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4. IL RUSSO E IL KAZAKHO NEL KAZAKHSTAN DI OGGI

4.3 C ONSOLIDARE IL KAZAKHO COME LINGUA DI STATO

4.3.2 La lingua kazakha come prima risorsa culturale

115 ragionevole base legale per implementare questa politica linguistica. Chiarì che la lingua russa dovesse essere usata ufficialmente al pari della lingua kazakha negli uffici amministrativi statali e locali, e che altre lingue nazionali (in base alla rilevanza in un dato territorio) sarebbero state da affiancare alla lingua nazionale. I nazionalisti kazakhi proposero di aggiungere all’utilizzo del russo l’inciso “solo quando necessario”, ma la proposta venne scartata. La legge obbligava inoltre gli enti ufficiali a preparare la maggior parte della loro documentazione in kazakho e stipulò che almeno il 50% della programmazione radio-televisiva dovesse essere in kazakho56. A primo impatto sembra strano che questi provvedimenti linguistici non abbiano né suscitato proteste tra la popolazione non titolare, né tra i kazakhi russofoni. Lo studioso William Fierman osserva che, mentre la versione russa del testo di legge riporta la forma plurale “zakon o jazykach

(“Legge sulle lingue”), quella kazakha usa il singolare “til turaly zang” (“Legge sulla lingua”). Egli ipotizza che l’ambiguità possa essere intenzionale e che sia derivata dal desiderio di mantenere una certa stabilità sociale. Al contrario, alcuni studiosi kazakhi attribuiscono la discrepanza ad un errore superficiale operato dai traduttori57. Ad ogni modo, l’effetto che si ottenne fu una simbolica rappresentazione sia degli interessi nazionalisti che di quelli internazionalisti. Convinceva i primi che l’obiettivo principale della Legge fosse la promozione del kazakho come lingua nazionale, e nel frattempo rassicurava i secondi che lo stato fosse determinato a supportare tutte le altre lingue nazionali, incluso il russo. Attraverso questa legge moderata, il regime di Nazarbaev continuò ad assumersi il credito del clima di armonia all’interno del paese e dell’assenza di conflitti etnici e sociali58.

116 tornato a privilegiare la nazionalità titolare. Come si è visto sopra, molti russi emigrarono dal Kazakhstan negli anni Novanta, in corrispondenza dell’implementazione delle nuove politiche linguistiche. Come si può intuire, la questione linguistica fu uno tra i motivi che incoraggiarono l’esodo russo, ma sicuramente non il solo. Infatti, si deve considerare che spesso nella storia, al momento del collasso di stati multietnici, come lo era l’Unione Sovietica, è avvenuto un naturale “smistamento etnico”, che ha dato origine a delle ondate migratorie, tanto che ad un certo punto, da parte dei leader russi, si arrivò persino a considerare un’emigrazione di massa verso la Russia. Il rientro di diversi milioni di russi avrebbe compensato il calo delle nascite che caratterizzava il paese in quegli anni. C’erano posizioni contrapposte, tra chi invitava in russi a ritornare in patria, e chi invece li incoraggiava a rimanere in Kazakhstan, dove la loro presenza era molto significativa e avrebbero potuto rivendicare i propri diritti59. Molti russofoni vedevano il percorso di nazionalizzazione del Kazakhstan come irreversibile e, nel lungo termine, nocivo per le future generazioni non kazakhe60.

