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LA CONDOTTA APPROPRIATIVA

5. Questioni definitorie.

L’art 314 c.p. individua nell’appropriazione la condotta rilevante per il delitto di peculato 91 . Comprendere l’effettivo significato di questo concetto da un punto di vista giuridico – penale, condividendo le riflessioni di parte della dottrina 92 , richiede preliminarmente un’analisi etimologica e semantica. Nel linguaggio comune è pacifico che “appropriarsi” di una cosa voglia dire farla propria, impadronirsene e sottoporla al proprio dominio. Se si crede di utilizzare questa nozione come base per una precisa definizione giuridico – penale di “appropriazione” si cadrà in un errore fondamentale che precluderà ogni progressione nella analisi giuridica che è qui in via di sviluppo, poichè già da una preliminare analisi del significato di appropriazione, indossando la lente d’ingrandimento del giurista, si noterà che si pone come un vero e proprio “contenitore semantico”93; il significato etimologico di “appropriazione” non offre quindi alcuna indicazione (ma

91 Il codice penale del 1889, utilizzava il termine “sottrazione” invece di

“appropriazione”. Dalla Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, II, p.127: “All’espressione sottrarre è sostituila la locuzione appropriarsi, che

risponde alla vera essenza del fatto criminoso. Così rimangono eliminate le incertezze esegetiche, a cui dà luogo specialmente la parola sottrarre. Ambiguo ne è il significato, servendo esso non solo ad indicare il fatto di togliere od occultare la cosa allo scopo di appropriazione, ma anche quello di toglierla da un luogo determinato per impossessarsene.”

92 GUIDI,2008,77ss.; nello stesso senso si muove anche BARTOLO in COPPI,369

SS.;PROTO,330;SCORDAMAGLIA,566.

93 In questi termini GUIDI,2008, 78;in modo conforme si esprime BENUSSI in

DOLCINI –MARINUCCI,261ss.e BARTOLO in COPPI,370; in particolare si rileva che

di per sé i termini “appropriazione” ed “appropriarsi” nel linguaggio giuridico non delineano un contenuto preciso.

neanche nessuno spunto di riflessione) in ordine ai requisiti di tipicità rilevanti per la condotta nel diritto penale. Nello specifico, se non crea alcun problema ritenere appropriativa la condotta abusiva del soggetto che s’impadronisce della cosa di cui ha il possesso per la ragione di ufficio o servizio, non si può dire la stessa cosa in tutti quei casi dove non emerge in modo univoco la volontà del soggetto attivo di incorporare la cosa nel proprio patrimonio; si fa riferimento a tutti quei casi in cui l’agente dà in pegno la cosa (confidando nel fatto di poterla riscattare), alla sua mancata restituzione, all’utilizzo del bene in modo talmente logorante da rendere la cosa inutilizzabile o comunque intaccare la sua consistenza economica. “Proprio perché

nella sua “quintessenza il fatto dell’appropriazione è spirituale””94, è difficile delineare un preciso concetto

giuridico – penalistico di appropriazione; in particolare, questo non identifica una specifica manifestazione della condotta ma traccia in modo generico il contenuto di disvalore del tipo di accadimento considerato dalla fattispecie astratta, pertanto avremo un concreto atteggiarsi del contegno appropriativo che sarà variabile secondo i fattori che influiscono sulla dinamica realizzativa della fattispecie95 (come ad es. il tipo di rapporto giuridico da cui deriva il presupposto possessorio). L’originario assetto normativo inquadrava le fattispecie di appropriazione abusiva dal punto di vista di una pesante reazione

94 SCORDAMAGLIA, 619; PEDRAZZI, Inganno ed errore nei delitti contro il

patrimonio, 84.

