ARMONIE VOCALICHE E METAFONIA NELLE VARIETÀ SICILIANE

Testo completo

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CenTRo DI STUDI FILoLoGICI e LInGUISTICI SICILIanI Presidente del Consiglio Direttivo: GIoVannIRUFFIno

B o L L e T T I n o Rivista annuale

ComITaTo SCIenTIFICo

Giovanna alfonzetti, Roberto antonelli, Henri Bresc, Francesco Bruni, Rosario Coluccia, mari D’agostino, mario Giacomarra, adam Ledgeway, Franco Lo Piparo, max Pfister

DIRezIone

margherita Spampinato (coordinatrice), Gabriella alfieri, Luisa amenta, marcello Barbato, Francesco Carapezza, marina Castiglione, alessandro De angelis, Costanzo Di Girolamo, mario Pagano, Salvatore Claudio Sgroi

ReDazIone

Questo volume del Bollettino è stato curato redazionalmente da Tecla Chiarenza, aldo Fichera, Roberta maugeri

Iscrizione in data 9 marzo 1955 al n. 3 del Registro Periodici del Tribunale di Palermo Direzione e redazione: Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Palermo, Viale delle Scienze, ed. 12, 90128 Palermo, Tel. +39 091 23899213 - Fax +39 091 23860661, e-mail: csfls@unipa.it, sito web: www.csfls.it; Dipar-timento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, Piazza Dante, 32, 95124 Catania, Tel. +39 095 7102705 - Fax +39 095 7102710

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P a L e R m o 2 0 1 6

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I singoli contributi sono peer reviewed da un comitato di lettura costituito da almeno due valutatori esterni

ISSn 0577-277X

Volume pubblicato con il contributo dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

TUTTI I DIRITTI RISeRVaTI

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neLLe VaRIeTÀ SICILIane*

Il vocalismo delle varietà della Sicilia centrale è caratterizzato dalla me-tafonia e da alcuni processi di armonia, precisamente la propagazione di [u] protonico e l’assimilazione nel grado di apertura delle vocali nel dominio di parola. La metafonia siciliana non si distacca dalle condizioni della metafonia dei dialetti calabresi e degli altri dialetti meridionali. naturalmente si applica a un vocalismo tonico di tre gradi di apertura e quindi interessa solo le vocali toniche medio-basse [ɛ ɔ] originarie. Le vocali postoniche che la determinano sono realizzate, mancando in Sicilia i fenomeni di neutralizzazione in schwa delle vocali deboli postoniche che invece sono attestati in molte varietà meri-dionali. Tuttavia anche la metafonia siciliana è sostanzialmente morfologizza-ta a causa del fatto che le vocali postoniche medie originarie sono confluite in [i u]. Inoltre, nei dialetti che indagheremo, la metafonia interagisce con un fe-nomeno di armonizzazione sul grado di apertura e con un processo di propa-gazione di [u] protonico. In questo articolo descriveremo questi processi e ne proporremo un trattamento fonologico.

1. La metafonia. Proprietà fonologiche e morfologizzazione

La metafonia è un processo di assimilazione largamente attestato nelle va-rietà italo-romanze, incluse le vava-rietà sarde, per cui il nucleo tonico si accorda parzialmente o completamente nel grado di apertura con la vocale alta se-guente [i u], all’interno della parola (cfr. Rohlfs 1966). Lo status della vocale postonica mediana dei proparossitoni può variare nei diversi dialetti, in

quan-* Il presente lavoro nasce da una elaborazione comune dei diversi punti descrittivi e teorici. Co-munque, ai fini delle procedure valutative, a Benedetta Baldi devono essere assegnati in particolare i pff. 1, 2, 5, 7, a Leonardo Savoia i rimanenti, eccetto le conclusioni.

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to solo nei dialetti italiani meridionali e sardi questa vocale è attiva e fa scatta-re la metafonia. Si possono distinguescatta-re due tipi fondamentali di metafonia ita-lo-romanza (maiden 1985, 1987; Savoia / maiden 1997): la metafonia di in-nalzamento, nella quale le vocali medio-alte toniche [e o] [-alto] si innalzano a [i u] [+alto], e la metafonia delle vocali medio-basse [ɛ ɔ] [-aTR]. La me-tafonia delle medio-basse dà luogo a esiti diversi. Più precisamente, troviamo la chiusura in [e o] in diverse aree mediane, in alcune varietà della Calabria centrale e settentrionale e nelle varietà sarde. In particolare nei dialetti me-ridionali1compaiono il dittongo ascendente [je wo], il dittongo discendente [iǝuǝ] o l’esito [i u], diffusi in molte varietà meridionali. nei dialetti mediani di area adriatica, e in varietà romagnole e lombardo-alpine /a / presenta gli esiti metafonetici [ɛe i], di norma nel solo contesto *-i (Rohlfs 1966).

I sistemi con tre gradi di apertura di Sicilia, Calabria e Salento, e quelli con vocalismo a tre gradi di tipo sardo (Sardegna, zona Lausberg; cfr. Savoia 1997) metafonizzano il solo grado medio disponibile nel sistema, con chiusura di un grado nelle varietà sarde e in alcune varietà calabresi, oppure con esiti dittongati, o con realizzazioni [i u], in varietà calabresi e siciliane. Quindi, nelle varietà siciliane che qui esaminiamo la metafonia interessa solo le vocali medio-basse toniche, dando luogo a due tipi di esiti, il dittongo [iəuə] o la vocale alta, [i u]. La distribuzione dei diversi tipi di metafonia non è omogenea: la metafo-nia di /a/ è nel complesso la meno diffusa; la metafometafo-nia delle medio-alte sem-bra al contrario il processo con più ampia e regolare estensione (Rohlfs 1966; Stehl 1980; maiden 1985, 1987; Savoia / maiden 1997; Carosella 1998/1999, 2005). maiden (1987) mette in luce un rapporto implicazionale per cui, nei si-stemi a quattro gradi di apertura, la presenza della metafonia di a presuppone quella delle vocali medio-basse e quest’ultima, a sua volta, presuppone quella delle vocali medio-alte.

Una seconda discriminante riguarda il contesto in cui si realizza la metafo-nia (Schürr 1970; maiden 1987). nei dialetti meridionali metafonizzanti in ge-nerale il processo dipende sia da i che da u seguenti o finali originarie. In molte varietà abruzzesi, molisane e pugliesi settentrionali, dipende solo da *i finale. nei dialetti settentrionali la metafonia dipende generalmente dalla sola *-i del maschile plurale o delle forme verbali. Vi sono varietà che sembrano esclude-re, anche per il passato, la metafonia, come i dialetti toscani, le varietà marchi-giane e umbre settentrionali (Castellani 1967, 1970; maiden 1991), alcune va-rietà della Lucania centrale (aliano) e meridionale (Colobraro), quelli della Ca-labria meridionale e del Cilento meridionale (Camerota), i dialetti della Sicilia occidentale e orientale (Ruffino 1984), le varietà corse, sassaresi e galluresi. Consideriamo la metafonia del dialetto di tipo italiano centro-meridionale di mascioni (abruzzo) con un sistema di vocali toniche a quattro gradi di

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apertura. Come mostrano i dati in (1), la metafonia dà vita a un sistema di al-ternanze, per cui nei contesti con -a, e -e, -o originari postonici, compaiono gli esiti medio-alti, in (1a) e medio-bassi, in (1b). Una vocale postonica alta origi-naria si combina con esiti tonici metafonetici, per cui le vocali medio-alte ori-ginarie si realizzano come alte mentre le vocali medio-basse oriori-ginarie si rea-lizzano come medio-alte.

(1) a. metafonia delle vocali medio-alte

["veta] ‘dita’ ["vitu] ‘dito’

["roʃʃa]/["roʃʃe] ‘rossa/rosse’ ["ruʃʃu]/["ruʃʃi] ‘rosso/rossi’ b. metafonia delle vocali medio-basse

["sɛrpa] ‘serpe’ ["serpi] ‘serpi’ ["nɔa]/["nɔe] ‘nuova/nuove’ ["nou]/[noi] ‘nuovo/nuovi’

maSCIonI

nella letteratura fonologica, la metafonia ha trattamenti differenti. Cala-brese (1998) interpreta la metafonia come il risultato della diffusione (sprea-ding) di [+alto] dalla vocale finale. L’obiettivo di Calabrese (1998) è caratte-rizzare la metafonia come un unico processo, sia nel caso di toniche medio-al-te, con esiti [i u], sia nel caso di toniche medio-basse con esiti [e o]/[je wo]/[iəuə]/[i u]. Come è noto molte varietà centromeridionali hanno due se-rie di vocali medie, cioè le alte, [ɛ ɔ] [-alto, -basso, +aTR], e le medio-basse, [ɛ ɔ], [- alto, -basso, -aTR], oltre alle vocali alte [i u], come in (2).

(2) i u [+aTR]2 [+alto]

e o [-alto, -basso]

---ɛ ɔ [-aTR]

La diffusione di [+alto] non crea problemi quando si associa al conte-nuto delle vocali medio-alte [e o] che sono [+aTR], dando in uscita esiti [i u], come suggerito in (3) per le alternanti [+alto] in (1a) del dialetto di ma-scioni.

(3) a. kr o tʃ i  "krutʃi ‘croci’

X X

[-cons] [-cons]

[+aTR] [-alto] [+alto]

maSCIonI 2 Il tratto [aTR] Advanced Tongue Root viene associato alla distinzione tra vocali medio-alte [+aTR] e vocali medio-basse [-aTR]. Le vocali alte [i u] sono tipicamente associate a [+aTR]. La vocale bassa è a sua volta tipicamente [-aTR].

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Il problema sorge quando [+alto] si combina con le vocali medio-basse [ɛ ɔ], [-aTR]. Calabrese assume che questa combinazione sia particolarmen-te marcata dal punto di vista di una particolarmen-teoria dei tratti. Inoltre, in generale, nelle varietà italiane, non ci sono inventari che contengono vocali [+alto, -aTR], del tipo di [ɪ ʊ], e comunque non come esito della metafonia; sarà attivo per-ciò un filtro che esclude questa combinazione, come in (4). Questo significa che la diffusione di [+alto] fa scattare strategie di riparo che generano com-binazioni meno marcate, cioè [+alto, +aTR] [i u], [-alto, +aTR] [e o], o un dittongo, che separa la parte [+alto] dal resto del contenuto vocalico, come in [ie uo] [+alto,+aTR][-alto].

