Top PDF Analisi della performance dei fondi pensione aperti italiani

Analisi della performance dei fondi pensione aperti italiani

Analisi della performance dei fondi pensione aperti italiani

Dalla metà degli anni 70 il sistema previdenziale italiano entra in una fase di progressivo disavanzo; nell’arco di trenta anni la spesa per pensioni è cresciuta incessantemente. La differenza di pensioni e contributi doveva quindi essere coperta da un crescente intervento finanziario dello Stato, dell’ordine, nel 1990 di 50 mila miliardi in un anno, quasi la metà di tutta l’Irpef incassata. Considerando così anche le pensioni future, al netto dei futuri contributi, si ricava un concetto di “debito pensionistico netto” dello stato nei confronti dei pensionati e dei lavoratori: in rapporto al Pil, tale debito è salito in trent’anni dal 135% al 388%, superando di quasi quattro volte l’usuale debito pubblico. La firma nel 1992 del Trattato di Maastricht sull’Unione Europea e l’accettazione dei 5 parametri economici per la partecipazione alla moneta unica ha reso necessario un forte intervento di contenimento del disavanzo previdenziale per contribuire a far convergere il rapporto tra disavanzo pubblico e Pil da oltre il 10% dei primi anni ’90 al 3% richiesto dal Trattato per il 1997. L’intervento sulle pensioni è stato certamente uno degli aspetti decisivi per il riequilibrio dei conti pubblici e la partecipazione dell’Italia alla moneta unica europea dal gennaio ’99: per andare subito in Europa gli italiani hanno dovuto non andare subito in pensione!
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Analisi e criticità della relazione tra responsabilità sociale d’impresa e performance

Analisi e criticità della relazione tra responsabilità sociale d’impresa e performance

A confermare l'intuizione di Griffin, Jones e Murrel (2001) condussero uno studio in cui analizzarono come la CSP potesse essere un indicatore positivo del risultato per gli azionisti, Zyglidopoulos (2001) studiò l'effetto che gli incidenti hanno sulla reputazione aziendale e l'impatto che viene determinato sulla social performance e Backhaus et al. (2002) si concentrarono sulla relazione tra attrattività dell'employer e CSP. Quest’ultimo studio evidenzia un'attenzione, da parte di coloro che cercano lavoro, verso le attività di CSP che vengono svolte dall'impresa. Le dimensioni della CSP che i soggetti in cerca di lavoro considerano sono: l'ambiente, le community relations, la diversità e l'attenzione al prodotto. Backhaus et al. (2002) non disponevano di un modello che descrivesse la CSP, eppure ne evidenziarono alcune dimensioni mentre Schwartz e Carroll (2003) concettualizzarono un nuovo modello con approccio tridimensionale in cui ridussero le precedenti quattro categorie (Carroll, 1979; 1991) a tre: etica, economica e legale (Carroll, 2009). Il nuovo modello va a scapito della dimensione filantropica, che viene riconcettualizzata in entrambi i termini etici e discrezionali ed inserita in quella etica (Carroll, 2009). Modificando l'ampiezza delle dimensioni, Carroll e Schwartz hanno strutturato un modello ideale per l'analisi delle imprese che operano nel mercato sotto l'aspetto della CSP.
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Stile di gestione, analisi delle performance ed effetti della crisi finanziaria. Un'analisi empirica su dati americani

Stile di gestione, analisi delle performance ed effetti della crisi finanziaria. Un'analisi empirica su dati americani

Mentre per eseguire un’analisi volta a sottolineare gli effetti della crisi finanziaria sulle performance dei fondi in oggetto è stato necessario costruire dei dataset diversi. Una prima procedura è stata quella di tagliare dai dataset “fondiLG” e “fondiSG” appena ottenuti tutti i fondi con meno di 28 osservazioni, cioè i fondi nati a gennaio 2007 o nei mesi successivi: si è pensato infatti che questi fondi potessero avere un comportamento anomalo essendo nati alla vigilia della crisi, quindi si è voluto verificare se un’analisi limitata ai fondi nati prima del 2007 avrebbe portato a dei risultati di performance sostanzialmente diversi da quelli ottenuti da un’analisi “globale”. Il procedimento con cui sono stati
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Analisi delle relazioni tra improvement, innovation e just in time e i loro effetti sulla performance

