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Servizi agli immigrati e problemi aperti

Capitolo 4: Immigrazione e sindacato

4.5 Servizi agli immigrati e problemi aperti

In un quadro d‟insieme così ostico risulta necessaria un‟azione di tutela dei diritti e delle serie politiche di prevenzione del rischio.

A livello organizzativo, le Confederazioni hanno istituito i Centri Servizi per Stranieri che svolgono funzioni informative e di assistenza. Anche in questi enti si assiste ad una stretta contiguità tra il lavoro sindacale e quello di associazioni territoriali, il cui valore aggiunto è quello dei singoli operatori, molti anche stranieri. Gli operatori immigrati sono un importante anello di raccordo tra sindacati, immigrati e realtà locali. I Centri Servizi si rapportano per lo più con gli istituti pubblici, ai quali chiedono di essere partecipanti attivi nelle decisioni attinenti le strategie per l‟immigrazione. L‟interazione è sicuramente proficua, ma lo scarso coinvolgimento dei datori di lavoro come soggetto sociale della discussione, consente loro di trarre maggiori benifici dall‟assunzione degli immigrati. Le strutture sono presenti soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, data anche la maggior presenza di lavoratori immigrati.

All‟interno dei sindacati CGIL sono stati creati i Coordinamenti nazionali, regionali, e provinciali (o territoriali) che si occupano di riunire tutti gli immigrati presenti a vario titolo nell‟organizzazione e che hanno prevalentemente un ruolo di rappresentanza delle comunità straniere. La loro incidenza è stata più volte messa in discussione, e va inquadrata nel ben più ampio dibattito tra l‟approccio universalistico e tutela differenziata. Vi era il rischio che i Coordinamenti non tutelassero efficacemente gli immigrati, limitandosi alla prima accoglienza, senza un seguito di politiche integrative. Il ruolo dei Coordinementi apparve quindi molto limitato e neccessitava di altre forme. Dal 1996 la CGIL ha promosso un decentramento su base regionale: al fine di promuovere gli inserimenti degli stranieri; da allora, sono i singoli enti territoriali che valutano le condizioni locali e prongono azioni che rispondano alle varie esigenze. L‟eventuale ricostituzione dei coordinementi, dipartimento o qualisiasi organo preposto alla tutela dell‟immigrazione è una scelta puramente discrezionale.

Il ruolo dei patronati rimane particolarmente incisivo per l‟orientamento del cittadino immigrato. Molti sindacati hanno attivato organizzazioni di servizi a favore degli immigrati che vanno oltre la tutela socio-previdenziale, ma aiutano anche nelle pratiche per il permesso di soggiorno, di regolarizzazione o di emersione, i compiti sono

attribuiti dal Testo unico sull‟Immigrazione e resi effettivi dalla convenzione stipulata col Ministero dell‟Interno. L‟intervento dei patronati è gratuito, dato che traggono i finanziamenti dagli enti previdenziali . Il fondo è gestito dal Ministeri del Lavoro e viene ripartito tra i singoli istituti. L‟azione di assistenza è rivolta a tutti i lavoratori, non solo immigrati. Gli ambiti di attività sono prestazioni socio-assistenziali; prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale; pensioni e liquidazioni, fondi pensione complementari, sicurezza sociale, diritto di famiglia, successioni, legislazione fiscale, sicurezza sul lavoro, aiuto agli italiani all'estero. La rete conta 29 patronati, con più di 20 mila uffici disclocati sul territorio nazionale.

A seconda del sindacato a cui fanno capo, i servizi offerti dai patronati sono diversitificati e specifici, arrivando per esempio anche all‟assistenza legale. È il caso dell‟Istituto Nazionale Confederale di Assistenza della CGIL, che garantisce tutela per i ricorsi amministrativi e giudiziari in caso di respingimento da parte degli organi preposti. Nell‟ultima edizione (2011) del bilancio sociale dell‟ INCA vi è un‟apposita sezione dedicata agli immigrati, a conferma dell‟attenzione e delle competenze specifiche richieste da questa categoria di lavoratori. Le pratiche per i permessi di soggiorno e inoltrate telematicamente al Ministero dell‟Interno, hanno subito un incremento tra il 2009 e il 2011. Nonostante ciò la crescità non è stata uniforme, dato che è avvenuta una decellerazione nel 2011, e addirittura un calo delle richieste di ricongiungimenti familiari, probabilmente a causa della crisi economica, che diminuisce la richiesta di manodopera.