(5) * [+alto, -aTR]

In conclusione, se vogliamo mantenere ferma l’ipotesi che la metafonia è un processo unitario basato sulla diffusione di [+alto], dobbiamo prevedere un insieme di regole che manipolano, modificandolo, l’effettivo risultato della diffusione di [+alto], come proposto in Calabrese (1998). Walker (2005), Sa-voia (2015, 2016), SaSa-voia / Baldi (2016) spiegano la metafonia nei termini di un meccanismo di legittimazione (licensing). La vocale tonica legittima le pro-prietà di grado di apertura della vocale seguente/finale, in quanto la vocale to-nica realizza a sua volta queste stesse proprietà, dando luogo alla metafonia. Più precisamente, nel caso della metafonia delle medio-alte, [+alto] sulla vo-cale tonica legittima questa stessa proprietà nella vovo-cale seguente/finale del suo dominio; nel caso della metafonia delle medio-basse [+aTR] sulla vocale tonica legittima [+aTR] nella vocale seguente/finale. Indipendentemente dal-la particodal-lare soluzione adottata, ciò che vediamo è che dal-la metafonia corri-sponde a un dominio armonizzante nel quale un sotto-insieme di proprietà melodiche si realizza sul nucleo accentato e sul nucleo atono seguente.

nella discussione che segue avremo come nostro quadro di riferimento il modello messo a punto dalla ‘Government Phonology’ (Kaye / Lowenstamm / Vergnaud 1985, 1990; Kaye 1990; Charette 1991; Harris 1994), che compren-de la rappresentazione autosegmentale, la struttura sillabica e prosodica, le re-lazioni tra posizioni sillabiche, la legittimazione da parte di segmenti promi-nenti nell’organizzazione prosodica della stringa e l’analisi in elementi. La re-cente discussione nel modello GP ha portato ad alcune proposte (Pöchtrager 2006, 2015; Pöchtrager / Kaye 2013), che in parte ispirano le rappresentazioni che adotteremo. Se ricorriamo a una rappresentazione del contenuto dei seg-menti in termini di eleseg-menti (cfr. Harris / Lindsey 1990 e 1995; Backley 2011; Savoia 2016; Savoia / Baldi 2016), invece che di tratti, vediamo che l’occor-renza di [i u] in posizione finale o postonica richiede un elemento di risonan-za [I]/[U] come testa del nucleo tonico, ottenendo così l’allineamento sul grado di apertura. Il punto è che nelle rappresentazioni ad elementi il grado

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di apertura è codificato insieme alle proprietà di cavità, per cui ad esempio le vocali alte sono rappresentate da due elementi diversi [I]/[U], che a loro vol-ta, combinandosi con [a] danno luogo alle vocali medie.

Come si vede dalla discussione delle alternanze in (1), la metafonia man-tiene e rafforza, estendendolo lungo la stringa, l’effetto acustico introdottodal-le vocali alte. Più precisamente, introdottodal-le vocali alte hanno una F13di bassa frequen-za che le separa dalle vocali medie e basse. È questa la proprietà che viene du-plicata dalla metafonia sul nucleo tonico. In questo senso, perché la metafonia si applichi, è indifferente che sia [I] o [U] ad essere coinvolto nella testa o nel segmento determinante. In via provvisoria, possiamo assumere che nella me-tafonia è coinvolto l’elemento [F1], associato ad una zona di bassa frequenza nello spettro acustico nelle vocali [i u]. Il processo di armonizzazione corri-sponde all’occorrenza di questa proprietà formantica nel dominio, rendendo interpretabili le vocali alte (legittimazione), come in (7a). Così, in combinazio-ne con gli elementi [I]/[U] combinazio-nelle vocali medio-alte [e o], [F1] accresce la componente di bassa frequenza di F1 dando origine a [i u], [F1, I/U], come in (7b). nelle vocali medio-basse [ɛ ɔ], il rafforzamento dei valori di bassa-fre-quenza è caratterizzabile per mezzo delle semplici combinazioni [I/U, a], pri-vo di una collocazione contrastiva di F1. Possiamo pensare che [F1] giochi un ruolo nel caso delle medio-alte, in cui forza l’interpretazione più chiusa, [e o], come in (7c). nelle rappresentazioni (7b,c) il contenuto delle vocali è proiet-tato ai livelli prosodici di piede e di parola, dove il nucleo tonico, negli esempi quello di sinistra, legittima l’intero dominio.

(7) a. La vocale testa legittima [F1] in posizione finale/post-tonica nel dominio prosodico (piede).

b. [I]

[I] [U]

v [I] t [U] ["vitu] ‘dito’ [F1]

c. [U, a]

[U, a] [I]

n [U, a] [I] ["noi] ‘nuovi’ [F1]

maSCIonI 3 Cfr. la discussione in Savoia in c.s.

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Come si vede, le rappresentazioni in (3) danno una stessa caratterizzazione della metafonia indipendentemente dal grado di apertura della vocale tonica. In questo senso, questa analisi supera la dicotomia generalmente assunta nel trattamento della metafonia, come nel caso di Calabrese (1998), portando ad una caratterizzazione unitaria di fenomeni chiaramente identici ma non imme-diatamente riducibili sulla base degli inventari tradizionali di tratti o elementi. In molti dialetti il contesto fonetico originario della metafonia è ridotto o eliminato, come nelle varietà in cui le vocali postoniche o finali hanno subito processi di indebolimento. nelle varietà settentrionali le vocali postoniche/fi-nali diverse da -a si sono cancellate; inoltre, in molte varietà meridiopostoniche/fi-nali le vo-cali postoniche, eccetto [a], si neutralizzano in [ə], e nei dialetti siciliani e sar-di campidanesi le vocali mesar-die neutralizzano in [i u] rispettivamente (Rohlfs 1966; maiden 1987). In questi sistemi, quindi, la metafonia è morfologizzata, mancando totalmente o parzialmente del contesto fonetico. mantiene però la capacità di distinguere categorie flessive (singolare/plurale, maschile/femmi-nile, 2ps). Come nota maiden (1985), non è comunque possibile assegnare al-le alternanti metafonetiche un trattamento unicamente morfologico nemmeno nei sistemi con neutralizzazione della vocale finale, poiché gli esiti metafone-tici preservano in maniera regolare una parte del contenuto fonologico delle alternanti non metafonizzate (cfr. anche la discussione in Calabrese 1995).

2. La metafonia nel dialetto di Modica

La metafonia nelle varietà siciliane riguarda solo le vocali toniche basse originarie [ɛ ɔ], dato che in questi sistemi non troviamo toniche medio-alte4. Inoltre, poiché le vocali medie atone originarie si sono chiuse in esiti [+alto], in posizione postonica e finale troviamo solo esiti [+alto] o [a]. Que-sto ha oscurato la distribuzione iniziale degli esiti metafonetici, cancellando la differenza tra contesti con vocale [+alto] postonica originaria che determina-vano la metafonia e contesti con vocale [-alto] postonica originaria che non la determinavano5. L’unica restrizione di natura fonologica ancora valida riguar-da il contesto con [a] finale o postonica, che esclude gli esiti tonici metafone-tici. Piccitto (1951), mocciaro (1980), Ruffino (1984), Varvaro (1988) forni-scono una dettagliata descrizione della distribuzione della metafonia in Sicilia. Piccitto in particolare conclude, sulla base di considerazioni di storia sociale

4 L’origine del sistema vocalico siciliano a tre gradi di apertura è oggetto di discussione tra gli stu-diosi. Si vedano tra gli altri Rohlfs (1966), Fanciullo (1984). È interessante osservare che nelle aree oc-cidentali prive di metafonia, la pronuncia delle vocali medie non corrisponde necessariamente a quel-la di esiti medio-bassi. matranga (2013) riporta i dati sperimentali requel-lativi a centri di questa area che confermano la presenza di realizzazioni semi-chiuse, eventualmente limitate alla vocale posteriore.

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dell’isola e di natura geolinguistica, che l’area della metafonia doveva essere molto più estesa. attualmente la metafonia caratterizza un’ampia area centrale che include enna e Caltanissetta, e un’area sud-orientale. Gli esiti variano tra dittongo discendente [iəuə], dittongo ascendente [je wo] e esiti semplici [i u]. La varietà di modica ci permette di esaminare il rapporto tra metafonia e informazione morfologica sulla base di un vocalismo atono sufficientemente stabile, comunque esente dai processi di armonizzazione come quelli che ve-dremo nella sezione successiva. Tuttavia, introdurre le coordinate che gene-ralmente caratterizzano la metafonia nei dialetti siciliani è necessario per poter inquadrare la metafonia in rapporto agli altri fenomeni di armonizzazione vo-calica nella discussione successiva. Come gli altri sistemi siciliani, la varietà di modica è priva di vocali medio-alte, come in (8). nei contesti di metafonia ri-corrono nuclei complessi, dittonghi, di tipo [je wo].

