FOTO DI GRUPPO CON BILANCIO: LE PERFORMANCE DELLE IMPRESE VERONESI. Prof. Bettina Campedelli Università degli Studi di Verona Triennio

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FOTO DI GRUPPO CON BILANCIO:

LE PERFORMANCE DELLE IMPRESE VERONESI

Prof. Bettina Campedelli – Università degli Studi di Verona Triennio 2004-2006

IL COMPARTO INDUSTRIALE E COMMERCIALE: Pagina

1. LA COMPOSIZIONE DEL CAMPIONE ... 03

2. LE LINEE DI SVILUPPO ... 07

3. LA PRODUTTIVITA’ ECONOMICA ... 13

4. LA REDDITIVITA’ ... 18

5. LA SOLIDITA’ FINANZIARIA ... 29

APPROFONDIMENTO SUI SETTORI DEL COMPARTO: 6. IL SETTORE INDUSTRIA ... 38

7. IL SETTORE COSTRUZIONI ... 44

8. IL SETTORE COMMERCIO ... 50

9. IL SETTORE SERVIZI ... 56

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1. LA COMPOSIZIONE DEL CAMPIONE

Il comparto IC della provincia di Verona è rappresentato in questa analisi attraverso l’esame di 10.538 bilanci relativi a società di capitali operanti nei diversi settori di attività del comparto; tali bilanci sono stati aggregati, ai fini dell’analisi, secondo due diversi criteri:

- i settori di attività economica, che sono agricoltura, industria, costruzioni, commercio e servizi;

- le classi dimensionali; in merito a ciò si sono individuate tre classi dimensionali basate sul valore della produzione emergente dai bilanci relativi all’anno 2004; la prima classe comprende tutte le imprese aventi valore della produzione fino a 10 milioni di euro, la seconda quelle con valore della produzione superiore a 10 milioni e fino a 50 milioni di euro, la terza quelle con valore della produzione superiore a 50 milioni di euro; l’analisi dimensionale è stata condotta sia con riferimento al comparto nel suo complesso, sia con riferimento ai cinque settori di attività individuati.

Nelle tabelle seguenti viene rappresentato il campione di bilanci analizzato suddividendolo in base ai due criteri individuati.

Settore di attività n° bilanci incidenza %

AGRICOLTURA 169 1,60%

INDUSTRIA 2.228 21,14%

COSTRUZIONI 1.133 10,75%

COMMERCIO 2.086 19,80%

SERVIZI 4.241 40,24%

n.c. 681 6,46%

TOTALE 10.538 100,00%

n° bilanci per settore di attività

1,60%

21,14%

10,75%

19,80%

40,24%

6,46%

AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI n.c.

Con riferimento al settore di attività, dalla tabella e dal grafico precedenti emerge come la maggioranza dei bilanci si riferisca ai settori servizi e industria, seguiti poi da commercio e costruzioni, mentre l’agricoltura assume un’incidenza inferiore al settore residuale di attività non classificate nelle precedenti.

Classe di V.P. n° bilanci incidenza %

V.P. < 10 milioni di Euro 10.008 94,97%

10 milioni di Euro < V.P. < 50 milioni di Euro 451 4,28%

V.P. > 50 milioni di Euro 79 0,75%

Totale bilanci esaminati 10.538 100%

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n° bilanci per classe dimensionale

94,97%

4,28%

0,75%

V.P. < 10 milioni di Euro

10 milioni di Euro < V.P.

< 50 milioni di Euro V.P. > 50 milioni di Euro

Dal punto di vista delle dimensioni, la quasi totalità dei bilanci delle imprese del comparto (circa il 95%) si concentra nella prima classe dimensionale, presentando un valore della produzione, con riferimento all’anno 2004, inferiore o uguale a 10 milioni di euro.

In merito ai settori di attività, si può osservare la composizione del campione anche con riferimento a due parametri dimensionali, quali il valore della produzione e il capitale investito netto.

Nella tabella seguente emerge la composizione del campione in termini di valore della produzione generato nei diversi settori di attività, calcolato come media dei dati degli anni 2004, 2005 e 2006.

Valore della produzione VP media triennio VP media triennio

%

COMPARTO IC 41.941.384.318 100,00%

AGRICOLTURA 2.066.940.316 4,93%

INDUSTRIA 14.091.434.641 33,60%

COSTRUZIONI 2.260.280.487 5,39%

COMMERCIO 17.992.553.589 42,90%

SERVIZI 4.751.052.560 11,33%

Il comparto nel suo complesso ha prodotto mediamente nel triennio 2004-2006 un valore della produzione di quasi 42 miliardi di euro; i settori di attività che maggiormente hanno contribuito a ciò risultano essere il commercio (42,90%) e l’industria (33,60%), mentre i servizi producono l’11,33% del valore della produzione medio.

Confrontando questa tabella con quella relativa al numero di bilanci costituenti il campione, emerge come i due settori principali, considerando congiuntamente sia il valore creato che della diffusione di imprese, siano commercio e industria; i servizi si caratterizzano invece per il maggior numero di imprese, mentre a livello di valore della produzione si collocano solo al terzo posto; ciò dipende dalla dimensione mediamente inferiore delle imprese di tale settore rispetto ai settori industria e commercio.

VP per settori di attività

4,93%

33,60%

5,39%

42,90%

11,33%

AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

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Il capitale investito netto è stato calcolato sulla base della riclassificazione dello stato patrimoniale secondo la pertinenza gestionale; esso è costituito dalla somma degli aggregati capitale circolante netto operativo - che comprende magazzino, crediti commerciali e le altre attività del circolante (esclusa la liquidità) al netto dei debiti di natura non finanziaria e dei ratei e risconti passivi - e del capitale fisso netto, che comprende tutte le immobilizzazioni al netto dei fondi ammortamento.

L’analisi basata sul capitale investito netto rivela come i settori prevalenti nel comparto siano nell’ordine industria (34,71%), servizi (30,55%) e commercio (18,60%).

In tutto il comparto ha registrato nel triennio 2004-2006 una media di capitale investito netto di circa 22,5 miliardi di euro.

Capitale investito netto CIN media triennio CIN media triennio

%

COMPARTO IC 22.487.240.622 100,00%

AGRICOLTURA 456.370.392 2,03%

INDUSTRIA 7.805.280.128 34,71%

COSTRUZIONI 2.386.295.183 10,61%

COMMERCIO 4.181.907.203 18,60%

SERVIZI 6.869.858.293 30,55%

CIN per settore di attività

2,03%

34,71%

10,61%

18,60%

30,55% AGRICOLTURA

INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Confrontando i due grafici precedenti, emerge come rispetto al comparto nel suo complesso, il settore industria assuma pressoché la stessa rilevanza, in termini di valore prodotto e di capitale investito, con un’incidenza sul totale del comparto che mediamente oscilla attorno al 35%; il settore dei servizi invece si caratterizza per una maggiore rilevanza in termini di capitale investito (31% circa) piuttosto che in termini di valore della produzione (11% circa); anche nelle costruzioni il capitale investito incide maggiormente del valore prodotto nel complesso del comparto; il commercio si caratterizza, al contrario, per maggior valore prodotto (43% circa) con minore incidenza di capitale (19% circa).

La composizione del comparto dal punto di vista della dimensione delle imprese evidenzia come quasi la metà del valore della produzione, ovvero il 47% sulla media triennio 2004-2006, derivi dalle aziende di maggiori dimensioni, ovvero con valore della produzione superiore a 50 milioni di euro.

Le imprese di minori dimensioni sono molto numerose e pertanto, pur avendo un valore della produzione medio unitario fino a 10 milioni di euro rappresentano quasi il 30% del valore complessivamente prodotto, superando l’incidenza delle imprese appartenenti alla seconda classe dimensionale, che si attesta sul 24%.

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Valore della produzione VP media triennio VP media triennio

%

COMPARTO IC 41.941.384.318 100,00%

V.P. < 10 milioni di Euro 12.341.641.488 29,43%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 9.876.194.417 23,55%

V.P. > 50 milioni di Euro 19.723.548.413 47,03%

Incrociando i dati relativi ai due parametri dimensionali utilizzati nell’analisi, ovvero il valore della produzione e il capitale investito netto, si ottengono le informazioni contenute nella tabella seguente.