Analisi delle relazioni tra improvement, innovation e just in time e i loro effetti sulla performance

In primo luogo i dati sono stati puliti, controllando la presenza di valori errati e/o mancanti; essendo gli item misurati su una scala di Likert da 1 a 7 (da 1 a 5 gli item relativi alla perfomance) valori errati sarebbero stati al di fuori di questo range, ma l’analisi non ha riscontrato alcun valore di questo tipo; anche nelle variabili di controllo non sono stati trovati valori errati. Sono stati riscontrati, invece, valori mancanti, in particolare nelle risposte relative alla perfomance dell’aziende, dove 28 imprese su 266 non hanno risposto; notando che molto spesso nei 28 casi mancavano contemporaneamente tutte le risposte relative alla variabile latente si è pensato che la mancanza dei dati non fosse casuale, magari per aziende con performance molto elevate o molto minori rispetto ai concorrenti. Considerando questa osservazione e il fatto che la performance sia la variabile risposta di molte delle equazioni del modello si è deciso di non stimare i valori mancanti, ma eliminare le osservazioni relative. Partendo da un campione di 266 unità si è giunti, quindi, ad un campione finale di 238; nonostante questa modifica la numerosità del campione è rimasta buona. Una breve analisi descrittiva ha evidenziato come i principali indici di posizione (media, moda e mediana) di molte variabili siano spostati verso l’estremo superiore (senza mai raggiungerlo).
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Allocazione di portafoglio e analisi delle performance, un confronto tra sharpe e omega

Allocazione di portafoglio e analisi delle performance, un confronto tra sharpe e omega

Ciò che rende rischioso un investimento nel mercato azionario è la dispersione dei risultati possibili. La misura usuale di dispersione é lo scarto quadratico medio o la varianza. Il rischio di ogni azione può essere separato in due parti: il rischio specifico, che dipende da ogni azione e che si può eliminare detenendo un portafoglio ben diversificato, e il rischio sistematico.In questo capitolo verrà introdotto il concetto di diversificazione del portafoglio, mostrando quindi come un investitore possa ridurre lo scarto quadratico medio dei rendimenti del portafoglio. Dopo una breve spiegazione teorica del criterio media varianza, nei paragrafi successivi verranno calcolate le quote da investire per ogni titolo e per la costruzione della frontiera efficiente, per poi concludere,nell’ultima parte, con un’analisi della bontà del portafoglio tramite due indici di performance.
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Analisi della performance di un processo multifase e multivariato

Analisi della performance di un processo multifase e multivariato

Il fine ultimo di questa relazione è quello di fare un’analisi della performance del processo produttivo di una corona conica sinterizzata, nelle principali fasi, (compattazione, prima sinterizzazione, coniatura, seconda sinterizzazione, trattamento termico), per tutte le sue variabili di interesse, (quota sfera, altezza totale, salto verticale, diametro interno misurato a tre altezze diverse, diametro esterno).

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Analisi delle performance dei mercati emergenti e di frontiera: impatto sull'allocazione di un portafoglio azionario

Analisi delle performance dei mercati emergenti e di frontiera: impatto sull'allocazione di un portafoglio azionario

L’intro- duzione dei vincoli di upper-bound riconferma migliori le performance dei portafogli costruiti sul maggior numero di Paesi rispetto alle altre strategie, tuttavia, in merito al [r]

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La performance delle procedure di disaggregazione temporale mediante indicatori di riferimento. un' analisi su 94 serie oecd

La performance delle procedure di disaggregazione temporale mediante indicatori di riferimento. un' analisi su 94 serie oecd

In figura 15 e 16 possiamo vedere che i modelli con costante danno mediamente risultati migliori di quelli senza costante e che i modelli calcolati sui livelli danno migliori risultati[r]

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M&A e performance tecnologica: analisi empirica delle influenze dirette derivanti dalla strategia di acquisizione