Come mostrano esempi del tipo di ["pjessuku]/["pjessuki] ‘pesca/pesche’ in (8b’), la metafonia tiene conto di una vocale alta immediatamente seguente la vocale tonica. Quindi come nei dialetti sardi e calabresi anche una vocale al-ta in posizione mediana può determinare l’assimilazione meal-tafonetica. Tutal-tavia il processo è almeno in parte morfologizzato. Infatti, in generale [u] finale o seguente fa scattare l’alternante metafonetica, come nel caso di ["sworu] ‘sorel-la’, della 1ps del verbo e delle forme con u finale e intermedio nell’imperfetto indicativo in (8a’). La 3pp -iru del passato remoto esclude la metafonia; in que-sto caso, non è esclusa la realizzazione con -u- intermedio, armonizzato su -u finale, a partire da /i/, come può suggerire la tendenza verso una realizzazione indebolita [ʉ ɨ], del tipo ["pɛssʉru]/["pɛssɨru]. al contrario u della 3pp del pre-sente indicativo, della 3pp del perfetto debole e delle persone dell’imperfetto seleziona esiti metafonetici, come in (8d’). Per quanto riguarda [i] postonica, -i finale del fs di III classe non prevede metafonia, come negli esempi in (8a), mentre troviamo la metafonia al fp. analogamente, -i di 3ps non metafonizza, come in (8d), a differenza di -i di 2ps, in (8d’). nelle sequenze proparossitone troviamo sia esiti lessicalizzati con metafonia, come ["pjekura]/["pjekuri] ‘peco-ra/pecore’ in (8c’), sia esiti non metafonetici, come ["ɛriva] ‘erba’, in (8c) e (8d). In altre parole, solo -i finale di tipo flessivo sembra associata in maniera rego-lare alla metafonia, anche se con restrizioni morfologiche. L’esito metafonetico corrisponde una sequenza che combina una parte semivocalica alta e una parte vocalica medio-alta. In (9) viene presentato l’inventario vocalico di modica. (8) a. ["pɛri] ‘piede’ a’. ["pjeri] ‘piedi’

["frɛvi] ‘febbre’

["lɛtta] ‘letti’ ["ljettu] ‘letto’

["vɛttʃa] ‘vecchia’ ["vjettʃu]/["vjettʃi] ‘vecchio/vecchi/e’ ["vɛʃpa]/["vɛʃpi] ‘vespa/vespe’

["rrɔta]/["rrɔti] ‘ruota’ ["wottʃu]/["wottʃi] ‘occhio/occhi’ ["kɔɖɖa] ‘colli’ ["kwoɖɖu] ‘collo’

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["rɔssa] ‘grossa’ ["rwossu]/["rwossi] ‘grosso/grossi/e’ ["nɔtti] ‘notte’ ["sworu] ‘sorella/sorelle’

c. ["ɛriva] ‘erba’ c’. ["pjekura]/["pjekuri] ‘pecora/pecore’ ["pjessuku]/["pjessuki] ‘pesca/pesche’ ["tjebbiðu]/["tjebbiða] ‘tiepido/tiepida’ d. ["pɛddi] ‘(egli) perde’ d’. ["pjeddu]/["pjeddi]/["pjeddunu]

‘perdo/perdi/perdono’ ["pɛssi]/["pɛssɨru] ‘persi/persero’

["rɛsi]/["rɛsɨru] ‘detti/dettero’

["rɔmmi] ‘(egli) dorme’ ["rwommu]/["rwommi]/["rwommunu] ‘dormo/dormi/dormono’

["rɔrmiri] ‘dormire’ [rum"mjemu] ‘dormiamo’ [rum"mjeutu]/[rum"mjeumu]/ [rum"mjeubu]/[rum"mjeunu] ‘dormivi/dormivamo/ dormivate/dormivano’ [rum"mjemmu]/[rum"mjeru] ‘dormimmo/dormirono’

["mɔri] ‘(egli) muore’ ["mwori]/[mu"rjemu] ‘muori/moriamo’ ["mɔssi]/["mɔssiru] ‘morii/morirono’ ["mwottu] ‘morto’

moDICa

(9) modica

i [I, F1] u [U, F1]

je [I, F1] [I, a] wo [U, F1] [U, a]

ɛ [I,a] ɔ [U, a]

a [a]

Un aspetto interessante della distribuzione illustrata in (8) è che mentre nei contesti di -i finale (e intermedia) troviamo sia gli esiti dittongati che gli esiti medio-bassi, davanti a u finale e postonico compaiono solo gli esiti metafone-tici. In sostanza, solo nei contesti con -i seguente i dittonghi [je wo] sono in al-ternativa con [ɛ ɔ]. La restrizione in (10) può essere sufficiente a rendere conto della distribuzione degli esiti metafonetici, che caratterizziamo come rispetti-vamente [I, F1] [I,a] per [je] e [U, F1] [U,a] per [wo]. (10) interpreta gli esi-ti determinaesi-ti da u finale e postonico, nei termini di un meccanismo di caratte-re sostanzialmente fonologico, e gli esiti introdotti dalle proprietà di pl e 2ps, nei termini di un meccanismo sensibile al contenuto morfologico. naturalmen-te, dobbiamo assegnare a [a] accentata lo status per cui [a] è sufficiente a legit-timare qualsiasi contenuto melodico in posizione debole di parola.

(10) Metafonia

a. [F1] di [I]/[U] è legittimata sul nucleo tonico, inclusi i contesti di pl e 2ps (metafonia)

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Seguendo la proposta in Savoia (2016) e Savoia / Baldi (2016), i dittonghi ascendenti, al pari di quelli discendenti, corrispondono a una sequenza di due posizioni interne al nucleo, nella quale la posizione di destra è prominente. In (11)-(12) la metafonia è rappresentata come il dominio della proprietà [F1], che, come accennato, si associa agli elementi [I] e [U] testa. (12) caratterizza il contesto proparossitono, nel quale è la vocale alta intermedia a far scattare la metafonia. nelle strutture in (11)-(12) la parte prominente del dittongo, in que-sti esempi la parte pienamente vocalica a destra, è quella che proietta le posizio-ne prosodiche più alte. ad esempio in (11)-(12) sono i contenuti [U, a] e [I, a] che vengono proiettati al livello superiore come teste del dominio del nucleo.

(11) [U, a] [I]

n [U] [U, a] v [I] ["nwovi] ‘nuovi’ [F1]

(12) [I, a] [U]

p [I] [I, a] k [U] r a ["pjekura] ‘pecora’ [F1]

moDICa

La parte vocalica del dittongo è generalmente realizzata come medio-alta, anche se la pronuncia medio-bassa non è esclusa.

3. L’armonizzazione del grado di apertura delle vocali nei dialetti della Sicilia centrale

Le varietà della Sicilia centrale sono caratterizzate da un’armonia di aper-tura vocalica descritta da vari autori, a partire da Rohlfs (1966). Rohlfs osser-va che nei dialetti di quest’area i e u toniche passano a esiti più aperti, trascrit-ti e e o, ad esclusione dei contestrascrit-ti con -a finale. Inoltre, suggerisce che si trat-ta di un fenomeno di metrat-tafonia pur senza specificarne le proprietà, chiara-mente opposte a quelle della metafonia, che come abbiamo visto innalza la to-nica nei contesti di -i, -u seguenti. Cercheremo di collocare questo fenomeno, analizzato in Piccitto (1959), mocciaro (1980), Cruschina (2007), assenza / De angelis nel quadro della letteratura sui fenomeni di armonizzazione voca-lica (Kaye 1989; van der Hulst / Smith 1988).

nei pff. seguenti, al fine di una più immediata lettura del fenomeno, pre-sentiamo i dati relativi alla distribuzione degli esiti armonizzanti nei termini

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della specificazione [+/-aTR]. In particolare, vedremo che in presenza della vocale [+basso] seguente il nucleo tonico si realizzano vocali [+aTR] – chiuse – nel dominio del nucleo tonico; altrimenti all’interno di questo dominio ri-corrono esiti centralizzati [-aTR]. Consideriamo la distribuzione degli esiti [+aTR] e [-aTR] per mezzo dei dati relativi alle varietà parlate in due comu-nità della provincia di Caltanissetta, a milena, in (13)-(14), e a Sutera in (15)-(16)6. Si noti che in queste varietà /a/ finale può essere pronunciata legger-mente palatalizzata e centralizzata. Le realizzazioni [+alto, +aTR] ricorrono in posizione tonica, limitatamente ai contesti in cui la vocale seguente è [a], come in (13a)-(15a), (14a,b)-(16a,b), nel dominio postonico di una tonica [+aTR], come in (+14c)-(16c), e nel dominio protonico di [a] tonica, come in (14b)-(16b). In altre parole, [a] seleziona [+aTR] sulle vocali [+alto] alla sua sinistra; questo effetto si manifesta in particolare quando è postonica, fi-nale o intermedia di proparossitono, richiedendo [+aTR] sulla tonica [+alto], come ad es. in [pɪr"divatʊ] in (14c). negli altri contesti, le vocali [+alto] sono [-aTR], inclusa la posizione ossitona in (14d)-(16d), le stringhe con vocale [+alto] finale in (13b)-(15b) e quelle con sequenze protoniche e postoniche in (14a,b,c)-(16a,b,c). In particolare, [a] tonica in (13b)-(15b) e i dittonghi me-tafonetici [iəuə] in (13d)-(15d) si combinano con [ɪ ʊ], [-aTR], finali. (13) milena

Stringhe parossitone di due vocali

a. i-a u-a e-a o-a "fiλλa figlia "kruda cruda "beɖɖa bella "rota ruota "tira tira.3ps "fuma fuma.3ps "leva leva.3ps "koʃʃa coscia a-a

"vrattsa braccia "amma gamba

b.ɪ-ɪ ɪ-ʊ ʊ-ɪ ʊ

"fɪλλɪ figli/e "fɪλλʊfiglio "krʊdɪ crudi/e "krʊdʊcrudo "tɪrɪ tiri.2ps "tɪrʊ tiro.1ps "fʊmɪfumi.2ps "fʊmʊfumo.1ps

a-ɪ a-ʊ

"ammɪgambe "vrattsʊbraccio "lattɪlatte "nasʊnaso

c. ɛ-ɪ ɔ-ɪ ɔ "pɛðɪpiede "rɔtɪruote "ɔttʊ

"pɛɖɖɪpelle/i "kɔʃʃɪcosce "nɛʃʃɪesce.3ps "dɔrmɪdorme.3ps

6 I dati di milena e di Sutera sono stati raccolti per mezzo di indagini sul campo svolte nel 2006 e nel 2014. L’inchiesta del 2014 ha fornito le registrazioni sulle quali è stata applicata l’analisi spet-trografica.