Capitale investito netto CIN media triennio CIN media triennio

%

COMPARTO IC 22.487.240.622 100,00%

V.P. < 10 milioni di Euro 12.393.441.503 55,11%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 4.489.600.314 19,97%

V.P. > 50 milioni di Euro 5.604.198.804 24,92%

Dalla tabella si può notare come la maggior parte del capitale investito netto (media del triennio 2004-2006) riguardi le aziende aventi un valore della produzione fino a 10 milioni di euro (55% circa), seguite poi dalle aziende appartenenti alla maggiore classe dimensionale (25% del capitale investito) e dalle aziende della classe intermedia (20%).

Pertanto, si può desumere come all’interno del comparto il rapporto tra valore della produzione e capitale investito netto non sia sempre proporzionale; ciò è dovuto probabilmente al fatto che le aziende di maggiori dimensioni, dal punto di vista del valore della produzione, si concentrano in settori di attività non sempre caratterizzati da elevati investimenti di capitale; ulteriori approfondimenti si possono pertanto ottenere da un’analisi sulla diversa produttività economica delle imprese operanti nel comparto, che sarà oggetto di un successivo paragrafo.

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2. LE LINEE DI SVILUPPO

Nel triennio oggetto di analisi, è possibile desumere alcune rilevanti informazioni sullo sviluppo del comparto osservando la variazione di alcuni dati desumibili dai bilanci aggregati del campione di imprese, quali in particolare la variazione del fatturato, dei costi operativi e del patrimonio netto.

La variazione è calcolata per il comparto nel suo complesso e con riferimento ai settori di attività e alle classi dimensionali delle imprese ed ha come riferimento innanzitutto i valori calcolati per l’anno 2006 confrontati con quelli relativi all’anno 2004.

Nell’analisi complessiva del comparto è tuttavia possibile estendere il periodo di osservazione al triennio precedente, utilizzando i dati delle analoghe elaborazioni effettuate sui trienni 2001-2003 e 2003-20051.

Sviluppo del comparto IC 2002/2001 2003/2002 2004/2003 2005/2004 2006/2005

∆∆ fatturato 17,74% -9,24% 7,30% 7,77% 9,28%

∆∆ costi operativi 19,03% -9,10% 6,77% 8,53% 7,49%

∆∆ patrimonio netto 25,82% -5,78% 10,23% 14,22% 3,91%

Dalla tabella e dal grafico seguente si può notare come l’anno 2003 sia caratterizzato da una variazione negativa nel fatturato, nei costi e nel patrimonio netto, che costituisce un’inversione di tendenza rispetto all’anno 2002 nel quale i tassi di sviluppo erano stati piuttosto elevati.

Negli anni successivi (2004, 2005 e 2006) si ripristina il trend di crescita, seppure a tassi più ridotti rispetto al 2003; per quanto attiene al fatturato, lo sviluppo del 2006 è più marcato e soprattutto assume valore più elevato rispetto all’incremento dei costi operativi, dando un impulso alla redditività operativa, in controtendenza rispetto al 2005 nel quale i costi erano cresciuti più dei ricavi.

Il patrimonio netto, invece, dopo due anni di crescita a due cifre, nel 2006 si incrementa del 4% circa.

Sviluppo del comparto IC

-15,00%

-10,00%

-5,00%

0,00%

5,00%

10,00%

15,00%

20,00%

25,00%

30,00%

2002/2001 2003/2002 2004/2003 2005/2004 2006/2005

fatturato costi operativi patrimonio netto

1 Cfr. B. Campedelli, I bilanci delle società di capitali della provincia di Verona, volume 3, presentato in occasione della 4^

giornata dell’economia del 12 maggio 2006, CCIAA Verona – Servizio Studi e Ricerche e B. Campedelli, Foto di gruppo con bilancio: le performance delle imprese veronesi, volume 2, presentato in occasione della 5^ giornata dell’economia del 15 maggio 2007 CCIAA Verona – Servizio Studi e Ricerche. Si consideri che, in ciascuno dei trienni oggetto di analisi, il campione di imprese utilizzato per l’analisi comprende le società di capitali operative in tutti e tre gli anni degli anni del triennio considerato, e che pertanto il campione potrebbe variare di triennio in triennio; con riferimento specifico agli indici di sviluppo, che misurano le variazioni intercorse tra due anni, si precisa che le variazioni 2002-2001 e 2003-2001 sono state riprese dall’indagine relativa al triennio 2001-2003 e presentata nel 2006, la variazione 2004-2003 è stata ripresa dall’indagine relativa al triennio 2003-2005, presentata nel 2007, mentre le variazioni relative agli anni 2005-2004 e 2006-2005 sono riprese dall’indagine attuale, ovvero relativa al triennio 2004-2006.

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Confrontando i due trienni di analisi 2001-2003 e 2004-20062, si nota come il patrimonio netto sia cresciuto ad un ritmo costante, mentre decisamente più positivo sia lo sviluppo del fatturato e dei costi operativi nel secondo triennio; il primo triennio era infatti penalizzato dall’anno 2003, con un trend negativo, e dal maggior sviluppo dei costi rispetto ai ricavi.

Sviluppo del comparto IC 2003/2001 2006/2004

∆∆ fatturato 6,87% 17,77%

∆∆ costi operativi 8,20% 16,66%

∆∆ patrimonio netto 18,54% 18,68%

Approfondendo l’analisi nei settori di attività, con riferimento all’ultimo triennio (2004-2006) si riscontrano il seguenti dati.

linee di sviluppo ∆∆ fatturato ∆∆ costi operativi ∆∆ patrimonio netto

COMPARTO IC 17,77% 16,66% 18,68%

AGRICOLTURA 38,14% 32,45% 100,19%

INDUSTRIA 17,23% 17,93% 14,29%

COSTRUZIONI 26,97% 17,36% 39,32%

COMMERCIO 13,17% 12,65% 19,38%

SERVIZI 20,22% 16,33% 12,49%

Il fatturato del comparto nel triennio è cresciuto mediamente del 18%; rispetto a questo dato medio i settori in maggiore sviluppo appaiono essere l’agricoltura, le costruzioni e i servizi, con un trend più elevato rispetto alla media del comparto; l’industria appare in linea con il comparto nel complesso, mentre il commercio si attesta al di sotto di questo, ma comunque con uno sviluppo a due cifre.

Sviluppo del fatturato nei diversi settori

17,77%

38,14%

17,23%

26,97%

13,17%

20,22%

0,00% 10,00% 20,00% 30,00% 40,00% 50,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Con riferimento ai costi operativi, il comparto nel complesso registra un incremento di quasi il 17%, che è di un solo punto percentuale inferiore a quello dei costi operativi.

Osservando i singoli settori, si nota come per quasi tutti lo sviluppo del fatturato è maggiore dei costi operativi;

unica eccezione è l’industria, nella quale i costi crescono leggermente più del fatturato.

2Tali dati escludono la variazione centrale, di passaggio tra il 2004 e il 2003, appartenente al triennio 2003-2005.

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I settori nei quali questo spread tra sviluppo del fatturato e sviluppo dei costi è più marcato risultano essere le costruzioni e i servizi, seguiti da agricoltura; per il settore commercio invece fatturato e costi appaiono avere uno sviluppo similare.

Variazione dei costi operativi nei diversi settori

16,66%

32,45%

17,93%

17,36%

12,65%

16,33%

0,00% 5,00% 10,00% 15,00% 20,00% 25,00% 30,00% 35,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Con riferimento al patrimonio netto, dal grafico seguente spicca il dato dell’agricoltura, che nel triennio vede duplicato il patrimonio netto. Una crescita rilevante viene registrata anche nel settore costruzioni, attorno al 39%, contro un dato medio del comparto pari a circa il 19%.

Per quanto attiene agli altri settori, il commercio presenta un dato di sviluppo analogo a quello del comparto nel suo complesso, mentre industria e servizi seguono al di sotto della media del comparto; anche nel caso del patrimonio netto, tuttavia, si sottolinea come la crescita ci sia per tutti i settori con tassi a due cifre.

