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1. RUSSIA E KAZAKHSTAN: L’EPOCA ZARISTA

1.4 L E POLITICHE DI COLONIZZAZIONE DEL K AZAKHSTAN

41 Se per certi versi l’intento di Grigor’ev di studiare le popolazioni indigene al fine di elaborare la più efficace amministrazione era innovativo rispetto alla sua epoca, è facile scorgere nel suo pensiero quegli elementi che contraddistinguevano l’atteggiamento dei russi nei confronti degli indigeni delle steppe, ineluttabile retaggio della visione imperialista occidentale.

La progressiva colonizzazione dei territori dell’Asia Centrale viene avvalorata anche dalla lingua. Infatti, dalla fine del XIX secolo la parola pereselenie (“ricollocazione”), usata tradizionalmente per indicare gli spostamenti coatti dei contadini, iniziò ad essere sostituita dal termine kolonizacija (“colonizzazione”), con un preciso intento socioculturale nei confronti delle periferie annesse76. Evitando di generalizzare, si può affermare con un certo grado di sicurezza che l’Impero russo in un determinato periodo, compreso all’incirca tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, abbia adottato in Kazakhstan e nel resto dell’Asia Centrale delle politiche colonialiste.

42 confessione, con doveri limitati79. Tuttavia, oltre alle difficoltà pratiche di controllare alcune etnie, a livello giuridico lo statuto creava due classi di cittadini dell’Impero, e gli inorodcy, pur godendo di certi privilegi, come l’esenzione dal servizio militare, erano di fatto considerati inferiori.

Dalla metà del 1800, quando si può parlare di effettivo inserimento dei Kazakhi nell’Impero russo, la popolazione della regione venne inclusa nella categoria degli inorodcy, e di conseguenza i suoi abitanti non vennero considerati come sudditi a pieno diritto80. Vennero indistintamente inserite sotto la medesima legislazione sia popolazioni nomadi, per cui lo statuto era stato originariamente pensato, sia etnie non nomadi di storica e profonda tradizione culturale. Questo provvedimento è ancora una volta esemplificativo della distanza che la Russia frappose tra sé e tutti i popoli asiatici nel corso del periodo zarista.

Il primo fenomeno tradizionale delle steppe che fu fortemente ostacolato fu il nomadismo, il sistema di produzione dominante nell’area dal 1000 a.C., che venne gradualmente abbandonato in questo periodo in favore di una più civilizzata vita sedentaria, poi resa obbligatoria in epoca stalinista. A livello amministrativo i russi miravano a garantire ampia autonomia, al fine di mantenere il più possibile lo status quo. In realtà crearono comunque un sistema di unità amministrative territoriali che, sebbene nelle intenzioni dovesse rispecchiare la divisione dei clan tribali tradizionali, non considerava il percorso di transumanza e la naturale migrazione interna. In questo modo i russi diedero un’ulteriore spinta alla sedentarizzazione, eliminando le rotte della pastorizia e dell’allevamento, e si insediarono nel governo della regione, per sfruttarla economicamente81. In questo modo veniva impedito il sostentamento naturale delle popolazioni, che vivevano principalmente di allevamento. Inoltre, i contadini russi che si insediarono nel nord del Kazakhstan portarono con sé nuove tecniche agricole, che si diffusero tra gli indigeni e resero le coltivazioni stabili più attraenti, perché più facili da lavorare82. Il processo fu graduale ma inesorabile, scandito da provvedimenti legislativi:

gli insediamenti agricoli russi ridussero la quantità di terreni per il pascolo accessibili alle mandrie dei nomadi e divenne frequente l’esproprio dei terreni83. Nel 1891 venne redatto

79 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, cit., pp. 151-191

80 Ibid.

81 Indeo F., Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, Roma, cit., p. 38

82 Aldashev G., Guirkinger C. (2017, luglio), Colonization and changing social structure: Evidence from Kazakhstan, Journal of Development Economics 127, pp. 413-430

83 Indeo F., Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, Roma, cit., p. 38

43 un nuovo statuto tramite il quale il diritto di possesso dei Kazakhi sui pascoli venne fortemente ridotto, e migliaia di contadini coloni trovarono strade favorevoli per il loro insediamento. Una buona parte di indigeni, dunque, fu costretta dalle circostanze ad arrendersi alla sedentarietà, e la percentuale andò pian piano aumentando84.