M&A e performance tecnologica: analisi empirica delle influenze dirette derivanti dalla strategia di acquisizione

E, come abbiamo fatto per la seconda regressione, utilizziamo un grafico a matrice per mostrare come viene distribuita la variabile indipendente rispetto a quella dipendente: Figur[r]

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Il possesso di attività finanziarie degli Italiani. Alcune analisi

Il possesso di attività finanziarie degli Italiani. Alcune analisi

Le gestioni patrimoniali, come si è visto dalle precedenti analisi descrittive, sono le forme di investimento meno diffuse tra le famiglie italiane (1.4%). In un mercato finanziario maturo come quello italiano, che offre molte possibilità d’investimento, i risparmiatori che vogliono ottimizzare i risultati dell’investimento del loro patrimonio possono rivolgersi alle banche per trovare la soluzione migliore per le loro esigenze; questo tipo di servizio prende il nome di gestione patrimoniale. Nelle gestioni patrimoniali, il gestore traccia un profilo del patrimonio del cliente, e in particolare della sua capacità e tolleranza al rischio. Poi, sulla base di tale profilo, definisce insieme al cliente gli obiettivi di investimento. Infine crea un portafoglio di attività finanziarie che corrisponda agli obiettivi prefissati. Per il servizio di gestione il cliente sostiene dei costi di gestione della gestione patrimoniale, di performance della
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Clustering di fondi comuni d'investimento ed effetti sulla valutazione della performance

Clustering di fondi comuni d'investimento ed effetti sulla valutazione della performance

I rendimenti sono caratterizzati da un andamento approssimativamente stazionario nel tempo e hanno medie, da un punto di vista esplorativo, circa nulle. Nelle Figure 4.2.2a e 4.2.2b, continua l’analisi esplorativa sui fondi in analisi e questa volta sono riportati i grafici dei rendimenti percentuali per i 50 fondi che a priori sono raggruppati in sette classi (ricordiamo diverse per capitalizzazione, stile di gestione e Morningstar rating), per un arco temporale di 60 mesi. L’andamento dei rendimenti per ogni gruppo (o classe) è molto simile, infatti all’interno dei gruppi i rendimenti quasi si sovrappongono, con differenze nell’ampiezza delle bande molto piccola, distinguibili dai vari colori che vengono attribuiti ai diversi fondi. Ad esempio: il primo grafico rappresenta i fondi Small Growth e se prima in questo gruppo una serie storica 28 si distingueva per il prezzo base basso, adesso questa differenza non è più osservabile, tranne per un picco negativo che si osserva nei primi 12 mesi e poi nel tempo si assorbe. In particolare (vedi Appendice, pag. 138, Tabella A.2) per tutti e sette i grafici si ha un comportamento dei rendimenti normale, o meglio Accetto sempre l’ipotesi nulla di distribuzione normale dei rendimenti, valutato mediante il test JBS (Jarque-Bera Statistic). La stazionarietà in media dei rendimenti è stata verificata all’inizio con il calcolo dell’indice di Kurtosi e quello di Skewness, in seguito mediante il t-test che ci porta ad Accettare
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Analisi di stile dei fondi comuni d'investimento: verifica empirica sui dati americani

Analisi di stile dei fondi comuni d'investimento: verifica empirica sui dati americani

In definitiva il benchmark dichiarato dal gestore viene seguito ma solo in parte essendo che il fondo risulta sensibile anche agli indici rappresentanti lo stile value. I risultati della performance attribution ottenuti considerando le due regressioni aventi come variabili indipendenti rispettivamente gli indici US Mid Cap Growth e Value e gli indici US Small Cap Growth e Value, consentono di affermare che la gestione passiva contribuisce per una quota molto rilevante al rendimento complessivo del fondo (circa il 75%) ma anche la gestione attiva riveste al contempo un ruolo importante (circa il 25%).
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L'efficienza dei fondi comuni bilanciati

