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Le radici politiche e culturali della “deuxième gauche”, dalla scissione della SFIO (1958) alla nascita del PSU (1960).

3 “L'età dell'autogestione” e il socialismo

3.1. Socialisti e Quarta Repubblica.

3.1.3. Le radici politiche e culturali della “deuxième gauche”, dalla scissione della SFIO (1958) alla nascita del PSU (1960).

Le radici della “deuxième gauche” o “courant autogestionnaire”, oltre alle vicende della CFTC/CFDT, sono ascrivibili alla gestazione e alla nascita del Parti

Socialiste Unifié, avvenuta nel 1960. Vincent Duclert è estremamente chiaro

rispetto al legame fra “deuxième gauche” e socialismo:

«L'histoire de la “deuxième gauche” appartient à celle du socialisme français tout entier qu'elle éclaire et problématise»162.

Alla scissione della SFIO, avvenuta nel settembre 1958, una parte consistente dei parlamentari, capeggiata da Alain Savary, costituisce il Parti Socialiste Autonome.

Le ragioni del distacco sono legate alla politica sull'Algeria di Guy Mollet e all'atto di accettazione del nuovo ordine instaurato da Charles De Gaulle.

«Le fait d'arme majeure de la “deuxième gauche” fut, à l'heure de sa naissance, son combat victorieux contre la guerre d'Algérie au nom d'une morale démocratique et d'une volonté politique qui la distingua du mouvement mendésiste, incapable de franchir le seuil de la Ve République qui était inacceptable pour Pierre Mendès France»163.

Il congresso d'Issy-les-Moulineaux, tuttavia, è il catalizzatore finale del crescente malcontento di una parte della base del partito. Il PSA è figlio della scelta di Alain Savary quanto dell'attivismo anticolonialista degli Etudiants Socialistes di Rocard.

Ulteriore frammento costituente della “deuxième gauche” è l'associazionismo dei cattolici. Abbiamo già trattato delle tendenze interne alla CFTC che spingeranno l'organizzazione sindacale prima all'impegno contro la guerra d'Algeria e poi (1964) alla propria trasformazione in CFDT.

Le radici dell'impegno dei cattolici in difesa della République laica sorge dalla congiunzione fra due eventi capitali della fine del XIX secolo: l'enciclica Rerum

Novarum di papa Leone XIII, primo tassello della dottrina sociale della Chiesa, e

l'affaire Dreyfus. In quest'ultimo caso, sia cattolici che protestanti si uniscono in

162 Ibidem, p. 176.

163 Vincent Duclert, La deuxième gauche, in Jean-Jacques Becker, Gilles Candar (dir.), Histoire des gauches en France, op. cit., p. 176.

una mobilitazione a difesa della democrazia contro nazionalismo e antisemitismo: il 16 febbraio 1899 Paul Viollet, fondatore del Comité Catholique

pour la Défense du Droit, redige una dichiarazione di principi improntata alla

laicità, alla democrazia, alla solidarietà, alla promozione dei diritti civili personali, all'universalismo repubblicano.

«[Le Comité] recommande à ses amis l'effort personel qui conduit au développement de l'esprit critique, la lutte contre l'équivoque et la mensonge de quelque nom qu'ils se parent, le respect des personnes et la sincérité dans la discussion».

Viollet proseguì nella sua opera stimolando la discussione sulle condizioni degli indigeni nelle colonie francesi, proprio come alcuni socialisti (Tarbouriech e Challaye) stavano facendo attraverso il Comité de Protection et de Défense des

Indigènes. Parallele all'attività di Paul Viollet erano le vicende dell'organizzazione

politica dei cattolici fondata da Marc Sangnier, il Sillon, che aveva come finalità

«porter au maximum la conscience et la responsabilité civiques de chacun»164. Da tale sperimentazione politica sorgerà il movimento Jeune République, i cui militanti animeranno, a seguito della Liberazione, l'Union Démocratique et

Socialiste de la Résistance (UDSR), presieduta da François Mitterrand. Jeune République, in cui militerà il giovane Jacques Delors, si affermava come

laboratorio della sinistra riformista e democratica, sostegno fedele del governo di Mendès France.

Nel medesimo milieu culturale e politico sorgono le prime esperienze associative a livello giovanile: la Jeunesse Etudiante Chrétienne (JEC) fondata nel 1929 da Paul Vignaux, Louis Chaudron, Henri-Irénée Marrou, all'epoca studenti dell'Ecole Normale Superieure, e la Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC).

All'inizio degli anni Cinquanta si distingueranno tre esponenti principali in tale area politica e culturale, designata come “nouvelle gauche”: Claude Bourdet,

giornalista, resistente, animatore del Rassemblement Démocratique

Révolutionnaire (RDR); Roger Stéphane, giornalista, fondatore de «L'Observateur» (poi «France Observateur») con Gilles Martinet, antistalinista

e anticolonialista, uscito dal PCF per fondare un Parti Socialiste Unitaire (1954) che, federato con altre forze minori, darà luogo prima all'Union Progressiste, poi ad un Cartel des Gauches Indépendantes (RDR, ex MRP e fuoriusciti SFIO,

Jeune République), infine all'Union de la Gauche Socialiste (1957).