Tabella 4.4Andamento dell‟assistenza per la richiesta dei titoli di soggiorno –Fonte Inca 2012

2009 2010 2011 Permessi di soggiorno e rinnovo 112.156 135.437 144.888 Ricongiungimenti familiari 12.339 10.365 8.623

Anche il patronato della CISL, l‟Istituto Nazionale Assistenza Sociale, ha assistito ad una contrattura delle pratiche:

2010 2011

Titoli di soggiorno con esito positivo 108.759 90.102 Ricongiungimento familiare con esito positivo: 4.028 4.705

Ai patronati delle confederazioni se ne aggiungono molti altri: patronato dell‟ACLI (Associazioni cristiane lavoratori italiani), ITALUIL del sindacato UIL, INAC (Istituto Nazionale di Assistenza ai cittadini) della Confederazione Italiana Agricoltori.Epaca della Coldiretti e l‟Epasa, che fa capo alla Confederazione Nazionale Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

All‟interno dei patronati di minore entità non sono stati attivati servizi specifici rivolti all‟immigrazione che vadono al di là dell‟informazione e dell‟assistenza delle pratiche amministrative di vario genere. Solo l‟INCA della CGIL sembra fare una distizione più approfondita, differenziando gli approcci delle attività anche in base alla nazionalità degli stranieri.

Sempre sul Bilancio sociale 2011 è possibile trovare una tabella degli interventi per le varie etnie. Da notare come le comunità maggiormente assistite siano proprio quelle più numerose sul territorio nazionale. La nazionalità che ha incidenza più alta sulle pratiche avviate dal patronato è quella marocchina, seguita dagli albanesi e dai romeni; quest‟ultimi essendo comunitari godono di servizi di welfare più ampi degli altri. Inoltre non presentano domande di ingresso, ma solo richiesta di tutela socio previdenziale.

Tabella 4.5Attività INCA in Italia per i nati all'estero, suddivisa per nazionalità- Fonte Inca 2012

Pratiche di utenti nati in Totale Pratiche di utenti nati in Totale

Marocco 67.877 Perù 7.712 Albania 49.258 Ghana 7.414 Romania 47.685 Ecuador 7.236 Ucraina 19.627 Germania 6.782 Tunisia 18.379 Svizzera 6.469 Moldavia 16.273 Polonia 6.336 India 15.097 Jugoslavia 6.015 Senegal 15.078 Egitto 5.724 Macedonia 11.922 Filippine 5.344 Pakistan 9.803 Francia 4.923 Bangladesh 8.758 Croazia 1.639

Nigeria 7.897 Sry Lanka 4.584

Cina 7.855 Costa d'Avorio 3.894

Bosnia ed Erzegovina 3.544 Brasile 3.783

Algeria 3.382 Etiopia 1.610

Argentina 3.368 Bolivia 1.490

Bulgaria 3.344 Venezuela 1.388

Kosovo 3.318 Libia 1.200

Rep. Dominicana 3.053 Camerun 1.079

Russia 3.023 Gran Bretagna 1.047

Serbia 2.818 Georgia 971

Turchia 2.247 Repubblica Slovacchia 906

Burkina Faso 2.222 Stati Uniti d'America 811

Belgio 1.938 Eritrea 723

Colombia 1.870 Togo 703

Cuba 1.748

È interessante anche riportare l‟analisi delle prestazioni: nel 2011 le attività dell‟Inca si sono concentrate in tre ambiti illustrati nella tabella sottostante. In totale le pratiche degli stranieri sono state 400.000.