L'efficienza dei fondi comuni bilanciati

In questo capitolo analizzeremo l’efficienza dei fondi comuni d’investimento, considerando, sia la presenza che l’assenza ,di restrizioni nei pesi degli asset che compongono ciascun portafoglio. Per cui applicheremo a seconda dei casi, il test sulle Performance di Sharpe ed il test di Basak, Jagannathah e Sun. Nell’analisi consideriamo i rendimenti giornalieri per il periodo compreso tra il 01/01/2002 e il 04/10/2004. Ricordiamo che, come asset primitivi, sono stati considerati gli indici che costituiscono il benchmark di ciascun fondo, e per tale motivo i risultati e le relative frontiere efficienti rappresentano una approssimazione di quelli reali.
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Indicatori di performance per fondi di investimento         caratterizzati da distribuzioni dei rendimenti non normali

Indicatori di performance per fondi di investimento caratterizzati da distribuzioni dei rendimenti non normali

Come già accennato in precedenza una parte importante nella analisi di performance in ambito finanziario riguarda il confronto degli indici di performance (Sharpe) di differenti strategie di investimento. Considerando che le quantità reali non sono osservabili, gli indici di Sharpe devono essere stimati dai dati storici dei rendimenti ed il confronto tra essi si basa sull’inferenza statistica ovvero su test di verifica di ipotesi e sulla determinazione di intervalli di confidenza. Uno dei principali testi in merito è il test elaborato da Jobson e Korkie [1981] e la sua versione corretta di Memmel [2003].
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I fondi rischi e oneri nelle aziende ateneo universitario

I fondi rischi e oneri nelle aziende ateneo universitario

Il ROA (redditività) è la variabile che insieme alle dimensioni aziendali, caratterizzate dai proventi operativi, impatta con una significatività più elevata (p<0,00) sulla variabile log FRO ovvero sull’attività di earnings management. In particolare, il coefficiente della variabile ROA, che dovrebbe indicare migliori performance aziendali, ha un valore negativo, e quindi a dispetto di quanto si potesse aspettare vi è una relazione negativa con i fondi rischi e oneri per cui non è verificata la seconda ipotesi di ricerca (H2) e i risultati non sono in linea con le evidenze empiriche della ricerca svolta da precedente letteratura che hanno dimostrato che nelle aziende con alti livelli di redditività (ROA) è possibile constatare una maggiore propensione ad attuare manovre di earning management in quanto dalla nostra analisi empirica emerge che l’attività di earnings management decresce al crescere della redditività (ROA). Questo potrebbe essere spiegato che all’aumentare delle dimensioni aziendali vi sia una maggiore attenzione alla valutazione dei fondi rischi e oneri stanziati in bilancio con una attività ad hoc svolta da specialisti (consulenti legali, fiscali, personale con competenze specifiche, ecc) per la stima delle passività potenziali accantonate negli esercizi precedenti che per effetto di prudenza eccessiva, di attività di earnings management o di errate valutazioni, risultano sovrastimate in bilancio, quindi alla luce di tale risultato si potrebbe fare riferimento al rilascio di fondi per esubero.
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Dispersione degli stipendi e performance del lavoro.

Dispersione degli stipendi e performance del lavoro.

La relazione tra la dispersione degli stipendi e le performance del gruppo di lavoro è un dibattito aperto nell’ambiente della letteratura economica; molti lavori che sono stati svolti per risolvere questo dilemma sono giunti a conclusioni diverse. Per fare un po’ di chiarezza su questo problema, abbiamo collezionato un unico dataset con circa 1300 partite di quattro stagioni della Serie A italiana tra il 2009 e il 2012. Siamo entrati nel dibattito, però, con un metodo diverso e innovativo: per prima cosa, le performance del team sono state misurate di partita in partita e non di stagione in stagione; secondo, abbiamo effettuato la distinzione tra giocatori attivi e giocatori passivi. La nostra analisi si è basata solo sui giocatori attivi, i cui stipendi e le cui statistiche sono state pesate per la parte di gara che hanno disputato; abbiamo quindi escluso le statistiche di coloro che non sono scesi in campo. Crediamo che questo approccio possa incrementare l’affidabilità dei risultati, dal momento che la dispersione dello stipendio viene così considerata solo tra i membri che hanno concretamente contribuito al conseguimento del risultato.
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Il caso e i gestori di fondi comuni: chi fa meglio