Da segnalare come i riferimenti della nouvelle gauche nell'ambito della stampa fossero esponenti della diaspora medesista: fu, infatti, il sostegno della stampa e degli intellettuali della nouvelle gauche ad incoraggiare la fuoriuscita di

Alain Savary e l'avvicinamento di ulteriori fuoriusciti dal PCF, raccolti da Jean Poperen e Serge Mallet in Tribune du Communisme. Queste formazioni costituiscono il cartello elettorale dell'Union des Forces Démocratiques, esplicitamente contrario alla nuova costituzione gollista.

«L'adhésion commune à un socialisme réformiste a favorisé cette évolution que la nouvelle donne gaulliste, et surtout le défi de la guerre d'Algérie ont rendu nécessaire. Cette dynamique d'unité est cependant contrecarrée par la multiplicité des groupes qui participent de la nébuleuse réformatrice, par leurs pratiques de forte autonomie et leurs tendances aux recompositions permanentes voire à l'atomisation pure et simplie, et par des clivages de fait entre une “deuxième gauche” modérée et une “deuxième gauche” plus radicale et plus idéologique qui ne se retrouvent pas facilement, sauf dans des crises comme la guerre d'Algérie»165.

Dalla descrizione di Duclert desumiamo, pertanto, le caratteristiche organizzative che influenzeranno il destino del PSU e della “deuxième gauche” in generale: tendenza all'atomizzazione e alla dispersione in club riformatori, capaci tuttavia di ritrovarsi in occasione di una mobilitazione di massa: alla fine degli anni Cinquanta fu per l'Algeria, alla fine degli anni Sessanta per il Maggio francese.

A questa “nebulosa riformatrice” fa riferimento il movimento degli Etudiants

Socialistes: capeggiati da Michel Rocard a partire dal 1953, costoro s'impegnano

per battere l'egemonia dei conservatori e delle destre di Jean-Marie Le Pen nel sindacato universitario, l'UNEF. Attraverso una interlocuzione preferenziale con la JEC, da cui emergerà gradualmente Robert Chapuis, compagno di viaggio al fianco di Rocard, nel 1956 i socialisti e i cattolici battono le destre.

È significativa la raffigurazione data dallo stesso Rocard a questa battaglia politica:

«La leçon de cette bataille gagnée mérite toujours d'être méditée: dès l'instant qu'une force de gauche a des convinctions communes assez fortes pour ne devoir son identité qu'à elle-même, et assez de puissance pour entraîner dans son sillage la mouvance communiste sans en dépendre, elle peut gagner et se révéler efficace et rayonnante»166.

Urge tuttavia distinguere fra mendesismo, inteso come tentativo abortito di rinnovamento del radicalismo e dell'ideologia repubblicana, dalla “deuxième

gauche”, appuntamento di una generazione diversa, interessata alla creazione di 165 Vincent Duclert, La deuxième gauche, art. cit., pp. 181-182.

una alternativa politica incardinata nel campo del socialismo. I dirigenti in prima linea nella lotta anticoloniale saranno, tuttavia, coscienti debitori a Mendès France del patrimonio culturale con cui rifondare la sinistra senza esser proni al comunismo o all'ortodossia dottrinale della SFIO.

Il primo autentico campo di prova di questa generazione è la lotta contro l'impegno militare della République in Algeria. In tale occasione emerge, per la prima volta, un dissenso organizzato nell'ambito del movimento socialista, grazie al Comité d'Etudes et d'Action pour la Paix en Algérie creato dallo storico Ernest Labrousse, Oreste Rosenfeld, André Seurat, Robert Blum; a loro si aggiungeranno Alain Savary, Michel Rocard, Albert Gazier. Rocard, ispettore delle finanze appena diplomato all'ENA, nella seconda metà del 1958 collabora alla stesura di un rapporto167 sulle condizioni della popolazione musulmana

algerina, soggetta ad elevata mortalità nei campi ad hoc creati dall'esercito francese sulla base dell'esperienza della guerriglia in Indocina: lo scopo, perseguito a partire dal 1955, era l'allontanamento dei civili dai piccoli centri urbani rurali e la loro gestione in campi provvisori, così da agevolare le operazioni dell'Armée de Terre contro il Fronte di Liberazione Nazionale. Il rapporto, che stima in quasi un milione il numero di persone coinvolte nello spostamento forzato dal proprio domicilio ed è esplicito rispetto all'uso della tortura da parte dei soldati francesi, arriva alla stampa nell'aprile 1959 per il discreto tramite di alcuni ministri gollisti e produce uno scandalo nell'opinione pubblica: la penna del giovane funzionario aveva accostato la sorte degli algerini di religione islamica ai soggetti ai regimi totalitari. La “deuxième gauche” trova dunque nella lotta al colonialismo un elemento di caratterizzazione culturale, così come riporterà Jacques Julliard in una intervista del 2003 a Vincent Duclert:

«La première fondation de l'antitotalitarisme en France, ce fut la lutte contre la guerre d'Algérie. Il y a eu des camps en Algérie; même si, bien entendu, ces camps ne sont pas comparables aux camps nazis ou aux camps staliniens, il reste qu'il y a eu des camps et que, dans l'esprit de beaucoup de gentes – il y a eu un rapport qui fait partie de la mythologie de la période: le rapport Rocard sur les camps – il y a eu l'amorce de la réflexion postérieure sur le totalitarisme»168.

