Samuel Achache Jeanne Candel Florent Hubert. Le Crocodile trompeur / Didon et Énée. Jeanne Candel Caroline Darchen Lionel Dray.

Testo completo

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Florent Hubert

Le Crocodile trompeur / Didon et Énée

Jeanne Candel Caroline Darchen

Lionel Dray

Demi-Véronique

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Le Crocodile trompeur / Didon et Énée

Demi-Véronique

pag. 02

pag. 08

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24 GIUGNO ORE 21.30, 25-26 GIUGNO ORE 19.00

Le Crocodile trompeur / Didon et Énée

produzione (riallestimento 2021) la vie brève - Théâtre de l’Aquarium produzione (creazione 2013) C.I.C.T. - Théâtre des Bouffes du Nord coproduzione Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, la vie brève, Comédie

de Valence - Centre dramatique national Drôme-Ardèche, MC2: Grenoble, Le Radiant-Bellevue / Caluire-et-Cuire, Théâtre de Caen,

Théâtre Forum Meyrin / Genève con il sostegno del Théâtre de la Cité Internationale con l’aiuto alla produzione e alla distribuzione di Arcadi Île-de-France,

SPEDIDAM, DRAC Île-de-France e Région Île-de-France con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia

spettacolo in lingua originale con sopratitoli in italiano durata 125 minuti

TRATTO DALL’OPERA DI

Henry Purcell

E DA ALTRI TESTI REGIA

Samuel Achache Jeanne Candel

DIREZIONE MUSICALE

Florent Hubert

ARRANGIAMENTO MUSICALE COLLETTIVO DIRETTORE DEL CORO

Jeanne Sicre

SCENE

Lisa Navarro

LUCI

Vyara Stefanova

(CREAZIONE 2013) /

César Godefroy

(CREAZIONE 2021)

COSTUMI

Pauline Kieffer

COSTRUZIONE DELLE SCENE

François Gauthier-Lafaye Didier Raymond, Pierre-Guilhem Costes

DI E CON

Matthieu Bloch, Anne-Emmanuelle Davy, Vladislav Galard Florent Hubert, Clément Janinet

,

Olivier Laisney

Léo-Antonin Lutinier, Thibault Perriard, Jan Peters, Jeanne Sicre

Marion Sicre, Lawrence Williams

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LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE

Ci sono linguaggi architettonici che sono trasposizioni visive del suono, ci sono posture di canto/recitazione che sono riservate alla percezione dell’occhio, ci sono contrappunti oscillatori che sono abitabili in una dimensione, in un fondale, in un canone di scena.

Lo spazio incomparabile di Le Crocodile trompeur / Didon et Énée, adattamento del 2013 di Samuel Achache, Jeanne Candel e Florent Hubert ispirato all’opera Dido and AEneas con musica di Henry Purcell e libretto di Nahum Tate del 1689, prende a riferimento la Allegoria dell’u- dito di Jan Brueghel il Giovane, dipinto del 1645-1650, un olio su tela con strumenti appesi alla parete, sostenuti verticalmente a terra, reclinati sul pavimento, un cordofono suonato da una dama, una pianola contro il muro, un vivarium allegorico ma anche materico, un’anatomia di con- venzioni fantastiche e realistiche che al talento raffigurativo fiammingo del XVII secolo accosta il montaggio contemporaneo di una nuova nar- razione della musica dove gli strumenti diventano attori a pieno titolo, e dove i musicisti-attori-cantanti sanno fare tutto e riempiono di perfor- mance, jazz e trasformismo la musica barocca di Purcell per il libretto di Tate, non escludendo assonanze con l’Eneide di Virgilio e con i Sonetti di Shakespeare, non voltando le spalle ai cinema e all’arte del documenta- rio. Ma dico di più. Qui il corpo della voce, la grana della voce, o la voix hu- maine della musica sempre più somatizzano le improvvisazioni, gli arran- giamenti, le riscritture trasposte. E il risultato dà spesso luogo a schemi di una rimodulazione reloaded, a nuovi rapporti con l’ambiente, a impensati approcci intellettuali ed emotivi.

Le Crocodile trompeur / Didon et Énée con la regia di Samuel Achache e

Jeanne Candel non teme di provocare, di mettere in discussione l’opera

di Purcell affrontandola trascurandone o rifiutandone lo stile dell’epo-

ca. L’impresa manifesta l’esplicito proposito di terremotarne i connotati,

come quando ci si misura col senso di una tragedia antica differenzian-

done gli appuntamenti convenzionali, il lessico accumulato. Per questa

impresa si è volutamente sfaldata la sintonia, la congiuntura tra minimali-

smo e spettacolarità, s’è cercato d’assicurare alla macchina complessiva

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SAMUEL ACHACHE, JEANNE CANDEL, FLORENT HUBERT

il criterio sperimentale annunciato s’è attenuto quindi a un andamento di contrappunto. Ecco perché s’invoca la dissociazione dei deliri visivi di Jan Brueghel il Giovane con sottotesto che implica amare, partire, divora- re, lasciarsi morire. Ecco perché la musica diventa azione, drammaturgia plastica, derubricando l’etimologia e la consonanza della grande musi- que. Ad affermarsi, qui, è un’asistematicità. Loro avvisano, fanno sapere che a un cantante potrebbe essere chiesto di scendere dal canto lirico al canto semplice, al canticchiare, quando non addirittura al cantare parla- to. A volte sembrerà d’assistere a una lezione sugli strumenti contem- poranei. A volte prevarrà un’estrema asciuttezza. A volte invece certi valori sono stati contratti, ma in alcuni casi hanno subìto un protrarsi di tempi a causa di inserimenti di partiture o di infiltrarsi di commenti.

