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1. RUSSIA E KAZAKHSTAN: L’EPOCA ZARISTA

1.3 L A R USSIA : UN IMPERO COLONIALE ?

1.3.1 Colonialismo e imperialismo

Nel tentativo stesso di delineare cosa sia il colonialismo si incontrano delle difficoltà.

Se consideriamo che nel 1930 l’84,5% delle terre emerse era una colonia o ex colonia di governi europei, ci si rende conto che trovare una definizione univoca è quantomeno sfidante, visto che si parla di un fenomeno massicciamente diffuso42. Il termine colonia ha origine antica, e nella letteratura latina viene usato in riferimento a gruppi di cittadini appena insediatisi in un’area ad una certa distanza da Roma, al tempo dell’espansione massima dell’Impero romano. Dal momento che la parola era etimologicamente connessa all’area semantica della coltivazione (colĕre), la colonia stessa implicava un’associazione al lavoro della terra. Stabilire una colonia significava riorganizzare e spartirsi i terreni, il termine latino colonus può essere tradotto senza errore sia come “colono” che come

“contadino”. Diversi decenni prima dei romani, i greci avevano coniato un altro termine per indicare le terre greche oltre il mare, ovvero apoikia, traducibile come “casa lontano da casa”, senza riferimenti alle terre occupate e sfruttate dai contadini. L’etimologia stessa delle due parole indica un approccio differente alla questione. Significativamente, in eredità alle società europee occidentali è rimasto il termine di origine latina, “colonia”43. Tuttavia, è doveroso specificare che la coincidenza della parola non implica che gli imperi coloniali di età moderna possano essere sovrapposti a quelli dell’antichità44.

In epoca moderna il concetto di colonia si va affermando concretamente intorno al XVI secolo, con le prime esplorazioni oltreoceano da parte degli imperi europei45, e nel corso del tempo la parola “colonia” arriva a identificare indiscriminatamente diversi tipi di

42 Loomba A. (2006), Colonialismo/Postcolonialismo, Roma, Meltemi Editore, p. 10-17

43 Van Dommelen P. (2012), Colonialism and Migration in the Ancient Mediterranean, Annual Review of Anthropology, 41, pp. 393-409

44 Per più informazioni sull’argomento vedere: Van Dommelen P., ibid.

45 Kumar K. (2021), Colony and Empire, Colonialism and Imperialism: A Meaningful Distinction?

Comparative Studies in Society and History 63(2), pp. 293-304

33 insediamenti. Le tipologie di espansione imperiale, infatti, non erano concepite distintamente, sebbene le varie potenze coloniali operassero in maniera molto dissimile46. All’inizio dell’Ottocento la situazione dei possedimenti europei d’oltremare era precisamente mappata, le basi e le colonie europee erano sparse irregolarmente in tutto il mondo. L’America era coperta da insediamenti spagnoli, portoghesi, inglesi, francesi e olandesi, mentre in Africa e in Oriente, sebbene ci fossero molti stabilimenti, gli abitanti europei erano pochi. Nel XVIII secolo le colonie americane presentavano delle caratteristiche che le allontanavano molto da quelle africane e asiatiche47.

Le prime scoperte effettuate dai portoghesi in Africa nord-occidentale e occidentale furono una conseguenza inaspettata di una crociata antislamica, che li aveva diretti sempre più a sud lungo la costa. Lì avevano scoperto oro, avorio e schiavi e pertanto avevano continuato ad avanzare, seguendo un progetto ben preciso di stabilire delle basi commerciali nel continente. Molto diversa fu la storia delle colonie in sud America. Quella che oggi chiamiamo America Latina fu occupata perché offriva delle possibilità inaspettate: l’oro e l’argento incoraggiarono una penetrazione più profonda nel territorio e attirarono i coloni. Il vasto territorio e la popolazione indigena, facilmente piegabile al proprio interesse, stimolarono la colonizzazione permanente e la formazione di vasti territori sottomessi al controllo della madrepatria europea. Furono inviate missioni cristiane e coloni. Cacciatori d’oro e missionari si impadronirono di estesi possedimenti territoriali.

