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L’alimentazione degli Egiziani: una piramide

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Academic year: 2021

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L’alimentazione degli Egiziani: una piramide del 4000 a.C.

Quando si indaga sulla civiltà dell’Antico Egitto del 4000 a.c., si parla non solo di una delle prime civiltà, ma anche e soprattutto di una civiltà così evoluta da potersi permettere la costruzione di edifici funerari come le piramidi alte 147 metri interamente costruite in blocchi di granito che ancora oggi nascondono misteri architettonici della loro costruzione, di una civiltà con una divisione sociale a classi altamente organizzata nei diversi ruoli da permettere la sopravvivenza stessa della civiltà egizia e da nuovi metodi di rappresentazione (scritture e immagini) che ci hanno permesso dopo 6000 anni di poter capire i costumi, le usanze e il modo di vivere degli Egiziani svelandoci realmente come dovesse essere la vita di uno schiavo, di uno scriba, di un nobile, di un sacerdote o del Faraone.

Proprio grazie alle innumerevoli testimonianze grafiche è stato anche possibile individuare l’alimentazione dell’antico Egitto e riconoscere, tra i cibi utilizzati sulle sponde del Nilo, molti cibi appartenenti alla nostra dieta

contemporanea come il pane, la birra, il vino e tra questi alcuni rintracciabili come cibi importanti della dieta mediterranea, primo tra tutti l’olio ed innumerevoli specie di verdura. Bisogna comunque ricordare che nella civiltà Egiziana riveste molta importanza la religione e che questa influisce in modo importante anche sulla scelta dei cibi e sulle preparazioni.

Numerose divinità erano rappresentate da animali che diventavano simbolo onnipresente della presenza del Dio sulla terra. Le risolse agricole come quelle di caccia e pesca non erano distribuite a tutti i ceti sociali e alcuni cibi, come particolari oli o vegetali, potevano solo essere consumati dal

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Faraone dopo la morte, in quella che era la vita ultraterrena al cospetto degli Dei.

Il particolare clima e la presenza di inondazioni annuali costituiva un enorme aiuto per l’agricoltura. La coltivazione dei cereali era una delle attività più importanti del popolo egiziano, venivano coltivati grano, miglio, ma soprattutto farro e orzo. Oltre che nutrimento base per i ceti meno

abbienti, i cereali, costituivano oggetto di scambio e moneta. Innumerevoli rappresentazioni rinvenute nelle tombe dei Faraoni ci illustrano che i cereali erano utilizzati per la produzione del pane che veniva consumato ogni giorno e che poteva essere arricchito da spezie in fase di preparazione per la realizzazione di diversi prodotti. Il pane di farro veniva consumato proprio come oggi, insieme alle verdure o per la preparazione di zuppe, mentre il pane d’orzo serviva soprattutto per la fabbricazione della birra, la bevanda più consumata.

Non stupiscono, considerato le grandi risorse di questa popolazione, le conoscenze anche se molto elementari sulla produzione di vino e di olio. Una piccola sottocategoria della popolazione veniva destinata alla

coltivazione dell’uva e alla produzione del vino che però non aveva le caratteristiche fisiche e organolettiche che oggi noi conosciamo. Il vino egiziano era un miscuglio di succo proveniente dalla pigiatura degli acini e fatto fermentare solo alcuni giorni, che veniva poi mescolato con acqua o altre soluzioni a diversa gradazione e sapore e riversato in anfore per la conservazione.

Anche l’olio non era molto utilizzato per l’alimentazione. Esistevano vaste coltivazioni per la produzione di olio, ma l’olio di oliva veniva

utilizzato come prodotto medicinale o di cosmetica per le donne più ricche. Gli oli utilizzati per condire e per friggere erano l’olio di sesamo e l’olio bak tratto dalla noce di meringa.