L’interdisciplinarietà è un criterio molto fluido in specie se, come av- viene per l’adattamento e la regia di Le Crocodile trompeur / Didon et Énée, tutti gli artisti partecipi come ideatori e interpreti, sono in pratica ritenuti co-autori.

Oltre alla rigenerazione, alla ritrascrizione e al riassemblaggio mu- sicale, in questa nuova impresa operistica acquista poi rilievo l’odierna rappresentazione letteraria. Poteva persino stupire, originariamente, la linearità del libretto di Nahum Tate, dove sono netti, controversi e poi fatali i sentimenti, gli affetti e le passioni di una Didone regina di Cartagi- ne (che lotta contro il suo innamoramento per Enea malgrado il proprio giuramento di fedeltà al marito morto, e però alla fine cede) e di un Enea cui uno spirito in forma di Mercurio ricorda il destino d’essere fondatore in Italia d’una futura nazione. Nell’opera di Purcell-Tate ai due intimi, sim- biotici e incompatibili protagonisti non si concedeva il diritto di sfumatu- re psicologiche, di mezze tinte attitudinali, di circostanze introspettive.

Certe fatalità erano insomma rigide e prive di suggestione umana. La

morte di Didone per dolore, quando Enea si rimette in viaggio obbedendo

prima agli dèi e poi sostanzialmente a lei (che malvolentieri si sottopone al

fato), era di proposito nel 1689 un atto senza alcun approfondimento, era

quasi il corrispettivo di una coraggiosa, provocatoria crudeltà teatrale, e

oggi quell’essenzialità viene rispettata ma entrano in gioco altre valen-

ze mediatrici. Quali? All’oggettività del lessico e dell’azione Le Crocodile

trompeur / Didon et Énée può annettere sottigliezze che nel XXI secolo

fanno ricorso a un significato più modulato della musica, a un’illustrazio-

ne sonora meno altera degli spasmi. Vale a dire che qui il barocco ingle-

se originario cede funzionalmente ed epidermicamente a un artigianato

paziente e fantasioso dei nostri anni, a una sfrenatezza esaltante e natu-

rale, al principio di una jam session trasformistica e squilibrata, varando

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clarinetto, sassofono, violino, tromba e batteria (anche omaggio da dj-set che la scenografa Lisa Navarro fa al quadro di Jan Brueghel il Giovane) il cui merito si deve allo straordinario collante del direttore musicale Florent Hubert, in linea con la direzione corale di Jeanne Sicre.

Ma c’è pur sempre, alla base di questa produzione de la vie brève/

Théâtre de l’Aquarium e del prestigioso Théâtre du Bouffes du Nord di Parigi, un connotato filosofale, un multilinguismo cosmopolita, un’arditez- za sperimentale e un’interazione sapiente d’adesso tra musica scenica e drammaturgia sonora, un genere fuori-catalogo in cui Italia e Francia contemporanee possono competere, forse con qualche sventatezza pre- scindente dai generi in cui potremmo ammettere sottovoce che i transal- pini non hanno pudore. Poi c’è la squadra in campo, una dozzina di spe- cialisti che indossano la maglia e svolgono il ruolo di libero sorprendendo, creando, suonando la recitazione, interpretando le partiture. E i registi hanno fatto pratica di teatro e di suono.

Samuel Achache ha lavorato con l’ungherese genio scenico Árpád Schilling, tirocinio condiviso anche da Jeanne Candel. Loro due, Achache e Candel, oltre al Crocodile trompeur/ Didon et Énée (premiato con il Mo- lière nel 2014 come miglior spettacolo di teatro musicale), firmano da Claudio Monteverdi Orfeo/Je suis mort en Arcadie alla Comédie de Valence, e La chute de la maison ricavata da Poe, Schubert e Schumann al Festival d’Automne. Samuel Achache scolpisce musica al Festival d’Avignone 2015, ha diretto il Théatre de l’Aquarium per poi fondare la compagnia Le Sourde. Jeanne Candel co-dirige il Théatre de l’Aquarium, collabora con l’Opéra de Lyon, l’Opéra Comique e l’Opéra de Paris, e crea la compagnia la vie brève.

ENGLISH VERSION:

TESTO DI

Rodolfo di Giammarco

LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE

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SAMUEL ACHACHE, JEANNE CANDEL, FLORENT HUBERT

© VICTOR TONELLI

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LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE

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30 GIUGNO ORE 21.00, 1 LUGLIO ORE 17.00, 2-3 LUGLIO ORE 21.00

Demi-Véronique

produzione la vie brève – Théâtre de l’Aquarium

co-produzione Comédie de Valence – Centre Dramatique national Drôme-Ardèche, Théâtre Garonne – Scène européenne à Toulouse, Théâtre de Lorient – Centre Dramatique national de Bretagne, Fondation

Royaumont, Théâtre de Nîmes – Scène conventionnée d’intérêt national – art et création, danse contemporaine.

con il supporto di Région Île-de-France, ADAMI e SPEDIDAM La creazione dello spettacolo è stata sostenuta dalla Fondation d’Entrerpise Hermès nell’ambito del programma New Settings.

