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4. IL RUSSO E IL KAZAKHO NEL KAZAKHSTAN DI OGGI

4.3 C ONSOLIDARE IL KAZAKHO COME LINGUA DI STATO

4.3.1 I provvedimenti legislativi

Dopo l’approvazione della Legge sulla lingua del 1989 (§ 3.5), furono emanati diversi altri decreti e direttive per riabilitare lo status della lingua kazakha. Il Decreto sull’istruzione del 18 gennaio 1992 confermò il kazakho come lingua nazionale e stipulò che entro il 1995 tutte le comunicazioni ufficiali e nazionali dovessero avvenire in lingua kazakha. Un anno più tardi, la prima Costituzione post-sovietica ribadì ciò che era stato sancito nel 1989, ovvero che la lingua kazakha avrebbe ricoperto il ruolo di lingua di stato, mentre il russo sarebbe stata la lingua della comunicazione interetnica, di fatto lingua franca46. Il riconoscimento del russo come lingua franca confermava di fatto il suo ruolo internazionale ed eliminava qualsiasi incentivo i russi e i kazakhi russofoni potessero avere nel parlare la lingua locale. La codificazione del kazakho come lingua nazionale, tuttavia, innalzò innegabilmente il suo livello simbolico e legale, dando adito a non poche lamentele da parte dei russofoni. Alcuni decreti successivi puntarono ad un approccio più conciliatorio nei confronti della lingua russa, offrendo delle concessioni ai russofoni, una

43 Dave B. (2007), Kazakhstan. Ethnicity, language and power, New York, Routledge, pp. 96-117

44 Ivi, p. 98

45 Ivi, pp. 96-117

46 “A lingua franca is a language used in communication between different groups, and not different individuals per se. The Soviet leaders’ designation of Russian as the lingua franca – a language that Kazakh- and Russian- speakers should use when speaking to each other – nullified whatever incentives Russian-speakers may have in learning Kazakh.” Cfr. Ivi, p. 101

113 categoria nella quale era incluso anche un gran numero di kazakhi, specialmente giovani e residenti urbani47.

Nell’aprile del 1995, il Parlamento approvò la proposta di Nazarbaev di posticipare di 15 anni la richiesta che tutti gli impiegati statali fossero fluenti nella lingua kazakha.

Durante la stesura della Costituzione dell’agosto dello stesso anno si arrivò ad un compromesso ufficiale riguardo all’utilizzo della lingua russa48:

«СТАТЬЯ 7:

1. В Республике Казахстан государственным является казахский язык.

2. В государственных организациях и органах местного самоуправления наравне с казахским официально употребляется русский язык. […]»49

Se da un lato si riproponeva il kazakho come lingua di stato, dall’altro lato si ribadiva l’uso ugualmente ufficiale della lingua russa all’interno delle istituzioni statali e dei contesti amministrativi. Un anno più tardi, il 4 novembre 1996, la Carta delle politiche linguistiche del Kazakhstan invitò a creare, al fine di accrescerne la richiesta e le funzioni, pur mantenendo il russo come lingua “ufficiale”50. A questo punto bisogna tentare di operare una distinzione tra “lingua di stato” e “lingua ufficiale”, termini che in molte nazioni sono considerati equivalenti. Nelle repubbliche ex-sovietiche, incluso il Kazakhstan, queste due denominazioni convivono all’interno della legislazione, la quale assegna al kazakho il ruolo di “lingua di stato”, mentre al russo quello di “lingua ufficiale”. Anche il dizionario giuridico, tuttavia, fa coincidere i due significati in: “Lingua principale di un paese, utilizzata nella legislazione, nella amministrazione dello stato e della giustizia, nell’istruzione, ecc.”, con una leggera sfumatura, in alcune legislazioni di “lingua ufficiale”

per le minoranze etniche.51 Per quel che riguarda il Kazakhstan, se anche l’intenzione simbolica fosse stata quella di gerarchizzare le due lingue, l’effetto pratico fu che entrambe furono poste sullo stesso piano. Il russo era l’unica lingua di una “minoranza” (si ricordi che ancora dopo un decennio dal crollo dell’URSS i russi costituivano praticamente l’altra

47 Ivi, pp. 96-117

48 Ibid.

49 Costituzione della Repubblica del Kazakhstan, adottata il 30 agosto 1995:

https://adilet.zan.kz/rus/docs/K950001000_

50 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 96-117

51 Cotta Ramusino P., Dopo l'impero: il russo nei paesi CSI, cit., p. 188

114 metà della popolazione) che poteva essere usata nell’amministrazione, nell’economia, nell’esercito, nei documenti finanziari, nelle procedure giudiziarie, al pari del kazakho.

