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Il 1° novembre 1954, a seguito di una manifestazione nazionalista, nel capoluogo nordafricano esplodono i primi colpi d'arma da fuoco. La reazione della métropole è segnata dal massimo disagio: Hamon e Rotman riferiscono addirittura della difficoltà di assumere una posizione netta da parte dei

48 Ibidem, p. 449.

49 Alain Ruscio, Les communistes français et la guerre d'Indochine, 1944-1954, L'Harmattan, Parigi, 1985. 50 Sylvie Thénaud, La Gauche et la décolonisation, art. cit., p. 441.

comunisti, in prima linea nella prospettiva della decolonizzazione in occasione del conflitto in Indocina. Stessa difficoltà riguarda la CFTC, presente in Algeria con una propria Unione Regionale, i cui vertici Alexandre Chaulet (delegato generale per l'Africa del Nord) e François Fraudeau (presidente dell'Unione Regionale) intrattengono buoni rapporti col sindaco cattolico di Algeri, Jacques Chevallier, e con i membri dell'Union Démocratique du Manifeste Algérien: fumo negli occhi per gli stessi iscritti della CFTC, in gran parte postini, ferrovieri, impiegati pubblici. Per costoro, i disordini algerini costituiscono un tema di ordine pubblico interno.

La posizione ufficiale della CFTC, resa pubblica il 30 settembre 1955, è una formula passepartout: si condannano «toutes les violences, toutes les atrocités sanglantes». A pronunciarsi in maniera molto netta è Gérard Espéret, segretario aggiunto della CFTC e incaricato delle questioni sindacali. Intervistato da Hamon e Rotman, offre una retrospettiva interessante del dibattito interno alla CFTC:

«Les informations que je recueillais à Alger, notamment dans les paroisses, étaient toutes convergentes. Rentré à Paris, j'ai annoncé que l'Algérie était une poudrière et que le choix serait entre l'indépendence subie et l'indépendence assumée. Ce discours était irrecevable, j'étais mal vu partout»51.

Eletto per portare la pace nel Nord Africa, il governo di Guy Mollet intensifica nel corso del 1956 lo sforzo militare per riportare l'ordine ad Algeri: i 200 mila uomini del contingente militare inviato nell'estate del 1955 diventano, due anni dopo, ben 450 mila; inoltre, le nuove classi anagrafiche chiamate al conflitto vengono destinate a 27 mesi di leva militare, contro i 18 precedenti. I “poteri speciali” accordati dall'Assemblée Nationale il 12 marzo, con il voto dei comunisti, consentono all'esercito di disporre di carta bianca per la riduzione del terrorismo, ossia delle operazioni para-militari clandestine del Fronte di Liberazione Nazionale. Il governo di Guy Mollet, il più lungo della Quarta Repubblica, s'impegnerà nel novembre dello stesso anno in una spedizione militare punitiva contro l'Egitto di Nasser, che in luglio aveva nazionalizzato il canale di Suez ed era tacciato dai pieds-noirs d'essere un complice attivo dei nazionalisti algerini. L'operazione, condotta di concerto con il Regno Unito e Israele, vede vittoriose solo le forze di terra dello Stato Ebraico: l'intervento diplomatico congiunto degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica mettono fine al fiasco politico-militare.

Il crescente fabbisogno di crediti per finanziare l'intervento militare, insieme al tentativo di instaurare una politica sociale di tipo keynesiano (i ministri dell'Economia Robert Lacoste e Paul Ramadier accordano una terza settimana di ferie pagate, costituiscono un fondo nazionale di solidarietà per gli anziani, i

malati, i più deboli) portano ad una lievitazione dell'inflazione e del decifit di bilancio. Su queste ragioni, nel maggio del 1957, cade il gabinetto Mollet.

Rispetto al conflitto algerino, la CFTC conduce nuovi sforzi di analisi, inviando una commissione d'inchiesta confederale cui prende parte, per la minorité, Yves Morel. Attraverso la mediazione dell'arcivescovo di Algeri, mons. Duval, la commissione incontra di nascosto alcuni referenti del movimento di liberazione algerino ed ha l'occasione di indicare, in maniera unanime e formale, «le caractère désormais implacable de la rébellion»52. Malgrado ciò, la CFTC resta al

centro dei due fuochi: il sostegno all'autodeterminazione, il rifiuto di ogni forma d'autonomia. Tuttavia, nell'ottobre del 1956, il Comité National trova un accordo nel chiedere il cessate il fuoco e una serie di riforme sociali interne che garantiscano pari diritti agli abitanti. L'autodeterminazione, nel corso del 1956, diventa un tratto della proposta politica di «Reconstruction»: nel numero di maggio della rivista, pubblicato due volte a causa della larghissima diffusione, la redazione invita il governo francese a riconoscere il «fait national algérien», irreversibile. In novembre, quando i carri armati di Krushev schiacciano la rivolta ungherese, Paul Vignaux individua la forte contraddizione in seno alla sinistra politica, socialista e comunista:

«Comment revendiquer pour le peuple hongrois le droit de disposer de lui-même et refuser de reconnaître la vocation nationale de l'Algérie, d'envisager la formation d'un Etat algérien?»

