DOMANDA E DISTRIBUZIONE CENNI GENERALI

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Osservatorio regionale del commercio

DOMANDA E DISTRIBUZIONE CENNI GENERALI 2010-2011

Osservatorio Commercio

N° IT 231513

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Osservatorio regionale del commercio

I consumi alimentari e non alimentari

In un contesto di perdurante perdita di potere d’acquisto, si registra una contrazione dei consumi in Italia (-1,1% nel periodo 2007-2010). Molto meglio l’Emilia-Romagma dove i consumi crescono addirittura del 4,5% nel periodo considerato. Hanno sofferto, particolarmente, quei settori tradizionalmente trainanti come l’abbigliamento (-8,9%; -1,2% in Regione) e l’arredamento (-6,3%;

-5,7% in Regione). Negli ultimi mesi 2010 e nel primo scorcio del 2011 hanno mostrato un andamento negativo anche comparti che avevano dati segni di vitalità, come i prodotti tecnologici.

Crescono, invece, ma non è una buona notizia, i consumi (le spese in realtà) legate all’abitazione e alle utenze (+5,2%; +2,3% in Regione).

La contrazione dei consumi è stata, tutto sommato, contenuta dal minor risparmio effettuato dalle famiglie o, addirittura, dall’aver utilizzato per la spesa corrente le disponibilità accantonate in passato.

Questo scenario di contrazione del potere d’acquisto, da un lato, e del risparmio delle famiglie, dall’altro, incide sulla fiducia dei consumatori: l’indice del clima di fiducia pare in netto calo per tutto il 2010. Ed è noto che se tale indice è basso, la propensione al consumo si deprime, con un evidente effetto sui volumi scambiati sul mercato.

È pur vero che la crisi colpisce asimmetricamente sul territorio nazionale. Il fulcro della crisi dei consumi si registra nel Mezzogiorno, dove calano del 4% nel quadriennio 2007-2010, mentre nel Centro Nord restano sostanzialmente stabili.

La distribuzione

Il commercio risente della congiuntura economica generale. Nel 2010 le vendite sono aumentate dello 0,2% in Italia (ma, al primo semestre 2011, il commercio registra di nuovo una perdita dello 0,4%). In linea, l’Emilia-Romagna con una crescita dello +0,3%.

Ovviamente, si rilevano differenze significative tra i vari comparti e canali di vendita. In particolare, con una buona tenuta della grande distribuzione organizzata e di un’accentuazione della crisi dei piccoli operatori tradizionali. Cresce, invece, il discount favorito dalla propensione del consumatore a modificare la struttura del paniere della spesa a vantaggio dei prodotti più economici.

Pertanto, se la grande distribuzione cresce dello 0,7% nel 2010 e cala dello 0,3% al giugno del 2011, le cose vanno assai peggio per le piccole superfici (-0,4% in entrambi i periodi).

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La distribuzione alimentare

Il comparto alimentare registra un andamento negativo a livello nazionale (-0,3%): visto il contesto, piuttosto positivo è, invece, l’andamento in Regione (+0,9%).L’andamento differenziale tra grande distribuzione organizzata e piccole superfici appare molto significativo, per due motivi: il primo – più evidente – sta nell’entità dello spread (2010: +0,4% per GDO contro -1,4% tradizionali; primo semestre 2001: +0,5% per GDO contro -0,4% tradizionali); il secondo, il fatto che il peso della grande distribuzione organizzata nel settore è particolarmente importante (iper, super, discount e libero servizio rappresentano oltre il 15% del totale dei negozi alimentari italiani, contro appena lo 0,5% del non alimentare). Nonostante sia noto che i consumatori premino nell’alimentare la concentrazione degli acquisti in un’unica shopping expedition, la grande distribuzione organizzata veicola poco più della metà (58%) delle vendite dei beni di largo consumo (alimentari, igiene casa e cura persona). Tra l’altro, con riferimento alle categorie dei prodotti freschi venduti sfusi prevalgono i negozi specializzati e i mercati rionali con una quota pari ai due terzi del mercato. La grande distribuzione organizzata appare predominante con riferimento ai prodotti confezionati, concentrando più dell’80% dei consumi (84%).