Le tipologie d‟intervento sono state di natura previdenziale, procedure in materia di danni da lavoro e salute e socio-assistenziale. È di rilievo come sia in aumento la domanda di indennità e pensioni di vecchiaia da parte di immigrati, a conferma della

loro presenza stabile e duratura sul nostro territorio. Un settore di difficile intervento rimane quello dell‟infortunistica e dei danni al lavoro, date le difficoltà che il lavoratore straniero incontra qualora volesse esporre denuncia e ed essere assistito. Le pratiche più numerose rientrano nel socio-assistenziale, dato che comprende anche l‟assistenza per l‟assistenza per ottenimento di permesso di soggorno e familiare, che rimangono tra le necessità più rilevanti

Un altro dato segnalare è che l‟INCA ha avviato circa 17.000 pratiche per il riconoscimento di prestazioni assistenziali, quali per esempio, le invalidità civili, le indennità di frequenza, gli assegni sociali e le indennità di accompagnamento.Questo tipo di assistenza rappresenta un‟ alternativa per accedere al sistema di welfare per coloro che non possiedono un‟anzianità contributiva sufficiente per vedersi riconoscere prestazioni di tipo previdenziale.

Tabella 4.6 Pratiche Inca in Italia per i nati all'estero, suddivise in tipologie di intervento (anno 2011) - Fonte INCA 2012

Interventi in materia previdenziale 226.866

Interventi in materia di danni da lavoro e alla salute 13.148

Interventi in materia socio-assistenziale 165.756

Oltre ai Coordinamenti e ai patronati, prosegue il dialogo costante da parte del sindacato con le associazioni delle comunità immigrate, dato che si favorisce così la conoscenza delle problematiche e quindi il lavoro sindacale. Un‟interessante riflessione sull‟interazione delle comunità e dei sindacati, viene proposta dalla Caccavo (2000). Se le associazioni di immigrati sono luogo di ri-socializzazione primaria, dato che riscostruiscono le condizioni per un ambiente favorevole, allora i sindacati potrebbero adempiere adeguatamente alla definizione di luogo di socializzazione secondaria, alla luce del binomio immigrato/lavoratore95.

Se la CGIL proponde per un approccio di stampo universalistico che mira all‟inclusione degli immigrati in strutture comunque inquadrate in quelle già esistenti, non mancano esperienze di sindacati che hanno preferito intraprendere la strada della tutela differenziata. La UILha creato il Sindacato Immigrati, la UGL il Sindacato Emigrati ed Immigrati e la CISL l‟Associazione Nazionale Oltre le Frontiere (ANOLF). Quest‟ultima svolge attività di sensibilizazione, promozione di inziative sia sul territorio che a livello di cooperazione decentrata, ma anche corsi di formazione, assistenza e accoglienza dei cittadini stranieri. In un‟intervista del 1998 della Caccavo a Tesfai Zemarian, allora responsabile del Coordimento Regionale Immigrati dell CGIL Puglia, questi denunciava che organi come l‟ANOLF incappassero nel rischio di adottare strategie ed obbiettivi propri del mondo dell‟associazionismo, e quindi fortemente intrisi di un orientamento assistenzialista e differenzialista, ostacolando di fatto la corretta integrazione e stravolgendo la natura stessa del sindacato.

Condividendo quanto riportato dalla Caccavo (2000), << resta da chiedersi se, nel sindacato come nella società odierna, abbia ancora un senso l‟alternativa “classica” fra totale omologazione dei lavoratori autoctoni e stranieri- il famoso modello universalista che è andato incontro a un clamoroso fallimento in Francia- e quel pluralismo

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Per socializzazione si intende quel processo che comporta l‟interiorizzazione della realtà. La socializzazione primaria riguarda la componente affettiva ed emotiva, ed è svolta dalla famiglia e dall‟ambiente domestico. La socializzazione secondaria è lo stadio successivo, è svolta delle istituzioni della società e comporta l‟apprendimento e l‟acquisizione del ruolo che l‟individuò dovrà svolgere nella società.

differenzialista facile a degenerare in “catagorizzazione” e ghettizzazione.>>96. Anche dal superamento di questa dicotomia dipende il futuro stesso del sindacato come attore sociale rilevante per la promozione dell‟integrazione dei migranti.