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1. RUSSIA E KAZAKHSTAN: L’EPOCA ZARISTA

1.5 L E POLITICHE LINGUISTICHE IN K AZAKHSTAN IN EPOCA ZARISTA

1.5.2 Tardo periodo coloniale

Nella seconda metà del XIX secolo gli interessi mutarono: la Russia aveva iniziato la sua corsa verso l’industrializzazione e aveva bisogno di manodopera, terreno e materie prime. Il Kazakhstan passò da una debole autonomia ad una totale annessione all’Impero.

Non era ancora emersa una diretta politica nazionale, che ad uno sguardo superficiale rimaneva la stessa dei decenni precedenti. Le autorità imperiali continuavano a investire le loro forze nell’educazione di un’élite russofila, ma le motivazioni erano cambiate. Lo scopo era sempre di più quello di diffondere i valori culturali russi. Una conferma arriva dal primo precipitoso tentativo di cambiare l’alfabeto arabo, con cui veniva scritta la lingua kazakha (§ 1.1.1), con il cirillico, strategia che sarebbe poi stata perseguita con successo in epoca sovietica110.

In questo periodo i governatori della regione iniziarono anche a porsi il problema di laicizzare l’istruzione e di introdurre lo studio del russo per levare presa all’educazione musulmana conservatrice. Questo argomento entrò nella retorica dei discorsi ufficiali111. Furono aperte nuove scuole e centri d’istruzione per fornire un’educazione di stampo russo ai ragazzi di etnia kazakha e formare in questo modo del personale adeguato alle esigenze dei colonizzatori. Questi istituti educativi e di formazione ebbero un ruolo fondamentale nel processo di russificazione dell’élite kazakha: alle autorità regionali venne richiesto di aprire scuole primarie miste in tutti i principali centri112. Ciononostante, l’atteggiamento della popolazione che subiva queste politiche non era sempre collaborativo, e spesso si fermava alla diffidenza. I funzionari dell’amministrazione russa si rivolgevano ai notabili locali affinché mandassero un figlio alla scuola russo-indigena, ed era pratica frequente tra questi mandarvi invece un figlio fittizio, ovvero un giovane proveniente da una famiglia povera che facesse da sostituto. Questo avveniva perché l’avvicinamento ai russi non in tutti i casi era benvisto dalla comunità indigena e molti, pur ritenendo utile la conoscenza

109 Kuzhabekova A.S., Past, Present and Future of Language Policy in Kazakhstan, cit., pp. 30-49

110Ibid.

111 Buttino M. (2003), La rivoluzione capovolta. L’Asia centrale tra il crollo dell’impero zarista e la formazione dell’URSS, Napoli, L’ancora del Mediterraneo, pp. 43-48

112 Indeo F., Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, Roma, cit., p. 41

50 del russo, preferivano far studiare i figli privatamente, purché non lo si venisse a sapere113. Nonostante i timori e le diffidenze, nel 1895 si contavano 38 scuole russo-indigene, che raggiunsero le 157 unità nel 1913, quando ai bambini kazakhi fu permesso di frequentare le scuole russe nei villaggi114. Sebbene non fosse ancora stata determinata una politica linguistica, si iniziava a guardare all’istruzione di matrice russa come alla chiave di accesso per penetrare davvero nel territorio.

Lo sviluppo del capitalismo e la crescita di comunicazione interculturale accrebbero l’estensione dell’uso del russo, e cambiarono ulteriormente i rapporti tra russo e kazakho.

Oltre alla sfera della comunicazione ufficiale, il russo stava prendendo piede come lingua della ricerca scientifica. Questo non fu dovuto tanto al fatto che i russi fossero disposti a investire nello sviluppo scientifico in Kazakhstan, quanto che l’aristocrazia kazakha russofila preferisse sempre più frequentemente mandare i figli a studiare nelle scuole laiche russe, piuttosto che nelle tradizionali scuole musulmane. Le giovani élite intellettuali, educate secondo i valori russi, puntavano poi a fare carriera all’interno di circoli russofoni, che pubblicavano in russo anche quando si trattava di argomenti prettamente kazakhi115. Nel settore dell’economia e del commercio, però, venivano ancora usate interscambiabilmente tutte e due le lingue, dal momento che entrambe le parti esprimevano i loro interessi116.

Nonostante questa panoramica, non si può ancora parlare di diglossia estesa, visto che nemmeno la sfera scientifica era mai effettivamente stata dominata dalla lingua kazakha.

Il bilinguismo tra la popolazione istruita e nobile andava crescendo, ma rimaneva ancora ad un livello individuale. Ovviamente anche la penetrazione del russo nell’ambito della scienza non poteva dirsi casuale, e rientrava nel tentativo non regolato di creare una forte classe aristocratica russofona, in un tentativo di assimilazione culturale.