Variazione del patrimonio netto

18,68%

100,19%

14,29%

39,32%

19,38%

12,49%

0,00% 20,00% 40,00% 60,00% 80,00% 100,00% 120,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Suddividendo il comparto sulla base delle diverse classi dimensionali delle imprese, è possibile analizzare eventuali differenze di sviluppo del fatturato, dei costi operativi e del patrimonio netto.

linee di sviluppo ∆∆ fatturato ∆∆ costi operativi ∆∆ patrimonio netto

COMPARTO IC 17,77% 16,66% 18,68%

V.P. < 10 milioni di Euro 30,55% 30,04% 20,77%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 14,65% 12,33% 9,08%

V.P. > 50 milioni di Euro 12,23% 11,31% 23,29%

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Sviluppo del comparto nelle diverse classi dimensionali

0,00

%

10,00

%

20,00

%

30,00

%

40,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni

di Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

∆ patrimonio netto

∆ costi operativi

∆ fatturato

Per quanto attiene allo sviluppo del fatturato, si nota come sono le imprese di minori dimensioni a registrare i tassi di crescita più elevati, decisamente al di sopra della media del comparto; per le imprese appartenenti a questa classe dimensionale i costi operativi crescono in linea con il fatturato.

Le imprese della fascia dimensionale media e della fascia più elevata si caratterizzano per tassi di crescita al di sotto della media del comparto; per le imprese medie la situazione appare leggermente più positiva di quelle grandi, sia per il maggior incremento del fatturato (quasi il 15%), sia per un maggiore divario rispetto alla crescita dei costi operativi.

La capitalizzazione delle imprese nel triennio è parimenti in crescita, ma con uno sviluppo nettamente superiore delle imprese di maggiori dimensioni (23% circa), che superano il valore medio del comparto.

Notevole (21% circa), e comunque superiore alla media del 19%, appare anche lo sviluppo del capitale proprio delle imprese di minori dimensioni, mentre le medie imprese registrano un incremento del capitale proprio che è pari alla metà del valore del comparto (9%).

Con riferimento agli investimenti è possibile fare ulteriori considerazioni sui tassi di sviluppo delle imprese.

Sviluppo del comparto IC 2002/2001 2003/2002 2004/2003 2005/2004 2006/2005

∆∆ investimenti totali 24,35% -5,97% 6,41% 12,00% 7,42%

∆∆ inv. in immobilizzazioni 21,58% -2,00% 7,80% 10,45% 7,02%

∆∆ immobiliz. mater. e

immat. 21,27% -7,55% 6,16% 8,58% 2,38%

Con riferimento al comparto nel suo complesso, l’analisi temporale sullo sviluppo degli investimenti ricalca le considerazioni già fatte per il fatturato, i costi operativi e il patrimonio netto: l’anno 2002, molto positivo, è stato seguito da un 2003 con un trend di segno negativo, mentre nel 2004, nel 2005 e nel 2006 la situazione è tornata nuovamente positiva seppure a tassi decisamente inferiori a quelli del 2002.

L’anno 2004 è caratterizzato da maggiori investimenti in immobilizzazioni, mentre nel 2005 e nel 2006 i tassi di sviluppo più elevati riguardano gli investimenti totali; con riferimento alle immobilizzazioni tecniche, immateriali e materiali, si può notare un rallentamento della crescita nel corso del 2006, più marcato di quanto non sia il rallentamento degli investimenti nel complesso nello stesso anno; ciò nonostante, come si può osservare dal grafico seguente, lo sviluppo è comunque positivo, anche se non assume un trend crescente.

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Sviluppo del comparto IC - gli investimenti

-10,00%

-5,00%

0,00%

5,00%

10,00%

15,00%

20,00%

25,00%

30,00%

2002/2001 2003/2002 2004/2003 2005/2004 2006/2005

investimenti totali inv. in immobilizzazioni immobiliz. mater. e immat.

Osservando i due periodi triennali, il triennio 2004-2006 appare caratterizzato da un maggiore impulso degli investimenti complessivi, compresi quelli in circolante, mentre gli incrementi delle immobilizzazioni appaiono un po’ meno elevati di quelli caratterizzanti il triennio 2001-2003, nonostante il dato negativo del 2003.

Sviluppo del comparto IC 2003/2001 2006/2004

∆∆ investimenti totali 16,93% 20,31%

∆∆ inv. in immobilizzazioni 19,15% 18,20%

∆∆ immobiliz. mater. e

immat. 12,11% 11,16%

L’analisi sull’ultimo triennio (2004-2006) può essere ulteriormente arricchita da considerazioni circa i diversi settori di attività e le classi dimensionali delle imprese.

linee di sviluppo ∆∆ investimenti

totali ∆∆ inv. in

immobilizzazioni ∆∆ immobiliz.

mater. e immat.

COMPARTO IC 20,31% 18,20% 11,16%

AGRICOLTURA 39,39% 20,35% 22,85%

INDUSTRIA 16,94% 12,13% 7,02%

COSTRUZIONI 29,65% 33,77% 3,96%

COMMERCIO 19,95% 21,21% 17,80%

SERVIZI 16,62% 18,07% 10,13%

Variazione degli investimenti

0,00% 10,00% 20,00% 30,00% 40,00% 50,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA

INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

invest. in immob.

mat. e immat.

invest. in immobilizz.

investimenti totali

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Gli investimenti totali nel comparto si sono incrementati del 20% tra il 2004 e il 2006; i settori che registrano un maggior incremento degli investimenti rispetto alla media del comparto sono l’agricoltura (con sviluppo quasi doppio) e le costruzioni; confrontando i tassi di sviluppo delle immobilizzazioni in questi due settori, si nota come mentre per le costruzioni il dato è ancora notevolmente superiore alla media del comparto, per l’agricoltura le immobilizzazioni si sono incrementate di poco più della media del comparto, cosa che indica un incremento notevole degli investimenti in circolante.

Il settore commercio presenta un incremento degli investimenti totali in linea con il comparto, mentre leggermente al di sotto si collocano industria e servizi.

Gli investimenti in immobilizzazioni totali appaiono essersi incrementati maggiormente nel settore costruzioni, che presenta un dato quasi doppio della media del comparto; dal punto di vista delle immobilizzazioni tecniche, tuttavia, il settore costruzioni si colloca all’ultimo posto, con un incremento di circa il 4% contro una media del comparto dell’11%, segno pertanto di un incremento rilevante delle immobilizzazioni di tipo finanziario.

I servizi presentano uno sviluppo degli investimenti in immobilizzazioni paragonabile a quello del comparto, e lo stesso rapporto si riscontra anche per le immobilizzazioni tecniche.

Al di sopra della media del comparto si colloca lo sviluppo degli investimenti in immobilizzazioni dei settori commercio e agricoltura; per questi settori è decisamente più elevato del comparto il dato relativo agli investimenti in immobilizzazioni tecniche, che nell’agricoltura crescono anzi ad un ritmo più elevato delle immobilizzazioni totali. Il settore che appare aver investito meno nel triennio è l’industria, per la quale sia l’incremento delle immobilizzazioni tecniche che delle immobilizzazioni totali è inferiore alla media del comparto, attestandosi rispettivamente sul 7% e 12%.

Con riferimento alle sole immobilizzazioni tecniche, i settori che presentano un maggiore sviluppo sono agricoltura e commercio; l’agricoltura ha visto crescere le immobilizzazioni tecniche ad un ritmo doppio rispetto a quello della media del comparto; come si è già avuto modo di ribadire, mentre i servizi sono in linea con il comparto i due settori che meno hanno investito in immobilizzazioni tecniche sono industria e costruzioni.

Andando ad analizzare lo sviluppo degli investimenti nelle imprese appartenenti alle diverse classi dimensionali, si nota come ancora una volta le imprese di minori dimensioni registrino gli incrementi mediamente più elevati.

Per le imprese con valore della produzione fino a 10 milioni di euro infatti, l’incremento degli investimenti totali e delle immobilizzazioni tecniche si attesta al di sopra della media del comparto, mentre lo sviluppo delle immobilizzazioni totali è in linea con quest’ultimo.