(15)

d. iə-ɪ iə-ʊ uə-ɪ uə-ʊ

"piəðɪpiedi "viəccʊvecchio "uəccɪocchi "uəccʊocchio "biəɖɖɪbelli/e "niəʃʃʊesco.1ps "gruəssɪgrossi/e "gruəssʊgrosso "niəʃʃɪesci.2ps "duərmɪdormi.2ps "duərmʊdormo.1ps "liəvɪlevi.2ps "liəvʊlevo.1s

(14) milena

Stringhe con vocale protonica

a. a-i/u-a a-e/o-a a-a-ɪ/ʊ a-V-ɪ/ʊ kat"tiva vedova as"petta aspetta.3ps ca"marɪchiamare kat"tɪvɪvedove ka"rusa ragazza aʃ"tʊtʊspengo.1ps

as"piəttʊaspetto.1ps b. [+alto]-[+ATR] [+alto]-[-alto] [+alto]-a [+alto]-[-ATR]

mi"luna meloni

ku"teɖɖa coltelli li"vatɪlevate.2pp nɪʃ"ʃɪvʊuscii.1ps

kri"ðiva credeva.3ps pur"tammʊportiamo.1pp vɪ"vɪtɪbevete.2pp mɪ"lʊnɪmelone [+alto]-iə-/-uə -kʊ"tiəɖɖʊcoltello nɪ"ʃiəmmʊusciamo.1pp dʊr"miəmmʊdormiamo.1pp c. Stringhe proparossitone

"V-[+alto]-a "V-[+alto]-[-ATR] "V-a-[+alto] fur"mikula formica fʊr"mɪkʊlɪformiche "λommarʊgomitolo "nivika nevica.3ps "fɪmmɪnɪdonne fʊ"mavamʊfumavamo "fimmina donna "rʊppɪrʊruppero.3pp pɪr"divatʊperdevi.2ps "niura nera "nɪʊrʊnero

"jɛnnɪrʊgenero d. Ossitoni

[+alto] [-alto] a nɪʃ"ʃɪuscì.3psè.3ps kka qua fɪ"nɪfinì.3pssei.2ps sa sai.2ps dʊr"mɪdormirepuò.3ps aʃtʊ"ta spengeretu ca"ma chiamare (15) Sutera

Stringhe parossitone di due vocali

a. i-a u-a e-a o-a "fiλλa figlia "kruda cruda "sɛddʒa sedia "rɔta ruota "jita dita "kuða coda "vɛcca vecchia "lɔŋŋa lunga

"jɔka gioca.3s a-a

"apa ape "amma gamba "lava lava.3s

(16)

b.ɪ-ɪ ɪ-ʊ ʊ ʊ

"pɪλλɪpigli.2s "fɪλλʊfiglio "krʊdɪcrudi/e "krʊdʊcrudo "sɪtɪsete "jɪtʊdito "krʊtʃɪcroce "sʊlʊsolo ar"rɪðɪridi.2s "vɪnʊvino "kʊsɪcuci.2s "kʊsʊcucio.1s

a-ɪ a-ʊ

"ammɪgambe "vrattsʊbraccio "appɪebbi.1s "nasʊnaso "lavɪlavi.2s "lavʊlavo.1s

c. ɛ-ɪ ɔ-ɪ ɔ "pɛðɪpiede "rɔtɪruote "ɔttʊotto "mɛtɪmiete.3s "kɔʃʃɪcosce

"dɔrmɪdorme.3s

d. iə-ɪ iə-ʊ uə-ɪ uə-ʊ "piəðɪpiedi "viəccʊvecchio "uəccɪocchi "uəccʊocchio "viənɪvieni.2s "liəttʊletto "juəkɪgiochi.2s "juəkʊgioco.1s

"duərmɪdormi.2s "duərmʊdormo.1s (16) Sutera

Stringhe con vocale protonica

a. v-V-(v)

a-i/u-a a-e/o-a a-a-ɪ/ʊ a-V-ɪ/ʊ ka"tina catena as"petta aspetta.3s fal"larʊgrembiule ma"rɪtɪmariti"tuta spenge.3s aʃ"tʊtʊspengo.1s b. [+alto]-[+ATR] [+alto]-[-alto] [+alto]-[-ATR] [+alto]-iə-/-uə

-mi"luna meloni kʊt"tɛɖɖa coltelli skrɪs"sʊnɪserpe kut"tiəɖɖʊcoltello ku"siva cuciva.3s mʊλ"λɛrɪmoglie dʊr"mɪssɪdormirei.1s mɪ"tiəmmʊmietiamo.1p kri"ðiva credeva.3s mɪ"lʊnɪmelone ʊr"mʊtʊdormito dur"miəmmʊdormiamo.1p tʃi"puɖɖa cipolla

kanuʃ"ʃiva conosceva.3s [+alto]-a

aʃtu"tammʊspengiamo.1p du"manɪdomani

c. Stringheproparossitone

"V-[+alto]-a "V-[+alto]-[-ATR] "V-a-[+alto]

frum"mikula formica frʊm"mɪkʊlɪformiche sɪ "kurkanʊsi coricano.3p "piəkura pecora "vɪspɪkʊvescovo mi"tivatʊmietevi.2s "fimmina donna "fɪmmɪnɪdonne dur"mivamʊdormivamo.1p du"minika domenica vɪ"vɪʃtɪvʊbeveste.2p

dʊr"mɪʃtɪvʊdormiste.2p "miərkʊrɪmercoledì "miɛtɪnʊmietono.3p

d. [+alto] [-alto] a mʊ"rɪmorì.3spuò.3s as"sa assaipiù va vai.2s

(17)

In generale nelle varietà siciliane, incluse quelle qui esaminate, le vocali medie non ricorrono in posizione atona, dove troviamo solo esiti [+alto] in corrispondenza di vocali [-alto] originarie o di livello lessicale o [a]. avremo quindi una distribuzione del tipo illustrato in (17).

(17) ["lava] vs. [la"vamʊ] ‘lava/laviamo’ [ar"rɪdʊ] vs. [arrɪ"diəmmʊ] ‘rido/ridiamo’ ["pɛrdɪ]/[pɪr"diəmmʊ] ‘(egli) perde/perdiamo’ [dɔrmɪ] vs. [dur"mivamʊ] ‘(egli) dorme/dormivamo’ ["leva] vs. [lɪ"vatɪ] ‘leva/levate’

["porta] vs. [pʊr"tammʊ] ‘porta/portiamo’

mILena

["mɛtɪ] vs. [mɪ"tiəmmʊ] ‘(egli) miete/(noi) mietiamo’ ["dɔrmɪ] vs. [dur"mivamʊ] ‘(egli) dorme/dormivamo’

SUTeRa

["vɛnɪ]/[vɪ"nɪmʊ] ‘(egli) viene/veniamo’ ["jɔka]/[jʊ"kamʊ] ‘(egli) gioca/giochiamo’

VILLaPRIoLo

La distribuzione degli esiti armonizzati presuppone una restrizione sul grado di apertura delle vocali atone ammesse nei sistemi siciliani. abbiamo vi-sto in (13)-(14) e (15)-(16) che in posizione atona, compresa quindi la posizio-ne finale, troviamo [a] o vocali [+alto], mentre sono escluse le vocali medie [- basso, -alto], come in (18).

(18) Vocali in posizione atona

[n/a/V… [-basso] …  [+alto]/[nforte]

Una vocale atona nel dominio di parola è [-basso] solo se è [+alto]

L’aspetto comunque problematico della distribuzione degli esiti [-aTR] è che [a] postonico, cioè la vocale [+basso, -aTR], seleziona esiti tonici [+aTR]. Dato il suo contenuto fonologico ci aspetteremmo che [a] fosse un trigger dell’armonia. Invece, [a] in posizione finale postonica la blocca e è opaca se è in posizione tonica ed è preceduta da una vocale [+alto]. assumere che la differenza tra la specificazione [-aTR] di [a], intrinseca a questa vocale, e la specificazione [-aTR] delle vocali [+alto], sembra una soluzione sostan-zialmente ad hoc. Inoltre, anche negli approcci basati sulla sottospecificazio-ne, risulterebbe macchinoso separare l’assegnazione per default di [-aTR] a [a] da quella di [-aTR] alla vocale finale. Bisognerebbe infatti assumere che l’assegnazione di [-aTR] ad [a] è ordinata successivamente all’assegnazione di [-aTR] alla vocale finale e quindi all’applicazione dell’armonia.

nei sistemi in esame, il valore di [aTR] delle vocali [+alto], sia toniche che atone, è fissato dalle vocali comprese tra la posizione tonica e la

(18)

voca-le atona finavoca-le, [… [Piede VaccXV(XV)]]. Il dominio del processo coincide quindi con quello del piede tonico. Come abbiamo visto in (14) e (16) ge-neralmente in protonia il processo si applica in maniera opzionale, per cui come si vede nei dati di milena, sono favoriti gli esiti centralizzati [ɪ ʊ]. Tut-tavia [+aTR] può realizzarsi anche nella stringa alla sinistra della vocale to-nica armonizzante, come mostrano alcuni dati in (14b) e (16b). Così, nel-la pronuncia di alcuni parnel-lanti una vocale [+alto] che precede [a] tonica si realizza come [+aTR], come in [li"vatɪ] in (14b) e (16b). nel nucleo tonico la differenza tra [+aTR] e [-aTR] si realizza in maniera regolare e riconoscibi-le. Questo suggerisce che l’armonizzazione tiene conto del carattere contra-stivo delle specificazioni di [aTR] nel dominio del piede tonico. In partico-lare solo le vocali [-basso] hanno specificazioni [aTR] contrastive, che con-trappongono [i u] e [ɪ ʊ], e, almeno per alcuni parlanti, [ɛ ɔ] e [e o]. Inoltre, visto che in posizione ossitona le vocali alte e medie [-basso] sono comunque [-aTR] dobbiamo concludere che questo valore non è implementato come il risultato di un processo di armonizzazione. La presenza di un nucleo tonico [-aTR] si combina con eventuali nuclei postonici [-aTR], come in (19a), mentre la presenza di [+aTR] sul nucleo tonico si accompagna con [a] finale, come in (19b).