«Nous sommes tous responsables» intitola «La vie des industries chimiques», pubblicazione della federazione dei chimici CFTC, nel giugno 1957. I sindacalisti si soffermano sulle ragioni della sostanziale indifferenza degli operai francesi rispetto alle vicende della sponda sud del mediterraneo: ancora una volta, sono Hamon e Rotman ad offrire una chiave di lettura ampia del fenomeno:

«Un racisme diffus, latent, imprègne de longue date, insidieusement, la culture populaire. Parce que des copains d'atelier meurent là-bas et que trop peu de manifestants se sont couchés sur les voies pour empecher leur départ. Parce que les partis dominants de la gauche ne sont pas nets sur la question: la SFIO cautionne la répression et, à limite, en redemanderait; le parti communiste se méfie des nationalistes musulman, torpille les initiatives qui lui échappent, et vote les pouvoirs spéciaux à l'instant précis où son homologue algérien prend le maquis. Et parce que, même pourvu d'un généreux bagage anticolonialiste, il n'est pas facile de s'y repérer: dans le Nord, dans le Rhone, les règlements de comptes sont quotidiens et sanglants entre le FLN qui conquiert l'émigration 52 Lettera politica n. 7, 2 marzo 1956, cit. in ibidem, p. 104.

algérienne, parfois mitraillette au poing, et son rival messaliste qui défend, avec les mêmes armes, sa vieille implantation»53.

La guerra, per «Reconstruction», è un rischio per l'intera democrazia francese: proprio per questa ragione, spetta ai sindacalisti la promozione di un fronte ampio a difesa dei valori repubblicani. Come ricordano le pubblicazioni dei primi mesi del 1958, l'unità d'azione delle forze sociali è importante per evitare l'egemonia dei comunisti. Le azioni di sostegno agli algerini si moltiplicano e non sono più solo fatti sporadici: quando nasce l'Union Générale des Travailleurs

Algériens, sciolta dalle autorità francesi perché vicina al Fronte di Liberazione

Nazionale, i suoi dirigenti si raccolgono nell'Amicale Générale des Travailleurs

Algériens, le cui riunioni sono ospitate nei locali della CFTC, in virtù del buon

rapporto fra Eugène Descamps e il portavoce dell'AGTA Safi Boudissa.

Il 28 maggio 1958, in piena crisi istituzionale della Quarta Repubblica, mentre Charles De Gaulle è richiamato al vertice dello Stato - sarà eletto presidente del Consiglio il 1° giugno - fra 150 e 200 mila manifestanti attraversano Parigi, da Place de la Nation a Place de la République. Il corteo, cui prende parte il presidente onorario Gaston Tessier, segna l'ingresso della CFTC sulla scena politica nazionale: mentre i comunisti e la CGT avevano perso la propria credibilità per il sostegno all'URSS che aveva schiacciato la rivolta ungherese, il sindacato cattolico si accorda per una piazza comune con la Fédération de

l'Education Nationale (FEN, potente concorrente laica della SGEN), con Force Ouvrière e con la gauche non comunista.

Dopo l'investitura parlamentare di De Gaulle, la CFTC condanna con durezza il clima inquietante in cui il Generale viene chiamato a Matignon e le procedure inabituali che hanno caratterizzato questa fase. Ulteriori segnali di cambiamento vengono dal vertice della CFTC: nel febbraio del 1958, dopo il bombardamento di Sakiet-Sidi-Youssef in Tunisia, costato la vita a settantacinque civili fra cui giovani scolari, Maurice Boulandoux esprime una dura protesta al presidente della Repubblica. Il gesto provoca l'indignazione della parte più ampia degli iscritti CFTC all'Unione Regionale in Algeria, che ritira la delega a Chaulet e Fraudeau. A costoro, il vertice confederale rinnova la piena fiducia.

«L'indépendence, l'intégration (ou toute autre formule) ne peuvent être que la volonté librement exprimée des populations d'Algérie»: la dichiarazione del 21 dicembre 1958, pur possibilista rispetto agli esiti, introduce nel dibattito pubblico di una organizzazione di massa il tema dell'indipendenza.