Inoltre, i coloni europei erano tecnologicamente molto più avanzati delle popolazioni indigene, per cui la loro organizzazione politica fu distrutta in pochissimo tempo e la popolazione locale non riuscì ad opporvisi, sfiancata anche dalle epidemie causate dalle malattie importate dagli europei. Al contrario dei possedimenti in Africa e in Oriente, le colonie in sud America non furono pianificate, come si potrebbe pensare, bensì furono frutto della naturale reazione degli europei, posti di fronte a quest’opportunità.

Specialmente in Oriente questo non sarebbe stato ripetibile, principalmente perché gli europei non possedevano adeguati mezzi militari: avevano grosse flotte, con tecnologie avanzate, ma non disponevano di grandi divisioni terrestri. Ancora alla fine del XVI secolo gli europei non avevano grossi vantaggi rispetto alle popolazioni indigene orientali. Sempre sulla base della superiorità militare, in Africa, se avessero voluto, gli europei avrebbero

46 Gerasimov I, Kusber J., Semyonov A. (2009), Empire Speaks Out. Languages of Rationalization and Self-Description in the Russian Empire, Boston, Brill, pp. 33-55

47 Fieldhouse D.K. (1967), Gli imperi coloniali dal XVIII secolo, Milano, Feltrinelli Editore, pp.

11-17

34 potuto facilmente formare delle colonie, ma per la maggior parte non vollero e si accontentarono di mantenere una piccola base costiera, da cui potersi procurare schiavi, oro e avorio48. Questi due modelli di colonia, che furono adottati in misura diverse da tutti gli Imperi europei dell’età moderna, possono essere definite come colonia di popolamento, là dove si insediarono i coloni e attecchirono i sistemi sociali ed economici della madrepatria, come ad esempio nell’America Latina spagnola, e colonia commerciale, per quelle zone lasciate in gran parte agli indigeni, sotto un blando controllo da parte delle autorità coloniali, come nel caso degli insediamenti portoghesi e olandesi in Africa e Asia49.

Affiancato al concetto di colonia c’è la questione parallela del colonialismo. Il termine

“colonialismo” come lo intendiamo oggi iniziò ad essere usato solo negli anni Ottanta del XIX secolo, e inizialmente non portava un’accezione negativa, che andò affermandosi solo nel corso del Novecento50. Una prima concisa definizione di colonialismo, fornita dalla ricercatrice Ania Loomba51, è “la conquista e il controllo delle terre e dei beni di altri popoli”. Viene generalmente accettato che il colonialismo sia da interpretare come una forma di dominazione, aggravata dallo sfruttamento economico di matrice capitalista, secondo la lettura marxista-leninista della storia. L’idea di dominazione è associata al concetto di potere. Spesso si collega questo fenomeno all’epoca moderna, alle grandi potenze imperiali, benché, come si è visto sopra, l’origine della parola abbia radici più remote. I domini dell’America Latina, del Nord America, l’Australia, la Nuova Zelanda, il Sud Africa e le regioni centroasiatiche dell’Impero russo subirono tutti l’immigrazione permanente da un paese europeo alla colonia. Questi paesi furono colonizzati52. Secondo lo studioso statunitense Ronald Hovarth si possono avere tre tipi colonialismo, che in parte riflettono la distinzione tra le colonie operata poc’anzi:

• Nel primo tipo di colonialismo, il rapporto di dominio tra i colonizzatori e i colonizzati determina lo sterminio dei secondi, com’è avvenuto in vaste aree dell’America del nord;

48 Fieldhouse D.K., Gli imperi coloniali dal XVIII secolo, cit., pp. 11-17

49 Ivi, pp. 18-21

50 Kumar K., Colony and Empire, Colonialism and Imperialism: A Meaningful Distinction?, cit., p. 287

51 Loomba A., Colonialismo/Postcolonialismo, cit., p. 19

52 Horvath R. J. (1972, febbraio), A Definition of Colonialism, Current Anthropology 13(1), pp. 45- 57

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• Il secondo tipo di colonialismo vede l’assimilazione53 delle popolazioni dominate, in una situazione che vede i coloni come “donatori” della loro cultura e i colonizzati come “riceventi”. Tra i molti esempi di questa tipologia si può nominare l’America Latina ispanizzata;

• Nella terza tipologia di colonialismo la popolazione dominante non stermina né assimila quella sottomessa. I coloni e gli indigeni possono vivere insieme o separati ma manca l’aspetto di acculturazione. Tra le ex colonie europee l’Algeria e il Kenya subirono questo tipo di colonialismo54.