(19) a. [Nforte-aTR] … (-aTR)

b. [Nforte+aTR] … a -aTR

In altre parole [-aTR] è armonico sulle sole vocali [+alto] (o [-basso]), cioè le vocali alte (e medie). Possiamo esprimere la distribuzione di [+aTR]/ [-aTR] come il risultato di una restrizione per cui le specificazioni contrastive di [aTR] sono legittimate sul nucleo tonico, come in (20). La specificazione non contrastiva [-aTR] di [a] sfugge a questa restrizione; nel contesto di [a] postonica in posizione tonica compare [a] o una vocale [+aTR].

(20) [-aTR] contrastivo nel nucleo tonico legittima [-aTR] contrastivo nelle vocali atone seguenti/adiacenti nel suo dominio.

(21a) mostra l’allineamento [-aTR] [-aTR], mentre (21b) illustra l’allinea-mento [+aTR] [-aTR]. La restrizione in (20) richiede l’accordo tra nucleo to-nico e nucleo debole seguente su [-aTR] contrastivo, come in (21a). Una con-seguenza di (20) è che [-aTR] non contrastivo di [a] non è interpretato dal-l’armonizzazione e non può essere legittimato da [-aTR] sul nucleo tonico. Dato che il requisito è fissato sulle proprietà contrastive del nucleo tonico, troviamo [+aTR] sul nucleo tonico quando [-aTR] non contrastivo è asso-ciato a [a] seguente, come in (21b). Questa soluzione riformula la differenza tra [-aTR] su [a] da [-aTR] sulla vocale finale proposta in Cruschina (2007) in termini di contrastività.

(19)

(21) a. n b. n > n > n n > a n a n a R a n a n a n n x x x x x x x x x x x x x x k r ʊ ð ɪ f ʊ r m i k u l a

[-aTR] [-aTR] [-aTR] [+aTR] [+aTR] [-aTR]

mILena

(20) rende conto non solo della distribuzione delle vocali alte, ma anche di quella delle vocali medie. Come abbiamo visto in (13), (14)-(15), (16), al-meno nelle produzioni di alcune informatrici di milena le vocali medie si di-stribuiscono in maniera simile a quella delle vocali alte, con esiti medio-bassi nei contesti con [ɪ ʊ] seguenti e esiti medio-alti con [a] seguente. Questo non è sempre attestato nei dati di Sutera, dove ricorrono esiti come ["rɔta] in (15a) di contro a ["rota] in (13a). Quindi, la varietà degli informatori di Sutera man-ca almeno opzionalmente degli esiti [e o], e, di conseguenza, (20) è limitata ai nuclei [+alto] e non include le vocali medie. Per quanto riguarda il vocalismo protonico, (20) è attiva solo opzionalmente.

4. L’analisi acustica dell’armonizzazione

Passiamo all’analisi delle proprietà acustiche delle vocali coinvolte nell’ar-monizzazione. Gli spettrogrammi in (22) illustrano il contrasto tra la struttura spettrale di [u] tonica di ["fuma] in ["jɪɖɖʊ"fuma] in (22a), e di [ʊ] tonica di ["fʊmɪ] in [tʊ"fʊmɪ] in (22b). L’inviluppo spettrale di [u] tonica in (22a) è quello tipico della vocale alta posteriore arrotondata, con una posizione rav-vicinata di F1 e F2 nella zona bassa dello spettro, mentre a [ʊ] corrisponde una F1 più elevata.Tenendo conto dei prototipi vocalici del corpus UPSID (UCLa Phonological Segment Inventory Database)e della letteratura rilevante (cfr. archangeli / Pulleyblank 1994; Ladefoged / maddieson 1996) i due esiti possono essere riportati al contrasto tra [+alto,+aTR] e [+alto,-aTR].

I grafici in (23) e (25)7schematizzano la distribuzione nei diversi contesti degli esiti delle vocali alte e di [a], toniche e atone, e delle vocali medie

toni-7 Lo stesso questionario è stato somministrato anche ad altre due informatrici di milena e ad un informatore di Sutera. Un’analisi acustica è stata applicata solo alle realizzazioni di una delle informatrici di milena, come indicato a testo. Il confronto tra i risultati relativi alle tre informatrici

(20)

che. I valori medi di F1 (in ascissa) e di F2 (in ordinata) delle vocali sono cal-colati su un corpus di 250 realizzazioni ottenute tramite un’indagine sul cam-po condotta con una informatrice di milena con conoscenza nativa del dialet-to; le realizzazioni raccolte sono state sottoposte ad analisi spettrografica per mezzo del software Praat. Per quanto riguarda gli esiti tonici in (23), i valori di F1 e F2 delle vocali [+alto] separano due tipi diversi di realizzazione.

L’e-di milena mostra che, inL’e-dipendentemente dai valori assoluti, la L’e-distribuzione in (23)-(25) è simile nei diversi parlanti. Questo vale anche per la varietà di Sutera, per la quale il grafico in (27) è stato ela-borato alcuni anni fa sulla base delle realizzazioni di un’informatrice del luogo.

(22) Milena

a. b.

"j ɪ ɖɖ ʊ "f u m a t ʊ "f ʊ m ɪ

(21)

sito più chiuso, corrispondente a [i u], ricorre nei contesti __Xa, cioè davanti a [a] seguente, finale o mediana di proparossitono, mentre negli altri contesti, __Xɪ/ʊ, ricorre un esito centralizzato [ɪ ʊ], caratterizzato da una F1 più ele-vata, in corrispondenza di una pronuncia più aperta.

Il contrasto [+/-aTR] include, almeno per alcuni informatori, anche le vocali medie, per cui nel contesto di [a] seguente troviamo [e o], mentre negli altri contesti compaiono [ɛ ɔ]. Inoltre, i valori dell’elemento vocalico iniziale dei dittonghi metafonetici [iəuə], leggermente più chiusi, sono separati dai valori delle realizzazioni [i u] in contesto di [a] seguente, anche se la prova del test t di Student esclude che le differenze tra queste medie siano significative. Le medie riportate dal grafico sono dettagliate in (24a,b), dove i valori in Hz si riferiscono alle vocali toniche. nelle vocali [+alto] toniche finali di pa-rola, i valori medi di F1 e F2 non si discostano da quelli degli esiti [ɪ ʊ] tonici in diverso contesto, come in (24b).

(24) Milena a. i(ə) F1 318,62Hz, F2 2818,18Hz u(ə) F1 366,28Hz, F2 885Hz iXa F1 348,21Hz, F2 2826,28Hz uXa F1 366,28Hz, F2 1046,7Hz ɪXɪ/ʊ F1 537,52Hz, F2 2464,56Hz ʊXɪ/ʊ F1 547,6Hz, F2 1046,7Hz eXa F1 479,16Hz, F2 2469Hz oXa F1 596,25Hz, F2 1232,5Hz ɛXɪ/ʊ F1 620,44, F2 2241,88 ɔXɪ/ʊ F1 609,25Hz, F2 1143Hz a F1 826,17, F2 1658,35 b.ɪ# F1 533,3Hz, F2 2462,3Hz ʊ# F1 565,8Hz, F2 1047,12Hz La verifica con il test t di Student mostra che i principali contrasti sono as-sociati a valori P di probabilità che le differenze siano dovute al caso, inferiori all’1% (<0,01). Un’eccezione già segnalata è quella riguardante le differenze nella realizzazione di [i] e [u] iniziali di dittongo, per cui possiamo unificare in un’unica [i] e in un’unica [u] le realizzazioni dei due contesti. negli altri casi, il contrasto tra vocali [+aTR], con valori medi di F1 più elevati e valori medi di F2 più bassi corrisponde a differenze significative. In particolare, al-meno per quanto riguarda i contrasti principali sono significativi i seguenti va-lori di P: [i]/[ɪ] per F1 P (T<=t) una coda 1,06e-17, [i]/[ɪ] per F2 P (T<=t) una coda 8,28e-11; [u]/[ʊ] per F1 P (T<=t) una coda 0,000487; [e]/[ɛ] per F1 P (T<=t) una coda 6,2e-05, [e]/[ɛ] per F1 P (T<=t) una coda 0,001372. Il contrasto per [u]/[ʊ] su F2 non raggiunge una P significativa (P (T<=t) 0,267) e analogamente il contrasto [o]/[ɔ] non raggiunge valori significativi, con P per F1 a 0,393 e per F2 P 0,19.

(25) presenta la distribuzione delle vocali atone nei contesti protonici, di-stinti in funzione delle differenti vocali toniche iX"i/u, uX"i/u, ɪX"ɪ, ʊX"ɪ/ʊ, ɪX"a, ʊX"a, e postonici, "VXiXa, VXuXa, "VXɪ(Xɪ/ʊ), "VXʊ(Xɪ/ʊ). Si ricordi che in posizione atona non troviamo le vocali medie [-basso, -alto].

(22)

In generale, nella serie anteriore le differenze relative ai valori di F1 sono più nettamente distanziate. Questo contrasto tra serie anteriore e serie poste-riore è noto in letteratura, nel senso che le vocali della serie anteposte-riore sono ge-neralmente più sensibili ai fenomeni di cavità.

Le medie dei valori di F1 e di F2 sono date in (26); i valori in Hz si riferi-scono alle vocali atone, indicate in grassetto.

