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2. URSS E KAZAKHSTAN: DALLA RIVOLUZIONE ALLO STALINISMO

2.4 L A CAMPAGNA DI LATINIZZAZIONE

70 Innanzitutto, per formare gli studenti era necessario avere un corpo docente che fosse di madrelingua non-russa. Fu questo il motivo per cui all’università era alta la percentuale di chi studiava pedagogia, a discapito di altre facoltà più tecniche, che quindi continuarono a rimanere scoperte. Molti degli studenti di pedagogia erano però illetterati in russo e semi- illetterati nella loro lingua madre. Di conseguenza l’insegnamento in russo era scarsissimo, cosa che impediva ai nativi di andare a studiare nelle prestigiose università russe, dove una percentuale di posti era loro riservata. I genitori non russi dovevano ottenere un permesso speciale dalle autorità locali del partito se desideravano mandare i loro figli in una scuola differente, spesso russa53. Nel 1932 il Narkompros creò una lista di 97 nazionalità

“culturalmente indietro” a cui si dava la preferenza di assistenza e privilegi (i kazakhi erano 26° posto, i kirghizi al 32°, i turkmeni al 71°, gli uzbeki al 77°). In sostanza, il programma forzato per l’istruzione rinforzò la discrepanza tra le risorse umane indigene e quelle russe altamente specializzate. In Asia Centrale la korenizacija a livello linguistico si dimostrò quasi impossibile da attuare, e ci si concentrò sulla creazione di una élite nazionale.

L’obiettivo di smuovere ogni repubblica dal modello colonialista fallì ad est perché le posizioni dei cosiddetti colletti bianchi erano riempite dai russi, senza i quali si sarebbe irrimediabilmente creato un buco54.

71 simbolo decisamente interessante fu l’alfabeto nazionale, che emerse tra gli anni ’20 e gli anni ’30 come prioritario55.

La latinizzazione comprendeva sia cambiare l’alfabeto dall’arabo o dal cirillico, sia creare una nuova lingua scritta per lingue precedentemente solo orali. La politica delle nazionalità imponeva che l’istruzione e il governo fossero condotti esclusivamente nelle lingue native, e dal momento che le lingue della maggior parte delle piccole nazionalità dell’URSS erano in forma rudimentale si creò il bisogno di una rapida riforma linguistica. La combinazione di una radicale riforma linguistica con la retorica decolonizzatrice portò a problematizzare l’uso dell’alfabeto cirillico, fortemente associato con l’attività missionaria ortodossa e con il colonialismo russo. La scelta dell’alfabeto si rivelò controversa soprattutto per le popolazioni islamiche. Nella metà degli anni Venti l’Islam era in una posizione molto più forte dell’ortodossia, dal momento che non era stata condotta una campagna repressiva contro di esso. Le scuole musulmane rimanevano più influenti delle organizzazioni sovietiche. Con questo provvedimento il regime sferrava un profondo attacco all’Islam56. Tuttavia, l’alfabeto latino rappresentava un giusto mezzo affinché il provvedimento del cambio di alfabeto non venisse percepito come russificazione linguistica e culturale57. Per molti rimaneva poco chiaro perché il latino fosse da preferire al cirillico, considerato che il russo era insegnato in tutte le scuole dell’Unione Sovietica e si era già imposto come lingua franca. Ciononostante, prevalse la considerazione di una presunta sfiducia nei confronti dell’alfabeto russo per via della sua connessione col regime zarista e le politiche di russificazione58. Inoltre, l’uso dell’alfabeto latino era connesso all’utopia della formazione di un proletariato internazionale unito. Questo alfabeto, adottato da molte lingue di vasta diffusione in tutto il mondo, era il miglior candidato per un ipotetico sistema di scrittura universale59.

Il sistema di scrittura della lingua kazakha prima della Rivoluzione, basato sulla lingua araba, era piuttosto complesso e non rispondeva adeguatamente alle sfide poste dalla lingua. L’alfabeto arabo contava molteplici varianti di scrittura di uno stesso fonema, a seconda di dove fosse posizionato nella parola. Come già sollecitato dai giadidisti, questo

55 Ivi, pp. 182-207

56 Ibid.

57 Kuzhabekova A.S., Past, Present and Future of Language Policy in Kazakhstan, cit. pp. 51-79

58 Martin T., The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923 - 1939, cit., pp. 182-207

59 Kuzhabekova A.S., Past, Present and Future of Language Policy in Kazakhstan, cit. pp. 51-79

72 sistema necessitava di una riforma a prescindere60. Dall’agosto del 1929 l’alfabeto latino fu decretato obbligatorio per tutte le lingue turco-tatare dell’Unione Sovietica. Sebbene si credesse che la latinizzazione avrebbe semplificato e accelerato la stampa, e di conseguenza la pubblicazione di tesi scolastici, l’esito della campagna non fu necessariamente positivo sul corto periodo. Se poi si considera che le politiche sull’alfabeto furono nuovamente cambiate di lì a poco si può parlare di un autentico fiasco, considerato cosa implicava il cambio di alfabeto:

“Although in the long run the introduction of the new alphabet helped to serve the socialization aims of the regime, in the short run it worked against the rapid promotion of universal literacy, as all the primers has to be discarded and new ones written, printed and distributed. All this at the very time that the collectivization drive was being unsuccessfully pursued.”61

In seguito ad una nuova ondata di utopia internazionalista, si iniziò anche a considerare di latinizzare il russo, teoria a sostegno della quale si espressero anche il Commissario del Popolo all’Istruzione A.V. Lunačarskij e il linguista N. Ja. Jakovlev. Il primo riteneva che dall’uso dell’alfabeto latino si guadagnasse in facilità di apprendimento, riduzione dell’uso di carta, distacco dalle idee della Russia prerivoluzionaria e apertura verso la via massima dell’internazionalità62 ; il secondo, similmente, sosteneva che il cirillico fosse la rappresentazione dell’oppressione autocratica e della propaganda missionaria, un’arma per la diffusione dell’imperialismo e il simbolo dell’ideologia borghese. L’alfabeto latino doveva così diventare il mezzo per la creazione di un alfabeto internazionale socialista. Ad ogni modo, nel 1929 Lunačarskij fu esonerato dalle sue funzioni63 e nel gennaio 1930, il Politburo ordinò di smettere di discutere della latinizzazione dell’alfabeto russo. A maggio del 1932, sessantasei lingue avevano adottato l’alfabeto latino e 7 erano nel processo di essere latinizzate64.

60 Ibid.

61 Brill Olcott M., The Kazakhs, cit., p. 195

62 Simonato E. (2005), Alfabeto russo: un progetto fallito di latinizzazione, eSamizdat 3(1), pp. 91- 96

63 Ibid.

64 Martin T., The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923 - 1939, cit., pp. 182-207

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