In questo periodo i russi iniziarono a collaborare con figure distinte tra l’intelligencija kazakha, come ad esempio Ybyrai Altynsarin, un pedagogo kazakho che fu l’architetto dietro alle scuole laiche che sorsero nella steppa alla fine dell’Ottocento. Egli fu il primo ad elaborare una versione cirillica dell’alfabeto kazakho, anche se i suoi sforzi furono resi

113 Buttino M., La rivoluzione capovolta. L’Asia centrale tra il crollo dell’impero zarista e la formazione dell’URSS, cit., pp. 43-48

114 Indeo F., Kazakhstan. Centro dell’Eurasia, Roma, cit., p. 41

115 Brill Olcott M., The Kazakhs, cit., pp. 104-107

116 Kuzhabekova A.S., Past, Present and Future of Language Policy in Kazakhstan, cit., pp. 30-49

51 vanni dall’amministrazione zarista, che non investì in nuovi materiali per l’istruzione117. Grazie all’impegno di Altynsarin e di altri intellettuali kazakhi, in Kazakhstan nacquero le prime pubblicazioni giornalistiche, inizialmente in russo, con degli inserti in lingua nativa.

Successivamente, con il diffondersi di ideali nazionali e con il crescere del malcontento anche nelle periferie dell’Impero, i periodici iniziarono ad essere stampati sempre più frequentemente in lingua kazakha. Una delle testate più note era Qazāq, che fu edito dal 1913 al 1918 e trattava le problematiche della transizione dal nomadismo all’agricoltura stanziale, la religione e le relazioni internazionali118. Come tanti altri intellettuali sfruttati dal governo, Altynsarin era simultaneamente un rappresentante della lingua russa e un difensore della sua lingua nativa, che voleva proteggere dall’assimilazione culturale.

Verso la fine del secolo da entrambi i lati andarono sviluppandosi sentimenti di identità nazionale119. Tra i vari movimenti che sorsero nei due decenni precedenti alla caduta dell’Impero vanno ricordati i giadidisti120, un gruppo di intellettuali musulmani, in opposizione ai musulmani tradizionali, che operavano nell’Asia interna nel contesto della modernizzazione islamica e non avevano nulla a che fare con il marxismo. Essi, pur mantenendo le radici islamiche, criticavano le inefficienze della loro società, che esortavano a compiere un cambiamento per raggiungere sviluppo e progresso in una chiave più occidentale. Il giadidismo, in un certo senso, doveva la sua stessa esistenza al colonialismo russo, dato che grazie ad esso esistevano le infrastrutture (la stampa, il telegrafo, le ferrovie) che permettevano la diffusione di queste idee121. Il movimento giadidista è rilevante in questo contesto perché uno dei loro principali obiettivi era riformare l’istruzione, e in particolare la lingua e l’ortografia. Infatti, urgeva una riforma dell’alfabeto e dell’ortografia della lingua kazakha scritta, che la avvicinasse maggiormente alla lingua parlata (§ 1.1.1). Proprio in questo periodo la questione della lingua emerse con maggiore impellenza, anche da parte degli indigeni. Nei decenni precedenti la situazione linguistica era stata soggetta a molti cambiamenti, e in un momento

117 Ibid.

118 Sadykov S., Marlan N., Gulnar U. (2018), Kazakh printed press development in the late 19th- early 20th century, Евразийский Союз Ученых 4(49), pp. 59-62

119 Kappeler A., La Russia. Storia di un impero multietnico, Roma, cit., pp. 214-218

120 Questo nome derivava da usul-i-jadid, ovvero “nuovo metodo”, che si riferiva ad un approccio semplificato all’insegnamento dell’alfabeto arabo promosso da alcuni riformatori tatari. Cfr. Khalid A. (1998), The Politics of Muslim Cultural Reform: Jadidism in Central Asia, Berkeley, University of California Press

121Ibid.

52 di rinnovamento e di fioritura di aspirazioni nazionaliste era necessario aggiornare anche la lingua, per rendere accessibili le fonti di informazione e divulgare i propri ideali122.

Per trarre le conclusioni sul periodo zarista, richiamando la definizione di Theodore Weeks, si conferma difficile poter parlare di russificazione culturale. L’apparato imperiale non mise in atto una politica strutturata di riprogrammazione della lingua e della cultura locale, e lasciò alle popolazioni indigene grossi margini di libertà sotto questi aspetti. È adeguato, piuttosto, parlare di russificazione amministrativa, se si considera che l’intero sistema burocratico operava esclusivamente in lingua russa. Sebbene alla fine del periodo il bilinguismo fosse praticato ancora solo a livello individuale, il fenomeno aveva conosciuto una crescita sostanziale, soprattutto negli strati più abbienti e istruiti della società kazakha. La popolazione russofona era aumentata e nel 1917 in Kazakhstan vivevano oltre due milioni di russi etnici, che costituivano il 30% della popolazione totale123. Come il resto dei territori annessi alla Russia, anche la regione del Kazakhstan conobbe molti cambiamenti in epoca sovietica, che verranno analizzati nel prossimo capitolo.

122 Daffinà P., L’Asia interna russa: genesi di un dominio coloniale, cit., pp. 275-299; Khalid A., Backwardness and the Quest for Civilization: Early Soviet Central Asia in Comparative Perspective, cit., pp. 231-251

123 Roudik P.L., The History of the Central Asian Republics, cit., pp. 85-88

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Parte II