Le imprese con VP superiore a 50 milioni di euro si collocano al secondo posto, presentando però uno sviluppo che, fatta eccezione per gli investimenti in immobilizzazioni totali, appare inferiore alla media del comparto.

Lo sviluppo delle imprese della classe dimensionale intermedia è il più basso, pur attestandosi su valori comunque ampiamente positivi.

linee di sviluppo ∆∆ investimenti

totali ∆∆ inv. in

immobilizzazioni ∆∆ immobiliz.

mater. e immat.

COMPARTO IC 20,31% 18,20% 11,16%

V.P. < 10 milioni di Euro 24,92% 18,04% 15,48%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 14,77% 12,78% 7,05%

V.P. > 50 milioni di Euro 18,29% 21,63% 7,37%

Sviluppo degli investimenti per classi dimensionali

0,00% 10,00% 20,00% 30,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni di Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50

milioni di Euro ∆ immobiliz. mater. e

immat.

∆ inv. in immobilizzazioni

investimenti totali

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3. LA PRODUTTIVITA’ ECONOMICA

La produttività economica del comparto e delle sue disaggregazioni per settori di attività e classi dimensionali può essere analizzata estrapolando dai bilanci aggregati due indicatori significativi, ovvero il rapporto tra valore della produzione e capitale investito netto e il rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione.

L’indicatore che rapporta il valore della produzione e il capitale investito netto medio esprime la produttività economica del capitale, mentre il rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione esprime la ricchezza incrementale per unità di prodotto, ovvero il rendimento lordo della produzione realizzata.

Utilizzando anche i dati dell’analisi condotta sui precedenti trienni 2001-2003 e 2003-2005 è possibile innanzitutto esprimere il trend della produttività economica del comparto nel suo complesso.

Dalla tabella e dal grafico seguenti si può dedurre come il capitale investito nel comparto abbia rilevato una produttività economica in riduzione a partire dal 2003, ma che negli ultimi due anni appare stabile, benché a livelli più bassi del 2001; nel 2006 ogni unità di euro di capitale investito ha generato un valore della produzione pari a 1,84 volte.

Produttività economica 2001 2002 2003 2004 2005 2006

VP/CIN 1,99 2,14 2,09 1,91 1,85 1,84

VA/VP 16,50% 15,51% 17,10% 16,87% 17,00% 16,83%

Andamento della produttività economica del capitale

1,99

2,14 2,09

1,91

1,85 1,84

1,60 1,70 1,80 1,90 2,00 2,10 2,20

2001 2002 2003 2004 2005 2006

Il rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione invece, dopo una riduzione nel corso del 2002 assume un valore che oscilla sempre attorno al 17%; ciò significa che del valore prodotto dalle imprese e destinato al mercato di sbocco, circa il 17% è frutto dell’attività “interna” dell’impresa, andando ad aggiungersi al costo degli input acquisiti dai fornitori di beni e servizi.

Andamento del rapporto VA/VP

16,50%

15,51%

17,10%

16,87% 17,00%

16,83%

14,50%

15,00%

15,50%

16,00%

16,50%

17,00%

17,50%

2001 2002 2003 2004 2005 2006

(14)

Mediamente, il triennio 2001-2003 risulta più positivo del triennio 2004-2006 per quanto attiene alla produttività economica, mentre il valore aggiunto per unità di valore prodotto è mediamente costante.

Produttività economica media

01-03 media 04-06

VP/CIN 2,07 1,87

VA/VP 0,16 0,17

Con riferimento al triennio 2004-2006 è possibile approfondire i dati relativi ai settori di attività e alle classi dimensionali delle imprese.

VP/CIN 2004 2005 2006 VP/CIN

media COMPARTO IC 1,91 1,85 1,84 1,87 AGRICOLTURA 4,96 5,37 3,76 4,53 INDUSTRIA 1,80 1,80 1,82 1,81 COSTRUZIONI 0,99 0,95 0,91 0,95 COMMERCIO 4,48 4,36 4,11 4,30 SERVIZI 0,70 0,68 0,70 0,69

VP/CIN per settore di attività

1,87

4,53 1,81

0,95

4,30 0,69

- 1,00 2,00 3,00 4,00 5,00

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Mentre il comparto nel suo complesso nel triennio registra una riduzione della produttività economica del capitale, l’andamento dei diversi settori di attività economica appare più variegato.

Costruzioni e Commercio sono i settori che segnano un leggero trend negativo, mentre per l’agricoltura dopo un miglioramento della produttività nel 2005 si registra un netto peggioramento nel 2006; per industria e servizi la produttività si attesta su valori pressoché costanti.

Differenze significative si possono riscontrare con riferimento al valore della produttività economica, oltre che al suo trend; i settori agricoltura e commercio si caratterizzano per un livello significativamente più elevato di produttività economica del capitale, rispetto al resto del comparto (oltre il doppio della media del comparto).

L’industria appare in linea con il comparto nel suo complesso mentre costruzioni e servizi rilevano una produttività decisamente più bassa, inferiore all’unità.

(15)

L’analisi del rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione può essere desunta dalla tabella e dal grafico seguenti.

VA/VP 2004 2005 2006 VA/VP media

triennio

COMPARTO IC 16,87% 17,00% 16,83% 16,90%

AGRICOLTURA 12,36% 11,12% 12,32% 11,94%

INDUSTRIA 21,58% 21,02% 20,29% 20,96%

COSTRUZIONI 23,16% 22,09% 23,45% 22,90%

COMMERCIO 9,79% 9,94% 10,19% 9,98%

SERVIZI 30,28% 32,05% 31,33% 31,22%

VA/VP per settore di attività

16,90%

11,94%

20,96%

22,90%

9,98%

31,22%

0,00% 5,00% 10,00% 15,00% 20,00% 25,00% 30,00% 35,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Il valore dell’indicatore con riferimento al comparto nel complesso subisce quasi impercettibile incremento nel 2005 per poi tornare nel 2006 al valore del 2004.

Per agricoltura e costruzioni invece il valore del 2006 è paragonabile a quello del 2004, registrando però nel corso del 2005 un leggero calo.

L’industria si caratterizza per un trend leggermente negativo, mentre commercio e servizi rilevano un trend in leggera crescita confrontando il dato 2004 con il dato 2006.

Considerando il dato medio di periodo si possono fare confronti tra l’andamento del comparto e quello dei singoli settori; il settore che si caratterizza per un più alto valore aggiunto per unità di prodotto è quello d ei servizi, seguito, seppure a distanza, da costruzioni e industria, entrambi ben al di sopra della media del comparto.

I settori a minore valore aggiunto per unità di prodotto risultano essere agricoltura e commercio.

Dall’analisi dei due indicatori di produttività economica si può notare come i settori caratterizzati da una più elevata produttività del capitale registrano viceversa un valore basso dell’indicatore VA/VP; infatti, i settori con maggiore produttività del capitale, ovvero agricoltura e comme rcio, sono quelli che rilevano un più basso rapporto VA/VP; viceversa, costruzioni e servizi con una ridotta produttività economica del capitale, registrano un elevato rendimento della produzione realizzata.

Disaggregando il comparto sulla base delle classi dimensionali (per valore della produzione), è possibile osservare il valore e il trend dei due indicatori misurati nelle diverse classi dimensionali rispetto al comparto nel suo complesso.

VP/CIN 2004 2005 2006 VP/CIN

media COMPARTO IC 1,91 1,85 1,84 1,87 V.P. < 10 milioni di Euro 0,97 0,99 1,02 1,00 10 < V.P. < 50 milioni di Euro 2,25 2,14 2,21 2,20 V.P. > 50 milioni di Euro 3,66 3,60 3,33 3,52

(16)

Dalla tabella precedente emerge come le imprese di maggiori dimensioni si caratterizzino per una maggiore produttività economica del capitale; infatti, soprattutto le imprese con valore della produzione superiore a 50 milioni di euro, ma anche quelle appartenenti alla classe dimensionale intermedia registrano un valore di produttività economica superiore a quella del comparto nel suo complesso.

Le imprese di minori dimensioni si caratterizzano invece per un rapporto di produttività economica del capitale pressoché pari all’unità.

In merito al trend del triennio, le imprese di grandi dimensioni, tuttavia, registrano una tendenza al ribasso dell’indicatore, così come avviene per il comparto.