In concomitanza con il concetto di capitalismo va definito cosa sia l’imperialismo.

Queste due nozioni, che sovente vengono considerate interscambiabili, possiedono, secondo alcuni esperti, una sfumatura di significato che può essere utile applicare al nostro contesto. Secondo la linea di pensiero marxista, sostenuta da Lenin nel suo saggio L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, è la dimensione capitalistica ciò che differenzia il colonialismo dall’imperialismo, e che rende quest’ultimo l’espressione maggiore del colonialismo. Per sintetizzare, secondo Lenin l’imperialismo comporta la concentrazione della produzione e del capitale nelle mani delle più grandi potenze capitalistiche, le quali esportano capitale, piuttosto che merci, nelle terre che si sono tra di loro ripartite55. In questo senso, per l’imperialismo è sufficiente avere il controllo e la sottomissione economica, e in parte sociale, per garantirsi manodopera subordinata, beni e mercati. Nel colonialismo avviene una diretta presa di controllo del territorio, che viene sconvolto politicamente e socialmente. Si assume la proprietà delle risorse materiali e il lavoro viene sfruttato. Lo storico Ronald Horvath, citato sopra, in qualche modo avvalora questa interpretazione ponendo l’accento sulla questione dell’occupazione delle terre conquistate da parte dei coloni. Secondo lui, laddove non avviene un’immigrazione di coloni si deve parlare di imperialismo, piuttosto che di colonialismo. Seguendo questa interpretazione, si può dire che gran parte dell’Africa e dell’Asia siano state imperializzate,

53 “Modello sociologico, nato nel contesto della colonizzazione ed esteso all’ambito dei flussi migratori contemporanei, per il quale gli immigrati, al fine di ottenere la cittadinanza, rinunciano alla propria cultura di origine, alle proprie tradizioni e ai propri costumi, per accettare incondizionatamente i valori e le norme della nuova nazione in cui si trovano a vivere. Tale processo di fusione, che porta alla cancellazione delle differenze, pur riferendosi ai principi dell’universalismo culturale, di fatto si concretizza con modalità etnocentriche.” Cfr.

https://www.treccani.it/enciclopedia/assimilazione/

54 Horvath R. J., A Definition of Colonialism, cit., pp. 45-57

55 Lenin V.I., (a cura di) Parlato V. (1970), L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, Roma, Editori Uniti, § VII

36 ovvero dominate ma senza un’immigrazione massiccia e pianificata di coloni56. È evidente che questa definizione di imperialismo causi un infittirsi di complicazioni. Infatti, se l’imperialismo implica che un sistema politico centralizzato controlli le colonie dal punto di vista economico, la concessione dell’indipendenza politica ai territori colonizzati risulterebbe vana, perché non porterebbe alla fine dell’imperialismo. Infatti, se l’imperialismo è un sistema economico capitalista che si basa sul controllo dei mercati, allora i cambiamenti politici nei territori controllati non lo scalfiscono. Questa logica ci porta a stabilire che forme di imperialismo esistano ancora oggi57.

A fronte di queste complessità, al fine di distinguere colonialismo e imperialismo, è utile, come suggerisce Loomba58, differenziare i due concetti spazialmente, piuttosto che cronologicamente. L’imperialismo nasce nelle metropoli, nei centri di potere, e porta alla dominazione dei territori conquistati. Il risultato dell’imperialismo, nelle regioni che subiscono questo controllo, è il colonialismo. L’imperialismo, come nel caso contemporaneo, può esistere anche senza possedere formalmente delle colonie, il colonialismo no. È chiaro che, alla luce di queste definizioni, nell’epoca contemporanea si possono individuare paesi formalmente postcoloniali, dal momento che hanno acquisito un’indipendenza politica, ma che vivono in realtà una situazione neocoloniale, conservando una dipendenza culturale, linguistica, politica, economica dal paese del cui impero facevano parte. Questi concetti, per quanto densi di complessità che richiederebbero molto più tempo per essere sviscerate, risultano utili come base per capire i rapporti tra la Russia e il Kazakhstan, o l’Asia Centrale più in generale, e verranno ripresi anche successivamente nel corso di questa tesi.