Lo spettacolo è stato accolto in residenza di creazione all’Ecole des Beaux-Arts in Lorient e al Théâtre du Soleil.

ringraziamenti Clément Mao-Takacs, Loïc Nebreda, Amélie Billault, Clara Favriou-Delaunay per il loro coinvolgimento nel progetto fin dall’inizio; Roland Decaudin e

il team dell’École des Beaux-Arts in Lorient; Étienne Lemasson, Charles-Henri Bradier, Astrid Renoux, David Buizard, Pascal Gallepe e il team del Théâtre du Soleil fper la loro accoglienza in residenza;

Patrice Riera, Roland Zimmermann, Florent Favier; Clément Vernerey per il loro aiuto durante la costruzione del set.

con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia durata 70 minuti

ISPIRATO DALLA SINFONIA N. 5 DI

Gustav Mahler

UNA CREAZIONE COLLETTIVA DI

la vie brève

SCRITTO E INTERPRETATO DA

Jeanne Candel, Caroline Darchen Lionel Dray

SCENE

Lisa Navarro

DIREZIONE DI SCENA E DIREZIONE TECNICA DELLA CREAZIONE

Vincent Lefèvre

LUCI

Maël Fabre

SUONO

Julien Fezans

COSTUMI

Pauline Kieffer

CREAZIONI IN TESSUTO (ORGANI)

Simona Grassano

CON L’ASSISTENZA DI

Sara Barthesaghi Gallo

REALIZZAZIONE CERAMICHE

Dora Stanczel

ASSISTENTE DELLA MESSA IN SCENA

Carla Bouis

COLLABORAZIONE ARTISTICA

Laure Mathis

COSTRUZIONE DELLE SCENE

Philippe Gauliard, Vincent Lefèvre

PREPARAZIONE FISICA

Shyne Tharappel Thankappan

DIREZIONE DI SCENA E DIREZIONE TECNICA

Vincent Perhirin

REGIA LUCI

Samuel Kleinman

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DEMI-VÉRONIQUE

Etimologicamente, nella letteratura mimetica del football, la veronica può indicare

la smarcatura usata da Maradona ai quarti di finale del Campionato del Mondo del 1986 a Città del Messico quando in Argentina- Inghilterra conquista la palla a centrocampo, si libera degli avversari, e dopo una lunga corsa mette a segno uno dei gol più belli della storia del calcio, intendendosi

per veronica il dribbling che un giocatore effettua per spiazzare, sbilanciare e superare uno o più componenti dell’altra squadra, un atto creativo, tecnico ed emozionante che può aspirare alla leggenda.

Morfologicamente, stando alle prospettive della tauromachia, la ve- ronica può riferirsi alla figura tipica della corrida eseguita dal torero con la cappa, tenendo il panno vicino al corpo, posto di profilo rispetto al toro che carica, mentre all’ultimo momento il matador lo scarta, facendolo passare da destra a sinistra.

Semanticamente, nel lessico del culto, nell’iconografia spirituale, la veronica viene definita così con stretto richiamo all’atteggiarsi di Santa Veronica che, secondo la tradizione cristiana, si sofferma a togliere il sudore di Cristo con un manto di lino (il cosiddetto “velo della Veronica”) nell’odissea della sua ascesa al Calvario.

Letterariamente, Veronica è un personaggio del racconto Il vaso d’oro di Hoffmann, è un personaggio del racconto di Robert Musil La tentazione della silenziosa Veronika, è la protagonista del romanzo di Paulo Coelho Veronika decide di morire.

Cinematograficamente, è un personaggio del film Veronika Voss di Rainer Werner Fassbinder.

Musicalmente, è la figura di una canzone di Fo-Ciotti-Jannacci canta-

ta da Jannacci, è una canzone di Edoardo Bennato, di Adriano Celentano,

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JEANNE CANDEL

canzone di Bob Dylan.

Demi-Véronique, per giungere al nostro spettacolo non correntemen- te classificato, è il fluxus di un rapido trasformarsi, è l’oscillazione tra un’u- manità senza limiti e una dolce ironia, è un alternarsi di cupa malinconia e ferocia da panico, è il vibrare di un’opera non teatrale che viene trasposta in coreografia di corpi e note, è la creazione collettiva de la vie brève ispirata alla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler e plasmata da Jeanne Candel, Caroline Darchen e Lionel Dray. Ad affascinare questi artefici di oggi è stato il senso fisico della Quinta di Mahler. Come se quella sinfonia producesse un trac- ciato palpabile, una performance epica, una drammaturgia segreta pronta a farsi strada nella nostra pelle oltre che nel nostro cuore. Come se negli angoli più profondi, radicali e viscerali del nostro sentire scoppiasse una mezza ve- ronica, un atto inconsulto da corrida, uno scalciamento da finale mondiale di campionato, una pietà ardita da via crucis profana, e arrivassimo a percepire l’imminenza della carica d’un toro, l’oblio di un Aleph di Jorge Luis Borges, una pausa dopo la quale tutto può ricominciare. Come se si completasse il ciclo di una metamorfosi, l’effetto di un bacio fumante, di orecchie capriccio- se, di una tragica palpitazione, a rompere la linea retta del nostro sopravvi- vere quotidiano.

