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3. RSS KAZAKHA: DAL BILINGUISMO PARZIALE AL DOMINIO DEL RUSSO

3.3 G LI ANNI C INQUANTA : LA RIFORMA SCOLASTICA

3.3.1 La Legge Sovietica per l’Istruzione del 1958-9

Il 24 dicembre 1958 il Soviet Supremo dell’URSS approvò una legge sulla riforma del sistema di istruzione. Nella primavera dell’anno seguente le legislature delle repubbliche adottarono ufficialmente i provvedimenti decisi dal governo centrale37. La Legge Sovietica per l’Istruzione del 1959 abbatté definitivamente l’ultima facciata della korenizacija, garantendo ai genitori la libertà di scegliere la lingua di istruzione dei propri figli. Sebbene sia un po’ lungo, vale la pena riportare il testo dell’articolo 19 della Legge sull’Istruzione, in questo caso estratto da un articolo dello studioso Jaroslav Bilinskij38, poiché è centrale per questa discussione:

“Instruction in the Soviet school is conducted in the native tongue. This is one of the important achievements of the Leninist nationality policy. At the same time, in schools of the Union and autonomous republics the Russian language is studied seriously. This language is a powerful means of international communication, of strengthening friendship among the peoples of the USSR, and of bringing them into contact with the wealth of Russian and world culture.

Nevertheless, we must note that in the area of language study in the schools of the Union and autonomous republics children are considerably overloaded.

35 Bilinsky Y., Education of the Non-Russian Peoples in the USSR, 1917-1967: An Essay, cit., pp.

411-437

36 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 50-70

37 Bilinsky Y. (1962), The Soviet Education Laws of 1958-9 and Soviet Nationality Policy, Soviet Studies 14(2), pp. 138-157

38 Ibid.

92 It is a fact that in the nationality schools children study three languages-their native tongue, Russian, and one of the foreign languages.

The question ought to be considered of giving parents the right to send their children to a school where the language of their choice is used. If a child attends a school where instruction is conducted in the language of one of the Union or autonomous republics, he may, if he wishes, take up the Russian language. And vice versa, if a child attends a Russian school, he may, if he so desires, study the language of one of the Union or autonomous republics. To be sure, this step could only be taken if there is a sufficient number of children to form classes for instruction in a given language.

To grant parents the right to decide what language a child should study as a compulsory subject would be a most democratic procedure. It would eliminate arbitrary decisions in this important matter and would make possible the termina- tion of the practice of overloading children with language study.

Permission should be granted not to include a foreign language among the required subjects in schools where appropriate conditions do not exist.”39 Questo provvedimento significava che non era più obbligatorio per i genitori kazakhi mandare i bambini alle scuole indigene ed erano liberi di optare per un’educazione impartita in russo fin dalla prima infanzia40. In realtà, se si guarda alle aree rurali delle altre repubbliche non russe, l’istruzione era solitamente impartita nella lingua locale. Nelle scuole non russe, la lingua russa era materia di studio obbligatoria, nelle scuole russe la lingua locale doveva essere insegnata a tutti gli studenti. Il Kazakhstan costituiva un’eccezione, poiché la numerosa presenza di russi, effetto dell’immigrazione, faceva sì che nel paese la situazione fosse sbilanciata41. Questa conclamata libertà in Kazakhstan non era nient’altro che l’opzione indiscutibilmente più vantaggiosa, se si considera che nei centri urbani e per chiunque volesse proseguire gli studi, il russo era indispensabile già da tempo42. La posizione delle lingue indigene, d’altro canto, diventava sempre più fragile, perché era facile che il loro insegnamento venisse trascurato nelle scuole russe43. Nel 1959

39 Ivi, p. 139

40 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 50-70

41 Bilinsky Y., The Soviet Education Laws of 1958-9 and Soviet Nationality Policy, cit., pp. 138- 157

42 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 50-70

43 Bilinsky Y., The Soviet Education Laws of 1958-9 and Soviet Nationality Policy, cit., pp. 138- 157

93 un quarto di tutti i bambini kazakhi frequentavano già scuole russe. Meno di un decennio più tardi, nel 1966-67 la percentuale di alunni kazakhi iscritti in una scuola russa era salita al 32%. Per contro solo l’1% dei bambini uzbeki era iscritto ad una scuola russa nei primi anni Sessanta44. Questa differenza può essere spiegata col fatto che in Uzbekistan, così come nelle altre repubbliche centroasiatiche, la presenza russa non fosse consistente come in Kazakhstan. Secondo il censimento del 1989, in Kazakhstan la popolazione russa era alla pari con quella titolare, mentre in Uzbekistan, nello stesso anno, il 71% della popolazione era uzbeko, e l’8% era russo. Questo non significa che il russo non avesse alcuna rilevanza per la mobilità sociale nelle altre repubbliche, ma sicuramente questo avveniva in misura minore rispetto al Kazakhstan45.

Anche al Ventiduesimo Congresso del PCUS del 1961, i leader sovietici approvarono l’incremento dell’assimilazione linguistica delle popolazioni non russe. Dichiaratamente, il sovraccarico dei bambini di ore di lingua costituiva un problema pratico in molte repubbliche, ma sarebbe ingenuo pensare che la riforma fosse stata introdotta solo in risposta alle lamentele della popolazione. Poco prima che venisse annunciata la riforma scolastica del 1958-9, B.G. Gafurov, ex segretario del Partito Comunista del Tagikistan e direttore dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, scrisse un articolo molto significativo sul Kommunist, il periodico del partito centrale. In questo pezzo egli fu molto schietto riguardo all’ “inevitabile sparizione delle differenze nazionali e della fusione delle nazioni” sotto il comunismo46. La futura fusione delle nazioni, secondo lui, presupponeva l’emergere di una singola lingua per tutti i popoli. In questo senso egli riprendeva una dottrina di Stalin riguardo alla creazione di una “lingua d’area”, diversa dalle lingue presenti, che avrebbe assorbito i tratti migliori di queste lingue. Benché Gafurov rassicurasse i lettori sul fatto che la “lingua d’area” sarebbe stata raggiunta solo nel distante futuro, chiunque avesse avuto un po’ di perspicacia avrebbe potuto cogliere che questa lingua futura sarebbe stata ispirata soprattutto dal russo e che il rievocare una teoria di Stalin poteva sottintendere che si stessero programmando nuove iniziative per favorire il russo alle spese delle altre lingue dell’URSS47.

44 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., p. 64

45 Buttino M. (2004, 23-25 settembre), I confini che cambiano: Stato, città, quartiere, casa nell’

Asia centrale post-sovietica, Società italiana per lo studio della storia contemporanea, Convegno di studi a Bolzano, testo online, https://www.sissco.it/articoli/confinigrenzen-598/marco-buttino-604/

46 Bilinsky Y., The Soviet Education Laws of 1958-9 and Soviet Nationality Policy, cit., p. 149

47 Ivi, pp. 138-157

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