Le imprese di minori dimensioni rilevano un leggero miglioramento nella produttività economica, mentre le imprese della classe dimensionale intermedia vedono l’indice peggiorare leggermente nel 2005 per poi tornare nel 2006 ai valori di partenza.

VP/CIN per classe dimensionale

1,87 1,00

2,20

3,52

- 0,50 1,00 1,50 2,00 2,50 3,00 3,50 4,00 COMPARTO IC

V.P. < 10 milioni di Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

Per quanto attiene all’indicatore VA/VP, che esprime la ricchezza incrementale per unità di prodotto, la sintesi dell’andamento del triennio si può desumere dalla tabella e dal grafico seguenti.

VA/VP 2004 2005 2006 VA/VP media

triennio

COMPARTO IC 16,87% 17,00% 16,83% 16,90%

V.P. < 10 milioni di Euro 21,63% 21,49% 20,47% 21,20%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 18,79% 18,71% 18,86% 18,79%

V.P. > 50 milioni di Euro 13,21% 13,27% 13,39% 13,29%

VA/VP per classe dimensionale

16,90%

21,20%

18,79%

13,29%

0,00% 5,00% 10,00% 15,00% 20,00% 25,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni di

Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

(17)

Si è già avuto modo di ribadire come il comparto, nonostante qualche limitata oscillazione, nel triennio presenti un valore dell’indicatore pressoché stabile attorno al 17%.

Analoga situazione si rileva per le imprese di maggiori e di medie dimensioni, che rilevano un valore aggiunto per unità di prodotto pressoché costante; tale valore si attesta attorno al 19% per le medie (quindi ad un livello più elevato del comparto nel complesso), e attorno al 13% per le grandi (al di sotto del comparto nel complesso);

per quanto attiene le imprese di minori dimensioni, si rileva invece una tendenza ad un leggero ribasso pari ad un punto percentuale nell’arco del triennio.

Le imprese di minori dimensioni tuttavia presentano un valore medio dell’indicatore ben al di sopra della media del comparto (21% circa contro 17% circa).

Come si è già avuto modo di osservare con riferimento ai diversi set tori di attività, l’andamento dei due indicatori VP/CIN e VA/VP appare antitetico anche osservandolo nell’ambito delle classi dimensionali; infatti, per il primo indicatore registrano i valori più elevati le grandi imprese, per il secondo le imprese di minori dimensioni.

(18)

4. LA REDDITIVITA’

Sulla base dei dati dei bilanci aggregati relativi al campione di imprese oggetto di analisi, è possibile apprezzare la redditività del comparto nel triennio 2004-2006 grazie al ricorso ad alcuni indicatori di sintesi.

Un primo indicatore è il ROE che, essendo calcolato come rapporto tra l’utile netto di esercizio e il patrimonio netto medio, esprime la redditività netta del capitale di rischio; essa è funzione della redditività operativa, dell’incidenza delle gestioni finanziaria, straordinaria e fiscale e del livello di indebitamento dell’impresa.

Dovendo esprimere il rapporto sulla media del patrimonio netto, per il triennio oggetto di analisi si hanno a disposizione i dati relativi agli anni 2005 e 2006; tuttavia, utilizzando le analoghe analisi condotte sul campione di imprese del comparto per i trienni 2001-2003 e 2003-20053 è possibile avere un’idea del trend di redditività del comparto nel suo complesso nell’arco del quinquennio 2002-2006.

Redditività 2002 2003 2004 2005 2006

ROE 10,75% 9,61% 7,35% 8,33% 10,20%

Andamento del ROE del comparto

10,75%

9,61%

7,35% 8,33%

10,20%

0,00%

2,00%

4,00%

6,00%

8,00%

10,00%

12,00%

2002 2003 2004 2005 2006

Dalla tabella e dal grafico precedente si evince come la redditività netta abbia subito un trend negativo tra l’anno 2002 e l’anno 2004, mentre nel corso degli ultimi due anni il trend si è invertito, riportando il valore dell’indicatore nel 2006 quasi ai livelli di quello del 2002 (oltre il 10%).

Redditività media 2003-

2002

media 2006-

2004

ROE 10,18% 8,63%

Confrontando i due valori medi, l’uno per il periodo 2002-2003 caratterizzato dal trend negativo, e l’altro per il periodo di trend positivo (2004-2006) si nota che comunque la redditività negli ultimi anni si è mantenuta mediamente più bassa.

3 Cfr. B. Campedelli, I bilanci delle società di capitali della provincia di Verona, volume 3, presentato in occasione della 4^

giornata dell’economia del 12 maggio 2006, CCIAA Verona – Servizio Studi e Ricerche e B. Campedelli, Foto di gruppo con bilancio: le performance delle imprese veronesi, volume 2, presentato in occasione della 5^ giornata dell’economia del 15 maggio 2007 CCIAA Verona – Servizio Studi e Ricerche. Si consideri che, in ciascuno dei trienni oggetto di analisi, il campione di imprese utilizzato per l’analisi comprende le società di capitali operative in tutti e tre gli anni degli anni del triennio considerato, e che pertanto il campione potrebbe variare di triennio in triennio; con riferimento specifico agli indici di redditività, che prevedono al denominatore un dato di capitale medio, calcolato tra due anni consecutivi, si precisa che gli indici relativi agli anni 2002 e 2003 sono ripresi dall’indagine relativa al triennio 2001-2003 e presentata nel 2006, gli indici relativi all’anno 2004 sono ripresi dall’indagine relativa al triennio 2003-2005, presentata nel 2007, mentre gli indici relativi agli anni 2005 e 2006 sono ripresi dall’indagine attuale, ovvero relativa al triennio 2004-2006.

(19)

Per avere ulteriori informazioni sulla redditività netta è bene osservare i dati disaggregati del comparto sulla base dei settori di attività.

ROE 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 8,33% 10,20% 1,87%

AGRICOLTURA -2,68% 10,65% 13,32%

INDUSTRIA 7,69% 9,46% 1,76%

COSTRUZIONI 13,59% 18,30% 4,71%

COMMERCIO 12,03% 16,14% 4,11%

SERVIZI 6,54% 6,17% -0,37%

Variazione del ROE 2006-2005

1,87%

13,32%

1,76%

4,71% 4,11%

-0,37%

-2,00%0,00%2,00%4,00%6,00%8,00%

10,00%

12,00%

14,00%

16,00%

COMPARTO IC AGRICO LTURA

INDUSTRIA COSTR UZIONI

COMMERCIO SERVIZI

Il miglioramento della redditività tra l’anno 2005 e l’anno 2006 ha interessato tutti i settori del comparto, fatta eccezione per i servizi che al contrario hanno subito una leggerissima flessione.

Particolarmente evidente è il miglioramento dell’agricoltura, che da un ROE negativo è arrivata ad un valore di poco superiore alla media del comparto (quasi 11%).

La variazione dell’indice con riferimento al settore industriale è analoga a quella del comparto, così come confrontabile è il valore dell’indice nei due anni.

I settori commercio e costruzioni hanno registrato un notevole miglioramento, ma si deve considerare anche che tali settori presentano un indice più elevato del comparto nel complesso.

Un apprezzamento del contributo dei diversi settori alla redditività del comparto è più facilmente identificabile osservando il valore medio del ROE nei due anni di analisi.

ROE media

2006-2005

COMPARTO IC 9,27%

AGRICOLTURA 3,98%

INDUSTRIA 8,57%

COSTRUZIONI 15,94%

COMMERCIO 14,09%

SERVIZI 6,36%

Il comparto ha un valore medio del ROE di poco superiore al 9%; una redditività decisamente più elevata caratterizza, come già visto in precedenza, il settore costruzioni (16% circa) e commercio (14% circa).

Un po’ al di sotto del valore del comparto si attesta l’industria (quasi 9%); seguono i servizi (6%) e l’agricoltura (4%).

(20)

Ulteriori approfondimenti sulla redditività si possono ottenere analizzando il valore e l’andamento del ROE all’interno delle tre classi dimensionali di imprese individuate per il comparto.