Il rapporto, che produrrà anche una ricca indagine sociologica169, consentirà al

capo dello Stato d'intervenire, nominando una serie di ispettori che ponessero fine all'arbitrio dell'Armée; la dimensione pubblica dei “campi” porta ad uno

167 Michel Rocard, «Note sur les Centres de Regroupements, à l'attention de Monsieur le Délégué Général du Gouvernement» [17 février 1959].

168 Vincent Duclert, Un rapport d'inspecteur des finances en guerre d'Algérie. Des camps de regroupements au devoir d'information, in «Outre-mer, Revue d'histoire», n. 338-339, tomo 90, gennaio-giugno 2003, pp. 163-197. 169 Si consideri in modo particolare l'opera di Pierre Bourdieu, Le déracinement, Éditions de Minuit, Parigi 1964;

Révolution dans la Révolution, in «Esprit», gennaio 1961; Sociologie de l'Algérie, PUF, Parigi 1961; The Algerians, Beacon Press, Boston 1962; Travail et travailleurs en Algérie, Mouton, 1963.

scambio di responsabilità fra i comandi civili e militari dell'Algeria e il vertice del governo: Michel Debré, primo ministro, giustifica la scelta dei concentramenti di civili algerini musulmani all'Assemblée Nationale con la finalità di «libérer de la peur des populations isolées ou écartées»170 ed è chiamato a rispondere della

vicenda nel corso della quattordicesima sessione annuale dell'Assemblea delle Nazioni Unite. La furia di Debré rischia d'abbattersi sul giovane funzionario, difeso in Consiglio dei Ministri dal guardasigilli, Edmond Michelet, ex resistente, di cultura democratica cristiana, deportato a Dachau nel corso del secondo conflitto mondiale.

Per Duclert, l'episodio dimostra la dimensione decisiva dell'etica politica personale per Rocard e per l'intera “deuxième gauche”: al servizio della

République, ma con il massimo della trasparenza dell'informazione e la più alta

capacità critica verso qualunque atto lesivo della libertà personale.

«Le phénomène des camps a dominé le XXe siècle. Il a résulté d'un autre phénomène, celui des dictatures et des totalitarismes qui ont transformé les pouvoirs d'Etat en instrument d'une violence inimaginable contre l'être humain. Le hasard des circonstances avait placé Michel Rocard en Algérie devant la réalité des camps. Par tradition familiale et conscience historique, par militantisme aussi et par idéalisme civique, il voulut informer de cette tragédie. Des actes d'humanité peuvent ainsi s'opposer à des situations d'inhumanité au sein même des appareils chargés de les mettre en oeuvre. Devant des logiques collectives implacables, des choix individuels hasardeux réaffirment la primauté de la conscience dans le cours de l'histoire. L'exemple du parcours de Michel Rocard dans la guerre d'Algérie transmet un autre enseignement, celui du devoir d'information, qui prend dans certains cas une valeur d'éthique politique. Ce devoir était incompatible avec les usages et les contraintes de l'administration française en régime colonial. Mais Michel Rocard, appartenant à une autre France, libérale et a-coloniale, choisit de ne pas respecter ce déterminisme»171.

La partecipazione di Guy Mollet al governo di De Gaulle, l'ultimo della Quarta Repubblica, non agevola il percorso di quest'area politica, che nel settembre 1958 abbandona la SFIO per animare un Parti Socialiste Autonome in cui è sempre più marcata la vena antigollista. Sin da subito il PSA cerca un raccordo con la

nouvelle gauche e con l'UGS allo scopo di costruire un soggetto unico: «Les spécificités idéologiques résistent, mais l'unification est fondée sur une lecture réformarice et réaliste du socialisme de gauche, avec l'espoir de bâtir un parti de “troisième voie” capable de proposer une réforme socialiste du 170 Vincent Duclert, Un rapport d'inspecteur des finances en guerre d'Algérie, art. cit., p. 191.

capitalisme»172.

Da tale fisionomia prende forma il Parti Socialiste Unifié, fondato a Parigi il 3 aprile 1960 col concorso di un'ampia base militante proveniente dalla vecchia SFIO, dalla nouvelle gauche, dal sindacato studentesco (UNEF), dalle élite intellettuali raccolte dal sindacato (CGT, CFTC/CFDT, FEN). La capacità del PSU di costruire momenti unitari dopo la conclusione della guerra d'Algeria, tuttavia, è subordinata al duro confronto fra correnti. All'inizio degli anni Sessanta, a prendere forma è il confronto fra i più ortodossi (Jean Poperen, Claude Bourdet) e i pragmatici (Michel Rocard, Gilles Martinet), disposti anche ad accettare, a differenza di Pierre Mendès France, i nuovi sistemi istituzionali ed elettorali imposti dalla Quinta Repubblica.