(26) mILena a. posizione postonica "VXiXa F1 332Hz, F2 2738,5Hz "VXuXa F1 399,5Hz, F2 1213Hz "VXɪ(Xɪ/ʊ) F1 483,31Hz, F2 2400,29Hz "VXʊ(Xɪ/ʊ) F1 512,61Hz, F2 1266,31Hz a F1 705,68Hz, F2 1708Hz b. posizione protonica iX"i/u F1 426,18Hz, F2 2476,09Hz uX"i/u F1 447,6Hz, F2 1173,4Hz ɪX"ɪ F1 516,5Hz, F2 2307,62Hz ʊX"ɪ/ʊ F1 546Hz, F2 1227,33Hz ɪX"a F1 524,5Hz, F2 2228Hz ʊX"a F1 492,4Hz, F2 1302,2Hz a F1 680,93Hz, F2 1767,81Hz

La verifica con il test t di Student permette di caratterizzare con sufficiente precisione la distribuzione delle proprietà di altezza/avanzamento della lin-gua, mettendo in luce anche alcune interessanti differenze. In primo luogo al-cuni contrasti attesi risultano confermati. In particolare, le vocali [-posteriore, +alto] in contesto protonico __X"i/u, si differenziano significativamente da (25) mILena

(23)

quelle in contesto __X"ɪ(cfr. 13b) per F1, con P (T<=t) una coda 6,02938e-05/ a due code 0,000120588, anche se non per F2. I valori relativi alla vocale [+posteriore] non raggiungono la significatività statistica, anche se vi si avvi-cinano. nuovamente, sono le vocali anteriori a marcare in maniera esplicita e percepibile il contrasto armonico. I contesti __X"a selezionano esiti legger-mente più aperti e centralizzati. Il confronto tra le realizzazioni protoniche e quelle postoniche mostra valori di P scarsamente significativi: solo nel caso di F1 per [ɪ] protonica e postonica il valore di P (T<=t) una coda è significativo anche se superiore a <0,01, cioè P = 0,035.

Il confronto tra gli esiti tonici e gli esiti atoni suggerisce alcune generaliz-zazioni. Consideriamo in primo luogo gli esiti meno chiusi ([-aTR]). Vediamo che la differenza nel valore di F1 tra la realizzazione di [ɪ] tonica F1537,52Hz e quella di [ɪ] postonica F1 483,31Hz è significativa per P (T<=t) una coda, minore di 2,56e-06; nuovamente la differenza relativa a F2 non è significativa. anche la differenza nel valore di F1 tra la realizzazione di [ʊ] tonica F1 547,6Hz e quella di [ʊ] postonica F1 512,61Hz è significativa per P (T<=t) una coda minore di 0,013725; nel caso di [ʊ] anche la differenza relativa a F2 risulta significativa per P minore di 0,01. Le differenze tra esiti protonici e to-nici non sono significative; ciò vale sia per [ɪ] tonico/protonico che per [ʊ] tonico/protonico. Come già osservato in merito al confronto tra posizione po-stonica e posizione protonica, gli esiti protonici sono in generale meno netta-mente differenziati e tendono verso realizzazioni più neutre (cfr. Cruschina 2007). Inoltre anche nel caso di differenze significative rispetto alle toniche [- aTR], come tra [ɪ] tonica e [ɪ] postonica, le atone sono più chiuse.

Confrontiamo ora brevemente le vocali [+alto, +aTR]. I valori medi di F1 e di F2 di [i] protonica e quelli di F1 e di F2 di [i] tonica sono significativa-mente diversi per P (T<=t) una coda 1,6e-05 nel caso di F1 e per P (T<=t) una coda 1,88e-06 nel caso di F2; nuovamente le differenze per [u] non rag-giungono un livello standard di significatività. In particolare gli esiti di [i] protonica sono in media più aperti e centralizzati di quelli di [i] tonica, che si colloca chiaramente nello spazio acustico canonico della vocale [i]. natural-mente, le differenze tra posizione tonica e atona rientrano nel normale contra-sto tra posizioni sotto accento e posizioni non accentate. Più in generale, il quadro delle atone [+alto] corrisponde ad un contrasto su F1 meno nitido di quanto non avvenga per i nuclei tonici. Per quanto riguarda [a] osserviamo che in posizione atona tende ad avvicinarsi a una realizzazione [æ]; la diffe-renza tra valori di F1 in posizione tonica e valori di F1 in posizione atona è si-gnificativa: P (T<=t) una coda 4,9e-07 per F1 tonica/protonica; P (T<=t) una coda 3,83e-05 per F1 tonica/postonica. non arrivano a un livello stan-dard di significatività le differenze tra le realizzazioni postoniche e protoniche. nell’insieme quindi [a] atona si realizza come una vocale leggermente centra-lizzata e più chiusa.

(24)

Riassumendo, le realizzazioni [+alto, +aTR] ricorrono in posizione tonica nel contesto di [a] seguente, ad es. ["fiλλa] in (13a)-(15a) e in posizione posto-nica nel dominio di una toposto-nica [+aTR], come in (14c)-(16c), ad es. ["fimmi-na], quando cioè sono seguite da [a]. In contesto protonico gli esiti delle vo-cali [+alto] sono in generale meno netti; le realizzazioni [+aTR] sono prefe-ribilmente selezionate davanti a una tonica [+aTR], come in [mi"luna] in (14b)-(16b); al contrario negli altri contesti tonici, compresa [a] tonica, gli esi-ti tendono ad essere di esi-tipo [-aTR]. In generale, nei contesesi-ti atoni emerge una parziale neutralizzazione, caratterizzata da valori intermedi di F1 e di F2 rispetto a [i u] e [ɪ ʊ]. Gli esiti in contesto [+aTR] sono meno chiusi e più centralizzati degli esiti [+alto, +aTR] tonici o postonici; analogamente, gli esi-ti [+alto, -aTR] tendono verso una configurazione intermedia tra [+aTR] e Il diagramma in (27) relativo alle toniche [+alto] di Sutera conferma la di-stribuzione esaminata per milena. Le medie sono calcolate sulla base di un corpus di realizzazioni ottenute nel corso di un’indagine sul campo condotta con una informatrice del luogo; le realizzazioni raccolte sono state sottoposte ad analisi spettrografica per mezzo del software multi-Speech, model 3700. Come si vede i valori medi di F1 e F2 delle realizzazioni delle vocali [+alto] separano due timbri vocalici diversi, sensibili al contesto. Tenendo conto dei prototipi vocalici del corpus UPSID (UCLa Phonological Segment Inventory Database), questi timbri possono essere ricondotti rispettivamente a [i u] e a [ɪ ʊ]. nel contesto __Xa, [i] ha un valore medio di F1 di 386Hz e F2 di 2381Hz, [u] ha una F1 media di 360Hz e F2 di 900Hz; nel contesto armoniz-zante, ricorrono [ɪ] con F1 di 515Hz e con F2 di 2142Hz, [ʊ] con F1 di 461Hz e F2 di 1094Hz.

(25)

[- aTR]. ad esempio, nei contesti in (14b)-(16b) in cui la vocale tonica [+alto, +aTR] in corrispondenza di [a] finale è preceduta da una vocale [+alto], co-me in [mɪ"luna], le informatrici di milena realizzano preferibilmente esiti [ɪ ʊ]. I dati di Sutera, per il resto analoghi a quelli di milena, mostrano maggiore va-riazione, con preferenza per esiti [+aTR], come in (16a). Quindi, in posizione debole le vocali tendono a neutralizzarsi. Resta vero che in protonia solo i nu-clei tonici [i u] possono selezionare [+aTR] sulla vocale protonica, mentre [a] tonica non sembra avere questa capacità.

La pronuncia leggermente centralizzata delle vocali [+alto] non è limitata a queste varietà centrali, ma è diffusa in molte varietà siciliane, dove le vocali [+alto] hanno una realizzazione che possiamo caratterizzare come [-aTR]. Ciò vale in particolare per le vocali atone, come negli esempi in (28), relativi alla varietà di S. marco d’alunzio (messina), nel nord della Sicilia, nei quali emerge un certo grado di variabilità.

(28) ["pjɛrɪ] ‘piede/i’ ["kwɔrɪ] ‘cuore/i’ ["jirɪtʊ] ‘dito’ [ka"nʊʃʃʊ] ‘(io) conosco’ ["frɪjʊ] ‘(io) friggo’ [rɪ"rɪvɪ] ‘(tu) ridevi’ [n assɪt"tamʊ] ‘ci sediamo’ [prɪ"mʊna] ‘polmoni’

S. maRCo D’aLUnzIo

Questo induce a pensare che le realizzazioni [-aTR] corrispondono a un tipo di pronuncia più generale. nei dialetti centrali questa pronuncia è gover-nata da alcune restrizioni distribuzionali. Una prova a conferma che la pro-nuncia [-aTR] è quella basica è fornita dai contesti ossitoni in (14d)-(16d), dove è la vocale tonica [+alto] in posizione finale che si realizza come [-aTR].

5. Metafonia e propagazione nei dialetti della Sicilia centrale

Il processo di armonizzazione interagisce con la metafonia, illustrata in (29). attualmente nei dialetti in esame davanti a vocali [+alto] postoniche, [i ɪu ʊ],compare sia l’esito metafonetico, cioè il dittongo [iəuə], sia la realizza-zione medio-bassa [ɛ ɔ]. Di conseguenza, come discusso per modica alla se-zione 2, la distribuse-zione di esiti metafonetici è governata almeno in parte dai contesti morfologici. Più precisamente, la flessione [i ɪ] di plurale della classe dei nomi maschili seleziona la metafonia, a differenza della flessione [i ɪ] di plurale della classe dei nomi femminili e di singolare dei nomi della 3a classe, che non la prevede. analogamente [i ɪ] di 2ps richiedono la metafonia, men-tre [i ɪ] di 3ps dei verbi della 3a classe la escludono. [u ʊ] finali generalmente selezionano l’esito metafonetico, come nel ms della 2a classe nominale, alla 1ps/1pp del presente, alla 3pp del perfetto e del presente dei verbi della 2a classe e della 3a classe; in altri casi la escludono, come in ["ɔttʊ] ‘otto’.

