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4 CONFRONTO ONTOLOGICO TRA SOCIETÀ MISTE E SOCIETÀ IN HOUSE: ELEMENTI DI DIVERGENZA TRA ISTITUTI A PRIMA

5 IL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

5.2 LA QUESTIONE DELLA TARIFFA

Un aspetto che merita di essere approfondito per l'importanza, sempre attuale, rivestita all'interno del servizio idrico integrato, è indubbiamente la c.d. “questione della tariffa”.

I criteri per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato erano stabiliti dall’articolo 154, comma 1, del Codice dell’ambiente, D. lgs del 3 aprile 2006, n. 152, adottato in attuazione dell’articolo 9 della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque.

In particolare, la direttiva si rivolge agli Stati membri per chiedere loro di adottare politiche tariffarie volte ad incentivare un uso efficiente delle risorse idriche, finalizzato alla riduzione di inutili sprechi e, di conseguenza, al perseguimento degli obiettivi ambientali.

A tal fine il criterio di determinazione delle tariffe deve essere improntato al principio del pieno recupero dei costi ( il c.d. full cost recovery ), inclusi i costi ambientali delle risorse e, quindi, degli investimenti335.

Ebbene, l’articolo 154 del Codice dell’ambiente è stato anch’esso oggetto della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno 2011336 il cui esito ha condotto

all’abrogazione dell'inciso “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”; si trattava di un inciso per il quale la tariffa per l’erogazione dell’acqua

335 Cfr. Dossier di documentazione. L’evoluzione normativa dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, a cura di Segreteria

Generale Area giuridico-legislativa, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

336 Si trattava del secondo quesito sottoposto all'elettorato, recante: “Volete voi che sia abrogato il comma 1

dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito»?”

veniva calcolata prevedendo la “remunerazione del capitale investito dal gestore” fino a un massimo del 7%, quota che comprendeva sia i profitti che gli oneri finanziari derivanti da eventuali prestiti, nonché altri costi non scaricabili sulla tariffa337.

Tale abrogazione parziale si è inserita perfettamente nel contesto referendario contrastante la privatizzazione della gestione del servizio idrico in quanto è indubbio che in assenza dell’esplicitazione relativa alla “remunerazione del capitale investito” difficilmente si sarebbe potuta ipotizzare la presenza di un gestore privato.

Il d.l n. 138/2011, emanato l’indomani del referendum, non ha dedicato alcuna disposizione al tema della tariffa confermando, dunque, implicitamente, la sostanziale invariabilità̀ della metodologia di calcolo della tariffa.

A cambiare è stato, invece, il soggetto che si occupa della determinazione delle tariffe338, infatti, con d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, meglio noto come “Salva Italia” o

“decreto Monti”, sono state attribuite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas “le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici” in precedenza affidate all'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, la quale, di conseguenza ha mutato il proprio nome in Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico.

Queste funzioni, che l'Autorità esercita con gli stessi poteri attribuiti dalla propria legge istitutiva, n. 481/1995, fanno riferimento a diversi aspetti del servizio idrico integrato, dalla definizione dei costi ammissibili e dei criteri per la determinazione

337 Cfr. A. CANTARELLA, Acqua e referendum. I conti con investimenti che mancano, in www.francescociaraffo.it 338 Prima tale compito era affidato alla Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, ente

costituito nel maggio 2011 e soppresso dopo pochi mesi dal d. l. n. 201/2011, c.d. “salva Italia”; per maggiori approfondimenti circa la disciplina previgente e il funzionamento degli A.T.O.: M. DUGATO, Proprietà e gestione

delle reti nei servizi pubblici locali, in Riv. Trim. app., 2003; Ambiti Territoriali Ottimali, in Istituto Superiore per la

delle tariffe a copertura di questi costi, alle competenze in tema di qualità del servizio, di verifica dei piani d'ambito e di predisposizione delle convenzioni tipo per l'affidamento del servizio339.

L'Autorità per l'energia elettrica il gas e i servizi idrici, già criticata dai promotori referendari per il metodo tariffario transitorio ( MTT )340, ha recentemente approvato,

con delibera n. 643 del 27 dicembre 2013, il metodo tariffario che i vari enti d'ambito dovranno utilizzare per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato per il biennio 2014/2015.

In particolare, con l 'adeguamento all’abrogazione del riferimento all’adeguatezza del capitale investito, ai sensi dell’articolo 154 del Codice dell’ambiente, la determinazione delle tariffe per l'anno 2014 si basa sui dati del precedente metodo tariffario transitorio, aggiornati con i dati di bilancio relativi all'anno 2012 ( così come la determinazione delle tariffe per l'anno 2015 farà riferimento ai dati relativi al 2013 ). Tali tariffe non potranno avere una variazione superiore al limite di prezzo prestabilito per ciascun gestore, e saranno applicate attraverso un moltiplicatore tariffario sulle quote fisse e variabili dei corrispettivi fatturati agli utenti341.

339 Cit. in www.autorita.energia.it

340 Il T.A.R. Lombardia, Milano, ha respinto, con sentenza 27 marzo 2014, n. 780, il ricorso presentato da

Federconsumatori e dall'Associazione Acqua Bene Comune contro l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ( AEEG ). Le due associazioni contestavano all’Autorità di aver reintrodotto, sotto il falso nome di “copertura integrale dei costi”, la remunerazione del capitale abrogata con referendum. Il riferimento era a una delibera con cui l'Autorità, a fine dicembre del 2012, aveva approvato il c.d. “metodo tariffario transitorio”.