Il caso e i gestori di fondi comuni: chi fa meglio

significatività del 5%). In basso a sinistra “MYIFX”, è un fondo con % $vufv positivo e statisticamente significativo ed ha una percentuale di % #eufvj che fanno peggio rispetto all’ % $vufv pari al 97.6% (quindi 1-97.6%=2.4% che porta a non accettare la nulla). Per la nostra analisi, i due fondi del secondo caso e il fondo del terzo caso mostrano capacità di

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Performance measurement in mutual fund analysis

Performance measurement in mutual fund analysis

Cummings, B., (2010) focused on a specific aspect of mutual funds, sometimes neglected, but of great importance: fees and expenses. In particular, clients should be aware of the magnitude of the negative impact expenses ratios and loads have on funds performance. In spite of the highly confusing fee structure characterizing mutual funds, its impact on returns cannot be ignored. Clients tend to focus only on certain type of fees, while they ignore others. Instead, all of them should be taken into account and minimized where possible. It is crucial understanding which type of fees is actually useful; like redemption and incentive ones, aligning managers’ interests and shareholders’ ones with long-term investment strategies, and which ones, like expense ratios and loads, are not. The author analyzed the effect of 12b-1 fees: even if its impact on performance is ambiguous, it does not minimize other costs, and thus it should be eliminated. The paper invited financial planner to make their clients much more aware of mutual funds costs and expenses.
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Metodi statistici per la gestione automatica dei fondi comuni

Metodi statistici per la gestione automatica dei fondi comuni

periodi separatamente è che le strategie riescano a catturare valore e quindi a fare notevolmente meglio del benchmark in determinati periodi quando il trend di mercato è direzionale. Le differenze sono minime, invece, e quindi in linea con il rendimento del benchmark nei periodi in cui non c’è un trend ben definito. Questo è visibile sia confrontando in successione le tre performance di periodo sia guardando ai grafici degli extrarendimenti delle strategie rispetto al benchmark. Gli extra- rendimenti sono più contenuti nel primo e nel secondo periodo, decisamente marcati nel terzo. Ad esempio nel caso della strategia basata sulla distanza tra modelli GARCH e sulla selezione dei titoli tramite forza relativa gli extra-rendimenti in tutto il 2004 non superano quasi mai il 6%, al contrario nella prima parte del 2005 quando il trend è già ben definito sono quasi sempre superiori.
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I fondi di risoluzione nella nuova procedura di resolution

I fondi di risoluzione nella nuova procedura di resolution

Ciò detto è opportuno sottolineare che parte della dottrina ha avanzato l’ipotesi che i fondi comuni di investimento presentassero un quid pluris rispetto alla “mera” separazione: l’idea, avallata anche dal noto parere del Consiglio di Stato 108/1999, è quella che tali fondi siano dotati di una soggettività propria, distinta sia da quella della Sgr sia da quella degli investitori. Questo indirizzo è stato contraddetto dalla storica sentenza 16605/2010 della Cassazione, divenuto vero e proprio leading case richiamato da altre sentenze anche più recenti (ex multis Cass. 12187/2013 e Tribunale di Roma 11384/2014). Con questa pronuncia i giudici di Piazza Cavour hanno negato che i fondi comuni d’investimento siano dotati di una propria autonoma soggettività, “degradandoli” dunque a un caso di separazione patrimoniale e prevedendo uno “sdoppiamento” del regime proprietario, con la proprietà “formale” da attribuire alla Sgr e con quella sostanziale da attribuire agli investitori. In realtà la questione sembra essere ancora aperta, anche a seguito di alcuni interventi legislativi che, come si vedrà in seguito 240 , sembrerebbero tendere verso una considerazione dei fondi alla vera e propria stregua di soggetti di diritto. Tralasciando momentaneamente la questione della soggettività dei fondi comuni di investimento 241 è bene sottolineare che questi ci pongono dinanzi a un ulteriore caso in cui il legislatore qualifica un patrimonio come “destinato” e “autonomo” e in cui a tale qualifica
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