées de la

Métropole Nord. Il dispositivo legislativo aggiorna la precedente legge, datata

1964, in cui si disponeva la soppressione delle bidonvilles422 attraverso quelle procedure di esproprio che il Code Civil sancisce come costituzionalmente legittime in virtù della nozione di «utilité publique»423. Il meccanismo di legge non è modificato sino al governo Jospin424 e prevede un ruolo di controllo da

parte dello Stato per il tramite dei Prefetti: ai cittadini è vietato fruire di alloggi che la commissione competente ha dichiarato “insalubri”; il proprietario dell'alloggio è costretto a svolgere degli acconci lavori di riparazione sotto la supervisione delle collettività territoriali ma, laddove non volesse o non potesse farsene carico, lo Stato può sostituirsi, attraverso un finanziamento ad hoc agli enti incaricati del riassetto urbano (enti a partecipazione pubblico-privata). La commissione che decide dell'insalubrità dell'abitato è nominata congiuntamente dal Prefetto e dal direttore dell'Agence Régionale de Santé. La segnalazione può essere effettuata dalle amministrazioni municipali con il Service Municipal

d'Hygiène et Santè. I lavori possono essere affidati, oltre che ad enti a capitale

misto, a società pubbliche finalizzate alla cooperazione fra comuni limitrofi in materia di politiche abitative: è il caso dell'ORSUCOMN, che è anche il primo esempio di cooperazione sul campo fra le amministrazioni dell'area urbana di Lille.

A partire dal 1971, infatti, l'ORSUCOMN avrà come unico interlocutore la

Communauté Urbaine de Lille (CUDL) creata nel 1967, preludio dell'attuale

associazione intercomunale Lille Métropole Communauté Urbaine. Nel 1971, la presidenza della CUDL è conferita ad Arthur Notebart, sindaco socialista di Lomme, che comincia a mettere in relazione i piani urbanistici dei diversi comuni per sviluppare appieno le finalità della nuova struttura amministrativa: implementazione del trasporto pubblico locale, gestione unica dei rifiuti, integrazione delle politiche urbanistiche. È con questi attori istituzionali e con tale assetto legislativo che ci dobbiamo confrontare per comprendere appieno lo sviluppo del conflitto dell'Alma-Gare.

Ultimo elemento utile per descrivere il campo sociale in cui ci muoviamo è la considerazione dello storico e scienziato politico Rémi Lefebvre rispetto a

422 Nel corso degli anni Sessanta, le bidonvilles erano concentrate per il 90% nel Nord, a Parigi e in Provence, con una popolazione stimata in 75 mila persone.

423 Code Civil, art. 545:

«Nul ne peut être contraint de céder sa propriété, si ce n'est pour cause d'utilité publique, et moyennant une juste et préalable indemnité».

Roubaix come “fabbrica del consenso”: simbolo della lotta di classe dei ceti più deboli della società alla fine del XIX secolo, la città era considerata da Jules Guesde come “mito operaio”, piccolo mondo in cui le strutture di “sociabilité

ouvrière” si opponevano vittoriosamente al padronato industriale fino al periodo

compreso fra Grande Guerra e secondo conflitto mondiale.

«La lutte entre les deux Roubaix attenti son apogée dans l'entre-deux-guerres. Lorsque l'on sollicite les souvenirs de ceux qui ont connu la période de l'entre- deux-guerres, c'est l'opposition entre milieux catholique-patronal et socialiste et l'hyperpolitisation du quotidien qui affleurent immédiatement. Les conflits ont marqué d'un sceau indélébile les mémoires individuelles et collectives»425.

L'amministrazione guidata da Victor Provo a partire dalla Liberazione, oltre ad essere segnata da una lunga esperienza di “troisième force”, è autentico emblema di conservazione e compromesso sociale: dal 1947 al 1977, l'alleanza politica fra SFIO e centristi modifica radicalmente i rapporti sociali e il modo di vivere e concepire l'impegno pubblico.

«Un système paritaire, établi autour de la question du logement, est mis en place. Il régule les rapports sociaux et contribue puissamment à les dépolitiser. Après avoir été, depuis la fin du XIXe siècle, l'enjeu central et l'expression des luttes