La legislazione sulla lingua aveva prodotto un sistema in cui la classe sociale e le origini etniche erano a grandi linee sovrapposte, e i gruppi etnici erano gerarchizzati e le opportunità di mobilità sociale dipendevano dall’identità etnica. Se non ci fosse stata questa classificazione, la Legge sulle lingue del 1997 avrebbe portato alla marginalizzazione culturale e politica non solo dei russi, ma anche dei kazakhi russofoni. Il nesso tra la lingua, la cultura e lo stato kazakho era diventato imprescindibile. La maggioranza della popolazione kazakha vide nella codifica del kazakho come lingua di stato l’affermazione simbolica della propria sovranità e della propria identità come nazione. Il fatto che la loro lingua madre, fino a poco tempo prima relegata all’ambiente familiare e vista come “senza futuro”, fosse diventata ora un simbolo di stato, servì a conferire al kazakho un prestigio precedentemente inimmaginabile. Queste condizioni favorevoli consentirono alle élite nazionali di trasformare l’immagine della lingua indigena da lingua provinciale di basso profilo a lingua di status superiore. In questo nuovo ambiente culturale il kazakho rappresentava una risorsa vitale, di possesso esclusivo dei kazakhi e non disponibile per i russofoni. I vari difensori della lingua kazakha fecero convergere le forze verso l’intento principale di riabilitare lo status della lingua, piuttosto che mettere pressione alla popolazione affinché alterasse il proprio repertorio linguistico. Questa operazione fu

59 Peyrouse S. (2007, maggio), Nationhood and the Minority Question in Central Asia. The Russians in Kazakhstan, Europe-Asia studies 59(3), pp. 481-551

60 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 96-117

117 fondamentale, perché, per quanto ufficiale, lo status politico-legale di una lingua significa poco se confrontato con il suo prestigio sociale61.

Dal momento che le politiche linguistiche messe in atto durante il settantennio sovietico avevano accresciuto la percentuale di coloro che erano fluenti nel russo come seconda lingua, erano soprattutto i russi che avevano poca dimestichezza con la lingua titolare della repubblica. Richiamando i dati sopra riportati, una buona fetta della popolazione kazakha era russa, e pochi di loro avevano dimestichezza con la lingua locale.

Di conseguenza, essi furono coloro che si vennero messi più in difficoltà dalla nuova veste politica del Kazakhstan, a causa del loro monolinguismo. Le élite kazakhe erano consapevoli del fatto che la loro giovane struttura demografica avrebbe, nel tempo, consentito alla popolazione kazakha di consolidare la propria presenza nel territorio. Il demografo Makash Tatimov, consigliere del presidente in materia di questioni sulle nazionalità nel corso degli anni Novanta, si espresse positivamente riguardo al potenziale della demografia di invertire le sorti. Egli calcolò che i kazakhi sarebbero diventati la maggioranza nella loro nazione (questa stima si rivelò esatta stando al censimento del 1999) e che, entro il 2010, sarebbero stati circa 12 milioni (se si confronta questo dato con la Fig. 11 si vede che la stima era abbastanza ottimista, visto che la popolazione kazakha nel 2009 contava poco più di 10 milioni di persone). I nazionalisti e gli attivisti linguistici si riunirono nella speranza che, col sostegno statale, un’adeguata implementazione delle leggi e la collaborazione dei cittadini, il kazakho sarebbe infine diventata la lingua della comunicazione interetnica. La svolta verso il russo nelle aree urbane riguardava le ultime due generazioni di kazakhi, per cui il processo sembrava realisticamente reversibile. Solo una piccola parte dei kazakhi russofoni si dichiarò apertamente a favore di due lingue statali: vennero etichettati con il peggiorativo di mankurti, ovvero persone che avevano perso le proprie origini. In realtà, parte del motivo per cui molti kazakhi russofoni che ricoprivano posizioni di medio livello non espressero il loro malcontento per le legislazioni sulla lingua è dovuto al fatto che quest’ultime più di tanto non ostacolavano la loro quotidianità62.

Nel 2010 il ministro dell’Istruzione e della Scienza kazakho Tujmenbaev, a seguito di un tentativo, risalente al 2006, di transizione completa verso la lingua kazakha in cinque regioni del paese dovette rassicurare la nazione del fatto che tutta la documentazione

61 Ibid.

62 Ibid.

118 ufficiale avrebbe continuato ad essere redatta sia in russo che in kazakho. Aggiunse che non si stava ipotizzando nessuna transizione, e che lei sue parole erano sostenute dal presidente Nazarbaev, il quale aveva ribadito che il russo avrebbe mantenuto il suo ruolo nella comunicazione internazionale. Qualsiasi supposto attacco alla lingua russa era falso63.