L’opera, la partitura, il grafico, la multidisciplinarietà, il sismografo sceni-

co, l’entità di questo ascolto materico della Quinta di Mahler è, potrei dire,

forse erroneamente semplificando, teatrale. Ma dentro questo riorganizzare

l’arte ci sono intuizioni degli autori-registi che cercano, senza certezze, le in-

tuizioni dei destinatari assuntori. È in questa terra di nessuno, di sensibilità

non canoniche, che si determina il destino dell’arte del tempo che ancora

non c’è, un’arte della non ripetizione, della non rispondenza, della non eccel-

lenza clonata. Importante è capire le associazioni di stimolo, fare deduzioni

dal percorso orientativo, dal terreno di gioco dei tre nostri artisti rigeneratori

delle contraddizioni ostinate ma composite della sinfonia. Oltre a Mahler, l’in-

fluenza delle maggiori reminiscenze ha qui a che fare col set di una camera

da letto finita bruciata, con relativo portfolio di immagini d’una casa andata

a fuoco, un paesaggio interno di fuliggine e cenere immortalato dall’in-

quilina poi fotografa Karin Borghouts. Straordinario e collimante è stato il

rapporto fra quelle perturbazioni d’una memoria d’un incendio e gli sbalzi

e le pressioni di movimento della Quinta. Il risultato è stato Demi-Véroniq-

ue che, ad eccezione del prologo, è spettacolo senza parlare, con messa

in scena della musica, degli squilibri, di frammenti tra loro separati, con

figure che non saranno mai personaggi e che invece si commutano, la-

sciando da parte il tema del significato. Ecco, diciamo che s’è preferito e

s’è ottenuto di creare alla lettera un altro mondo.

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nella storia della musica occidentale, tra la tradizione sinfonica del XIX secolo e la scissione della Seconda Scuola Viennese, una musica che si diceva fosse perseguitata dalla propria morte, anche però una musica che lavora e ricompone sonorità esistenti, sia coltivate che popolari. Qui i creatori a sei mani di questo materiale di riattraversamento hanno insce- nato nei tracciati musicali tutta una serie di loro fantasmi, di proiezioni di ciò che li perseguita e accompagna a livello di ricordi, storie. Hanno cioè lasciato che si mescolassero conscio e inconscio, iniezioni di libere citazio- ni, cesure senza limiti. E a questo punto il loro Mahler non è più un composi- tore lontano ma un autore caoticamente a noi prossimo. E la constatazione aiuta ad accreditare la sezione apposita che Spoleto Festival 2022 conia per la cultura d’una musica da fare più che da eseguire, da performare e non soltanto da suonare, da rendere visuale e coreografica più che con- certistica. Poi, al di là dell’importante altro modulare, trasfondere e spetta- colarizzare la musica, c’è un’inedita e decisiva cultura del “come” trarne un diverso linguaggio, del “come” cantierizzare un’ulteriore disciplina facendo leva sulle ordinarie fondamenta di scrittura ed esecuzione sonora. Qui è accaduto che Mahler stesso abbia fornito assi dinamici e linee per il mo- vimento, l’azione. E ora s’è scelto a volte di farsi trasportare dalla musica o, all’incontrario, di ignorarla se non addirittura operare contro. Il materia- le del set di Demi-Véronique procede con gli stessi squilibri creativi che hanno ispirato il compositore, ed è un materiale che in modo contempora- neo distrugge, fora, lacera, bussa. Nel primo movimento si riecheggiano i miti giapponesi del pesce distruttivo. La musica viene accolta e con essa si (de)struttura qualcosa. Ci si pone la domanda: chi guida chi? È l’attore che guida l’azione, o è la musica? Posizioni che si spostano, s’alternano.

Durante il prologo Lionel Dray esibisce la figura nascosta del leader che è anche alchimista della materia. La materia è il pubblico. Eccola, la posta in gioco dello spettacolo: cosa facciamo con ciò che ci sta accadendo, con ciò che la musica nasconde in noi?

TESTO DI

Rodolfo di Giammarco

ENGLISH VERSION:

DEMI-VÉRONIQUE

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© JEAN LOUIS FERNANDEZ

JEANNE CANDEL

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DEMI-VÉRONIQUE

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SAMUEL ACHACHE, JEANNE CANDEL, FLORENT HUBERT

Samuel Achache

Samuel Achache si è formato al Conservatorio del V arrondissement con Bruno Wacrenier e poi al Conservatoire national supérieur d’art dramatique. Nel 2013, ha co-diretto con Jeanne Candel Le Crocodile trompeur /Didon et Énée, un’opera tea- trale basata su Henry Purcell, che ha vinto il Molière per la performance musicale.

Nel 2015, ha diretto Fugue, presentato al Festival di Avignone. Ha rinnovato la sua collaborazione con Jeanne Candel per Orfeo /Je suis mort en Arcadi e per La Chute de la maison al Festival d’Automne. Nel 2018, ha creato Chewing gum Silence con Antonin Tri Hoang al Festival d’Automne, Songs con l’Ensemble Correspondance - Sébastien Daucé. Dal 2019 al 2020, co-dirige il Théâtre de l’Aquarium con la vie brève. Nel 2020, ha diretto Original d’après une copie perdue al Théâtre de l’Aqua- rium con Marion Bois e Antonin Tri Hoang. Nel 2021, lascia il Théâtre de l’Aquarium e la vie brève e crea la propria compagnia La Sourde per proseguire il suo lavoro con il teatro e la musica.

