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2. URSS E KAZAKHSTAN: DALLA RIVOLUZIONE ALLO STALINISMO

2.2 A FFIRMATIVE A CTION E MPIRE

63 Guardando le immagini sopra riportate in successione, è palese che gli sconvolgimenti territoriali in Asia Centrale in questo periodo siano stati rapidi e profondi. Era quindi doveroso fare un ulteriore passaggio storico, prima di inquadrare le politiche amministrative e linguistiche che hanno riguardato il Kazakhstan fino alla fine del periodo stalinista.

64 momento storicamente critico, che segnò la fine degli imperi coloniali come fino a quel momento erano conosciuti. Fin da prima della Rivoluzione, i leader bolscevichi avevano fondato i loro programmi sulla rottura completa con il passato, perciò si commetterebbe un errore ad etichettare a priori l’URSS come un impero.

Il tratto distintivo dell’URSS era il supporto alle forme nazionali delle minoranze, piuttosto che delle maggioranze. I bolscevichi, presi da una certa urgenza di differenziarsi dall’Impero russo, fusero le richieste dei nazionalisti di territorio, cultura e lingua nazionale con l’esigenza socialista di uno stato politicamente ed economicamente unito. Questa sua politica proattiva lo confermò di fatto come uno Stato multietnico. Proprio in questa combinazione ha luogo una delle grandi contraddizioni dell’URSS, intrinseca nelle sue motivazioni: sin dal primo decennio essa si affermò come uno stato violento, invasivo ed estremamente centralizzato che però si preoccupò di rafforzare le sue nazioni non-russe, anche quando queste esistevano a malapena32. Questo porta anche a problematizzare il ruolo del governo centrale rispetto alla gestione delle periferie, in antagonismo con quanto si è visto nel capitolo precedente durante la fase imperialista. Secondo Martin, non si può parlare dell’Unione Sovietica come di un impero tradizionale, anzi, probabilmente non si può nemmeno classificare come impero:

“Therefore, if we do not call the present relationship colonialism, we ought to invent a new name to describe something which represents subordination and yetis genuinely different from the imperialism of the past.”33

Anche lo storico Adeeb Khalid concorda nel distanziare l’Unione Sovietica dal modello di impero precedentemente noto. In particolare, egli nota che gli imperi coloniali dell’età moderna, come quello francese, inglese o olandese, si basavano sulla perpetuazione della differenza tra gli oppressori e gli oppressi, che precludeva a questi ultimi un’acquisizione spontanea della civilizzazione. La conquista da parte degli imperi portava grossi cambiamenti all’interno delle società colonizzate, ma raramente gli imperi coloniali usarono il loro potere statale per trasformare le società, le culture e gli individui come fece lo stato sovietico. Per quanto si tratti di provvedimenti ugualmente questionabili, lo sradicamento massiccio dello stile di vita locale per portare le popolazioni native a raggiungere uno standard universale di sviluppo e inserirle nell’orbita della politica era

32 Martin T., The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, cit., pp.

1-27

33Ivi, p. 19

65 molto più di quanto le autorità coloniali si interessassero a fare. Gli imperi moderni piuttosto ovviavano gli intermediari per imporsi direttamente sui cittadini, e non si facevano nessuna remora a smantellare le tradizioni. Dopo la Rivoluzione bolscevica questo sistema venne distrutto. Con la fine della guerra civile i leader del partito affrontarono anche la differenza tra l’universale e il nazionale, con l’intenzione di non prevaricare le differenze etniche34. A questo proposito, è rimasta celebre fino ai giorni nostri una citazione di Stalin, poi diventata slogan, il quale annunciò che le nuove nazioni federate all’URSS avrebbero dovuto essere “nazionali nella forma, socialiste nel contenuto”35. L’espressione era volutamente ambigua, e voleva veicolare il messaggio che certe forme di espressione nazionale sarebbero rimaste immutate nel processo della rivoluzione sociale, ma che il futuro verso cui si dirigevano i popoli era universale36. Tuttavia, veniva tralasciato che bisognava operare una rivoluzione culturale, di cui il partito centrale sovietico si faceva agente, affinché si potesse superare lo stato di arretratezza di molte popolazioni. La realtà era che il potere decisionale sarebbe rimasto nelle mani di Mosca e le repubbliche sovietiche non avrebbero avuto molta più libertà decisionale delle ex provincie russe, salvo all’apparenza37. Stalin e Lenin avevano colto perfettamente l’importanza di non assomigliare ad un impero in quel periodo storico e quindi dichiararono l’Unione Sovietica uno stato antimperiale. Non rimasero indifferenti al concetto di

“impero”, bensì lo rigettavano esplicitamente. Tuttavia, poiché i bolscevichi pianificavano di attuare un governo dittatoriale e di apportare grosse trasformazioni sociali, il loro operato poteva essere travisato per imperialismo. L’Affirmative Action Empire era essenzialmente una mossa politica volta a camuffare questo aspetto38.

A livello pratico, infatti, l’URSS preservò pressappoco la struttura nazionale del vecchio impero. I leader rinunciarono esplicitamente ad avere una sola popolazione che desse il nome allo stato. Ciononostante, per certi versi, rimasero i russi a ricoprire questo ruolo. Solo ai russi, infatti, non era garantito il proprio partito comunista39. In favore di una

34 Khalid A. (2006, 1° luglio), Backwardness and the Quest for Civilization: Early Soviet Central Asia in Comparative Perspective, Slavic Review 65(2), pp. 231-251

35 Shelestyuk E. (2019), National in Form, Socialist in Content: USSR National and Language Policies in the Early Period, SHS Web of Conferences 69, pp. 1-10

36 Khalid A., Backwardness and the Quest for Civilization: Early Soviet Central Asia in Comparative Perspective, cit., pp. 231-251

37 Martin T., The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923 - 1939, cit., pp. 1-27

38Ibid.

39 Molotov negli anni ’80 confessò che la questione del territorio della Russia era presente e sentita già all’epoca di Stalin, dal momento che la RSFSR non aveva un suo partito comunista, perché non

66 maggiore coesione dello stato multinazionale, il partito chiese ai russi di accettare uno stato di nazione formalmente diseguale. In un certo senso la distinzione di coloniale memoria tra la popolazione dominante e le colonie fu riprodotta al rovescio, e ai russi fu imposto di portare il peso dell’eredità imperiale a cui si erano ribellati, e di sopprimere i propri interessi nazionali in favore dell’Affirmative Action Empire40.

Prima di passare al tema della korenizacija è bene chiudere un tema affrontato nel capitolo 1, che riguarda uno tra i primi provvedimenti che furono applicati in Kazakhstan con l’avvento del regime comunista, il quale, in contraddizione con quanto illustrato sull’Affirmative Action Empire, perpetuò un provvedimento zarista. Si tratta del processo di sedentarizzazione coatta avviato durante il periodo zarista, che venne completato in Kazakhstan a partire dagli anni Venti. Il movimento Alaš-Orda, alleato con i bolscevichi dall’inizio del decennio, fu portato a riconoscere l’insostenibilità del nomadismo, invocando la necessità di stanziarsi. A seguito delle disposizioni prese sotto lo zar, già il 75% della popolazione nomade conduceva uno stile di vita semi-nomade. Stalin volle ricorrere ad una risoluzione definitiva della questione e nel 1925 nominò F.I. Gološčekin come segretario della RSSA del Kazakhstan, il quale costrinse immediatamente i nomadi alla sedentarizzazione, ai fini della collettivizzazione. Questo per il Kazakhstan fu uno dei periodi più bui dello stalinismo, al quale seguì la terribile carestia causata dalla collettivizzazione41.