Tra i vari formati distributivi, si conferma il predomino dei supermercati e degli ipermercati che contribuiscono rispettivamente al 41% e 33% delle vendite grocery veicolate dalla grande distribuzione organizzata. Il discount e il libero servizio svolgono un ruolo marginale con quote limitate a circa il 13% ciascuno.

Il fenomeno più importante degli ultimi quattro anni è il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori ed il conseguente riassetto dei pesi tra i formati distributivi in termine di vendite.

Innanzitutto, da sottolineare il momento favorevole dei discount che mettono a segno una crescita di quasi il 43% nell’ultimo quadriennio. Poi, che all’interno dei formati super-iper si verifica un’estrema polarizzazione delle performance con i formati intermedi (supermercati con superficie di vendita 1500-2499 mq e piccoli ipermercati con superficie di vendita fino a 4499 mq) che godono di un sempre maggior consenso da parte dei consumatori. Al contrario, sono in crisi o, comunque, in stagnazione i piccoli supermercati (con superficie di vendita fino a 799 mq) e gli ipermercati di maggiore dimensione (superficie di vendita da 4500 mq in su). Ma, più in crisi di tutti, sono i negozi a libero servizio, vale a dire i minimercati e i supermercati di prossimità localizzati nei piccoli centri urbani e nei quartieri delle città.

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In Emilia-Romagna, il peso della grande distribuzione organizzata si attesta sopra la media nazionale (18% vs del 15% dei punti vendita). Nell’ultimo quadriennio (2007-2010) la Regione registra una crescita importante delle vendite a valore (+9,7%, quarta performance in Italia). Il risultato è direttamente correlato all’incremento della superficie di vendita moderna. La struttura della crescita si conferma differenziata con i discount in prima linea con un +21,1% nel periodo 2007-2011; supermercati ed ipermercati a seguire con rispettivamente il 14,1% ed il 13,3%. L’unico formato distributivo moderno in contrazione è il libero servizio (-5,1%) che subisce anche un decremento della superficie di vendita. Da segnalare, che il maggior ritmo di crescita del discount si innesta su una quota ancora limitata (9%) ed inferiore alla media nazionale (12,6%).

La distribuzione non alimentare

Il comparto non alimentare vede una crescita nel 2010 dello 0,3% in Italia, ma una contrazione dello 0,2% in Regione. Ancora una volta, si assiste ad un andamento differente tra grande distribuzione organizzata e piccole superfici, con la prima in aumento dell’1,1% e la seconda del tutto stagnante. Molto più negativo l’andamento del primo semestre 2011 (-0,7%), con perdite meglio ripartite (-0,9% grande distribuzione organizzata; -0,6% piccole superfici).

Ancora più differenziato l’andamento dei singoli comparti: si va da settori che stanno resistendo bene (nel primo semestre 2011 +0,5% prodotti di profumeria e cura della persona, calzature e articoli in cuoio +0,3%) ad altri che registrano un vero crollo (nel primo semestre 2011 supporti magnetici e strumenti musicali -3,7%, elettrodomestici, radio e tv -3,2%). Tra gli estremi, si colloca un ampio ventaglio di performance sostanzialmente negative.

Quanto ai canali distributivi, si è già visto che - almeno in numerica – il peso della grande distribuzione organizzata è minimo, a livello nazionale così come in Emilia-Romagna: nel 2010 su 39.257 punti vendita solo 215 appartengono alla grande distribuzione organizzata. La quota delle grandi superfici specializzate domina il panorama della distribuzione moderna, attestandosi al 70- 80% dei punti vendita. Naturalmente, il numero ridotto dei punti vendita (in rapporto a quelli del canale tradizionale) non toglie il fatto che veicolino quote molto rilevanti del giro d’affari (28% in Regione e 24% a livello nazionale) e in alcuni settori anche maggioritarie .

Nonostante lo scenario poco incoraggiante sotto il profilo delle vendite, il settore non alimentare mostra un’insospettata vitalità. Il numero di esercizi è cresciuto costantemente dal 2000 ad oggi (in totale del 13,7%), con un trend positivo che è continuato anche in questi ultimi anni di crisi

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accentuata, seppure in modo rallentato. Si evidenzia, quindi, come il settore continui ad attrarre risorse imprenditoriali e ad essere uno sbocco lavorativo attraente.

Fonti: Istat per dati su consumi e vendite al dettaglio; Nielsen per numero di punti vendita e vendite per forma distributiva

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