Jeanne Candel

Dopo aver studiato letteratura moderna, è entrata al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique (CNSAD) dove ha lavorato, tra gli altri, con Andrzej Seweryn, Joël Jouanneau, Muriel Mayette e Arpàd Schilling. Dal 2006 al 2011, ha lavorato rego- larmente con Arpàd Schilling in Ungheria e in Francia in vari laboratori. È con questo spirito di ricerca che fonda la compagnia la vie brève nel 2009. Con il suo gruppo di attori e creatori, dirige Robert Plankett (Artdanthé, 2010); Le Crocodile trompeur / Didon et Énée, co-diretto con Samuel Achache, basato sull’opera di Henry Purcell e altri testi (Théâtre des Bouffes du Nord, 2013); Le Goût du faux et autres chansons (Festival d’Automne, 2014); Orfeo, co-diretto con Samuel Achache, basato su Monte- verdi (Comédie de Valence, gennaio 2017); Demi-Véronique, balletto teatrale basato sulla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, co-creato ed eseguito con Caroline Darchen e Lionel Dray (Comédie de Valence, febbraio 2018); Tarquin, dramma lirico composto da Florent Hubert su libretto di Aram Kebabjian (Creato al Nouveau théâtre de Montreuil - CDN, settembre 2019). Nel febbraio 2006, è stata invitata a dirigere Brùndibar di Hans Krasa all’Opéra de Lyon. Nel pieno della crisi sanitaria ha diretto Hippolyte et Aricie di Jean-Philippe Rameau, sotto la direzione musicale di Raphaël Pichon con l’ensem- ble Pygmalion (Opéra Comique, novembre 2020); The Rape of Lucretia di Benjamin Britten, sotto la direzione di Léo Warynski (Opéra de Paris / Théâtre des Bouffes du Nord, maggio 2021). È appassionata di creazioni in situ, il cui motore creativo si basa sull’estrazione di narrazioni, storie inconsce da luoghi preesistenti. Le sue creazioni in situ sono Nous brûons, une histoire cubiste, uno spettacolo itinerante negli angoli del villaggio di Villeréal (luglio 2010); Some kind of monster, una creazione realizza- ta in un campo da tennis (Villeréal 2012); Dieu et sa maman, una performance in una chiesa sconsacrata di Valence, piena di canoe kayak, creata ed eseguita con Lionel Dray (festival Ambivalences, maggio 2015) ; TRAP, una performance nel sottosuolo del teatro della Comédie de Valence e negli archivi dipartimentali della città (maggio 2017).

Da luglio 2019 co-dirige il Théâtre de l’Aquarium con Marion Bois e Élaine Méric, uno spazio creativo dedicato all’intreccio tra teatro e musica. Il 3, 4 e 5 settembre 2021, ha in programma uno spettacolo in situ al Théâtre de l’Aquarium.

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LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE, DEMI-VÉRONIQUE

Florent Hubert

Studi di scrittura, orchestrazione e musicologia hanno completato la sua formazio- ne di musicista jazz. Dopo aver incontrato Jeanne Candel e Samuel Achache, diventa direttore musicale e attore in Le Crocodile trompeur/ Didon et Énée, un libero adatta- mento di Dido and Æneas di Purcell. Ha poi partecipato a numerose creazioni all’inter- no della compagnia la vie brève: Le goût du faux et autres chansons nel 2015, Fugue creata al Cloître des Célestins di Avignone nel 2015, Orfeo / Je suis mort en Arcadie nel 2017 al Bouffes du Nord, e nel 2019 al Nouveau théâtre de Montreuil Tarquin per il quale ha composto la musica. Con Judith Chemla e Benjamin Lazare, ha progettato Traviata / vous méritez un avenir meilleur, uno spettacolo creato nel 2016 al Bouffes du Nord. Ha appena terminato un adattamento di Pelléas et Mélisande con Richard Brunel per l’Opera di Lione e sta preparando un nuovo spettacolo basato sui Lieder di Schumann con Samuel Achache.

Matthieu Bloch

Formatosi al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse (CNMSD) di Parigi e al Conservatoire à Radiation Départemental du Val Maubuée, Matthieu Bloch si è arricchito dell’insegnamento di grandi maestri del contrabbasso come Pierre Miche- lot, François Rabbath e Marc Jonhson. Strumentista, compositore e direttore d’orche- stra, è molto attivo sulla scena del jazz contemporaneo. Con il suo quintetto, la Nagual Orchestra, ha raggiunto il podio all’Esprit Jazz de Saint-Germain-des-Prés nel 2004 e il Trophées du Sunside nel 2009. Partecipa a numerose collaborazioni, in partico- lare in teatro, con Jeanne Candel e Samuel Achache, Pierre Notte e Benjamin Murat.

Con Samuel Achache e Anouchka Charbey, ha creato il festival jazz Turbulence(s) al Théâtre de Vanves (2011). Con la vie brève, ha partecipato alla creazione di Le Croco- dile trompeur/ Didon et Énée (2013) e Orfeo Je suis mort en Arcadie (2017). Nel 2019, recita in Stormy Weather diretto da Simon Mauclair (2019) e in Yes! diretto da Vladislav Galard e Bogdan Hatisi - Les brigands company (2019).

Anne-Emmanuelle Davy

Ha studiato flauto con Philippe Bernold e canto lirico con Isabelle Germain al Con- servatoire National Supérieur de Musique et de Danse (CNMSD) di Lione. I suoi progetti che comprendono il teatro e l’opera l’hanno portata a lavorare dal 2011 al Théâtre des Bouffes du Nord con Peter Brook in A Magic Flute (ruoli di Papagena e Pamina), con Samuel Achache e Jeanne Candel per il ruolo del Messaggero in Orfeo/Je suis mort en Arcadie e a riprendere il ruolo di Didone creato da Judith Chemla in Le Crocodi- le trompeur/ Didon et Énée. È stata ingaggiata da Irina Brook come attrice/cantante/

flautista in Peer Gynt al Festival di Salisburgo 2012. Nel 2018 è stata The Maid in Seven Stones di Ondrej Adamek, creato al Festival d’Aix en Provence 2018, coreografato da Eric Oberdorff. Nel 2020 ha interpretato il ruolo del titolo in Eurydice-Une expérience du noir di Kourliandski, diretto da Antoine Gindt, con Dominique Mercy come Orpheus.