ROE media

2006-2005

COMPARTO IC 9,27%

V.P. < 10 milioni di Euro 5,92%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 7,77%

V.P. > 50 milioni di Euro 14,91%

Rispetto al valore medio del comparto, le imprese di maggiori dimensioni risultano essere le più redditizie, con un ROE ben al di sopra del comparto; seguono nell’ordine le medie e le piccole imprese, che presentano valori medi del ROE sotto il valore del comparto.

ROE media 2005-2006

9,27%

5,92%

7,77%

14,91%

0,00% 2,00% 4,00% 6,00% 8,00% 10,00% 12,00% 14,00% 16,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni

di Euro 10 < V.P. < 50 milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

Oltre al valore medio, appare importante analizzare il trend rilevato dall’indice nell’ultimo triennio.

ROE 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 8,33% 10,20% 1,87%

V.P. < 10 milioni di Euro 5,88% 5,95% 0,07%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 7,16% 8,38% 1,23%

V.P. > 50 milioni di Euro 12,58% 17,24% 4,66%

Variazione del ROE 2006-2005

1,87%

0,07%

1,23%

4,66%

0,00%

1,00%

2,00%

3,00%

4,00%

5,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni di Euro

10 < V.P. < 50 milioni di Euro

V.P. > 50 milioni di Euro

(21)

Dalla tabella e dal grafico precedente emerge come a fronte di un miglioramento di quasi due punti percentuali per il comparto nel suo complesso, la situazione sia piuttosto diversificata nelle classi dimensionali.

Le imprese di minori dimensioni presentano un ROE identico nei due anni, quindi la loro redditività, ben al di sotto della media del comparto, non appare migliorata nel 2006.

Le imprese di medie dimensioni hanno sia un valore medio che un incremento dell’indicatore di poco al di sotto della media del comparto, mentre le imprese di maggiori dimensioni, che già spiccano per la loro elevata redditività, sono anche quelle che registrano la variazione positiva più elevata.

L’analisi della redditività può poi essere condotta con riferimento ad un altro fondamentale indicatore, ovvero il ROI, che essendo calcolato come rapporto tra il reddito operativo e il capitale investito netto medio rappresenta la redditività del capitale nel suo complesso.

Tale misura della redditività fa riferimento pertanto alla sola gestione operativa, prescindendo dalle scelte e dai vincoli in termini di struttura finanziaria dell’impresa, operazioni straordinarie e politica fiscale.

Con riferimento al comparto nel suo complesso, può essere interessante innanzitutto analizzare il trend della redditività del capitale nel periodo che va dal 2002 al 2006.

Redditività 2002 2003 2004 2005 2006

ROE 10,75% 9,61% 7,35% 8,33% 10,20%

ROI 8,81% 7,83% 7,79% 7,47% 8,30%

Andamento del ROI del comparto

8,81%

7,83% 7,79%

7,47%

8,30%

6,50%

7,00%

7,50%

8,00%

8,50%

9,00%

2002 2003 2004 2005 2006

La redditività del capitale investito presenta un trend negativo per tutto il periodo che va dal 2002 al 2005, con una variazione complessiva del periodo di circa un punto e mezzo percentuale; nel 2006 tuttavia l’indice segna un deciso miglioramento, tornando a collocarsi a circa mezzo punto percentuale al di sotto del valore del 2002.

Confrontando l’andamento di ROE e ROI si può affermare che il miglioramento della redditività del capitale investito, e quindi della redditività operativa delle imprese, è avvenuto con un anno di ritardo rispetto al miglioramento della redditività netta, che già nel 2005 ha subito un impatto positivo da parte delle gestioni extra – operative.

Redditività media 2003-

2002

media 2006-

2004

ROE 10,18% 8,63%

ROI 8,32% 7,85%

Nel complesso, anche per il ROI il miglioramento sta facendo recuperare il trend negativo, anche se nel triennio 2004-2006 il valore è ancora mediamente più basso del biennio 2002-2003.

(22)

Per approfondire l’analisi focalizzando l’attenzione sull’ultimo triennio, è possibile fare ulteriori considerazioni che hanno ad oggetto i diversi settori di attività e le classi dimensionali delle imprese del comparto.

ROI media 2006-2005

COMPARTO IC 7,88%

AGRICOLTURA 5,09%

INDUSTRIA 8,85%

COSTRUZIONI 5,84%

COMMERCIO 14,24%

SERVIZI 4,41%

In termini di redditività del capitale investito si può osservare come il settore con le migliori performance è il commercio, con un ROI quasi doppio rispetto al comparto.

Seguono poi l’industria con un ROI di un punto percentuale superiore al comparto, le costruzioni e l’agricoltura con indici rispettivamente pari a circa il 6% e il 5%; il settore meno performante in termini di redditività operativa è quello dei servizi (circa 4,5%).

ROI media 2005-2006

7,88%

5,09%

8,85%

5,84%

14,24%

4,41%

0,00% 2,00% 4,00% 6,00% 8,00% 10,00% 12,00% 14,00% 16,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Dalla tabella e dal grafico seguenti si può osservare la variazione del ROI negli anni più recenti.

ROI 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 7,47% 8,30% 0,83%

AGRICOLTURA 1,51% 8,67% 7,16%

INDUSTRIA 9,02% 8,67% -0,35%

COSTRUZIONI 4,71% 6,97% 2,26%

COMMERCIO 13,60% 14,88% 1,28%

SERVIZI 3,87% 4,96% 1,09%

Negli ultimi due anni in cui si dispone del dato, si può notare come la redditività del capitale nel comparto sia migliorata ma in maniera piuttosto lieve (meno di un punto percentuale).

A livello dei singoli settori, si nota come l’unico ad essere leggermente peggiorato è il settore industriale, mentre l’agricoltura, al contrario, segna un miglioramento rilevantissimo, di circa 7 punti percentuali.

Anche il settore costruzioni segna un miglioramento al di sopra della media del comparto (circa 2%), mentre commercio e servizi presentano una variazione simile a quella del comparto, o di poco superiore; tale variazione è tuttavia più rilevante per i servizi in termini relativi, posto il minor valore medio dell’indicatore in tale settore.

(23)

Variazione del ROI 2006-2005

0,83%

7,16%

-0,35%

2,26%

1,28% 1,09%

-1,00%0,00%1,00%2,00%3,00%4,00%5,00%6,00%7,00%8,00%

COMPARTO IC AGRICO LTURA

INDUSTRIA COSTR UZIONI

COMMERCIO SERVIZI

ROI

var. 2006/2005 ROE var. 2006/2005

COMPARTO IC 0,83% 1,87%

AGRICOLTURA 7,16% 13,32%

INDUSTRIA -0,35% 1,76%

COSTRUZIONI 2,26% 4,71%

COMMERCIO 1,28% 4,11%

SERVIZI 1,09% -0,37%

Nella tabella precedente si sono poste a confronto le variazioni dei due indicatori nell’ultimo anno.

Pressoché in tutti i settori, come nel comparto, il miglioramento del ROE è più marcato, segno di un influsso positivo anche delle gestioni extra – operative; unica eccezione è il settore dei servizi, per il quale il miglioramento operativo è controbilanciato da un peggioramento delle altre gestioni aziendali.

Nel caso dell’industria, è evidente come il leggero miglioramento della redditività netta è puramente il frutto delle gestioni extra-operative, essendo la redditività del capitale investito in lieve flessione.

Con riferimento alle diverse classi dimensionali, la situazione del ROI per gli anni 2005 e 2006 è riepilogata nelle tabelle e figure seguenti.

ROI media 2006-2005

COMPARTO IC 7,88%

V.P. < 10 milioni di Euro 5,01%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 9,79%

V.P. > 50 milioni di Euro 12,76%

ROI media 2005-2006

7,88%

5,01%

9,79%

12,76%

0,00% 2,00% 4,00% 6,00% 8,00% 10,00% 12,00% 14,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni di

Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

(24)

Anche con riferimento alla redditività del capitale investito si possono fare le stesse considerazioni fatte in merito al ROE: le imprese di maggior dimensioni sono le più performanti, seguite da quelle di medie dimensioni, mentre le imprese appartenenti alla fascia dimensionale minore presentano una redditività del capitale inferiore a quella del comparto nel complesso.