95 PEDRAZZI,1958, 843;SCORDAMAGLIA, 618;FLICK,1971, 337;VINCIGUERRA,

1970,1039;PETROCELLI,388,secondo cui “non v’ha forse nessun altro reato che

come l’appropriazione indebita presenti, entro la generica e comprensiva determinazione della legge, una così molteplice varietà di manifestazioni particolari”.

sanzionatoria96 verso quel soggetto che, avendo ricevuto il possesso della cosa da parte del proprietario sulla base di un vincolo fiduciario, lo tradisce ledendo il suo diritto di proprietà. La problematica che emerge da questa preliminare analisi semantica risiede quindi nel delineare un’appropriazione che sia tanto ampia da accogliere tipologie di condotte fra loro molto diverse quanto determinata, così da rispettare il principio costituzionale di determinatezza.

La dottrina ha affrontato e risolto questo problema ritenendo che per una corretta definizione si dovesse trascendere i dati meramente oggettivi e materiali, per riferirsi a un’impostazione di stampo più soggettivistico, che vede nell’elemento psichico del mutamento di animus del soggetto verso la res la chiave di volta per ogni problema definitorio97; più in particolare, l’unico fattore ritenuto idoneo a caratterizzare in modo univoco ogni diversa tipologia di condotta sotto la denominazione di “appropriazione” è la trasformazione dell’atteggiamento psichico nei confronti della cosa, per cui l’agente cessa di possedere nomine alieno per farlo nomine proprio 98 .

96 Richiamata da BARTOLO in COPPI,371.

97 CUPELLI inFIORE,53;FIANDACA MUSCO,PTSI,188;ROMANO,2013,31ss.;

D’AVIRRO in FORTUNA,27;MANZINI,143;PALAZZO –TARQUINI,3;PEDRAZZI,

1958,342;in senso conforme alla caratterizzazione della condotta da un elemento soggettivo CATENACCI in PALAZZO –PALIERO,45.L’impostazione è espressamente criticata da MILITELLO,1991,278,secondo cui “confinare però “al foro interno”

il requisito in discorso non appare condivisibile, poiché l’esatta definizione della condotta di appropriazione è il frutto della composizione di momenti tanto soggettivi quanto soggettivi: i primi, necessari per distinguere la condotta tipicizzata nell’art 646 c.p. dall’esercizio lecito dei poteri di uso e disposizione della cosa posseduta; gli altri, non meno importanti per una selezione nei confronti di atteggiamenti meramente interiori e come tali difficilmente accertabili”.

98 In giurisprudenza: Cass. Pen., sez. I, 13 giugno 1991, Fontecchi, GP 1992, II,

149, secondo cui il fatto che l’agente abbia trasformato, sia pure irregolarmente, il possesso indiretto in possesso diretto, acquisendo la materiale detenzione del denaro o altra cosa mobile appartenente alla p.a., non può essere considerato di per

Possiamo ben dire che l’aspetto soggettivo dell’appropriazione s’identifica nella realizzazione della volontà di appropriarsi99, per cui l’atteggiamento psichico rappresenta il “substrato” del comportamento medesimo100. Premesso ciò, la stessa dottrina101 puntualizza che, in forza del principio di materialità, il mutato atteggiamento interiore del soggetto non sia di per sé idoneo a delineare un’appropriazione penalmente rilevante, che si prospetta quando alla volontà del soggetto si accompagna una condotta che concretamente ed obiettivamente recide il legame fra la cosa e l’altrui diritto su di essa, instaurando una nuova signoria di fatto sul bene che è incompatibile con il titolo e le ragioni che ne giustificavano il possesso. In sintesi, l’appropriazione consiste nel creare una situazione di fatto dove il possessore si comporta come se fosse proprietario della cosa, compiendovi atti ai quali non è autorizzato, escludendo quindi il vero proprietario102.

6. La condotta appropriativa fra peculato e

appropriazione indebita. Analisi differenziale.

La “classica” domanda che tanto il giurista quanto il curioso si pongono, nel leggere e confrontare le due disposizioni disciplinanti il peculato (art. 314 c.p.) e l’appropriazione indebita (art. 646 c.p.), è questa: se si definisce sbrigativamente il peculato una sorta di “appropriazione indebita” del pubblico agente, allora

sé, come atto a realizzare l’appropriazione, atteso che occorre che tale

trasformazione sia accompagnata dall’animus rem sibi habendi ed abbia coinciso con l’interversio possessionis.

99 PAGLIARO PARODI GIUSINO,54.