Appassionata del repertorio del XX secolo e contemporaneo (Pierrot Lunaire di Schönb- erg, Three Voices di Feldman, Kafka Fragments di Kurtag...), collabora con Le Balcon (ruolo della Femme de peine in La Métamorphose), un’opera di Michaêl Levinas diretta da Luis Niéto e l’Orchestre de Chambre de Paris (Schönberg, Weill). È membro di NESEVEN, un se- stetto di solisti riuniti intorno a Ondrej Adamek. Lavora con Les Arts Florissants (William Christie), l’Ensemble Correspondances-Sébatien Daucé, Les Musiciens du Louvre-Marc Minkowski e l’Ensemble Pygmalion-Raphaël Pichon. Nel 2021, crea con Thibault Perriard Le Bigraphe, in programma al Festival BRUIT d’été 2021 al Théâtre de l’Aquarium, un duo performativo per soprano e batterista.

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SAMUEL ACHACHE, JEANNE CANDEL, FLORENT HUBERT

Vladislav Galard

Si è diplomato al Conservatoire National d’Art Dramatique nel 2004 per poi lavo- rare con Jean-Baptiste Sastre. Ha recitato in Léonce et Léna di Büchner e poi in Un chapeau de paille d’Italie di Labiche, creato al Théâtre National de Chaillot. Ha anche recitato sotto la direzione di Christophe Honoré in Angelo tyran de Padoue di Victor Hugo, Sylvain Creuzevault in Notre Terreur, poi ha lavorato con Frank Castorf all’O- déon su La Dame aux camélias. Come violoncellista, ha iniziato una collaborazione con Jeanne Candel e Samuel Achache e ha suonato in Le Crocodile trompeur/ Didon et Énée, Le Goût du faux, Fugue e Orfeo. Recentemente, ha collaborato nuovamente con Sylvain Creuzevault in Les Démons di Dostoevskij, rappresentato all’Odéon, e in Les Frères Ka- ramazov. Con Bogdan Hatisi e la compagnia Les Brigands, ha diretto due operette degli anni 1920: Un Soir de réveillon di Moretti alla Nouvelle Eve e Yes! di Maurice Yvain all’Athénée.

Clément Janinet

Dopo aver studiato con Didier Lockwood al Centre des Musiques Didier Lockwood (CMDL) e aver vinto un primo premio nel dipartimento di jazz e improvvisazione libera del Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris (CNSMDP) nel 2007, Clément Janinet ha ottenuto il podio al festival La Défense con il gruppo Radia- tion 10. Affascinato dalla musica africana e sudamericana, sviluppa le proprie tecniche di esecuzione intorno a queste musicalità, che integra nel jazz e nell’improvvisazione libera. Ha suonato con Antoine Hervé, Didier Lockwood, Ricardo Del Fra, Sylvain Rif- flet, Gilles Coronado, Han Bennink, Ramon Lopez, Mark Turner, Magic Malik, Étienne Mbappé, Mauro Palmas, Richard Bona, Orchestra do Fuba, Adama Drame, Cheik Tidia- ne Seik, Akale Wube. Si esibisce dal 2007 con le band Etienne Mbappe & the Prophets e Simon Winse (Burkina Faso). Dal 2012, fa parte della compagnia la vie brève con cui ha partecipato alla creazione collettiva di Le Crocodile trompeur/Didon et Enée (Molière per il miglior spettacolo di teatro musicale nel 2014) e Orfeo,Je suis mort en Arcadie nel 2017 e 2018. Nel 2017, ha fondato il quartetto O.U.R.S (Ornette Under the Repetitive Skies) con cui ha registrato il suo primo album come leader (ffff Télérama, Révélation Jazz Magazine). Dal 2018 si esibisce anche con gli Space Galvachers e i Banquet. Nel 2019 esce il secondo album del suo quartetto O.U.R.S (ffff Télérama, Choc Jazzmaga- zine, Elu Citizen jazz). Nel 2019, ha anche fondato il trio La Litanie des Cimes.

Olivier Laisney

Olivier Laisney incarna una cultura jazz segnata dall’influenza di Woody Shaw e dei grandi trombettisti dell’hard bop, come ha potuto dimostrare in occasione del Gil Evans Paris Workshop diretto da Laurent Cugny, con connotazioni decisamente contempo- ranee che esplora nel suo progetto Slugged, così come all’interno di vari gruppi del collettivo Onze Heures Onze, tra cui il gruppo Oxyd o il Workshop di Stéphane Payen, o il Fanfare XP fondato da Magic Malik.

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LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE, DEMI-VÉRONIQUE

Léo-Antonin Lutinier

Dopo una formazione in arte drammatica al Conservatorio del Ve arrondissement con Bruno Wacrenier e in danza con Fiumani, nonché in opera al CNR d’Aubervilliers (Delarue), Léo-Antonin Lutinier entra alla scuola del TNS dove lavora con Rauck, Saïs, Perret, Ruf, Colin, Françon. Si è esibito sotto la direzione di Karelle Prugnaud in La Nuit Des Feux di Yoshi Oïda, nell’opera Don Giovanni di Christophe Honoré, in Angelo tyran de Padoue così come in creazioni collettive: con Sylvain Creuzevault in Le Père Tra- lalère, Notre terreur, Le Capital et son Singe, Banquet Capital et les Démons; con Jeanne Candel e Samuel Achache in Le Crocodile trompeur/ Didon et Énée, Fugue, Orféo, Tar- quin et Original d’après une copie perdue diretto da Samuel Achache, Marion Bois e Antonin-Tri Hoang. Ha diretto Garde-Fou con Marion Bois nel 2021.