ROI 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 7,47% 8,30% 0,83%

V.P. < 10 milioni di Euro 4,71% 5,31% 0,60%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 9,21% 10,37% 1,16%

V.P. > 50 milioni di Euro 12,20% 13,33% 1,13%

Variazione del ROI 2006-2005

0,83%

0,60%

1,16% 1,13%

0,00%

0,20%

0,40%

0,60%

0,80%

1,00%

1,20%

1,40%

COMPARTO IC

V.P. < 10 milioni di Euro

10 < V.P. < 50 milioni di Euro

V.P. > 50 milioni di Euro

Nel corso dell’anno 2006 la redditività del capitale investito è migliorata leggermente in tutte le tre classi dimensionali; tuttavia, le imprese di medie e di grandi dimensioni registrano incrementi superiori alla media, mentre le imprese minori si attestano al di sotto della media del comparto, anche in termini di variazione.

ROI var.

2006/2005

ROE var.

2006/2005

COMPARTO IC 0,83% 1,87%

V.P. < 10 milioni di Euro 0,60% 0,07%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 1,16% 1,23%

V.P. > 50 milioni di Euro 1,13% 4,66%

Dalla tabella precedente emerge come per le grandi imprese il notevole miglioramento del ROE sia in buona parte trainato dall’incidenza delle gestioni extra-operative, mentre per le imprese di minori dimensioni si rileva una variazione della redditività operativa a fronte di una stasi della redditività del capitale proprio.

Per completare l’analisi della redditività, è possibile restringere ulteriormente il campo di osservazione, ricercando in un altro indicatore le cause dell’andamento della redditività operativa.

Tale indicatore è il ROS, che essendo calcolato come rapporto tra il reddito operativo e i ricavi di vendita esprime la redditività delle vendite stesse; la redditività delle ve ndite è uno dei componenti che spiegano l’andamento della redditività operativa; l’altro componente è la rotazione del capitale investito.

Analogamente agli altri indicatori, può essere innanzitutto interessante osservare il trend del ROS su un arco temporale più ampio, che abbracci gli anni dal 2002 al 2006.

(25)

Redditività 2002 2003 2004 2005 2006

ROS 3,98% 3,95% 3,99% 3,89% 4,36%

Andamento del ROS del comparto

3,98% 3,95% 3,99%

3,89%

4,36%

3,60%

3,70%

3,80%

3,90%

4,00%

4,10%

4,20%

4,30%

4,40%

2002 2003 2004 2005 2006

L’andamento della redditività delle vendite non appare caratterizzato da un trend costante; tuttavia, osservando meglio i valori, si può vedere come tra gli anni 2002 e 2004 la situazione resti pressoché immutata, per poi peggiorare leggermente nel 2005 e infine registrare un notevole miglioramento nel 2006.

Confrontando l’andamento del ROS con quello del ROI, si può pertanto affermare che il trend negativo di quest’ultimo è dovuto principalmente ad una riduzione della rotazione del capitale, posto che il ROS appare negli stessi anni pressoché costante; con riferimento all’anno 2006 il netto miglioramento nella redditività d elle vendite è in parte frenato dalla rotazione del capitale, posto che il ROI appare migliorare meno che proporzionalmente.

Redditività media 2003-

2002

media 2006-

2004

ROI 8,32% 7,85%

ROS 3,96% 4,08%

Il miglioramento del ROS nell’ultimo anno è talmente marcato che mediamente il periodo 2004-2006 appare migliore del periodo 2002-2003, mentre per gli altri indicatori di redditività non si era notato un completo recupero dei più elevati valori iniziali.

L’analisi dei diversi settori di attività completa le considerazioni relative al comparto nel suo complesso.

ROS media

2006- 2005

COMPARTO IC 4,12%

AGRICOLTURA 1,07%

INDUSTRIA 4,76%

COSTRUZIONI 6,48%

COMMERCIO 3,21%

SERVIZI 6,23%

(26)

ROS media 2005-2006

4,12%

1,07%

4,76%

6,48%

3,21%

6,23%

0,00% 1,00% 2,00% 3,00% 4,00% 5,00% 6,00% 7,00%

COMPARTO IC AGRICOLTURA INDUSTRIA COSTRUZIONI COMMERCIO SERVIZI

Il ROS negli ultimi due anni oggetto di analisi appare attestarsi per il comparto attorno al valore del 4%; rispetto a tale valore medio i settori con una maggiore redditività delle vendite appaiono essere le costruzioni e i servizi;

l’industria è pressoché in linea con il comparto, mentre il commercio rileva un ROS mediamente più basso di un punto percentuale; decisamente ridotta, rispetto alla media del comparto è la redditività del settore agricolo.

ROS 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 3,89% 4,36% 0,47%

AGRICOLTURA 0,28% 1,86% 1,58%

INDUSTRIA 4,85% 4,67% -0,18%

COSTRUZIONI 5,26% 7,70% 2,45%

COMMERCIO 3,02% 3,40% 0,38%

SERVIZI 5,45% 7,01% 1,56%

Variazione del ROS 2006-2005

0,47%

1,58%

-0,18%

2,45%

0,38%

1,56%

-0,50%

0,00%

0,50%

1,00%

1,50%

2,00%

2,50%

3,00%

COMPARTO IC AGRICO LTURA

INDUSTRIA COSTR UZIONI

COMMERCIO SERVIZI

Analizzando la variazione dell’ultimo anno, il settore agricolo appare comunque in miglioramento, molto più di quanto non lo sia il comparto che presenta una variazione del ROS di mezzo punto percentuale.

Il settore con il più netto miglioramento appare essere quello delle costruzioni, seguito dai servizi; ciò appare in linea con il fatto che questi due settori partono da valori più elevati dell’indicatore.

(27)

Industria e commercio non rilevano variazioni significative, solo un lieve spostamento verso il basso per la prima e in aumento per la seconda.

ROS var.

2006/2005

ROI var.

2006/2005

COMPARTO IC 0,47% 0,83%

AGRICOLTURA 1,58% 7,16%

INDUSTRIA -0,18% -0,35%

COSTRUZIONI 2,45% 2,26%

COMMERCIO 0,38% 1,28%

SERVIZI 1,56% 1,09%

Confrontando le variazioni della redditività delle vendite con quelle della redditività del capitale investito, si possono fare alcune osservazioni in merito alla diversa incidenza del primo indicatore sul secondo.

Le variazioni in termini assoluti dei due indicatori appaiono confrontabili in quasi tutti i settori, ad eccezione dell’agricoltura nella quale la redditività del capitale investito si incrementa molto di più, per effetto pertanto di una maggiore rotazione del capitale investito.

L’ultimo aspetto da analizzare con riferimento alla redditività delle vendite è il parametro dimensionale.

ROS media

2006- 2005

COMPARTO IC 4,12%

V.P. < 10 milioni di Euro 4,86%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 4,40%

V.P. > 50 milioni di Euro 3,51%

ROS media 2005-2006

4,12%

4,86%

4,40%

3,51%

0,00% 1,00% 2,00% 3,00% 4,00% 5,00% 6,00%

COMPARTO IC V.P. < 10 milioni di

Euro 10 < V.P. < 50

milioni di Euro V.P. > 50 milioni

di Euro

A livello di valore medio della redditività delle vendite non si notano differenze molto significative tra le imprese appartenenti alle diverse classi dimensionali.

A differenza degli altri indici di redditività, tuttavia, in questo caso sono le imprese minori ad ottenere le migliori performance, seguite dalle medie (ancora di poco superiori alla media del comparto).

Le imprese di maggiori dimensioni si collocano al di sotto, benché di poco, della media del comparto.

Analizzando il ROI si erano riscontrate, viceversa, variazioni più significative attorno alla media del comparto;

ciò ci suggerisce che per le grandi imprese la differenza spesso è data dalla maggiore rotazione del capitale di queste ultime, che genera un più spiccato effetto moltiplicatore sulla redditività del capitale.

(28)

ROS 2005 2006 var.