Forse l’elemento che più contraddistingueva l’attribuzione della “lingua di stato” al kazakho era il valore simbolico identitario, assieme alla bandiera e all’inno, legato alla tradizione dell’etnia titolare52. Di fatto, però, era pienamente riconosciuto il bilinguismo sociale. Nella Carta sulle politiche linguistiche del 1996 era inoltre contenuta una promessa alle altre minoranze del paese che sarebbero state riconosciute e promosse le varie altre lingue del Kazakhstan, quando in realtà l’obiettivo primario era definire il rapporto tra la lingua kazakha e la lingua russa53. Non è molto chiaro il motivo per cui questo documento venne rilasciato proprio in questo momento, considerato che il parlamento stava già discutendo la proposta di legge del 199754.

All’epoca in cui questi provvedimenti vennero legiferati, la situazione etno-politica del Kazakhstan era in uno stato di forti fluttuazioni. Le politiche e direttive per la nazionalizzazione del Kazakhstan avevano portato ad una rapida crescita di persone di etnia kazakha all’interno degli uffici statali e regionali. Tuttavia, nonostante il supporto generalmente dichiarato dal governo nei confronti della lingua indigena, l’opinione pubblica era poco coinvolta nel dibattito sull’argomento. Il clima di discreta tolleranza politica all’incirca nel primo lustro a seguito dell’indipendenza aveva permesso un discreto coinvolgimento delle istituzioni sul tema della lingua e su altri argomenti di primaria importanza55.

L’onda liberal-democratica del Kazakhstan, che aveva consentito un certo attivismo parlamentare, libertà di stampa e pluralismo, rallentò nel marzo 1995, quando il presidente Nazarbaev sciolse il Parlamento sulla base di un cavillo. Le elezioni parlamentari che si tennero in dicembre di quello stesso anno, regolate dalla nuova Costituzione, portarono al potere delle persone affiliate al regime. Oltretutto, una gran parte dei deputati parlamentari russofoni, che durante la campagna elettorale avevano portato avanti un programma a sostegno del bilinguismo ufficiale, o emigrarono dal Kazakhstan, o fallirono nell’intento di venire rieletti. La Legge sulle lingue del 1997 secondo il parere di molte figure di spicco e studiosi kazakhi, pose fine ai dibattiti controproducenti sulla lingua, offrendo una

52 Ivi, pp. 179-199

53Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 96-117

54 Fierman W. (1998), Language and Identity: Formulations in Policy Documents 1987–1997, Communist and Post-Communist Studies 31(2), pp. 171-186

55 Dave B., Kazakhstan. Ethnicity, language and power, cit., pp. 96-117

115 ragionevole base legale per implementare questa politica linguistica. Chiarì che la lingua russa dovesse essere usata ufficialmente al pari della lingua kazakha negli uffici amministrativi statali e locali, e che altre lingue nazionali (in base alla rilevanza in un dato territorio) sarebbero state da affiancare alla lingua nazionale. I nazionalisti kazakhi proposero di aggiungere all’utilizzo del russo l’inciso “solo quando necessario”, ma la proposta venne scartata. La legge obbligava inoltre gli enti ufficiali a preparare la maggior parte della loro documentazione in kazakho e stipulò che almeno il 50% della programmazione radio-televisiva dovesse essere in kazakho56. A primo impatto sembra strano che questi provvedimenti linguistici non abbiano né suscitato proteste tra la popolazione non titolare, né tra i kazakhi russofoni. Lo studioso William Fierman osserva che, mentre la versione russa del testo di legge riporta la forma plurale “zakon o jazykach

(“Legge sulle lingue”), quella kazakha usa il singolare “til turaly zang” (“Legge sulla lingua”). Egli ipotizza che l’ambiguità possa essere intenzionale e che sia derivata dal desiderio di mantenere una certa stabilità sociale. Al contrario, alcuni studiosi kazakhi attribuiscono la discrepanza ad un errore superficiale operato dai traduttori57. Ad ogni modo, l’effetto che si ottenne fu una simbolica rappresentazione sia degli interessi nazionalisti che di quelli internazionalisti. Convinceva i primi che l’obiettivo principale della Legge fosse la promozione del kazakho come lingua nazionale, e nel frattempo rassicurava i secondi che lo stato fosse determinato a supportare tutte le altre lingue nazionali, incluso il russo. Attraverso questa legge moderata, il regime di Nazarbaev continuò ad assumersi il credito del clima di armonia all’interno del paese e dell’assenza di conflitti etnici e sociali58.