Thibault Perriard

Durante i suoi studi, Thibault Perriard si è specializzato nel jazz e nella improvvi- sazione libera. Batterista del 5tet OXYD (vincitore del Django d’Or nel 2010, di Jazz à Vienne e dei Trophées du Sunside dove ha ottenuto una menzione speciale della giuria come solista), è particolarmente coinvolto nel collettivo parigino Onze heures Onze.

Chitarrista e cantante della band TOMBOY, ha firmato con Barbier i crediti dei film Guillaume à la dérive di Dieuaide e Jalouse di Foenkinos, entrambi candidati ai César 2018. Come attore/musicista, ha co-scritto per e con le compagnie la vie brève, Coup de Pocker, Les Brigands, Le Balagan Retrouvé. Si è esibito in Le Crocodile trompeur/

Didon et Enée, Orfeo, Je suis mort en Arcadie (presentato a Musica de Strasbourg 2017), diretto da Jeanne Candel e Samuel Achache, Fugue diretto da Samuel Achache, Crack in the Sky diretto da Judith Chemla, L’Oreille de Denys diretto da Jeanne Candel, e Alabama Song diretto da Guillaume Barbot creato a La Tempête nel 2020. Ha scritto e diretto Ce qui survit du murmure, una performance di 12 ore in solo (musica, teatro, installazioni - Festival Surrealizm de Carcassonne, 2016), Chewing gum Silence con Antonin Tri Hoang e Samuel Achache, presentato nel 2019 alla Philarmonie de Paris. Ha creato le musiche per Scenes from married life di Bergman con Lionel Gonzales e Gina Calinoiu (prima rappresentazione a febbraio 2019 al TGP-Saint Denis), La Douce di Do- stoevskij diretto da Lionel Gonzales e Jeanne Candel, Yes! diretto da Vladislav Galard, compagnia Les Brigands (Théâtre de l’Athenée 2019), Le Bigraphe con Anne-Emma- nuelle Davy creato al Théâtre de Vanves nel 2019.

Jan Peters

Nato in Germania, all’età di 19 anni il servizio civile lo porta in Francia dove inizia a praticare teatro e si iscrive all’Ecole Régionale d’Acteurs de Cannes et de Marseille (ERACM) dove lavora sotto la direzione di Anne Alvaro, David Lescot e Jean Pierre Vin- cent. Il suo incontro con Jeanne Candel per la sua prima produzione (Robert Plankett) nel 2011 segna l’inizio di una serie di collaborazioni. Ha recitato in Villégiature diretto da Thomas Quillardet e Jeanne Candel, Le Crocodile trompeur / Didon et Énée diretto da Jeanne Candel e Samuel Achache, Le Goût du Faux diretto da Jeanne Candel, Orfeo, Je suis mort en Arcadie diretto da Jeanne Candel e Samuel Achache. Nel 2019, recita al Fe- stival d’Avignon in Lewis vs. Alice sotto la direzione di Macha Makeieff. Attualmente si sta formando nella pratica dello psicodramma a Berlino e sta collaborando con psicologi per un progetto multidisciplinare sulla salute mentale e il coaching.

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SAMUEL ACHACHE, JEANNE CANDEL, FLORENT HUBERT

Jeanne Sicre

Dopo una formazione musicale al Conservatoire à Rayonnement Régional (CRR) e all’Università di Tolosa dove ha studiato pianoforte e canto, ha continuato i suoi studi a Parigi dove si è formata in canto lirico, teatro e direzione corale. Si esibisce in recital e in vari progetti teatrali e/o musicali (Alladine et Palomides di Maeterlinck, La Décis- ion di Brecht diretta da Coulon-Jablonka, Manque di Kane diretta da Riera, crea Les Bouches absolues, il racconto musicale di Cordier Quanta ou la terrible histoire de Lulu Schrödinger, Robert Plankett e Le Crocodile trompeur / Didon et Enée diretto da Candel e Achache). Insegna al Conservatorio di Ézanville, al Conservatorio Nadia et Lili Boulan- ger di Parigi, al CRR d’Aubervilliers e al CRR di Cergy-Pontoise. Insegna inoltre canto alla Scuola delle Arti di Evry e allo studio di formazione teatrale di Ivry-sur-Seine. È anche di- rettrice di vari cori, ha fondato i Reflets chantants a Parigi e dirige l’ensemble vocale Folia a Orsay. È assistente del direttore Philippe Lefèvre presso il coro dell’Assemblée Natio- nale e partecipa come direttrice al progetto DEMOS presso la Philharmonie de Paris.