A livello pratico, come accennato sopra, i kazakhi mantennero un margine di autonomia amministrativa, seppur controllata: la politica sociale russa puntava a conservare le istituzioni già esistenti, mettendo dei russi ai posti di comando e formando nella regione delle élite leali allo zar. Furono indette delle elezioni amministrative che diedero origine ad una nuova classe di dirigenti locali. Ricchi mercanti che traevano interesse dalle relazioni economiche tra la Russia e la steppa si fecero intermediari tra l’Impero e la società locale: venivano istruiti perché parlassero il russo, imparavano basi di economia e sapevano districarsi all’interno della burocrazia zarista85. Furono promosse le relazioni culturali con i Tatari di Kazan’, i quali avviarono col territorio proficui rapporti commerciali e culturali, contribuendo alla permeazione della religione islamica nella regione86. Lo scopo dell’espansione coloniale russa, infatti, non era la conversione delle comunità alla religione ortodossa, e infatti non furono condotte attività missionarie nel territorio e le comunità religiose rimasero intoccate, salvo quando da esse avevano origine dei movimenti rivoluzionari di matrice nazionalista.

Con Caterina II l’Impero si trasformò in patrono dell’Islam. L’imperatrice perseguì un programma di tolleranza religiosa, nello spirito di un “ordinato stato di polizia” immaginato dai giuristi europei. Dal momento che le confessioni tollerate era regolate da ordinanze di polizia dell’Impero, esse stesse diventarono uno strumento per rinforzare il potere autocratico, specialmente nelle aree in cui i musulmani si erano ripetutamente ribellati contro le autorità statali. Caterina II vedeva l’Islam sotto l’occhio dell’espansione imperiale e credeva che gli intermediari musulmani sarebbero stati utili per proteggere il potere russo nella steppa. Affinché la diffusione dell’Islam fosse vantaggiosa per l’Impero, andava creata una gerarchia fortemente legata a Pietroburgo. Inspirandosi alle istituzioni religiose dell’Impero ottomano, l’amministrazione russa si occupò di disciplinare la penetrazione dell’Islam in Asia Centrale. Il processo fu tutt’altro che facile, ma alla fine si consolidò un sistema di interdipendenza tra le istituzioni imperiali e quelle musulmane. Le autorità russe legittimarono i capi religiosi musulmani, a patto che questi ultimi promuovessero tra i

84 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, cit., pp. 151-191

85 Roudik P.L., The History of the Central Asian Republics, cit., p. 85-88

86 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, cit., pp. 151-191

44 fedeli la sottomissione pacifica all’Impero87. Gli zar Alessandro I e Nicola I perpetrarono le politiche religiose di Caterina II per rendere i Kazakhi sudditi fedeli all’impero. Talvolta alcuni missionari ortodossi e amministratori locali obiettarono al coinvolgimento statale nella promozione dell’Islam, ma il governo centrale rimase convinto che la pratica della religione musulmana avesse una diretta correlazione con l’incremento della vita sedentaria tra le popolazioni indigene della steppa88.

Nella sfera giuridica fu consentito agli indigeni di affidarsi al diritto tradizionale, purché non fosse basato sulla legge islamica. La giurisdizione religiosa fu limitata a pochi casi eccezionali e sottomessa alla supervisione dei tribunali russi locali. Tutti i casi che coinvolgevano russi venivano processati esclusivamente nei tribunali russi. Vennero abolite tutte le posizioni amministrative ricoperte da capi religiosi, e coloro che completavano gli studi presso le scuole religiose islamiche non avevano accesso alle istituzioni governative, dal momento che era obbligatorio aver ricevuto un’istruzione civile e conoscere il russo. La laicizzazione dell’istruzione serviva a prevenire che dalle scuole religiose si formassero grosse cellule di nazionalisti anti-zaristi89.