Molto utilizzate per l’alimentazione di tutte le classi sociali erano la frutta e la verdura. Gli egiziani potevano contare su decine e decine di

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prodotti che permettevano, da una parte, il lavoro tutto l’anno tra semina e raccolta e, dall’altro, una stagionale alternanza dei prodotti che arrivavano sulle tavole. Gli orti e i giardini erano molto diffusi sia presso le dimore private che lungo le rive del Nilo. Venivano coltivati cocomeri, meloni, fichi, palme da dattero, meli e melograni. Altri prodotti ortofrutticoli vennero introdotti nella dieta degli egiziani grazie ai contatti commerciali che permisero anche la scoperta di nuove tecniche agricole e di

conservazione compresa quella con il sale. Venivano seminate cipolle, porri, aglio, sedano, cetrioli, ceci, fave, zucche, lenticchie, piselli e tuberi. Interessante anche la coltivazione della lattuga, vegetale sacro al dio Min, che veniva consumata solo quando la pianta raggiungeva grandi dimensioni pensando che potesse aumentare la fertilità nelle donne e la virilità degli uomini.

La caccia e la pesca furono praticate nell’antico Egitto sia come attività ludica per i ricchi sia come risorsa alimentare per tutti i ceti, anche se

ricerche archeologiche hanno dimostrato che si preferiva allevare il bestiame per poter contare sempre su risorse a portata di mano. Una pluralità di immagini illustrano i banchetti dei faraoni o dei sacerdoti con carni di lepre o gazzella, ma anche di leone e di ippopotamo. Di diverso effetto e ricchezza erano i pasti destinati alla popolazione generica dove piccioni, anatre, gru e vari tipi di uccelli acquatici riempivano il piccolo piatto destinato al pranzo prima del ritorno al lavoro.

Anche il pesce, come la carne, era molto presenti nell’alimentazione egiziana. Il consumo di pesce, sia fresco che conservato, era superiore al consumo della carne tanto da poterlo considerare come pasto abituale

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insieme alla verdura. Anche in questo campo la religione non permetteva determinati tipi di pesce, ma possiamo affermare con sicurezza che muggini, anguille, carpe, tilapie e pesci gatto venivano regolarmente consumati.

Come si può vedere l’alimentazione egiziana, ancora oggi oggetto di molte ricerche, ha caratteristiche molto interessanti che permettono di mettere un punto di inizio a quello che sarà il percorso della dieta mediterranea fino a noi.

Studi recenti hanno anche portato alla luce diversi manoscritti che possiamo considerare come delle prime enciclopedie mediche in cui il sacerdote e altre figure vicino al Faraone annotavano il comportamento alimentare da seguire in relazione a una certa patologia. Anche questo rappresenta un tassello molto importante: gli egiziani avevano collegato quanto un certo alimento poteva interagire in senso positivo o negativo con un sintomo. Sappiamo che davanti a bruciori di stomaco veniva consigliata un’alimentazione ricca di verdura, mentre per un’ emicrania un cibo

bollente. Si pensava che molte malattie potevano essere derivate da un certo cibo e da una certa condotta alimentare e non è strano che venisse

conosciuta e praticata la purga. Allontanandoci dalla alte sfere

dell’organizzazione sociale, la relazione tra quantità di cibo e salute era osservata anche nelle gerarchie inferiori in cui il credo ammoniva contro gli stravizi e la esagerazione a tavola. Gli egiziani, quando non avevano motivi per banchettare, mangiavano senza esagerare.

Interessante è osservare quella che potrebbe essere la piramide alimentare della dieta degli egiziani. In basso, con un consumo quotidiano, abbiamo frutta e verdura consumata cruda in tutte le stagioni dell’anno con varietà ciclica; il pane, consumato con legumi e frutta negli spuntini. I cereali sono la risorsa nutrizionale principale di tutti i ceti e venivano utilizzati per la preparazioni di svariati tipi di pane o di schiacciata.

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Nello scalino successivo, che possiamo valicare solo se parliamo di personaggi importanti per la società egiziana, troviamo la maggior parte degli animali cacciati o pescati che venivano arrostiti piuttosto che bolliti. La punta potrebbe essere rappresentata ipoteticamente dai quei pochi prodotti alimentari che potevano essere consumati dal Faraone in vita o nella sua vita ultraterrena.

Preparazione del pane. Particolare. Pittura parietale della Tomba di Ramesse III

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