2006/2005

COMPARTO IC 3,89% 4,36% 0,47%

V.P. < 10 milioni di Euro 4,56% 5,16% 0,60%

10 < V.P. < 50 milioni di Euro 4,24% 4,57% 0,33%

V.P. > 50 milioni di Euro 3,29% 3,73% 0,44%

Variazione ROS 2006-2005

0,47%

0,60%

0,33%

0,44%

0,00%

0,10%

0,20%

0,30%

0,40%

0,50%

0,60%

0,70%

COMPARTO IC

V.P. < 10 milioni di Euro

10 < V.P. < 50 milioni di Euro

V.P. > 50 milioni di Euro

Osservando le variazioni del ROS non si notano, come per la media del comparto, grandi variazioni nelle diverse fasce dimensionali.

Rispetto agli altri indicatori di redditività, tuttavia, in questo caso sono le p iccole imprese a rilevare un miglioramento maggiore rispetto a quelle appartenenti alle altre due fasce dimensionali; rispetto alle medie imprese la variazione per le piccole è quasi il doppio; per le grandi imprese l’incremento è pari a quello rilevato dal comparto, di poco al di sotto del mezzo punto percentuale.

(29)

5. LA SOLIDITA’ FINANZIARIA

La solidità finanziaria del comparto è apprezzabile attraverso il calcolo di alcuni indicatori di sintesi, calcolati sui bilanci aggregati delle imprese del campione oggetto di analisi.

Gli indicatori relativi alla solidità finanziaria sono i seguenti:

Indicatore modalità di calcolo

Quoziente di immobilizzo attivo Attivo Immobilizzato / Attivo Corrente Rapporto di indebitamento Capitale di Terzi / Capitale Netto Indice di consolidamento del passivo Passivo Consolidato / Passivo Corrente Indice di copertura generale immobilizzazioni (Capitale netto + Passivo Consolidato) / Attivo

Immobilizzato

Indice di copertura immobilizzazioni Capitale Netto / Attivo Immobilizzato

Con riferimento al comparto nel suo complesso, è possibile analizzare il trend temporale di ciascun indicatore negli anni dal 2002 al 2006, accostando i dati del triennio oggetto della presente analisi a quelli del triennio 2001-20034.

Solidità finanziaria 2001 2002 2003 2004 2005 2006

AI/AC 0,52 0,50 0,54 0,60 0,58 0,59

CT/CN 2,72 2,69 2,67 2,45 2,38 2,50

PCNS/PCR 0,32 0,29 0,34 0,37 0,37 0,38

(CN+PCNS)/AI 1,29 1,30 1,30 1,28 1,32 1,30

CN/AI 0,78 0,81 0,78 0,77 0,80 0,77

Rinviando il dettaglio all’analisi di ciascun indicatore presentata nel seguito, si può in linea generale osservare che, pur nella variabilità di ciascun anno del periodo, i valori medi degli indicatori nei due trienni non differiscono di molto; in leggero aumento appaiono, mediamente, l’immobilizzo dell’attivo e il consolidamento del passivo, mentre si riduce di poco, sempre a livello di media triennale, il ricorso all’indebitamento.

Solidità finanziaria media

2003/2001 media 2006/2004

AI/AC 0,52 0,59

CT/CN 2,69 2,44

PCNS/PCR 0,31 0,37

(CN+PCNS)/AI 1,30 1,30

CN/AI 0,79 0,78

Il quoziente di immobilizzo dell’attivo esprime il rapporto esistente tra attivo immobilizzato e attivo corrente e pertanto permette di giudicare il grado di rigidità degli investimenti delle imprese; all’aumentare degli investimenti in immobilizzazioni, infatti, la struttura patrimoniale delle imprese appare più rigida, ovvero meno facilmente convertibile in altra attività o meno rapidamente smobilizzabile in caso di cessazione della stessa.

4 Si precisa infatti che i valori degli indici negli anni 2001, 2002 e 2003 derivano dall’indagine sul triennio 2001-2003 presentata nel 2006, mentre per gli anni 2004, 2005 e 2006 si sono utilizzati i dati del più recente triennio 2004-2006; poiché i campioni delle imprese analizzate sono diversi in ciascun triennio, è possibile che il dato degli anni 2004 e 2005 differisca dall’omonimo dato presentato lo scorso anno, poiché questo era calcolato sui bilanci estratti per il triennio 2003-2005.

(30)

Quoziente di immobilizzo dell'attivo

0,52

0,50

0,54

0,60

0,58 0,59

0,44 0,46 0,48 0,50 0,52 0,54 0,56 0,58 0,60 0,62

2001 2002 2003 2004 2005 2006

Dal grafico si nota come non si rilevi per tale indicatore un trend costante; indubbiamente la tendenza va verso un lieve irrigidimento della struttura delle imprese, posto che negli anni 2001-2003 l’indicatore si manteneva attorno ad un valore 0,5, mentre negli ultimi anni è più vicino allo 0,6.

In generale, un indice attorno a 0,5 indica che l’attivo corrente è pari al doppio dell’attivo immobilizzato; una prevalenza di quest’ultimo nel complesso degli impieghi sarebbe infatti segnalata da un indicatore superiore all’unità.

Il rapporto di indebitamento esprime il grado del ricorso a fonti di finanziamento a titolo di debito, confrontato con il ricorso al capitale proprio.

Rapporto di indebitamento

2,72 2,69 2,67

2,45

2,38

2,50

2,20 2,30 2,40 2,50 2,60 2,70 2,80

2001 2002 2003 2004 2005 2006

Dal grafico emerge chiaramente un trend di riduzione progressiva dell’indebitamento tra gli anni 2002 e 2005, cui fa seguito un incremento nell’ultimo anno.

Il rapporto di indebitamento per tutto il periodo di osservazione appare comunque superiore a 2: ciò significa che i mezzi di terzi sono pari a più del doppio dei mezzi propri e costituiscono pertanto la fonte di finanziamento di gran lunga prevalente; in caso di equilibrio tra le due fonti di capitale l’indicatore sarebbe infatti pari all’unità.

L’indice di consolidamento del passivo è un indice che descrive la composizione delle fonti di finanziamento dell’impresa, ma con riferimento specifico alle sole fonti a titolo di debito.

(31)

Di queste analizza la scadenza, suddividendole in due macro-classi: i debiti consolidati ovvero scadenti oltre l’esercizio successivo, e i debiti correnti, ovvero scadenti entro l’esercizio successivo.

Dal grafico emerge, fatta eccezione per il dato del 2002, un trend di leggero aumento dell’indice, segno di una maggiore incidenza del passivo consolidato sul passivo corrente nel corso degli anni.

Il valore dell’indice supera sempre lo 0,3, e ciò sta a significare che il passivo corrente è poco meno di tre volte superiore al passivo consolidato.

Un maggiore ricorso alle fonti di finanziamento a breve è tuttavia coerente con la struttura degli impieghi, che vede una prevalenza dell’attivo corrente sull’attivo immobilizzato.

Indice di consolidamento del passivo

0,32 0,29

0,34 0,37 0,37 0,38

0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30 0,35 0,40 0,45

2001 2002 2003 2004 2005 2006

L’indice di copertura generale delle immobilizzazioni esprime la capacità delle fonti di capitale a lungo termine di finanziare gli investimenti a medio/lungo termine.

Trattandosi di copertura generale, essa comprende il concorso di passivo consolidato e patrimonio netto, che è la fonte a lungo termine per eccellenza in tutte le imprese.

Valori superiori all’unità, così come si registrano nel comparto nel periodo osservato, denotano una copertura totale delle immobilizzazioni, ed inoltre evidenziano come una parte delle fonti a più lunga scadenza finanzi anche gli investimenti correnti; ciò è indicativo di una buona situazione finanziaria anche nel breve termine (situazione di liquidità).

Si consideri infatti che all’interno del complesso degli investimenti correnti si nasconde una parte che solo formalmente è tale, ma di fatto perdura all’interno dell’azienda (si pensi ad esempio ad una scorta minima di magazzino, sempre presente per esigenze gestionali): questa parte è bene che sia coperta da fonti durevoli.

Indice di copertura generale delle immobilizzazioni

1,29

1,30 1,30

1,28

1,32

1,30

1,26 1,27 1,28 1,29 1,30 1,31 1,32 1,33

2001 2002 2003 2004 2005 2006

figura

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