I russi portarono nelle terre conquistate conoscenza medica, costruirono ospedali, uffici medici e farmacie a beneficio della popolazione locale. Cambiò il paesaggio urbano, con l’edificazione di nuovi quartieri russi, adiacenti alle mura originali delle città. Le strade vennero allargate. Gradualmente le regioni del Kazakhstan e del Turkestan passarono da rappresentare territori di contesa diplomatica e militare con la Gran Bretagna a essere fonte di materie prime, mercato di manodopera e terreno agricolo per l’espansione dei contadini.

Le politiche coloniali resero l’Asia Centrale una fonte di guadagno per l’Impero, condizione che in parte andò a favorire anche i mercanti locali. Negli ultimi decenni del 1800 in Kazakhstan arrivò il telegrafo e venne aperta la prima banca. Fu ampliata la rete ferroviaria che, seppur di proprietà imperiale (§ 1.2), connetteva tutti i maggiori centri di commercio del continente eurasiatico con i porti sul mar Caspio e i centri industriali in Russia90.

Nella seconda metà del XIX secolo in Kazakhstan venne avviato un processo di industrializzazione, principalmente per provvedere alle esigenze del mercato interno russo.

87 Crews R.D. (2006), For Prophet and Tsar. Islam and Empire in Russia and Central Asia, Cambridge, Massachusetts, Harvard University Press, pp. 31-91

88 Ivi, pp. 192-240

89 Roudik P.L., The History of the Central Asian Republics, cit., p. 85-88

90 Ibid.

45 Gli obiettivi economici erano analoghi a quelli delle potenze occidentali, e le colonie dovettero adeguarvisi91. A fine Ottocento il settore minerario conobbe una grossa espansione e, oltre a rame e piombo, si cominciarono a estrarre oro, argento e carbone. Per questo tipo di industria divenne rinomata la zona di Karaganda92. In un primo momento i lavori venivano portati avanti da immigrati russi, successivamente vennero impiegati migliaia di kazakhi non qualificati93. Il governò zarista sostenne la produzione di cotone, che divenne il principale prodotto agricolo, grazie alle migliorie che vennero fatte nell’irrigazione e nel trasporto. Ben presto l’industria tessile russa ottenne l’indipendenza dalle importazioni di cotone dagli Stati Uniti e dall’India. Tra il 1886 e il 1914 la quantità di terreno devoluto alla coltivazione del cotone aumentò di 46 volte94. Questo aspetto riflette il carattere coloniale della politica economica russa, che è alla base dei grossi problemi95 che oggi affliggono l’Asia Centrale, conseguenza delle monocolture96.

Durante la Prima guerra mondiale l’economia della regione si trovò in difficoltà, e ci furono forti carestie causate dal grossissimo aumento del prezzo del pane. Tuttavia, i cambiamenti economici della regione non furono supportati da riforme politiche.

L’amministrazione russa e i governatori locali favorirono la repressione dei dissidenti e implementarono vigorose restrizioni per l’opposizione politica. I riformatori, costretti all’esilio o a formare società segrete, contribuirono alla crescita del movimento rivoluzionario97.

91 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, cit., pp. 151-191

92 Si tratta di una regione del Kazakhstan settentrionale, circa 1000 km a nord-ovest dall’ex-capitale Almaty.

93 Indeo F., Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, Roma, cit., p. 38

94 Roudik P.L., The History of the Central Asian Republics, cit., p. 85-88

95 L’inesorabile prosciugamento del lago d’Aral, oggi ad un decimo della sua estensione originaria, rappresenta uno dei principali disastri ecologici dello spazio eurasiatico. Questo lago salato è situato tra il Kazakhstan e l’Uzbekistan (un tempo era un unico bacino, oggi sono due bacini separati). Per irrigare le colture di cotone e di riso, che richiedevano spropositate quantità di acqua fu deviato il corso dei fiumi Syr-Darya e Amu-Darya, che determinò la catastrofe ambientale. Sebbene questa decisione abbia avuto luogo in epoca sovietica, affonda le sue radici nella trazione imperialista di sfruttamento sconsiderato delle risorse delle colonie. Cfr. Indeo F. (2014), Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, cit., pp. 26-27

96 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, cit., pp. 151-191

97 Roudik P.L., The History of the Central Asian Republics, cit., p. 85-88

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