(26)

(29) Metafonia

["piəðɪ] ‘piedi’/ ["pɛðɪ] ‘piede’

[kʊ"tiəɖɖʊ] ‘coltello’ / [kʊ"tɛɖɖa] ‘coltelli’ ["niəʃʃʊ] ‘esco’ / ["niəʃʃɪ] ‘esci’ / ["nɛʃʃɪ] ‘esce’ ["piəkura]/["piəkʊrɪ] ‘pecora/pecore’ [dʊr"miərʊ] ‘dormirono’

["nuəvʊ] ‘nuovo’ / ["nuəvɪ] ‘nuovi/nuove’ / ["no:va] ‘nuova’ ["duərmɪnʊ] ‘dormono’

["tuəkkʊ] ‘tocco’ / ["tuəkkɪ] ‘tocchi / ["tokkwa] ‘tocca’ cfr. ["rota]/["rɔtɪ] ‘ruota/ruote’

["duərmʊ] ‘dormo’ / ["duərmɪ] ‘dormi’ / ["dɔrmɪ] ‘dorme’

mILena

["diəntɪ] ‘denti’ / ["dɛntɪ] ‘dente’ ["liəttʊ] ‘letto’ / ["liəttɪra] ‘letti’

["miətʊ] ‘mieto’/ ["miətɪ] ‘mieti’ / ["mɛtɪ] ‘miete’ [mɪ"tiərʊ] ‘mieterono’

["luəŋŋʊ] ‘lungo’ / ["luəŋŋɪ] ‘lunghi/lunghe’ / ["lɔŋŋa] ‘lunga’ ["uəvʊ] ‘uovo’ / ["ɔva] ‘uova’

cfr. ["kɔʃʃa]/["kɔʃʃɪ] ‘coscia/cosce’

["muərʊ] ‘muoio’ / ["muərɪ] ‘muori’ / ["mɔrɪ] ‘muore’ ["ɔmʊ] ‘uomo’

SUTeRa

Il risultato della metafonia, che nelle varietà in (29) corrisponde ai ditton-ghi [iəuə], non è influenzato dal processo armonico. Infatti il dittongo me-tafonetico include un primo segmento di tipo [+alto, +aTR] indipendente-mente dalla natura della vocale seguente, come illustrato in (13d) e (15d). In altre varietà della Sicilia centrale l’esito della metafonia è una vocale [+alto, +aTR] [i]/[u] (mocciaro 1980; Ruffino 1984; Cruschina 2007). a loro volta, questi segmenti vocalici non sono soggetti all’armonizzazione, realizzandosi come chiusi anche in contesti in cui la vocale seguente è [ɪ ʊ], come illustrato per Villapriolo in (30). (30a) mostra la distribuzione armonica del tipo di quella di milena in (13)-(14) e Sutera in (15)-(16). (30b) illustra i contesti in cui gli esiti metafonetici [i u] delle vocali medie toniche originarie si combi-nano sia con [a] che con [ɪ ʊ] seguenti.

(30)a. esiti armonizzati b. esiti metafonetici non armonizzati ["jɪtʊ]/["jita] ‘dito/dita’ ["pɛðɪ]/["piðɪ] ‘piede/piedi’

["fɪʎʎʊ]/["fiʎʎa] ‘figlio/figlia’ ["dɛndɪ]/["dindɪ] ‘dente/denti’ ["nɪɣʊrʊ]/["niɣura] ‘nero/nera’ [ku"tiɖɖʊ]/[ku"tɛɖɖa] ‘coltello/coltelli’ [fʊr"mɪkʊlɪ]/[fʊr"mikula] ‘formiche/a’ ["viccʊ]/["vɛcca] ‘vecchio/vecchia’

["pɪʎʎʊ]/["piʎʎa] ‘(io) prendo/(egli) prende’ ["pirdʊ]/["pirdɪ]/["pɛrdɪ] ‘perdo/perdi/perde’ ["pirdɪnʊ] ‘(loro) perdono’

(27)

[aʃ"tʊtʊ]/[aʃ"tuta] ‘spengo/spenge’

["mʊrʊ] ‘muro’ ["murʊ]/["murɪ]/["mɔrɪ] ‘muoio/muori/muore’ ["ʊɲɲʊ]/["uɲɲa] ‘unghia/unghie’ ["uccʊ]/["uccɪ] ‘occhio/occhi’

[mʊ"lʊnɪ]/[mu"luna] ‘melone/meloni’ ["nuvʊ]/["nɔva] ‘nuovo/nuova’ [mɪ"kʊrkʊ]/[sɪ"kurka] ‘mi corico/si corica’ ["ɔmʊ]/["ummɪnɪ] ‘uomo/uomini’ ["ɣʊʎʎɪ]/["ɣuʎʎa] ‘aghi/ago’ ["urtʊ]/["urtara] ‘orto/orti’ ["fʊrnʊ]/["furnara] ‘forno/forni’ b’. ["pikura]/["pikʊrɪ] ‘pecora/pecore’

VILLaPRIoLo

Il vocalismo di queste varietà, in (31a), distingue esiti [+aTR] e [-aTR] nel caso delle vocali alte e medie, dove perciò questa differenza è contrastiva. Inoltre include il dittongo metafonetico, composto da una prima parte [+aTR] seguita da un elemento vocalico più aperto e centralizzato.

(31) a. i u [+alto, +aTR]

iə uə [+alto, +aTR] [-alto,-aTR]

ɪ ʊ [+alto, -aTR]

ɛ ɔ [-alto, -basso, -aTR] e o [-alto, -basso, +aTR]

a [+basso, -aTR]

mILena/ SUTeRa

Fenomeni di propagazione, cioè meccanismi di armonizzazione tra vocale protonica e vocale tonica sulle proprietà di cavità, sono attivi in molti dialetti abruzzesi, lucani, nord-calabresi e siciliani centrali (cfr. Lombardo 1901; Rohlfs 1966; Piccillo 1971; mocciaro 1978; Tuttle 1985; Savoia 1987, 2016; Savoia / Baldi 2016; Schirru 2008, 2013, 2014). Questi processi si applicano sia all’interno di parola che in contesti fonosintattici, dove la vocale che pro-voca la propagazione è in protonia (cfr. Rizzi / Savoia 1993; manzini / Savoia 2016).

Possiamo pensare alla propagazione come il risultato di un processo di co-pia delle proprietà di cavità di una vocale su un nucleo seguente di elevata so-norità, cioè un nucleo tonico o [a]. In queste varietà, il processo di propaga-zione copia [+arrotondato, +posteriore] di una vocale protonica, generalmen-te [u ʊ], e si applica su [a], tonica o atona, seguengeneralmen-te in presenza di un’occlu-siva velare intermedia, come in (32). La propagazione interessa sia i domini interni di parola, come in (32a), sia i domini fonosintattici in (32b), nei quali [u ʊ] finale dell’articolo o del clitico oggetto si propaga su [a] seguente nel contesto di una velare adiacente. Un secondo contesto possibile della propa-gazione è documentato in (32c), dove la propapropa-gazione interessa [a] atona fi-nale, ugualmente in presenza di una occlusiva velare intermedia, ed è fatta scattare da una vocale posteriore arrotondata tonica.

(28)

(32) Propagazione

a. nɪkur"kwammʊ ‘ci corichiamo’ tʊk"kwammʊ ‘tocchiamo’ b. lʊkwa"rʊsʊ ‘il ragazzo’ c. sɪ"kʊrkwa ‘si corica’

la "ʊkkwa ‘la bocca’

"tokkwa ‘tocca’ cfr. ["nivika] ‘nevica’ mILena

a. vɪkur"kwatɪ ‘vi coricate’

ju"kwammʊ ‘giochiamo’

b. lʊ"kwanɪ ‘il cane’ la ka"nʊʃʃʊ/lʊkwa"nʊʃʃʊ ‘la/lo conosco’ c. "jɔkwa ‘(egli) gioca’

SUTeRa

Come discusso in Savoia (2015, 2016) e Savoia / Baldi (2016), la propaga-zione può essere analizzata come un fenomeno in cui la vocale di massima so-norità, in questi dialetti [a], autorizza una vocale posteriore nel suo dominio immediato. È stato osservato che proprietà percettivamente vulnerabili anche se rilevanti dal punto di vista interpretativo, come [+arrotondato, +posterio-re], sono soggette a processi di armonizzazione che ne accrescono l’esposizio-ne all’ascoltatore preservandol’esposizio-ne e rafforzandol’esposizio-ne la percepibilità (Kaun 1995; Walker 2005). Il risultato è che [a] realizza all’interno del nucleo un elemento [w]; tuttavia, la propagazione richiede che una consonante [+posteriore] con-tribuisca a legittimare [w].

6. Armonizzazione e metafonia

Consideriamo in primo luogo le principali analisi dell’armonizzazione si-ciliana proposte in letteratura. Cruschina (2007) spiega l’armonizzazione co-me il risultato della diffusione di [-aTR] dalla vocale finale, all’interno di un quadro autosegmentale classico. ad esempio, la diffusione di [-aTR] nei pro-cessi di centralizzazione è applicata in Hualde (1989) nel caso di fenomeni di armonizzazione con centralizzazione di tutte le vocali nel dominio di parola nella varietà montañes di Tudanca (Cantabria). In maniera simile al tratta-mento di Hualde, Cruschina assume che le vocali finali [+alto] diventino [- aTR] in fine di parola e che [-aTR] si diffonda su tutte le vocali [+alto] del dominio. Per quanto riguarda [a], l’idea di Cruschina è che la specificazione [-aTR] di [a] è esclusa dal processo proprio perché non derivata dalla regola che assegna [-aTR] alle vocali finali [+alto] (Cruschina 2007: 89), ma è pre-sente in [a] come una sua proprietà intrinseca.