Marion Sicre

Attratta dalle arti dello spettacolo fin da giovanissima, si è formata in teatro, danza, flauto, canto e arti circensi all’Ecole Nationale du Cirque d’Annie Fratellini, specializzan- dosi nel trapezio. Nel 2005, ha vinto un premio in canto lirico al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse (CNSM) di Parigi, che le ha permesso di studiare con Noëlle Barker alla Royal Academy of Music di Londra, e poi di perfezionarsi a New York con Bonnie Hamilton (Mannes School) come borsista ADAMI. Da allora, ha canta- to sotto la direzione di direttori come Alain Altinoglu, Jean-Christophe Spinosi, David Walter, Plàcido Domingo ed è stata diretta in scena da Ludovic Lagarde, Emmanuelle Cordoliani, François de Carpentries, Fanny Ardant... Si è esibita, fra gli altri, al Théâtre du Châtelet, alla Comédie Française, all’Opéra-Comique, alla Cité de la Musique. Ha registrato per la Comédie Française (Ruy Blas di Victor Hugo), il Théâtre du Châtelet (progetto cinematografico di Alain Resnais) e Radio France (The Fly di Howard Shore).

Nel 2010, la compagnia Brigands l’ha ingaggiata per Phi-Phi di Christiné, un’operetta diretta da Johanny Bert e diretta da Christophe Grapperon al Théâtre de l’Athénée di Parigi. Dal 2013 al 2015, interpreta il ruolo di Belinda in Le Crocodile trompeur / Didon et Enée da Purcell, che segna il suo incontro con Jeanne Candel, Samuel Achache e Florent Hubert, poi nel 2017, è Euridice in Orfeo / Je suis mort en Arcadie, dall’opera di Monteverdi, due spettacoli creati alla Comédie de Valence, al Théâtre des Bouffes du Nord, poi in tournée nazionale e internazionale. Artista eclettica, lavora con personalità come l’artista taiwanese Lee Mingwei al Centre Pompidou di Parigi e Metz (Sonic Blos- som), il musicista/compositore e ricercatore Serge de Laubier come attrice/cantante.

Appassionata di insegnamento, presta particolare attenzione alla condivisione parte- cipando a svariati workshop.

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LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE, DEMI-VÉRONIQUE

Lawrence Williams

Polistrumentista (voce, sassofono, chitarra, pianoforte), compositore, attore e per- former teatrale. Compone e si esibisce per il teatro e il circo. Collabora con altri musi- cisti e anche con attori, ballerini, video artisti e artisti circensi, con l’obiettivo di con- cepire e sviluppare progetti interdisciplinari. Ha lavorato con Arpad Schilling a Parigi e Budapest (Apologie de l’escapologiste, Labor Hotel, Urban Rabbits, Anyalogia, The Party, Loser), con Jeanne Candel e Samuel Achache (Le Crocodile trompeur/Didon et Énée, Orfeo) e Matthieu Bauer (Buster) in forme che mettono in discussione la pratica della musica, così come lo status del musicista di teatro e il suo rapporto con la scena.

Lo stesso concetto viene sviluppato nel suo lavoro con gli acrobati di Porte 27 (Issue 01, Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus, I woke up in Motion) e gli acrobati Fragan Gehlker e Viivi Roha (Dans ton cirque). Ha scritto il racconto musicale Un Ours, of Course! con Alice Zeniter, che ha portato a uno spettacolo per bambini e a un CD-libro pubblicato da Actes Sud Junior. Porta avanti diversi progetti puramente musicali: un progetto di canzoni in inglese e francese, un trio indie-folk-rock, Splinters, e un gruppo con cui interpreta improvvisazione libera.

Caroline Darchen

Studia all’École du Studio d’Asnières con Jean-Louis Martin-Barbaz e all’École Internationale de Théâtre de Jacques Lecoq. In scena si esibisce negli spettacoli di Jeanne Candel (Nous brûlons, Some kind of monster, Le Goût du faux et autres chsan- sons), di Sylvain Creuzevault (Le Père tralalère), nelle sue creazioni (Entre chien et loup, Sagan), di Damien Mongin (A memoria perduda), di Antoine Cegarra (Léonce et Léna di Büchner), di Thomas Quillardet (Le Repas di Novarina e Villégiature di Goldoni), di Julie Deliquet (Amoprhe, La noce di Brecht), di Karine Tabet (Auschwitz et après... une connaissance inutile di Charlotte Delbo, Mort accidentelle d’un anarchiste di Dario Fo), di Lionel Gonzalez (Le Médecin malgré lui di Molière, Escurial di Michel de Gheldero- de, Sganarelle ou le cocu imaginaire di Molière), di Laurent Rogero (Loki, trompeur des dieux; Héraklès, 12 travaux). Al cinema, recita in Les Bienheureux diretto da Damien Mongin e in 17 filles delle sorelle Coulin.

Lionel Dray

Studia al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique (2006-2009) e al Conservatoire municipal du cinquième arrondissement di Parigi con Bruno Wacrenier e Solène Fuimani. Lavora in scena con Jeanne Candel (Robert Plankett, Nous Brûlons, Dieu et sa Maman), Sarah Le Picard (Platonov, la nuit est belle), Gabriel Dufay (Push up di Roland Schimmelpfennig), Sylvain Creuzevault (Le Capital et son Singe, Angelus novus - Antifaust), Yann Joël Collin (Le Conte d’hiver di Shakespeare), Pascal Collin (Qu’est-ce qu’on joue?), Frédérid Fresson (Pessoa), Damien Mongin (Montlabour), Adrien Lamande (Le Café di Rain Werner Fassbinder e Prométhée), Samuel Vittoz (Réception di Serge Valletti). Nel 2018 crea, mette in scena e interpreta Les Dimanches de monsieur Dézert, adattato dall’opera di Jean de la Ville de Mirmont. Nel 2021 crea con Clémence Jean- guillaume e la vie brève Ainsi la bagarre.

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