Secondo i giudici amministrativi, la decisione non ha invece contraddetto l'esito del voto popolare poiché il servizio idrico deve essere qualificato come servizio di interesse economico caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi, profilo che trova esplicito fondamento non solo a livello nazionale, ma anche comunitario. Il T.A.R., infatti, afferma di non essere in presenza di alcun profitto derivante dall’impiego del fattore produttivo, che si ottiene allorché́ i ricavi superino i costi, bensì si è in presenza di una copertura del costo del fattore produttivo.

E ciò perché è indubbio che nella nozione di “costo” vi rientri anche quello di “costo-opportunità̀” o “costo- implicito”, ovvero il valore del mancato impiego del fattore produttivo in altra attività̀ comunque profittevole.

La metodologia individuata, confermando il ricorso alla determinazione del vincolo dei ricavi dei gestori basata sul riconoscimento dei costi ( quali costi operativi, tra cui, costi per l'energia elettrica, per l'acquisto dell'acqua all'ingrosso ), esplicita due nuove ulteriori componenti: una a copertura dei costi ambientali e della risorsa ed una a conguaglio relativa al vincolo dei ricavi.

Ad oggi, pertanto, deve ritenersi che la tariffa costituisca il corrispettivo del servizio idrico integrato e sia determinata in modo da assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e il principio del “chi inquina paga”, per il quale l’ammontare della tariffa è proporzionale al consumo dell’acqua ( più acqua si consuma e più alta sarà la tariffa )342.

Il metodo tariffario in questione, dunque, è stato elaborato al fine di garantire una molteplicità di risultati, in primis, l'accesso universale all'acqua, l'urgente ammodernamento delle infrastrutture idriche e la gestione dei servizi idrici in condizioni di economicità, efficienza e di equilibrio economico finanziario e facilitare l’attuazione della disciplina regolatoria.

L'Autorità, tenendo conto delle diversità del settore idrico a livello locale, ha individuato quattro differenti tipi di schemi tariffari rispetto ai quali ciascun soggetto competente potrà individuare la soluzione più efficace.

Per quanto concerne i corrispettivi da applicare agli utenti finali, al fine di avviare un percorso graduale di omogeneizzazione della struttura stessa dei corrispettivi, viene confermato l'orientamento già previsto della tariffa binomia con parte fissa relativa a tutti i servizi e parte variabile proporzionale ai volumi d'acqua consumata, per

342 Cfr. A. C. BARTOCCIONI, Il sistema idrico integrato e le procedure di determinazione delle tariffe dopo il recente risultato

scaglioni e differenziata a seconda degli usi, mentre vengono rimandate a successivi periodi regolatori le indicazioni tese ad una diversa ponderazione tra quota fissa e quota variabile, prevedendo una incidenza della prima in ragione del peso degli oneri fissi343.

Ebbene, malgrado vi sia la volontà, almeno sulla carta, di rendere migliore il servizio idrico integrato sotto molteplici aspetti, primo fra tutti il rapporto qualità/prezzo, è indubbio che dalle labbra degli utenti finali sgorghino comunque dubbi ed incertezze sulla reale efficacia del nuovo metodo tariffario che si risolvono, inevitabilmente, nel fatidico quesito che vede contrapporsi, in qualità di antagoniste, la gestione pubblica a quella privata del servizio.

Tali dubbi sono poi destinati ad attecchire negli animi se si considera che gli unici dati certi di cui possiamo disporre sono rappresentati dalla situazione di fatto anteriore al referendum e dalle sconfortanti conseguenze che proprio l’esito referendario ha portato alla rete idrica italiana.

Per quanto concerne il primo dato, giova rammentare che pur in presenza di una gestione pubblica nettamente preponderante ( su 114 società̀ attive negli Ambiti Territoriali Ottimali, se ne registravano soltanto 7 private344 ) negli ultimi anni le tariffe

dell’acqua sono aumentate in modo notevole e costante345, quindi già̀ prima della

temuta “privatizzazione” prevista nel decreto Ronchi.

343 www.autorita.energia.it

344 Cfr. studio del 2008, Il servizio idrico in Italia: stato di attuazione della legge Galli, Roma 2008.

Aumenti, questi, oltretutto giustificati con promesse di investimenti che alla resa dei conti non sono pervenuti o, comunque, sono stati fatti solo in misura ridotta e del tutto insufficiente.

Per quanto concerne, invece, il secondo dato occorre precisare come la vittoria del Sì nel secondo quesito abbia prevedibilmente decretato la fine degli investimenti privati, tanto che ad oggi gli stessi sono praticamente fermi salvo poche eccezioni. Eppure gli investimenti servirebbero, non solo per questioni prettamente economiche ( in quanto impianti efficienti farebbero diminuire i costi di gestione ), ma anche, e soprattutto, per questioni morali, poiché la rete idrica italiana perde oltre il 30% dell’acqua che trasporta, con punte massime del 50% nel Meridione.

Il dato è ancora più allarmante se si considera che il servizio, in alcune zone, è intermittente, i depuratori scarseggiano e circa il 15% della popolazione italiana vive in zone sprovviste di sistema fognario.

Tant’è che il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Guido Bortoni, ha recentemente stimato in 65 miliardi di euro il fabbisogno di investimenti di cui necessita il settore idrico per i prossimi trent’anni.

Ebbene, rebus sic stantibus è del tutto utopico confidare in investimenti da parte dello Stato e, ancor più utopico, è pensare di far fronte al problema con la sola applicazione della nuova tariffa.