Questa soluzione, per quanto interessante, implica che le regole fonologiche si applichino tenendo conto della storia derivazionale del loro input. Inoltre

(29)

cor-risponde ad una rappresentazione derivazionale destra-sinistra dell’armonia, che lascia inspiegate le cause prosodiche e fonologiche che la determinano. L’ap-proccio che presenteremo assegna lo status di legittimatore al nucleo tonico ed esclude che sia la vocale atona finale a diffondere il tratto rilevante; una prova in questo senso è che le toniche finali sono comunque associate al tratto [-aTR]. Su questo punto, cioè sul legame tra metafonia e armonizzazione sono in-teressanti le osservazioni di quegli autori, come Rohlfs e mocciaro, che vedono nell’armonizzazione una sorta di metafonia rovesciata. mocciaro (1980) colle-ga l’apertura delle vocali alte alla metafonia, sulla base del fatto che in molte varietà centrali l’esito metafonetico è [i u]. L’idea di mocciaro è che *i, *u ori-ginarie si siano aperte in [ɪ ʊ] per distinguersi dagli esiti [i u] della metafonia, ricostruendo così contrasti del tipo /muru/ ‘io muoio’ vs. /moru/ ‘muro’ al posto di quelli originari *muəru ‘io muoio’ vs *muru ‘muro’. Ricordiamo peral-tro che in molte varietà di questa area, comprese quelle qui considerate, la me-tafonia mantiene esiti dittongati. Sia Ruffino (1984) che assenza / De angelis (2013) sottolineano come la mancata coincidenza dell’area del monottongo metafonetico con l’area della centralizzazione delle vocali alte, esclude un nes-so causale tra questi due fenomeni. Inoltre, occorre ricordare che anche i nu-clei tonici finali di parola sono di tipo centralizzato, [ɪ ʊ]. Tuttavia, l’intuizione di mocciaro cattura certamente il fatto che nel contesto __a, dove la metafonia non si realizza, le vocali [i u] possono liberamente ricorrere. [a] rappresenta cioè un contesto nel quale in posizione tonica [i u] non contrastano con [ɪ ʊ]. Secondo assenza, De angelis (2013) la distribuzione areale e temporale dei fenomeni rende debole l’ipotesi di mocciaro (1980) per cui l’apertura e centralizzazione delle vocali alte dipenderebbe dall’esigenza di conservare il contrasto tra vocale alta metafonetica e vocale alta non metafonetica in conte-sto di metafonia. assenza / De angelis (2013: 491) separano l’indebolimento delle vocali finali dall’abbassamento delle toniche alte e vedono nelle alternan-ze metafonetiche lo schema che avrebbe innescato la distribuzione degli esiti centralizzati della vocale tonica:

Questo quadro autorizza ad avanzare l’ipotesi che sia stata proprio la metafonesi, o più esattamente le conseguenze morfologiche da essa prodotte, ad aver innesca-to la morfologizzazione dell’abbassameninnesca-to delle vocali alte […]. In altre parole: il sorgere di allomorfie nel nome, nell’aggettivo e nel verbo, indotte dall’azione metafonetica, può aver dato origine a uno schema astratto che i parlanti hanno riutilizzato per creare alternanze simili in forme non metafonetiche, in condizioni sincroniche affatto analoghe a quelle in cui si attiva la metafonesi (in presenza cioè di -i ed -u finali).

In questo quadro, l’abbassamento delle toniche sarebbe legato in maniera essenziale a un meccanismo morfofonologico, che implicherebbe un processo analogico complesso.

(30)

notiamo, in primo luogo, che il fenomeno di apertura e centralizzazione delle toniche si presenta indipendentemente da questo particolare schema di alternanze in altre varietà, come risulta dalla discussione e dai dati presentati dai due autori. Inoltre si accompagna con esiti simili nelle vocali alte postoni-che, suggerendo che il trattamento come processo di armonizzazione non sia così innaturale. In realtà, i nostri dati in 4 mostrano che la distribuzione degli esiti tonici chiusi o centralizzati tiene conto non solo delle vocali finali ma an-che della vocale intermedia di proparossitono. a loro volta, le tonian-che finali presentano un esito centralizzato. Questi fatti implicano l’importanza del con-testo fonologico delle vocali seguenti la tonica e delle proprietà metrico-silla-biche di quest’ultima. Infine, osserviamo che gli esiti enclitici in (41) discussi alla sezione 7, sfuggono all’eventuale schema metafonetico; non solo, ma in questi contesti l’armonia si applica mentre la metafonia resta esclusa.

In ciò che segue applicheremo un’analisi fonologica al fenomeno; questo ovviamente non significa che le ipotesi di mocciaro (1980) e di assenza / De angelis (2013) non catturino alcuni importanti meccanismi di natura interna. In particolare possiamo pensare che, come nel caso dei fenomeni metafonetici e in generale delle armonie, siano all’opera processi che rafforzano e favori-scono la distribuzione di proprietà – centralizzazione vs chiusura delle vocali alte – rilevanti dal punto di vista interpretativo.

6.1. Una proposta di analisi

L’analisi in termini di elementi che adotteremo fornisce un quadro di con-fronto con la metafonia e suggerisce una diversa visione dell’armonizzazione. In particolare emerge un interessante legame tra il contenuto fonologico del-l’armonizzazione e quello della metafonia. Come abbiamo visto in 2, la restri-zione in (18) stabilisce che le vocali atone diverse da [a] sono [+alto]. (33) esprime la stessa distribuzione escludendo in posizione atona le vocali medie, che combinano gli elementi di cavità [I]/[U] con [a]. L’elemento F1, relativo alla prima formante, è governato da restrizioni specializzate.

(33) Vocali in posizione atona

[n/a/V… * [I, a]/[U, a]…/[nforte]

L’inventario vocalico di queste varietà può quindi essere rappresentato come in (34), dove [F1] caratterizza sostanzialmente il contrasto che Jakobson / Fant / Halle (1951: 27) esprimono in termini di compatto/diffuso, cioè cor-relato alla posizione della prima formante. Le vocali alte si differenziano dalla vocale bassa in forza della zona dello spettro verso cui si indirizza F1, alta per la vocale bassa, e bassa per le vocali alte. Le vocali atone anteriori e posteriori sono di norma centralizzate in [ɪ ʊ]; in altre parole, il loro contenuto coincide

(31)

con il solo elemento di cavità. assumiamo che il contenuto di [a] include l’e-lemento [F1], che specifica le proprietà della prima formante.

(34) milena / Sutera

i [I, F1] u [U, F1] iə [I, F1][a] uə [U, F1][a]

ɪ [I] ʊ [U]

ɛ [I, a] ɔ [U, a]

e [I, a, F1] o [U, a, F1] a [a, F1]

a questo punto dobbiamo rendere conto degli esiti [i u], con elemento [F1]. Stiamo cioè suggerendo che gli esiti [i u] sono selezionati da due restri-zioni, quella dell’armonizzazione, che tiene conto di [a] seguente, e quella del-la metafonia. Consideriamo in primo luogo l’armonia. Possiamo pensare che [F1] in posizione atona è ammesso solo se anche il dominio tonico, e specifi-camente il nucleo tonico, introduce [F1], come in (35).

(35) [F1] si realizza nel dominio del nucleo tonico

Quindi, la presenza di [a], dotata di [F1], implica esiti chiusi [I/U, F1] in posizione tonica e, eventualmente, nella stringa intermedia dei proparossitoni. La duplicazione di [F1] nella stringa governata dal nucleo tonico, rende inter-pretabile al livello senso-motorio questa proprietà, come in (36a,b).

(36) a. [U]

k r [U] ð [I] ["krʊðɪ] ‘nuovi’

b. [I]

f [U] r m x k [U] l [a] [fʊr"mikula] ‘formica’ [F1]

mILena

Se siamo sulla giusta strada, il legame con la metafonia, come illustrata in (14), è messo in luce dal fatto che in entrambi i casi è coinvolto il controllo delle proprietà associate alla prima formante. Consideriamo le alternanze in (29) e (30). abbiamo visto che troviamo [ɪ ʊ] postonici sia con esiti metafone-tici che non. Questo conferma che la metafonia in queste varietà è completa-mente morfologizzata, nel senso che la presenza degli esiti metafonetici, cioè il dittongo [iəuə] (milena, Sutera) o la vocale alta [i u] (Villapriolo), ricorro-no senza tener conto delle proprietà delle vocali seguenti. Dovremo quindi concludere che anche nei contesti metafonetici in contesto postonico ricorro-no [ɪ ʊ], cioè le realizzazioni prive della specificazione [F1], esattamente come negli altri contesti atoni.

(32)

nella varietà di Villapriolo in (30), troviamo gliesiti metafonetici [i u] a partire da vocali medio-basse originarie ɛ, ɔ, cioè quelli discussi in mocciaro (1980). Quindi [i u] tonici ricorrono sia nel contesto di [ɪ ʊ] seguenti sia di [a] seguente. Inoltre, indipendentemente dal tipo di esito metafonetico, in queste varietà, sia quella di Villapriolo in (30) sia quelle di milena e Sutera in (29), in contesti con vocale chiusa finale troviamo sia gli esiti metafonetici [iəuə]/[i u], sia la realizzazione medio-bassa [ɛ ɔ]. La distribuzione degli esiti metafonetici è determinata ormai dall’informazione flessiva associata alla parola. In parti-colare, il singolare e il plurale dei nomi maschili della 2a classe selezionano la metafonia, a differenza della flessione plurale della classe dei nomi femminili e la flessione singolare dei nomi della 3a classe, che non la prevedono. Per quanto riguarda i verbi, la 1ps, la 2ps e la 3pp della 2a e della 3a classe, richie-dono la metafonia, mentre la 3ps dei verbi della 3a classe la esclude. assumia-mo che la metafonia di queste varietà dipende da una restrizione che legittima [F1] in combinazione con [I]/[U] in alcuni contesti associati a un sottoinsie-me di proprietà interpretative morfosintattiche, cosottoinsie-me in (37).

(37) Metafonia

[F1] di [I]/[U] è legittimata sul nucleo nei contesti di mp e di 1ps, la 2ps e la 3pp della 2a e della 3a classe

a questo punto la metafonia è solo una restrizione che ammette nuclei to-nici chiusi anche nei contesti dove ci aspetteremmo, in base alla regola di ar-monia esiti [ɪ ʊ], come in (38). nel caso di nuclei complessi, come a milena e Sutera, è la testa del nucleo, cioè la parte vocalica iniziale del dittongo a rea-lizzare la proprietà di chiusura.

(38) a. [U,F1]

d [U] [a] r m [U]1ps ["duərmʊ] ‘dormo’

[F1]

mILena

b. [I,F1]

p [I] ð [I]mp ["piðɪ] ‘piedi’

[F1]

VILLaPRIoLo

Trattandosi di una metafonia morfologizzata, la presenza di [I]/[U] po-stonici è fissata dalla specificazione flessiva, come in (38a,b). In sostanza, [F1] ricorre nel nucleo tonico solo in corrispondenza di determinate interpretazio-ni flessive; in alternativa troveremo in posizione tointerpretazio-nica [a] o le medio-basse, come in (39).

figura

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