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Svolgimento dell’attività: disciplina interna

Capitolo 2: “La gestione del risparmio in Italia a seguito delle armonizzazioni europee”

2.3 La vigilanza disciplinata dal TUF e la tutela del risparmiatore

2.3.3 Svolgimento dell’attività: disciplina interna

Tale disciplina integra quella comune, relativa alle S.p.a, con regole ulteriori volte a garantire il buon funzionamento dell’intermediario, vista la rischiosità insita nell’attività svolta, ed è affidata alla Banca d’Italia. In particolare le integrazioni riguardano: 1) l’organizzazione amministrativa, con particolare attenzione ai soggetti col potere di influenzare la gestione interna (assetti proprietari ed esponenti aziendali), 2) principi in materia di governo societario, allo scopo di garantire un equilibrio di poteri, 3) la dotazione minima patrimoniale (dotazione patrimoniale minima e adeguata ai rischi tipici dell’attività).

Riguardo al primo punto, all’art.13 e seguenti della Draghi sottopongono a controllo rafforzato i soggetti che, nell’organizzazione interna, possono influire sulla gestione.

In particolare l’art.13 attribuisce agli esponenti aziendali74

l’onere di possedere requisiti di:

 Professionalità: misurata attraverso l’esperienza nel settore finanziario e creditizio.

 Onorabilità: assenza di condanne penali per reati gravi.

 Indipendenza: manca una disciplina attuativa75, non ci sono requisiti speciali e il concetto cambia in base al soggetto da cui si deve essere indipendenti; si applicano i principi della disciplina del diritto comune (art.2399 c.c)

74 Sono soggetti diversi in base al tipo di governance scelto dalla società (modello tradizionale, dualistico

o monistico), inquadrabili in coloro che detengono il controllo amministrativo e la funzione di sorveglianza.

77 Per quanto riguarda la disciplina degli assetti proprietari, facciamo riferimento all’art.14 riguardante i requisiti di onorabilità per chi detiene partecipazioni76 rilevanti, e l’art.15 riguardante il controllo circolatorio delle partecipazioni qualificate.

Relativamente all’art.14, si identificano come rilevanti quelle partecipazioni al capitale maggiori del 5% o comunque idonee ad attribuire il controllo societario; per i detentori di tali partecipazioni è obbligatorio il requisito di onorabilità, cioè l’assenza di condanne penali per reati gravi.

Relativamente all’art.15, si identificano come qualificate quelle partecipazioni che, se oggetto di compravendita, donazione, offerta pubblica d’acquisto ecc.., (in ogni caso quando si verifica l’alienazione) determinano l’acquisto o la perdita del controllo, o comunque incrementano o decrementano la partecipazione al di sopra o al di sotto di certe soglie (20%, 30%, 50%).

Per questo tipo di partecipazioni, Bankitalia deve controllare preventivamente se chi le va a detenere abbia requisiti di affidabilità, affinché la stabilità patrimoniale rimanga garantita; abbiamo quindi un obbligo di comunicazione preventiva a Bankitalia riguardo alla volontà di circolazione, che entro 90 giorni può vietarne la circolazione.

La disciplina sull’organizzazione patrimoniale parte dal presupposto che il patrimonio sia il miglio parametro per misurare l’affidabilità della società in relazione all’attività svolta.

Le regole integrative rispetto al diritto comune77 si rifanno alla: 1) Dotazione patrimoniale minima

2) Dotazione patrimoniale adeguata ai rischi

Riguardo al punto 1) Bankitalia prevede tre fasce di capitale minimo in relazione alle attività tipiche svolte dall’intermediario:

1. Capitale minimo pari a 120.000 euro per Sim che svolgono solo il servizio di consulenza.

2. Capitale minimo di 385.000 euro per Sim con servizi di pericolosità media (collocamento, gestione portafogli, ricezione e trasmissione di ordini).

3. Capitale minimo di 1 milione di euro per Sim che svolgono tutte le altre attività (assumono istituzionalmente i rischi in proprio).

Si ricorda che per le Sgr il capitale minimo è pari ad 1 milione.

76

Art.1 comma 6-bis Draghi definizione di partecipazione: strumento che attribuisce il diritto di voto in assemblea (azioni ordinarie; quelle senza diritto di voto non sono considerate partecipazioni ai fini di questa disciplina).

77 Si ritiene insufficiente in quanto è incentrato sulla tutela dei creditori societari e non sulla stabilità

78 Riguardo al punto 2) la disciplina richiama quella introdotta da Basilea per il comparto bancario. Particolare riferimento al patrimonio di vigilanza che deve essere adeguato alla rischiosità dell’attività svolta.

Il concetto di patrimonio di vigilanza78 non coincide con quello di patrimonio netto, poiché ci sono alcune attività non conteggiabili (le immobilizzazioni) e passività che invece vengono conteggiate (strumenti ibridi, debiti cioè con diritto di rimborso esercitabile in liquidazione o con previa autorizzazione della società). In generale il principio, alla base del calcolo del patrimonio di vigilanza, è l’idoneità dell’elemento ad essere utilizzato prontamente per la copertura dei rischi.

Per quanto riguarda l’individuazione del patrimonio adeguato (che poi dovrà essere confrontato con quello di vigilanza per verificare se quest’ultimo copre interamente il primo) si fa riferimento a tre passaggi:

1. Individuazione dei rischi

2. Criteri per calcolare l’esposizione ai rischi

3. Coefficienti di copertura patrimoniale da applicare all’esposizione ai rischi (8%) La sommatoria dei coefficienti patrimoniali determina il patrimonio adeguato79 .

Riguardo all’individuazione dei rischi è importante sottolineare che, oltre ai rischi tipici (di credito, di cambio, di concentrazione, di controparte), le gli intermediari finanziari sopportano rischi specifici relativi alle attività più pericolose (negoziazione per conto proprio e collocamento con garanzia).

Per rischio di credito intendiamo il rischio di perdita, per inadempimento futuro dei debitori, di attività detenute stabilmente; per calcolarne l’esposizione si applicano coefficienti di ponderazione sull’esposizione di ciascun debitore, divisi in classi.

La copertura del rischio di credito deve essere uguale all’8% in relazione all’esposizione totale. Il rischio di cambio riguarda l’esposizione alle valute e all’oscillazione dell’oro, e anche in questo caso il coefficiente è normalmente dell’8%.

Il rischio di concentrazione è considerato un fattore di moltiplicazione per gli altri rischi (soprattutto il rischio di credito) perché una grossa esposizione verso un solo soggetto può creare instabilità; la disciplina prevede un limite generale del 25% del patrimonio di vigilanza per una singola esposizione.

78

Composto da tre categorie: a) patrimonio base; b) patrimonio supplementare di 2° livello; c) patrimonio supplementare di 3°livello; tutto ciò che non è patrimonio base può essere inserito nel limite di quest’ultimo.

79 Si potrebbe anche dire che il rapporto tra il patrimonio di vigilanza e l’attivo ponderato per i rischi

79 Riassumendo potremmo dire che la disciplina integra quella sul capitale sociale del diritto comune, riconoscendo agli intermediari finanziari una rischiosità specifica all’attività svolta80

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Fonti: “Il mercato mobiliare, l’evoluzione strutturale e normativa” di Maria Cristina Quirici capitoli

2,7 e 8. Sembra opportuno sottolineare come, per la redazione dei macroparagrafi 2.2 e 2.3 si sia attinto da quanto appreso dal corso “Diritto dei mercati finanziari” del professor Pinto.

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